Ricordi di un grande

RICORDI DI UN GRANDE DELLA MUSICA DEL RECENTE PASSATO

Vieri Tosatti (mio padre; 1920-1999) fu soprattutto un importante operista, nonché autore di musiche sinfoniche, cameristiche, ecc. Ma in questo momento la comparsa di un nuovo CD della TACTUS che contiene le 5 opere edite per pianoforte solo (ci sarebbero poi moltissime inedite, ma ciò richiederebbe un diverso discorso), splendidamente eseguite da Daniele Adornetto, impone di prendere in considerazione prima di tutto questo particolare genere di composizioni.

Esse si possono suddividere in due gruppi fondamentali: quelle giovanili e quelle della tarda maturità. Al primo appartengono i Tre Studi da Concerto (1943; prima esecuzione in sede politica clandestina nel 1944); la Sonata del Sud (1944, di chiara ispirazione autobiografica: un addio alla fidanzata che, per motivi familiari, deve far ritorno in Puglia. E’qui evidente una forte propensione al colore mediterraneo, solare e a ritmi e modalità popolareschi); l’ Allegro da Concerto (1946, in forma ternaria con coda, tecnicamente impegnativo e assai brillante, dedicato ad Armando Renzi che lo eseguì per la prima volta. Percepibili anche alcuni richiami a Ravel).

Al secondo gruppo appartengono la Deutsche Sonate (1970) ed i Sette Preludi e Fughe (1977). La prima è un’impegnativa opera per pianoforte che costituisce da un lato una “supercompensazione” per un viaggio a Bayreuth, mancato causa problemi di salute, ed insieme un ultimo appassionato saluto alla Germania, da sempre considerata da Tosatti come una seconda patria (e quella “vera” sotto il profilo musicale e spirituale). I secondi (1977) assieme al Gedichtkonzert hanno per poco interrotto il trentennale silenzio che Tosatti si era imposto fin dal 1970, per motivi sui quali tenteremo di fare qualche luce.

Date queste premesse è facile comprendere che fra questi due gruppi di composizioni vi è una forte differenza: le opere giovanili sono sì spiritose, tecniche, alquanto sperimentali e tutte di forte personalità, ma non raggiungono l’importanza delle due composizioni tarde, e questo non solo e non tanto per la pur evidente maturazione dell’autore, ma perché è la stessa “intenzione” alla loro base ad essere diversa. Prendendo spunto dal tema iniziale della sonata “Les Adieux” di Beethoven la “Deutsche” è – per usare la bella espressione di Adornetto  –  “Un viaggio dello spirito che, attraverso i tre movimenti (Sommerreise =Viaggio d’Estate; Deutsche Walder und Wiesen =Boschi e prati tedeschi e Nachtliche Gesichte =Visioni notturne) si evolve in atmosfere e suggestioni che riportano ad una profonda conoscenza del mondo musicale e culturale germanico”. E’ utile ricordare a questo punto che Tosatti ha scritto anche 50 poesie in tedesco con traduzione italiana a fronte (quattro delle quali sono anche state da lui musicate, formando così il Gedichtkonzert), ed ha scritto molti lieder su testi di Nietzsche, Holderlin, Holst e altri autori tedeschi, oltre a riorchestrare completamente i Wesendonck Lieder di Wagner.

I Sette Preludi e Fughe sono invece un’ultima ricognizione delle possibilità di questa particolare forma musicale (portata all’ Empireo da J.S. Bach, di cui sono presenti alcune citazioni, ad es. nella Fuga n° 4), che viene stemperata in una rarefatta dimensione spirituale di “vuoto” metafisico. Molto suggestiva, nell’ultimo brano, la trionfale autocitazione dall’opera “Il Giudizio Universale”, di tanti anni precedente.

