l’età (inventata) del basso continuo

Raccolgo alcune riflessioni mie personali sul Barocco, come è inteso da Manfred Bukofzer, cioè su quell’epoca musicale estesa dal 1600 al 1750.

Spesso leggo che il Barocco è anche soprannominato, nei testi rivolti agli studenti d’ogni ordine e grado, “età del Basso Continuo”. Visto che il Basso continuo caratterizzerebbe più di un secolo, così gli specialisti hanno definito “Età del Basso continuo” il Barocco musicale: 150 anni filati dal 1600 al 1750.

Che il Barocco in musica duri un secolo e mezzo e quello in letteratura circa 80 anni scarsi è sempre stata per me, che sono musicologo, questione tanto “affascinante” quanto incomprensibile.  Non può essere che un musicista sia barocco nel 1690 e il suo librettista arcade; oppure barocco nel 1740 mentre l’autore dei testi è già neoclassico. Così mi chiedevo già ai tempi degli studi universitari.

Chi ha creato queste periodizzazioni non conosceva evidentemente nulla della cultura italiana. Pretendendo di incasellare delle vere e proprie rivoluzioni musicali in 150 anni, imponeva delle visioni soggettive.

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Un musicista vive nel suo tempo e io mi aspetto che la sua musica rifletta la letteratura, la filosofia, l’arte sua contemporanea. L’artista non è uno sciocco che non s’accorge della cultura nella quale è letteralmente immerso.

Nel 1680 circa la scuola dei #partimenti si definisce ancor meglio a Roma con gli arcadi Bernardo #Pasquini e Alessandro #Scarlatti. Una nuova rivoluzione musicale scoppia in #Arcadia. E che fine ha fatto l’Arcadia nei manuali di musica? Arcadia la ritrovi nei manuali di letteratura del Liceo e ognuno è convinto che ci sia, ma scompare nei testi delle Scuole di specializzazione musicale.

Baldassare Galuppi:
Confitebor tibi Domine

L’arte dei partimenti da Roma si sviluppa poi a Napoli presso i Conservatori di Musica del Settecento , e altre scuole italiane. Ma l’Arcadia è allora già alle spalle e nuove rivoluzioni si profilano all’orizzonte. E i manuali di musica? Quelli sono sempre ostinatamente fermi al Barocco, cioè all’età del Basso continuo. Questo qui sotto è un partimento di fuga, ma lo si scambierebbe facilmente per un Basso Continuo

I partimenti sembrano essere in effetti dei bassi continui, ma a bene osservare sono sistemi assolutamente diversi, che con il basso continuo hanno nulla che fare. Sono canovacci destinati all’improvvisazione, come quelli della commedia dell’arte. Tu vedi dei Bassi continui Settecenteschi ma quelli sono partimenti.

I partimenti hanno cessato di esistere dal 1800 circa in poi, quando lo studio teorico dell’armonia e del contrappunto li ha sostituiti del tutto. Gli storici, guardando alle opere del passato, scambiano la gloriosa e libera forma di scrittura dei partimenti, con quello che i teorici tedeschi, ignorantissimi di letteratura e filosofia italiana, s’aspettavano di trovare: i bassi figurati.

La musica italiana del Settecento non è Barocca. Il barocco termina nel 1680 circa con l’Arcadia. A Roma, presso la sede d’Arcadia è in atto la rivoluzione che porta alla luce infatti i partimenti, i quali dominano tutto il secolo XVIII. Il termine barocco, oltre ad essere inappropriato per l’Arcadia, si rivela un disastro per buona parte della musica italiana, che è come se non esistesse più. I partimenti avevano consentito agli italiani di primeggiare nel mondo, e ora se n’è persa quasi del tutto ogni traccia.

Ma a mio avviso sarebbe sbagliato chiamare di converso quell’età “età dei partimenti”. Penso che ogni epoca vada definita in modo oggettivo, non secondo il giudizio dell’orecchio.

In musica sono convinto non ci sia profeta, come accade nei testi sacri. Chi compone lo fa secondo il sentire degli intellettuali contemporanei, e penso debba essere giudicato in quel contesto. In tal senso se si scoprisse un pezzo dodecafonico scritto già nel Settecento credo sarebbe da considerarsi sbagliato, o almeno non rappresentativo dell’epoca, e non un miracolo di natura, o peggio una profezia. Chi dicesse che anticipa la seconda scuola di Vienna, non si renderebbe conto che non esiste seconda scuola di Vienna, perché non esiste la prima, e neppure il Barocco dal 1600-1750. Sono tutte costruzioni di politici nazionalisti tedeschi fatte a tavolino. Non è che se lo dicono loro dev’essere per forza giusto.

Luca Bianchini

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

novità editoriale

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, 2018