In risposta all’articolo del Maestro Paolo Isotta

pubblicato sul Fatto Quotidiano sabato 11 gennaio 2020

di Luca Bianchini e Anna Trombetta, musicologi

La biografia mozartiana, forse la più scandagliata e studiata al mondo, suscita da quasi due secoli interesse e curiosità. Nel corso degli anni s’è arricchita di una serie di aneddoti e di storielle che rasentano il miracoloso e che tanto piacciono al pubblico di esperti e non. La narrazione del bambino prodigio, del genio, affascina, fa sognare, suscita speranze di emulazione, tanto che ormai è quasi diventato superfluo per molti chiedersi se quei fatti, venduti come verità storiche, siano realmente successi.
Se il compito di un quotidiano come il Fatto è quello di informare i lettori e non solo di divertirli con favole inventate, allora dovrà tenere in considerazione proprio i fatti.
Le biografie vanno di tanto in tanto riviste e aggiornate perché le conoscenze non sono blocchi di granito immutabili. Per fortuna gli studi proseguono e le nuove pubblicazioni svelano, documenti alla mano, elementi prima ignorati.

Nell’articolo “C’era una volta la Musica, Quando l’Italia educava Mozart”, a firma del Maestro Paolo Isotta, ci sono una serie di inesattezze e di notizie passate per vere anche se ormai i musicologi più aggiornati in Italia e quelli d’Oltralpe le considerano invenzioni ottocentesche.

Vogliamo segnalarne alcune.

1. Il viaggio in Italia non fu per Mozart un Tour “di formazione”, ma un viaggio della speranza perché il padre Leopold non era spinto dal desiderio di conoscenza e di avventura, ma dalla volontà di trovare una nuova sistemazione per lui e per Wolfgang. Era sceso in Italia alla ricerca di un ingaggio, oltre che per mostrare le abilità del figlio e raggranellare un gruzzoletto per la famiglia. Questo suo comportamento sarà decisamente stigmatizzato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria che in una lettera diffiderà il figlio Ferdinando, governatore di Milano dal 1771, dall’assumere i Mozart perché “gente inutile”, dei “pezzenti che squalificano il servizio.”

2. Riguardo al famoso Miserere di Gregorio Allegri che, per inciso non risulta essere musica sacra tardo-barocca come suggerisce l’articolo, ma in stile palestriniano a cappella, non è stato trascritto a memoria da Mozart perché per tutta Roma a quell’epoca circolavano già copie di quel brano e si potevano facilmente acquistare. A quell’invenzione di Leopold non ci ha creduto neppure Köchel che stilò il catalogo delle opere mozartiane pubblicato nel 1862, il quale non ha mai inserito il Miserere anche solo in appendice tra le musiche perdute e copiate da altri autori. Non ci ha creduto tantomeno NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart pubblicata a partire dal 1954 dalla casa editrice Bärenreiter, che vorrebbe essere la base scientifica per musicisti e studiosi che si approcciano a Mozart. Ne parliamo diffusamente nel libro Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

3. Sono pure inventate la faccenda della scomunica papale per chi avesse copiato il Miserere e la storia dello Speron d’oro che Isotta cita a corollario di questa tesi. Quel medaglione era ai tempi di Mozart un titolo patacca senza alcun valore, che aveva ricevuto anche Casanova. Quando il messo papale glielo consegnò, Casanova era emozionatissimo per il titolo di cavaliere, ma il compagno di stanza gli disse che ce l’aveva pure lui, dispiacendosi però d’averlo dovuto pagare. Mozart non firmerà più con “von” davanti al cognome, perché gli avevano detto che è segno di distinzione più il non portare quel gingillo che tenerlo appeso al collo.

