In risposta all’articolo del Maestro Paolo Isotta

pubblicato sul Fatto Quotidiano sabato 11 gennaio 2020

di Luca Bianchini e Anna Trombetta, musicologi

La biografia mozartiana, forse la più scandagliata e studiata al mondo, suscita da quasi due secoli interesse e curiosità. Nel corso degli anni s’è arricchita di una serie di aneddoti e di storielle che rasentano il miracoloso e che tanto piacciono al pubblico di esperti e non. La narrazione del bambino prodigio, del genio, affascina, fa sognare, suscita speranze di emulazione, tanto che ormai è quasi diventato superfluo per molti chiedersi se quei fatti, venduti come verità storiche, siano realmente successi.
Se il compito di un quotidiano come il Fatto è quello di informare i lettori e non solo di divertirli con favole inventate, allora dovrà tenere in considerazione proprio i fatti.
Le biografie vanno di tanto in tanto riviste e aggiornate perché le conoscenze non sono blocchi di granito immutabili. Per fortuna gli studi proseguono e le nuove pubblicazioni svelano, documenti alla mano, elementi prima ignorati.

Nell’articolo “C’era una volta la Musica, Quando l’Italia educava Mozart”, a firma del Maestro Paolo Isotta, ci sono una serie di inesattezze e di notizie passate per vere anche se ormai i musicologi più aggiornati in Italia e quelli d’Oltralpe le considerano invenzioni ottocentesche.

Vogliamo segnalarne alcune.

1. Il viaggio in Italia non fu per Mozart un Tour “di formazione”, ma un viaggio della speranza perché il padre Leopold non era spinto dal desiderio di conoscenza e di avventura, ma dalla volontà di trovare una nuova sistemazione per lui e per Wolfgang. Era sceso in Italia alla ricerca di un ingaggio, oltre che per mostrare le abilità del figlio e raggranellare un gruzzoletto per la famiglia. Questo suo comportamento sarà decisamente stigmatizzato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria che in una lettera diffiderà il figlio Ferdinando, governatore di Milano dal 1771, dall’assumere i Mozart perché “gente inutile”, dei “pezzenti che squalificano il servizio.”

2. Riguardo al famoso Miserere di Gregorio Allegri che, per inciso non risulta essere musica sacra tardo-barocca come suggerisce l’articolo, ma in stile palestriniano a cappella, non è stato trascritto a memoria da Mozart perché per tutta Roma a quell’epoca circolavano già copie di quel brano e si potevano facilmente acquistare. A quell’invenzione di Leopold non ci ha creduto neppure Köchel che stilò il catalogo delle opere mozartiane pubblicato nel 1862, il quale non ha mai inserito il Miserere anche solo in appendice tra le musiche perdute e copiate da altri autori. Non ci ha creduto tantomeno NMA, l’edizione critica delle opere di Mozart pubblicata a partire dal 1954 dalla casa editrice Bärenreiter, che vorrebbe essere la base scientifica per musicisti e studiosi che si approcciano a Mozart. Ne parliamo diffusamente nel libro Mozart La caduta degli dei – Parte prima, Youcanprint, Tricase 2016.

3. Sono pure inventate la faccenda della scomunica papale per chi avesse copiato il Miserere e la storia dello Speron d’oro che Isotta cita a corollario di questa tesi. Quel medaglione era ai tempi di Mozart un titolo patacca senza alcun valore, che aveva ricevuto anche Casanova. Quando il messo papale glielo consegnò, Casanova era emozionatissimo per il titolo di cavaliere, ma il compagno di stanza gli disse che ce l’aveva pure lui, dispiacendosi però d’averlo dovuto pagare. Mozart non firmerà più con “von” davanti al cognome, perché gli avevano detto che è segno di distinzione più il non portare quel gingillo che tenerlo appeso al collo.

