La famiglia di Metastasio e il cardinale Ottoboni

Ritratto di Giambattista Pergolesi
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Conosci le opere più celebri di Metastasio? Allora non ti può essere sfuggita l’Olimpiade, un capolavoro del genere drammatico, musicata da decine di compositori a cominciare da Caldara a Vienna e da Vivaldi a Venezia. Prima d’ascoltare un esempio dell’Olimpiade di Pergolesi, riprendiamo però la vita di Metastasio esattamente da dove l’avevamo interrotta.

Ritratto di Giambattista Pergolesi

Metastasio e Ottoboni, un battesimo alquanto singolare

Il nostro Poeta ebbe i natali in Roma il giorno 3 gennaio dell’Anno 1698 e fu battezzato il 9 del mese stesso nella Chiesa Parrocchiale dei SS. Lorenzo, e Damaso. Gli furono imposti i Nomi di Pietro, Antonio, Domenico, Ventura. Fu un bel presagio per lui l’essere stato battezzato al Sacro Fonte dal Signor Cardinal Ottoboni, che gli fece porre il proprio suo Nome. Era stato questo Porporato il Protettore delle Belle Arti, specialmente della Poesia,
e della Musica. I Genitori di Pietro furono persone assai oneste benché prive di beni di fortuna. Il Padre si chiamava Felice Trapassi, nativo d’Assisi. In quella Città dell’Umbria i suoi Antenati vivevano una volta con qualche splendore. La madre si chiamava Francesca Galasti, ed era nata in Bologna.

La casa natale

La Casa natale di Metastasio era conosciuta come il Salone del Crocifisso, oggi in Via dei Cappellari 30 (Campo de’ Fiori), e venne individuata grazie alle ricerche di Francesco Labruzzi di Nexima presso l’archivio Registro delle anime nella chiesa di San Lorenzo in Damaso nel 1871. La targa di marmo sopra la Casa natale di Metastasio, Via dei Cappellari 30, fu fatta apporre dal Comune di Roma con iscrizione composta dal poeta Domenico Gnoli nel 1873, ma la targa stessa fu spostata nella sede dove è oggi dopo che venne fatta rimuovere da Via del Pellegrino dove era stata erroneamente murata. Il tutto avvenne a spese del Comune di Roma, secondo i documenti di archivio del Comune che il dott. Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastsio, possiede in copia (fonte Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastasio)

Fratelli e sorelle

Nacquero da quella coppia, Felice e Francesca, quattro Figli, cioè due maschi e due femmine. Queste non si sposarono ma vissero ambedue sempre nella casa paterna. La minore, chiamata Marianna, morì in età giovanile, e la maggiore, di nome Barbara, in età assai avanzata, e precisamente nell’anno 1778, essendo stata l’ultima superstite dei Metastasio in Roma.

Leopoldo

Il maggiore dei maschi si chiamava Leopoldo, anch’esso d’ingegno elevato, e fecondo, di felicissima memoria e molto versato nelle lìngue Greca e Latina, e specialmente in quest’ultima. Ne fanno fede varie sue produzioni, e in particolare l’Opera De Lege Regia, seu de Tabula Aenea Capitolina, stampata in Roma dal Salomoni nel 1757.

Leopold Metastasio - copertina del De Lege Regia


Egli compose ancora un Trattato De arte boni, et aequi, seu de Justitia naturali. Scrisse inoltre i bellissimi Secelsus Tusculani, con aureo stile, che furono da me letti con piacere, e con ammirazione. Esistendo ancora allo stato di manoscritti sarebbero molto applauditi dai Letterati, se fossero stampati. Quell’Uomo, il quale si occupò di avvocatura criminale, era però sempre pigro nel difendere i colpevoli, ed amante dei suoi comodi e della sua pace. Cosa che poteva fare, non dovendo pensare al mantenimento proprio, e della sua Casa. A quello suppliva diligentemente suo Fratello Pietro, come dirò tra poco. Leopoldo si sarebbe certamente reso più noto nella Repubblica Letteraria, se fosse stato obbligato per vivere ad esercitare il suo vasto talento.

Il fratello minore

Il minore dei figli maschi di Felice Trapassi fu il nostro Pietro, il quale sortì un ingegno in ogni sua parte felicissimo, e di cui non suole essere tanto prodiga la natura.
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)

Olimpiade di Giovanni Battista Pergolesi

L’Olimpiade di Metastasio fu un’opera straordinaria ed ebbe un successo immenso, a cominciare dalla prima a Vienna. La musica di Caldara, eseguita nel 1733 a Vienna, stupì il pubblico e trasformò l’opera in in un successo musicale europeo, presto imitato in altrettanti teatri. A cominciare da Vivaldi a Venezia nel 1734. Anche Pergolesi si cimentò nell’impresa, e creò pur egli un capolavoro. La sua Olimpiade, al solito in tre Atti, fu eseguita nella stagione di carnevale del 1735 a Roma presso il Teatro Tordinona e rimase a lungo in repertorio.