4. A proposito del “primo prodigio compositivo di Mozart quale autore drammatico: il Mitridate re di Ponto”, Isotta può dimostrare che la versione dell’opera che si ascolta oggi l’ha scritta Mozart? Le poche Arie e i frammenti autografi del Mitridate, gli unici sopravvissuti e composti da Wolfgang, sono scorretti, per voci diverse da quelle che troviamo nel dramma andato in scena a Milano il 26 dicembre 1770. Sono musiche scartate, perché la gestazione dell’opera è stata assai più problematica di quello che s’evince dall’articolo sul Fatto e c’era chi dubitava allora che non fosse stato il ragazzo ad aver scritto il Mitridate. Che fine hanno fatto queste obiettive criticità nell’articolo del Fatto? In un’Aria contestata del Mitridate che Wolfgang ha composto di suo pugno, ma che non ha mai visto la luce sul palcoscenico, ci sono 5 quinte parallele consecutive. Paolo Isotta ne è al corrente? In un’altra le sillabe -gli e -gna sono divise in due: “g-na” e “g-li”, tanto per fare degli esempi. Questa sarebbe l’“aderenza alla parola poetica italiana” che ci vede il musicologo Isotta? E poi per precisione musicologica il librettista del Mitridate re di Ponto di Mozart K.87 non è Giuseppe Parini, come scrive il Maestro Isotta, ma il poeta torinese Vittorio Amedeo Cigna-Santi. Paisiello, e tutta la lunga schiera dei compositori italiani dell’epoca non hanno avuto nulla da imparare da Mozart e dal suo passaggio nel Bel Paese.

5. Una smentita merita anche la frase: Mozart divenne membro dell’Accademia Filarmonica “dopo aver preso lezioni dal più grande contrappuntista vivente, il francescano Giovanni Battista Martini” perché non c’è prova che Mozart sia stato allievo di Padre Martini a Bologna. Quali sono le fonti consultate dal prof. Isotta? Se si riferisce a Hermann Abert possiamo avvisarlo che le tesi del musicologo tedesco, risalenti agli inizi del secolo scorso, sono tutte smentite da studi recenti. I pezzi sacri mozartiani che Abert considerava la prova dell’insegnamento del francescano non sono più attribuibili a Mozart. Non li ha scritti il prodigio di Salisburgo, ma altri autori. Ne parliamo anche noi in Mozart la caduta degli dei.

6. È falso che “Il santo sacerdote prese di soppiatto il compito del ragazzo prima di esibirlo alla commissione e corresse di suo pugno alcuni errori di contrappunto”. Qui invece la fonte attendibile è lo storico della musica e compositore Gaetano Gaspari che a metà Ottocento si accorse che a Bologna esistono due diverse versioni del compito di esame di Mozart, l’Antifona Quaerite primum regnum Dei K.86. Wolfgang per passare la prova aveva consegnato alla commissione la versione scritta da Padre Martini e non la sua. L’esame fu un’autentica truffa. Paolo Isotta potrebbe farci vedere, manoscritti alla mano, dove starebbero le correzioni di Padre Martini?

7. Wolfgang era chiamato “Orfeo tedesco”, così chiude l’articolo del Fatto. Certo, lo si dice sulla base di poesie raccolte da Leopold, manomesse e forzatamente dedicate al figlio. Questa cosa la spieghiamo in Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

8. Quando Mozart morì all’età di “35 anni la sua fama” non divenne “universale”, come dice Isotta, riproponendo uno stracco luogo comune. Allora Wolfgang era pressoché sconosciuto persino a Salisburgo. La biografia mozartiana a nome di Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, uscita circa quarant’anni dopo la morte di Wolfgang, riuscì a vendere poche copie a Vienna. Il disinteresse per lui era totale. Constanze ci perse per quell’affare più di 1000 zecchini.

9. Conclusione: Un articolo è divulgativo se pur non essendo rigorosamente scientifico diffonde almeno notizie vere, e non frutto riciclato di fantasie ottocentesche. In occasione delle celebrazioni del viaggio di Mozart in Italia andrebbero ricordati i fatti verificabili e non le tante storielle per le quali è arrivata forse l’ora di dire basta. Quando Mozart superò i vent’anni gli venne consigliato di tornare a Napoli a studiare perché ancora non era pronto. Questi fatti, come molti dei fatti che quotidianamente accadono, forse spiacciono a chi si bea di sogni, ma vanno tenuti in giusta considerazione e andrebbero portati all’attenzione dei lettori ogni qualvolta si parla di Mozart. 

Luca Bianchini
Anna Trombetta

Roberto Piana riscopre Stanislao Silesu

Il Maestro Roberto Piana si dedica già da anni al recupero di musiche che il destino altrimenti avrebbe relegato nel dimenticatoio della storia, ma che dovrebbero animare invece i repertori pianistici di tutto il mondo. Tra i tesori che Piana riscopre ce ne sono di preziosissimi e inaspettati. Uno in particolare colpisce, un po’ per il nome del compositore che suona ignoto ai più, e che anche noi, lo confessiamo, non conoscevamo prima di sentirlo eseguito dal Maestro.

