Metastasio poeta

Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse

Sua inclinazione all’arte poetica

Il Poeta Pietro Metastasio oltre un amabile aspetto, e a una particolare attrattiva, fin da fanciullo si applicò tenacemente agli studi. Pietro ebbe in dono una speciale inclinazione e una facile naturalezza alla Poesia.

«Le Muse sono solite essere poco liberali con i loro seguaci. Esse si nutrono solo di applausi, e di niente altro. Metastasio fece la loro fortuna». (Puccinelli, Vita e Opere del Metastasio)

Metastasio poeta: Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse
Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817), Il Parnaso, Apollo e le Muse.

La Famiglia

Suo padre, Felice Trapassi, si trovava in Roma senza sussistenza e altre maniere per vivere, privato per la sua cattiva condotta dei maggiori beni che la famiglia possedeva ad Assisi. Decise perciò di farsi soldato nel Reggimento dei Corsi a servizio del Papa. Si industriò, mettendosi in proprio in una piccola bottega d’arte minuta, detta volgarmente Arte bianca. Con quella sua attività manteneva la numerosa famiglia ai limiti dell’indigenza, ma in modo onorato.

La indirizzò al timore di Dio e mandò i figli maschi a scuola, nella quale essi si distinsero, nonostante la loro tenera età. Specialmente Pietro mostrava i primi lampi del fervido ingegno.

L’incontro con Gravina

Viveva allora in Roma il famoso Giureconsulto Gian Vincenzo Gravina, celebre e rinomato Letterato, originario della Diocesi di Cosenza in Calabria. Egli era lettore pubblico di Diritto Civile nell’Archiginnasio della Sapienza di Roma.

Stava tornando una sera d’estate alla propria abitazione, nella strada Giulia sopra l’Oratorio detto del Soffraggio. Era in compagnia del rinomato Poeta Abate Lorenzini, il quale dieci anni dopo, quando morì il Crescimbeni, fu eletto Custode Generale d’Arcadia.

Su una pietra a improvvisare Ottave

Nell’attraversare la Piazza di Cesarini vicina alla Chiesa dei Padri di San Filippo Neri, i due sentirono un fanciullo che declamava. Questi era il giovinetto Pietro, il quale aveva allora dieci anni circa. Stava sopra una delle pietre, che erano poste nella piazza per essere usate dallo Scalpellino.

Metastasio improvvisava delle Ottave, circondato da fanciulli suoi coetanei che l’applaudivano. La voce sonora, la facilità nel dire, la giusta misura dei versi, e l’esattezza della rima obbligarono il Gravina e il Lorenzini a fermarsi ad ascoltarlo.

Mossi dalla curiosità di vedere chi fosse il picciolo improvvisatore, si accostarono. Ma questi, nello scorgere che due Uomini rispettabili si stavano avvicinando, tacque. Stimolato da essi a continuare, dopo qualche scusa il ragazzo improvvisò alcune Ottave, che avevano per tema la loro venuta e la propria imperizia. E gli riuscirono benissimo.

Metastasio poeta, un ingegno fuori dal comune

I due ascoltatori ammirarono felici, specialmente il Gravina, lo spirito naturale, e la bella inventiva di Pietro. Gravina gli richiese il nome, l’età, gli studi e di chi fosse figlio. Egli soddisfece con esattezza e con civiltà alle domande. Il perspicace Gravina riconobbe, in quei primi lampi, cosa sarebbe potuto diventare un giorno quel fervido ingegno, se sollecitato e guidato con metodo. Lo incaricò quindi di dire al padre, che lo conducesse da lui indicandogli chi egli fosse e dove abitasse.

Tutto ciò minutamente descrivo, affinchè si veda per quali strade, anche impensate, conduca la Provvidenza Divina.
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita e Opere di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

Articolo precedente su Metastasio e il Cardinale Ottoboni


(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

Per approfondimenti, vedi https://www.mozartlacadutadeglidei.it/i-libri/


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