Ascolto dell’Olimpiade di Pergolesi

Giovanni Battista Pergolesi, “Gemo in un punto e fremo”, Aria dall’Olimpiade, interpretata da Laura Polverelli

Metastasio? Strepitoso

Antonio Vivaldi (ritratto di François Morellon de la Cave Effigies Antonii Vivaldi, per l'edizione Le Cène dell'op. 8 del 1725)
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Vivaldi è il secondo in ordine di tempo a cimentarsi con quel capolavoro drammatico, che è l’Olimpiade di Metastasio. E ne sfornò uno musicale, che fece seguire altri trionfi veneziani a quelli viennesi Caldara, che aveva fatto rappresentare la sua Olimpiade in occasione del compleanno dell’imperatrice Elisabetta, moglie di Carlo VI.
Vivaldi per il Teatro Sant’Angelo aveva da poco composto il Montezuma, ed ora tornava alla ribalta con un successo preannunciato.

Ma prima d’ascoltarne un esempio, torniamo alla biografia di Metastasio, e riprendiamola da dove l’avevamo lasciata.

Metastasio? È sua la gloria

È sua la gloria, se la nostra lingua Italiana, che a nessun’altra cede in abbondanza di termini, in vaghezza di sentimenti, e in forza di espressìoni, si sia tanto dilatata per l’Europa tutta, avendo il Metastasio obbligati anche gli Abitatori del Nord ad apprenderla per potere ammirare le bellezze degli applauditi suoi Drammi.

ritratto di Pietro Metastasio

La Vita pertanto di questo celebre Autore io incomincio a scrivere, e intendo farlo con narrazione semplice, tralasciando quegli ornamenti inutili di parole, quelle lunghe studiate digressioni, e quei ricercati riflessi, i quali annoiano il Lettore, e sono ben distanti dalla narrativa. Plutarco nelle Vite degli Uomini illustri dà a me la norma. Prometto però che nello scrivere sarò genuino e sincero, forse perché a nessun altro se non a me può riuscire quest’impresa, vista la lunga amicizia, e posso dire confidenza familiare che ho avuto con la Casa e con la Famiglia di Pietro Mestasio, e sepcialmente con l’Avvocato Leopoldo suo Fratello, dal quale mi sono stati comunicati i continui loro carteggi, ed ho avuto segrete e inressanti notizie dei frequenti familiari discorsi tenuti tra loro. So, che altre Vite di questo Autore sono uscite alla luce, le quali sono state da me lette, e ammirate, ma in esse ho ritrovato o troppo scarse notizie, o la storia del secolo, o una copiosa esibizione di erudizioni ricercate, e annotazioni totalmente estranee al fine proposto.

Il mio scopo è di narrare semplicemente le gesta di questo grand’ Uomo, e lo farò con una naturale veridica narrativa dei fatti, a differenza delle altre Vite sortite finora, che sono manchevoli forse per la troppo sollecitudine nello stamparle o per mancanza di appurate notizie. 
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)

L’Olimpiade di Vivaldi

L’Olimpiade di Pietro Metastasio, dramma per musica in tre Atti, è stata musicata da Antonio Vivaldi. Il Prete rosso riprende il testo scritto dal Poeta per l’Olimpiade di Antonio Caldara del 1733. Non furono però i soli musicisti a scriverne una. Il libretto di Metastasio era fatto così bene ed ebbe tale fortuna da esser poi musicato da decine di altri compositori famosi. Ognuno si cimentò insomma con quel capolavoro drammatico metastasiano. Dopo Caldara, ad esempio, fu la volta di Giovanni Battista Pergolesi, l’anno dopo l’Olimpiade di Vivaldi. La versione vivaldiana fu eseguita la prima volta al Teatro Sant’Angelo di Venezia. Correva l’anno 1734, per l’esattezza il 17 di febbraio.

Antonio Vivaldi (ritratto di François Morellon de la Cave Effigies Antonii Vivaldi, per l'edizione Le Cène dell'op. 8 del 1725)

Ascolto

Antonio Vivaldi : “Mentre dormi, Amor fomenti”, Aria tratta dall’Olimpiade interpretata da Sara Mingardo, affermato contralto.

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