CD Romance sans paroles di Lao Silesu, interpretate dal pianista Roberto Piana
CD Romance sans paroles di Lao Silesu; interprete il pianista Roberto Piana

Artista di fama internazionale

Triplice merito di Roberto Piana, quello di far rinascere le migliori tradizioni musicali italiane, di dare importanza al repertorio strumentale e di valorizzare la cultura sarda. Tra i massimi artisti, la Sardegna può infatti vantare un nome di fama internazionale, quello di Stanislao Silesu, che respirò i profumi, gli odori di quella magnifica terra bagnata dal mare. L’orizzonte, visto da Samassi, nel sud della Sardegna dove è nato nel 1883, si perde sul territorio della provincia di Cagliari, comprendendo un’infinità di sensazioni, di mille colori. La sua musica è imbevuta di sonorità malinconiche e un po’ decadenti di inizi Novecento.

Autore di melodrammi e di romanze

Compositore raffinato, colto, Stanislao Silesu, abbreviato in Lao, fu apprezzato tra gli altri da Giacomo Puccini, Maurice Ravel, Manuel de Falla, Gabriele D’Annunzio. La ragione che ci fa piacere una cosa solo perché altri grandi e autorevoli personaggi l’hanno amata, qui non c’entra nulla. La musica travolge di per sé, senza che per forza ci si debba aggrappare al principio aristotelico di autorità. I suoni, nati da un cuore sardo, si estendono al mondo di Milano, di Parigi, di Londra, capitali della cultura europea e città nelle quali Silesu ha vissuto.

L’originalità di un repertorio

Ma è soprattutto la ricchezza dei temi e i ritmi che li accompagnano e che cambiano all’improvviso, sempre vari, in una forma musicale a volte complessa, altre volte minimalista, che ci sorprende. Opere di questo genere sono originali nel panorama pianistico italiano e internazionale e non è certo facile interpretarle dando a ogni aspetto sonoro un particolare significato. Alcuni brani di Silesu sono diventati colonne sonore di film.

La forma musicale è libera, a tratti breve, intimistica, altrove più impegnata. Sembra sfuggire a un ordine prestabilito, eppure tutto è governato da fili nascosti, rimandi semantici, passaggi che portano ora qua ora là nell’universo di Silesu. Roberto Piana dosa perfettamente i colori, le dinamiche e tutte le sfumature pianistiche, gli staccati e i diversi gradi delle sonorità, martellanti, leggeri, o più audaci.

Generi musicali che attraversano la storia

Non è solo bellissima musica di intrattenimento, sono generi che attraversano i tempi della storia, e lo fanno attraverso un linguaggio simbolista. I pezzi di Silesu sono fatti di canzoni, di valzer, di serenate, di romanze dalla vena melodica struggente. Numerosi sono i richiami a Chopin, a Debussy alla musica francese e spagnola e delle scuole nazionali fino al jazz.

Un’interpretazione impeccabile

Roberto Piana interpreta in questo CD Romace sans paroles una significativa parte della produzione del compositore Silesu, che si è spento a Parigi nel 1953. Ottima interpretazione, che presuppone certo, oltre al valore tecnico, uno studio musicologico approfondito.

L’unica cosa che vien da esclamare, una volta che s’è finito d’ascoltarlo, è che è bello, sognante e che si vorrebbe riascoltarlo ancora, e ancora.

Luca Bianchini, Anna Trombetta

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retro di copertina del CD Romance sans paroles di Lao Silesu, 
interprete il pianista Roberto Piana

Mozart tedesco, austriaco o nessuna delle due?

Mozart il patriota

La questione che più  stuzzicò i nazisti a metà del secolo scorso fu quella della nazionalità di Mozart. Si chiedevano se fosse austriaco o tedesco, come fanno ancor oggi molti appassionati di musica su internet, nei forum, nei blog. Pare tuttavia che la faccenda non si sia ancora risolta, nè a favore di chi sostiene la prima ipotesi e neppure a vantaggio del partito avverso. C’è chi nel dubbio, aggrappandosi al fatto che Salisburgo era Principato indipendente, sostiene con scarso seguito che Mozart non è nè tedesco nè austriaco.