4. A proposito del “primo prodigio compositivo di Mozart quale autore drammatico: il Mitridate re di Ponto”, Isotta può dimostrare che la versione dell’opera che si ascolta oggi l’ha scritta Mozart? Le poche Arie e i frammenti autografi del Mitridate, gli unici sopravvissuti e composti da Wolfgang, sono scorretti, per voci diverse da quelle che troviamo nel dramma andato in scena a Milano il 26 dicembre 1770. Sono musiche scartate, perché la gestazione dell’opera è stata assai più problematica di quello che s’evince dall’articolo sul Fatto e c’era chi dubitava allora che non fosse stato il ragazzo ad aver scritto il Mitridate. Che fine hanno fatto queste obiettive criticità nell’articolo del Fatto? In un’Aria contestata del Mitridate che Wolfgang ha composto di suo pugno, ma che non ha mai visto la luce sul palcoscenico, ci sono 5 quinte parallele consecutive. Paolo Isotta ne è al corrente? In un’altra le sillabe -gli e -gna sono divise in due: “g-na” e “g-li”, tanto per fare degli esempi. Questa sarebbe l’“aderenza alla parola poetica italiana” che ci vede il musicologo Isotta? E poi per precisione musicologica il librettista del Mitridate re di Ponto di Mozart K.87 non è Giuseppe Parini, come scrive il Maestro Isotta, ma il poeta torinese Vittorio Amedeo Cigna-Santi. Paisiello, e tutta la lunga schiera dei compositori italiani dell’epoca non hanno avuto nulla da imparare da Mozart e dal suo passaggio nel Bel Paese.

5. Una smentita merita anche la frase: Mozart divenne membro dell’Accademia Filarmonica “dopo aver preso lezioni dal più grande contrappuntista vivente, il francescano Giovanni Battista Martini” perché non c’è prova che Mozart sia stato allievo di Padre Martini a Bologna. Quali sono le fonti consultate dal prof. Isotta? Se si riferisce a Hermann Abert possiamo avvisarlo che le tesi del musicologo tedesco, risalenti agli inizi del secolo scorso, sono tutte smentite da studi recenti. I pezzi sacri mozartiani che Abert considerava la prova dell’insegnamento del francescano non sono più attribuibili a Mozart. Non li ha scritti il prodigio di Salisburgo, ma altri autori. Ne parliamo anche noi in Mozart la caduta degli dei.

6. È falso che “Il santo sacerdote prese di soppiatto il compito del ragazzo prima di esibirlo alla commissione e corresse di suo pugno alcuni errori di contrappunto”. Qui invece la fonte attendibile è lo storico della musica e compositore Gaetano Gaspari che a metà Ottocento si accorse che a Bologna esistono due diverse versioni del compito di esame di Mozart, l’Antifona Quaerite primum regnum Dei K.86. Wolfgang per passare la prova aveva consegnato alla commissione la versione scritta da Padre Martini e non la sua. L’esame fu un’autentica truffa. Paolo Isotta potrebbe farci vedere, manoscritti alla mano, dove starebbero le correzioni di Padre Martini?

7. Wolfgang era chiamato “Orfeo tedesco”, così chiude l’articolo del Fatto. Certo, lo si dice sulla base di poesie raccolte da Leopold, manomesse e forzatamente dedicate al figlio. Questa cosa la spieghiamo in Mozart La costruzione di un genio, Youcanprint, Tricase 2019.

8. Quando Mozart morì all’età di “35 anni la sua fama” non divenne “universale”, come dice Isotta, riproponendo uno stracco luogo comune. Allora Wolfgang era pressoché sconosciuto persino a Salisburgo. La biografia mozartiana a nome di Nissen, secondo marito di Constanze Mozart, uscita circa quarant’anni dopo la morte di Wolfgang, riuscì a vendere poche copie a Vienna. Il disinteresse per lui era totale. Constanze ci perse per quell’affare più di 1000 zecchini.

9. Conclusione: Un articolo è divulgativo se pur non essendo rigorosamente scientifico diffonde almeno notizie vere, e non frutto riciclato di fantasie ottocentesche. In occasione delle celebrazioni del viaggio di Mozart in Italia andrebbero ricordati i fatti verificabili e non le tante storielle per le quali è arrivata forse l’ora di dire basta. Quando Mozart superò i vent’anni gli venne consigliato di tornare a Napoli a studiare perché ancora non era pronto. Questi fatti, come molti dei fatti che quotidianamente accadono, forse spiacciono a chi si bea di sogni, ma vanno tenuti in giusta considerazione e andrebbero portati all’attenzione dei lettori ogni qualvolta si parla di Mozart. 

Luca Bianchini
Anna Trombetta

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