Dopo questa breve analisi del nuovo CD (doverosa, sia per il grande impegno profuso da Daniele Adornetto, sia perché questo è in assoluto il primo CD a larga diffusione con le opere di Tosatti!) posso cercare di dire ancora qualcosa sulla figura umana di mio padre e sulle altre sue composizioni. L’uomo (di nobili discendenze e disastrosa salute, manifestatasi dapprima con gravi malattie polmonari e – negli ultimi 20 anni – con la cecità per glaucoma) era malgrado ciò sempre affabile con tutti; burlone famigerato (qualcuno ancora ricorda le sere folli in casa di Vieri, con cene a base di portate immangiabili, improvvisazioni musicali assurde, giochi ridicoli, sedute spiritiche parimenti per burla, sale “di tortura” per gli incauti che vi entrassero, ecc.); amico di tutti; sempre pronto ad aiutare gli allievi meritevoli dando loro lezioni gratis e magari ospitandoli in casa, ecc. Di idee pacifiste e quanto mai ugualitarie frequentò, negli anni più pericolosi dell’occupazione tedesca, un gruppo politico antifascista in Conservatorio. Sul piano religioso, Tosatti si atteggiava sempre a scettico blu e agnostico convinto (mai però da negatore dichiarato della religione!). E se una volta la sua importante opera giovanile “Il Giudizio Universale” fu sabotata dalla critica “allineata e contubernale” (dietro un’evidente pressione del Governo di allora…) ciò fu dovuto solo all’equivoco in cui erano caduti importanti ambienti ecclesiastici, che avevano letto il potente libretto di Cesare Vico Lodovici come un’irrisione alla morale cattolica. Mentre invece le intenzioni di mio padre erano agli antipodi: aveva in orrore la contaminazione dell’arte a scopi politici, e non aveva una ragione al mondo per voler attaccare la Chiesa o i sentimenti religiosi. Solo, che effettivamente il libretto di Lodovici si prestava all’equivoco (soprattutto se non si ascoltava la musica!), e poteva anche sembrare un attacco intenzionale, mentre invece la polemica (se polemica ci fosse stata) sarebbe stata rivolta contro i visionari, i baciapile e gli ipocriti, e soprattutto gli esaltati e settari che predicano le varie fini del mondo…. Comunque, tanti anni dopo Tosatti con il suo grande Requiem ha rimesso a posto le cose e, dopo ancora, con Il Paradiso e il Poeta ci ha dato un’opera/testamento che – ascoltata con la musica – non può certo essere scambiata per un’altra irriverente parodia, ma va intesa per quello che è: un ultimo disperato appello a un Dio che tutto perdona (anche le rocambolate del Poeta Maledetto!…) a “farsi vivo”, e venire a salvare questa altrimenti irrecuperabile umanità…..

Sulle cause del totale oscuramento di Tosatti, con il bando in via di fatto da qualsiasi rappresentazione teatrale o concertistica importante – e nonostante che Vieri, con le due opere comiche giovanili  “La Partita a Pugni” e “Il Sistema della Dolcezza”, avesse raggiunto la celebrità internazionale! – si potrebbe scrivere un volume. Diciamo solo che Vieri apparteneva a quella schiera di musicisti che non si sono mai piegati ai diktat della c.d. “scuola di Darmstadt”, fucina di tutte le avanguardie e “ismi” che hanno funestato la musica del secondo ‘900 e messo in ridicolo o in lista di proscrizione qualsiasi cosa o autore che provasse a scrivere nel solco della tradizione o – peggio – desse sospetto di essere un “tardoromantico” e quindi un “reazionario” (cosa gravissima, dal momento che questo nuovo filone musicale era allora legato a doppio filo con il PCI e la cultura “di sinistra”). Vieri era invece convinto che – anche dopo gli sfaceli materiali e morali del secolo – la musica potesse ancora risorgere dalle rovine, e darsi una nuova e forse più nobile veste senza per ciò rinnegare la sua grande tradizione ottocentesca. E questo fu pagato con l’emarginazione, già molti anni prima che la cecità e un ictus mettessero fine alla sua esperienza terrena. Io sento ora tutto il peso di questa eredità, e con l’aiuto di musicisti amici (tra i quali naturalmente annovero Adornetto) cerco di fare il possibile per riportare nella giusta luce la figura e l’opera di Vieri, specie nella prospettiva del suo imminente Centenario. Spero che anche il nuovo CD con le opere pianistiche possa essere una tappa in questo cammino…..

Valentino Tosatti

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