Musicisti purosangue

Segnaliamo il nuovo articolo su Mozart, stavolta dedicato a Mozart e il patriottismo. L’autore è Luca Bianchini, il quale l’ha pubblicato in https://www.mozartlacadutadeglidei.com/wp/2019/06/06/mozart-il-patriota/

Nel testo si spiega che per i nazisti, fu importante caricare di significati patriottici i personaggi di spicco in ogni campo del sapere. Tra queste celebrità c’era anche Mozart. Nelle stagioni di concerto della Germania nazista, che proponevano musica di Mozart, si sottolineò che Mozart era stato un vero patriota. I critici musicali, nei programmi di sala segnalavano le lettere di Mozart in cui dichiarava l’amore per la Patria. Visto che il materiale si riduce a poche righe, i testi riuscivano alla fine piuttosto noiosi.

Austriaco DOC?

Gli scritti nazisti, scrive Bianchini, erano sistematici a inventare tutti i possibili agganci alla germanicità di Mozart. Si sottolineò il fatto che l’Austria era una semplice appendice della Germania, e che la musica austriaca non esisteva se non come sottospecie di quella tedesca Centro della discordia fu il Festival di Salisburgo, che i nazisti accusarono di essere lo strumento di propaganda nelle mani degli ebrei, e a queste celebrazioni è dedicato il seguito dell’articolo.

Mozart tedesco: quadro d'epoca
Per i nazisti Mozart rappresentò meglio di altri compositori la figua del patriota

Un inno quasi originale

Primo obiettivo dei nazisti fu quello di sostituire il Festival di Salisburgo con una stagione di concerti tutta tedesca. Per contrastare la contropropaganda degli austriaci, organizzarono altre serie di concerti. Nel 1933 la casa editrice Kistner pubblico l’Inno alla Germania di Mozart, che Mozart non ha mai scritto, ma che fu presentata come autentica. Era in pratica musica “semiautentica”.

Mozart il patriota, Bandiera della Germania e dell’Austria
Bandiera della Germania e dell’Austria

La propaganda in azione

La stampa e diffusione capillare del finto inno patriottico mozartiano, questa è la conclusione del musicologo, servì da propaganda popolare per l’annessione dell’Austria alla Germania. E la cosa funzionò, come dimostrano i fatti successivi.

Conclusioni

Il testo completo dell’articolo è pubblicato in
https://www.mozartlacadutadeglidei.com/wp/2019/06/06/mozart-il-patriota/

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Luca Bianchini, Anna Trombetta
Mozart, La caduta degli dei – parte prima
Mozart, La caduta degli dei – parte seconda

«Le sorprese abbondano, ma ogni affermazione, anche la più inaspettata, appare corredata di note sulle fonti. Ne emerge una conoscenza pressoché totale della saggistica in materia. La biografia di Mozart ha sempre avuto l’aspetto di una favola, e questo lavoro è il più lontano dal leggendario e dall’agiografico che mai sia stato scritto»
(Marcello Piras)

Pietro Metastasio

Napoli, Facoltà di giurisprudenza

Metastasio abbandonò la poesia

Napoli, Facoltà di giurisprudenza
Napoli, Facoltà di giurisprudenza

Dopo il suo ritorno a Roma, quando aveva 16 o 17 anni, Metastasio decise di intraprendere la carriera Ecclesiastica. Quella era compatibile con la professione di avvocato, alla quale lo aveva destinato il suo Maestro Gravina. E così Metastasio si vestì da Abate, e quell’abito l’usò poi sempre fino alla morte. Prese la prima tonsura, e i quattro Ordini minori, senza aver l’intenzione di farsi sacerdote. Tanto più, ch’egli si era dedicato totalmente alla poesia drammatica. La scelta di farsi religioso non fu per lui infruttifera. Otterrà infatti dalla Pontificia munificenza una pensione annua di 300 scudi.


Nell’anno 1718, il 6 di gennaio, Vincenzo Gravina morì all’età di 35 anni. Egli venne a mancare dopo una brevissìma malattia. Fu un indicibile cordoglio per il suo allievo. Da Metastasio Gravina fu sempre amato per giusto titolo di gratitudine e di riconoscenza. Gravina aveva fatto testamento circa un anno prima della morte. E nelle sue disposizioni diede le ultime riprove del suo affetto verso Metastasio, dichiarandolo suo unico erede.


Pietro fu molto provato dalla morte del suo diletto Maestro, cui tanto dovea. L’aveva istruito con indefessa fatica, e ora dopo la morte gli garantiva uno stato di agiatezza. Lasciandogli una fortuna, gli evitava di dover tornare alla condizione di povertà della sua casa paterna, e gli consentiva di continuare i suoi studi.


