La vita
La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno dell'Arcadia, in un'epoca in cui a questo stile si affiancano anche il gusto del Rococò e le idee dell'Illuminismo.
Giuseppe Palazzotto Tagliavia nacque a Palermo intorno al 1680 in una famiglia aristocratica legata alle istituzioni religiose e culturali della città. Ebbe una formazione accurata e si distinse ben presto come compositore di musica sacra e di cantate. Operò prevalentemente nell’ambito palermitano, dove trovò protezione e sostegno da parte di famiglie nobili e di istituzioni ecclesiastiche che richiedevano nuove musiche per le celebrazioni.
Le sue composizioni mostrano la fusione tra il rigore contrappuntistico della tradizione e l’espressività più diretta che si stava affermando nel XVIII secolo. Compose messe, inni, mottetti, ma anche cantate da camera destinate a salotti aristocratici. Alcuni manoscritti sono conservati in biblioteche e archivi musicali siciliani. Morì dopo il 1740, lasciando una produzione che documenta il gusto musicale della Sicilia barocca.
Aneddoto
Un mecenate appassionato
Una leggenda locale racconta che un nobile palermitano, suo protettore, facesse eseguire le sue cantate in un salotto decorato con arazzi raffiguranti scene bibliche, creando atmosfere suggestive.Le opere
Tra le opere conosciute di Palazzotto Tagliavia figurano messe e mottetti destinati alle celebrazioni solenni nelle chiese di Palermo. Scrisse anche cantate per voce e basso continuo, alcune delle quali su testi pastorali e allegorici, e pagine di musica strumentale per piccoli ensemble. Le sue partiture, benché non diffuse a livello europeo, furono molto apprezzate nel contesto locale e rivelano la vivacità della scena musicale siciliana nel primo Settecento.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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