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COMPOSERS


La vita

La sua formazione si colloca in un fecondo incrocio di stili, in cui convivono Rococò e Illuminismo, mentre la sua piena maturità di celebre cantante si esprime nel nuovo gusto del Neoclassicismo.

Giusto Fernando Tenducci nacque a Siena intorno al 1736. Castrato in giovane età, intraprese la carriera musicale che lo portò a esibirsi nei principali teatri europei. La sua voce conquistò Londra, Dublino e Madrid, dove fu apprezzato per l’arte raffinata e la sensibilità interpretativa. A Londra cantò per i compositori Johann Christian Bach e Thomas Arne, guadagnandosi una solida reputazione come interprete.

In Irlanda divenne figura di spicco della vita musicale, tanto che il suo nome compare nei resoconti letterari dell’epoca. A Dublino sposò Dorothea Maunsell, un matrimonio scandaloso per i tempi, che attirò l’attenzione dei cronisti. Anche Mozart lo conobbe a Londra nel 1765 e scrisse per lui arie di straordinaria bellezza, segno dell’alto prestigio che godeva presso i maggiori compositori.

Negli ultimi anni fu attivo come insegnante di canto, trasmettendo ai giovani cantori i segreti della scuola italiana. Morì a Genova intorno al 1790, lasciando il ricordo di un castrato di grande fama internazionale.

Aneddoto


Il matrimonio proibito

Il matrimonio con Dorothea Maunsell suscitò grande scandalo: la famiglia di lei intentò una causa per annullare l’unione, che fece molto parlare nelle cronache del tempo.

Le opere

Tenducci non lasciò composizioni, ma il suo nome è legato a numerose arie e oratori scritti per la sua voce. Johann Christian Bach e Mozart gli destinarono brani che mettevano in risalto il timbro chiaro e la grande estensione, contribuendo a fissarne il mito nella storia dell’opera settecentesca.

Briciole di storia

Incisione dalla celebre serie, intitolata <i>Le antichità Romane</i>, che documenta l'interno di un colombario romano. Con stile inconfondibile, Piranesi trasforma una veduta archeologica in una scena drammatica, enfatizzando la grandiosità monumentale e il senso di decadenza del passato, grazie anche all'uso teatrale del chiaroscuro.
Camera sepolcrale della famiglia di Lucio Arrunzio (1756), acquaforte di Giovanni Battista Piranesi, Dalla serie intitolata Le antichità Romane, tomo II, tav. IX.
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