Di questo dolore, e di questa sua riconoscenza verso l’insigne Maeftro, Metastasio diede sempre prova. Non solo con gli amici a parole, ma in tutte le sue lettere, quando gli capitava di parlare del Gravina. In Adunanza pubblica d’Arcadia, Metastasio diede una chiara testimonianza del suo affetto, e della gratitudine, recitando con plauso universale il Sogno in terze rime. Il testo si trova stampato nelle sue Poesie Liriche, intitolato La Strada della Gloria. Lì Metastasio allude alla direzione che Gravina intese fargli prendere.


L’eredità che pervenne a Metastasio tutta insìeme fu valutata sopra i quindicimila scudi romani. Questo pose Pietro in uno stato da poter vivere comodamente, e poter continuare gli studi legali. Ma la naturale, e veemente sua inclinazione per la poesia, lo convinse in principio ad abbandonare ogni altro interesse. Si mise perciò a frequentare assiduamente l’ Arcadia, e le altre Accademie, ove era iscritto. In esse ricevette grandi applausi, e si rese celebre con i suoi componimenti.


Gli applausi, infruttifera ricompensa dei poeti, lo infervorarono sempre più nella poesia. Fece amicizie con giovani suoi coetanei, essendo egli d’umore gaio e brillante. Si mise a frequentare le oneste conversazioni, ov’era ammesso con piacere. Si concesse tutti i piacevoli divertimenti dei teatri, dei festini, e delle villeggiature. Sperava ciò non ostante di ottenere
qualche collocamento in Roma, grazie anche alla protezione di alcuni illustri personaggi. La condotta da lui allora tenuta non era adatta a ottenere quegli intenti. Perciò si accorse finalmente del suo errore, e
del tempo buttato via che avrebbe potuto utilmente impiegare. Riprese quindi a stiudiare legge, la quale gli avrebbe potuto dare quella sicurezza che allora gli mancava e che non potea sperare dal Parnaso.


Seriamente pensando ai casi suoi, prese quindi la risoluzione di abbandonare la poesia e di dedicarsi totalmente e di proposito alla giurisprudenza. Metastasio volle per questo lasciare Roma e trasferirsi a Napoli, capitale della musica, centro internazionale della cultura e degli studi.


(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

Per i rapporti tra Mozart e Metastasio vedi https://www.mozartlacadutadeglidei.it/i-libri/

I capitoli precedenti sulla vita di Pietro Metastasio cominciano da qui.


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Pietro Metastasio

Gregorio Caloprese, busto a Scalea

Metastasio in Calabria e a Napoli

Metastasio in Calabria e a Napoli. Qui un'antica incisione raffigurante Reggio Calabria
incisione raffigurante Reggio Calabria

Nel 1712, il Gravina accompagna Pietro a Scalea, passando per Napoli, dove risiede il cugino, il filosofo Gregorio Caloprese, studioso di Cartesio, perché il discepolo completi la sua formazione filosofica. Metastasio in Calabria studierà filosofia e amerà la cultura meridionale, passione che serberà per tutta la vita.

Il filosofo Gregorio Caloprese

Scrive il Puccinelli, che circa in quel periodo venne a Roma dalla Calabria tale di nome D. Gregorio Caloprese, cugino del Gravina. Egli era uno dei più grandi filofofi di quel tempo, seguace di Cartesio. Venute le vacanze autunnali, il Gravina partì da Roma in compagnia del suddetto Caloprese. Il primo intendeva ritornare alla sua residenza nella Scaléa. Il secondo voleva rivedere la Patria, i parenti, e in particolare la madre. Con loro condussero il giovane Pietro Metastasio.


Viaggio nella metropoli di Napoli

Nel loro passaggio per Napoli si trattennero per qualche giorno in quell’illustre metropoli. Siccome tutti e due erano là ben noti, ebbero occasione di condurre Metastasio da molti ragguardevoli personaggi. Fra gli altri lo presentarono al Presidente del Sacro Consiglio Sig. D. Gaetano Argento. Lì, alla presenza di moltissimi letterati invitati per l’occasione, Metastasio improvvisò su invito del suo Maestro. Cantò
80 Ottave, sopra un tema datogli all’improvvifo. Mostrò tanta facilità, erudizione, vaghezza di espressioni, e di fentimenti. Agli ascoltatori suscitò infatti meraviglia, e stupore. Dopo di che, essi proseguirono il loro viaggio.


