La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.
Jacopo Tomadini nacque a Cividale del Friuli il 24 agosto 1820 in una famiglia umile. Studiò musica sotto la guida di Giovanni Battista Candotti, maestro di cappella del duomo cittadino. Ordinato sacerdote nel 1846, unì per tutta la vita il ministero presbiterale alla carriera musicale. Pur ricevendo offerte da città come Venezia e Milano, preferì restare a Cividale, dove svolse attività come direttore del museo e della biblioteca, insegnante al seminario di Udine e, dal 1877, canonico e maestro di cappella.
Fu attivo nei congressi cattolici di Venezia (1874), Firenze (1875) e Bologna (1876) e partecipò alla fondazione della rivista Musica Sacra (1877) e dell’Associazione Nazionale di S. Cecilia (1880). Si impegnò per l’istituzione di una cappella gregoriana permanente a Roma e prese parte al congresso europeo di canto liturgico di Arezzo del 1882. Ebbe contatti epistolari con Franz Liszt, che lo ammirava e desiderava incontrarlo, anche se l’incontro non avvenne.
Vinse concorsi internazionali, come quello di Nancy (1854) e di Firenze (1864), ottenendo riconoscimenti per messe e cantate. Morì il 21 gennaio 1883 mentre stava componendo il salmo In exitu Israel. Nel 1922 il Conservatorio di Udine fu intitolato al suo nome, a conferma del prestigio raggiunto.
Aneddoto
L’ammirazione di Liszt
Liszt, in una lettera, definì Tomadini un autore che meritava di essere conosciuto in tutta Europa, ma l’incontro tra i due non si realizzò per la riservatezza del compositore friulano.Le opere
Tomadini lasciò oltre trecento composizioni, tra cui nove messe e 151 mottetti, oltre a numerose sequenze e salmi. Fra i lavori più noti vi è la cantata La risurrezione del Cristo (1864), premiata a Firenze, che fonde lo stile contrappuntistico con la sensibilità ottocentesca. I suoi studi sulla musica antica e modale sono riassunti ne Il dialogo sulla tonalità antica, concepito come colloquio didattico tra maestro e allievo.
Le sue musiche, considerate modello di purezza e rigore, gli valsero l’appellativo di “Palestrina dell’Ottocento”. Oggi un catalogo redatto nel 1921 da Valentino Liva, conservato negli archivi della cattedrale di Cividale, documenta la vastità e l’importanza della sua produzione.
Briciole di storia
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