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COMPOSERS


La vita

Formatosi nel pieno della cultura del Romanticismo verdiano, la sua carriera matura si svolge nel complesso clima del Fin de siècle, un'epoca in cui convivono le poetiche del Realismo, del Verismo e la nuova sensibilità del Decadentismo.

Andrea Guido Adriano Tacchinardi nacque a Firenze il 10 marzo 1840, figlio del celebre tenore Nicola Tacchinardi e di Maria Cleofe Santa Della Vida. Proveniva da una famiglia musicale: la sorellastra Fanny Tacchinardi fu celebre soprano, musa di Donizetti. Studiò al Regio Istituto Musicale di Firenze con Teodulo Mabellini, avviandosi a una carriera che coniugò composizione, insegnamento e teoria musicale.

Compose opere liriche, musica sacra, pezzi orchestrali e cameristici, e si dedicò intensamente alla didattica e alla pubblicistica. Nel 1881 divenne docente di Teoria musicale al Conservatorio Cherubini e nel 1891 ne fu nominato direttore, incarico mantenuto fino alla morte nel 1917. Sotto la sua guida l’istituto si consolidò come centro formativo di primo piano in Italia.

Le sue figlie Giulia e Clelia furono rispettivamente violinista e violoncellista, e per loro scrisse concerti e brani solistici. Suo figlio Alberto seguì le sue orme come teorico musicale. Morì a Firenze il 6 dicembre 1917, lasciando un vasto patrimonio di musica e scritti conservati al Cherubini.

Aneddoto


Un direttore generoso

Si racconta che, durante gli esami al Conservatorio Cherubini, Tacchinardi incoraggiasse personalmente gli allievi intimoriti, ricordando loro che “la musica è prima di tutto respiro dell’anima”.

Le opere

Tra le opere liriche di Tacchinardi figurano I conti senza l’oste (Firenze, 1872) e L’idolo cinese (1877). Compose l’oratorio Gesù di Nazareth e il Requiem a Rossini (1869) per otto voci miste, oltre a numerose messe e brani sacri. Per le figlie scrisse un Concerto per violino e orchestra (1908) e un Concerto per violoncello e orchestra (1914), nonché le Dodici Miniature per violino e pianoforte (1902). Per pianoforte compose le Dodici Fughe (1890).

Come teorico pubblicò lo Studio sulla interpretazione della musica (1902), il Manuale pratico di grammatica musicale (1912), e vari metodi di contrappunto e armonia. Curò raccolte di antiche arie italiane e le Anticaglie musicali italiane, testimonianza del suo interesse per la tradizione. I suoi testi furono usati come manuali didattici fino al Novecento inoltrato.

Briciole di storia


Qui si fa l'Italia o si muore

Dopo aver liberato Napoli, Garibaldi si trovò ad affrontare la prova più dura. L'esercito borbonico, riorganizzatosi, lanciò una massiccia controffensiva lungo il fiume Volturno per riconquistare la città. Tra il 1° e il 2 ottobre 1860 si combatté la battaglia più grande e sanguinosa di tutta l'impresa dei Mille. Le forze garibaldine, in inferiorità numerica, rischiarono di essere travolte, ma resistettero con un coraggio straordinario. Si racconta che Garibaldi, nel momento più critico, abbia arringato i suoi uomini con la celebre frase: "Qui si fa l'Italia o si muore!". La vittoria finale dei garibaldini fu decisiva: salvò Napoli, mise fine alle speranze di riconquista borbonica e consegnò di fatto il Mezzogiorno all'Italia unita.

Capolavoro della pittura macchiaiola che raffigura un sereno momento di vita borghese, con un gruppo di donne che conversano all'ombra di un pergolato in attesa del caffè.
Il pergolato (1868), Olio su tela di Silvestro Lega, Pinacoteca di Brera, Milano.
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