In Calabria

E il Gravina sbrigò in Calabria le faccende che l’avevano portato là. Ritornò quindi in Roma chiamato dai suoi affari, e dall’insegnamento. Lasciò nella Scalea il suo allievo Metastasio, affidandolo al cugino Caroprese. Sotto di lui Metastasio studiò con molta applicazione la Filofofia cartefiana, con piena soddisfazione del Maestro.

I luoghi incantati dell’Italia meridionale

Nell’epistolario, Metastasio, scrivendo molti anni dopo a Vienna, ricorda con affetto la «cara figura» del filosofo Caloprese e i luoghi incantati della giovinezza.

«Pietro riceverà gli insegnamenti filosofici da uno dei maggiori e più interessanti esponenti di quella cultura dell’Italia meridionale con cui negli anni successivi, sino alla sua stessa uscita dal mondo, il Poeta Cesareo misurerà sempre giudizi e prospettive di vita. E’ un lungo periodo la permanenza di Pietro a Scalea con il Caloprese, per lo meno dall’ottobre del 1712 al gennaio del 1714, quando egli fa ritorno a Roma».
(Mario Valente)

Lo scolaro mostrò profitto, perspicacia, e fe condità di ingegno. Terminato il corso filosofico, Metastasio ritornò in Roma, sotto la cura e la direzione di Gravina, suo antico precettore.


Gregorio Caloprese, busto a Scalea
Gregorio Caloprese, busto a Scalea

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Mozart e Metastasio

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Artino Corasio

Metastasio in Arcadia

Metastasio in Arcadia

Metastasio in Arcadia
Metastasio in Arcadia

Metastasio si esercitò a improvvisare i canti con i più rinomati poeti, vale a dire con il Vannini, il Rolli, il Cavalier Perfetti, e tanti altri.

Si iscrisse quindi nella rinomata Accademia dell’Arcadia di Roma. Era allora custode generale della medesima l’erudito Crescimbeni.


Le regole del buon gusto in letteratura

Giovanni Mario Crescimbeni fu tra i fondatori dell’Accademia dell’Arcadia nel 1690 e ne divenne custode generale, dopo l’allontanamento di Gian Vincenzo Gravina. Quest’ultimo aveva idee più radicali di lui.

Crescimbeni intendeva riportare il buon gusto in letteratura dopo le esagerazioni del barocco. Prese perciò a modello Francesco Petrarca. Con lui l’Arcadia fu centro culturale italiano, punto di riferimento d’una nuova epoca letteraria.


Tra gli Infecondi

Secondo il costume della celebre Adunanza d’Arcadia, Metastasio ebbe il Nome pastorale di Artino Corasio, del quale fece uso in molte delle sue Opere. Fu associato al tempo stesso alle Accademie degli Infecondi, e dei Quirini. In ognuna di esse recitò frequentemente e con plauso universale molti componimenti, specie lirici, che sono stati stampati poi con gran successo.


Il Ratto d’Europa

Metastasio, tra l’altro, recitò nell’Adunanza pubblica dei Quirini l’idillio intitolato Ratto d’Europa.

Il dipinto di Tiziano qui sotto, eseguito circa nel 1562, raffigurò quest’episodio della mitologia greca, sviluppato da Metastasio nel suo idillio centocinquant’anni dopo. Giove si tramuta in toro e rapisce Europa, che cerca invano di sfuggire all’animale. Il dramma è dato sulla tela dal movimento delle vesti, dalle luci fredde e dai dettagli molto sfumati, come è caratteristico negli ultimi lavori del pittore.

Tiziano, Il ratto d'Europa
Tiziano, Il ratto d’Europa

Il testo integrale dell’idillio

Di seguito è il pdf dell’idillio di Pietro Metastasio

Il Ratto d’Europa 
(pdf 404k)

logo pdf

(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

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Metastasio tra Omero e Orazio

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi0

Allievo di Gravina

A Pietro, nuovo allievo, Gravina concesse una stanza a parte, fornita di tutte le comoditrà necessarie. Gli procurò i libri più utili e convenienti al metodo di insegnamento. La sua principale intenzione (come confidò più volte Gravina ad altri letterati suoi amici) era quella di formare un grande avvocato.

Per questo cominciò da principio a insegnargli la lingua greca, della quale Pietro divenne un vero esperto. Gravina voleva che il ragazzo si lasciasse guidare dagli scrittori greci con la più scrupolosa esattezza. Infatti è da fonti greche che Metastasio ha attinto quel bello, e quel sublime che ha sparso ad arte nei suoi componimenti


Omero, Orazio e Ariosto

Tre erano gli autori classici che Gravina diede a Metastasio per
modello. Tra i greci scelse Omero, fra i Latini Orazio, e fra
gli Italiani Ariosto.

«Non aveva quel barbaro pregiudizio, che vorrebbe la Poesia di impaccio alle altre scienze».
(Puccinelli)


Suo fratello Leopoldo

Leopoldo godeva della libertà di andare a trovare Pietro, suo fratello. Il Gravina riconobbe pure in lui un fervido ingegno. E così gli permise d’essere presente nelle ore in cui dava lezione. Leopoldo le seguì con profitto.

Pietro studiava instancabilmente. Poiché i risultati erano ottimi, Gravina sempre più s’impegnò nell’istruirlo. Si comportava con lui come un padre amoroso. Non gli fece mancare mai nulla per il vitto, e per il vestire, fornendogli abiti ben al di sopra della sua condizione.

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, che consigliò a Metastasio di dividere lo studio tra Omero e Orazio. Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858
Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, Milano, Scotti, 1855-1858

Il passaggio

Fu allora che gli cambiò il cognome di Trapassi in quello di Metastasio, che in greco significa la stessa identica cosa. Quella parola deriva da meta, e stao, da cui si formano metastasis, metastaseos, che vuol dire trapasso, passaggio o mutazione di luogo.

Da quel momento, Pietro si firmò e fu da tutti chiamato Pietro Metastasio. Sotto quel cognome divenne nota anche tutta la sua famglia. Voleva Gravina che il suo Metastasio divenisse un insigne avvocato di professione, e poeta solo per passatempo.


ritratto di Pietro Metastasio
Ritratto di Pietro Metastasio

Gli esordi

Per questo, Gravina gli permetteva di leggere i poeti, specialmente i tre già accennati: Omero, Orazio, Ariosto. Non voleva però che componesse dei versi. L’inclinazione del giovanetto Pietro per la Poesia era tuttavia incontenibile. Nonostante il divieto del Maestro, nelle ore in cui gli era permetto di alzarsi la notte, togliendole al sonno, compose la tragedia Il Giustino. Aveva allora solo 14 anni.

Metastasio ha sempre riconosciuto questa sua opera, il Giustino, come immatura. La considerava un parto informe, e non avrebbe certo voluto fosse pubblicata, come invece accadde. E che non ne fosse soddisfatto, lo afferma in varie sue lettere. Chiunque legga quella tragedia, e consideri l’età in cui fu scritta, trova nel Giustino dei chiari segni di ciò che l’autore avrebbe potuto fare, che non ha fatto e che farà poi.

All’insaputa di Pietro, il Giustino capitò nelle mani del suo Maestro, il quale si persuase che l’allievo era portato più alla poesia, che alla giurisprudenza. Gravina cominciò a fargliela studiare, sempre sotto la scorta degli autori greci. Voleva insomma che Metastasio seguisse con scrupolo l’esempio nientemeno che di Omero.

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi0
Omero, copia romana del II secolo d.C. al Museo del Louvre di Parigi

Metastasio cantante

Portandolo con sè quando partecipava a conversazioni erudite, o a incontri tra i letterati, Gravina fece esibire Metastasio anche nel canto!

Articolo precedente su Metastasio e l’incontro con Gravina


(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

Per i rapporti tra Mozart e Metastasio vedi https://www.mozartlacadutadeglidei.it/i-libri/


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Gravina e Metastasio

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858

A scuola del Gravina

Tornato Pietro Metastasio alla propria casa, riportò ai suoi Genitori quel che gli aveva detto Gravina. Il letterato era già conosciuto dal padre e dalla madre per via della sua fama.

Ed essi credettero che volesse vedere il figlio per fargli qualche regalo. E così lo vestirono il giorno seguente di tutto punto. Poi lo condussero dal Gravina. Il quale notò prima di tutto l’occhio vivace del ragazzo e l’aspetto amabile con il quale s’è guadagnato il cuore di chi poi l’ha incontrato in vita.

Un allievo geniale

Gli fece quindi un esatto e rigoroso esame dei suoi studi e delle sue qualità. Soddisfatto nelle sue richieste, Gravina chiese ai genitori che glielo affidassero. Da un pezzo desiderava avere un allievo che gli andasse a genio, come quel ragazzino.

Felice di poter realizzare questo suo sogno, richiese ai genitori di istruire il ragazzo, con la promessa di pensare lui alla sua sussìstenza. L’avrebbe trattato come un figlio, se loro solo glielo avessero consentito. A quella proposta inaspettata i genitori di Pietro si sorpresero. Riflettendo sulla fortuna del figlio piansero, con espressìoni cordiali ringraziarono il Gravina, e gli affidarono senz’altro il loro piccolo Pietro.

«Quel sacrificio fu inteso a vantaggio tutto suo. Dal figlio si divisero tra le lacrime, anche se erano sicuri di poterlo rivedere di giorno ogni qualvolta lo volessero».
(Puccinelli, Vita e Opere del Metastasio)

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858
Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, Milano, Scotti, 1855-1858

Articolo precedente su Metastasio e l’incontro con Gravina


(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

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Metastasio poeta

Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse

Sua inclinazione all’arte poetica

Il Poeta Pietro Metastasio oltre un amabile aspetto, e a una particolare attrattiva, fin da fanciullo si applicò tenacemente agli studi. Pietro ebbe in dono una speciale inclinazione e una facile naturalezza alla Poesia.

«Le Muse sono solite essere poco liberali con i loro seguaci. Esse si nutrono solo di applausi, e di niente altro. Metastasio fece la loro fortuna». (Puccinelli, Vita e Opere del Metastasio)

Metastasio poeta: Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse
Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817), Il Parnaso, Apollo e le Muse.

La Famiglia

Suo padre, Felice Trapassi, si trovava in Roma senza sussistenza e altre maniere per vivere, privato per la sua cattiva condotta dei maggiori beni che la famiglia possedeva ad Assisi. Decise perciò di farsi soldato nel Reggimento dei Corsi a servizio del Papa. Si industriò, mettendosi in proprio in una piccola bottega d’arte minuta, detta volgarmente Arte bianca. Con quella sua attività manteneva la numerosa famiglia ai limiti dell’indigenza, ma in modo onorato.

La indirizzò al timore di Dio e mandò i figli maschi a scuola, nella quale essi si distinsero, nonostante la loro tenera età. Specialmente Pietro mostrava i primi lampi del fervido ingegno.

L’incontro con Gravina

Viveva allora in Roma il famoso Giureconsulto Gian Vincenzo Gravina, celebre e rinomato Letterato, originario della Diocesi di Cosenza in Calabria. Egli era lettore pubblico di Diritto Civile nell’Archiginnasio della Sapienza di Roma.

Stava tornando una sera d’estate alla propria abitazione, nella strada Giulia sopra l’Oratorio detto del Soffraggio. Era in compagnia del rinomato Poeta Abate Lorenzini, il quale dieci anni dopo, quando morì il Crescimbeni, fu eletto Custode Generale d’Arcadia.

Su una pietra a improvvisare Ottave

Nell’attraversare la Piazza di Cesarini vicina alla Chiesa dei Padri di San Filippo Neri, i due sentirono un fanciullo che declamava. Questi era il giovinetto Pietro, il quale aveva allora dieci anni circa. Stava sopra una delle pietre, che erano poste nella piazza per essere usate dallo Scalpellino.

Metastasio improvvisava delle Ottave, circondato da fanciulli suoi coetanei che l’applaudivano. La voce sonora, la facilità nel dire, la giusta misura dei versi, e l’esattezza della rima obbligarono il Gravina e il Lorenzini a fermarsi ad ascoltarlo.

Mossi dalla curiosità di vedere chi fosse il picciolo improvvisatore, si accostarono. Ma questi, nello scorgere che due Uomini rispettabili si stavano avvicinando, tacque. Stimolato da essi a continuare, dopo qualche scusa il ragazzo improvvisò alcune Ottave, che avevano per tema la loro venuta e la propria imperizia. E gli riuscirono benissimo.

Metastasio poeta, un ingegno fuori dal comune

I due ascoltatori ammirarono felici, specialmente il Gravina, lo spirito naturale, e la bella inventiva di Pietro. Gravina gli richiese il nome, l’età, gli studi e di chi fosse figlio. Egli soddisfece con esattezza e con civiltà alle domande. Il perspicace Gravina riconobbe, in quei primi lampi, cosa sarebbe potuto diventare un giorno quel fervido ingegno, se sollecitato e guidato con metodo. Lo incaricò quindi di dire al padre, che lo conducesse da lui indicandogli chi egli fosse e dove abitasse.

Tutto ciò minutamente descrivo, affinchè si veda per quali strade, anche impensate, conduca la Provvidenza Divina.
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita e Opere di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

Articolo precedente su Metastasio e il Cardinale Ottoboni


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