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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)

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Spinetta di Johann Simon Mayr, Hotel Albrici, Poschiavo.

Progetto Mayr

Le Opere di Johann Simon Mayr

Ouverture (MIDI 40k)

arrangement by Anna Trombetta e Luca Bianchini
Italian Opera ©

Giovanni Simone Mayr è un geniale autore di musica e scrisse ben 75 melodrammi nell'arco di trent'anni: l'Avviso ai maritati, l'Adelasia e Aleramo, il Verter, senza contare il genere da camera da camera, ad esempio le numerose Cantate; autore filosofo com'ebbero a definirlo Rossini e anche Calvi, compose una ventina di Messe, un magnifico e solenne Requiem. Del Maestro, tedesco per origini e tecnica musicale, ma italiano per scelta politica, restano magnifici Oratori dal significato tuttavia satirico (essendo stato egli un illuminato di Baviera): tra questi il Sisara, nel quale inscena un rito illuminato, e che è stato eseguito di recente nella Basilica di Lecco; il San Luigi Gonzaga in cui attacca i gesuiti, riproposto di recente a Torino, oppure il Samuele, assai polemico nei contenuti, suonato in epoca moderna ancora nella basilica di Lecco. Mayr scrisse molta musica strumentale, anche Concerti per pianoforte, Sinfonie per orchestra e un repertorio lirico vocale, con qualche concessione al genere delle canzoni. La sua opera rappresenta un monumentale anello di congiunzione e tramite tra Domenico Cimarosa e Gaetano Donizetti: come dice Calvi "Mayr, il vero filosofo nella musica, il compositore di somme opere teatrali, è a riguardarsi lo scrittore che annoda l'antica alla nuova scuola, quegli che all'antica purezza seppe aggiungere il maggior sfarzo di modi musicali, e per le sue grandi opere è da considerare il principe della musica drammatica italiana a partire da Domenico Cimarosa sino al regno di Gioachino Rossini". Mayr fu massone, segnalato dalla polizia in almeno due occasioni, e illuminato di Baviera, ai servizi di De Bassus, massima autorità illuminata del Nord Italia, e arricchì l'opera lirica di nuovi contenuti rivoluzionari. Aggiunse altri colori alla tavolozza dell'orchestra, traendoli, con ovvi significati, dalla musica dei Fratelli Mozart e Haydn. La rivoluzione dello stile musicale che Mayr operò è illustrata da Calvi in tre capitoli, che presentano la concezione mayriana della musica operistica, cameristica e sacra. Girolamo Calvi arricchisce il discorso di aneddoti e aforismi mayriani. Il Bavarese richiede tre cose "per iscrivere buona musica: melodia, melodia e poi sempre melodia". Il Maestro predilige "un canto fecondo, naturale ed ornato di semplici vezzi", senza rinunciare alla carica ritmica. Il crescendo rossiniano è tutto suo: "Nella Lodo'ska del 1796 ' secondo Calvi - comincia a farsi marcato lo stile proprio ed originale di Mayr. L'Ouverture ha il famoso crescendo che obbligava gli ascoltatori, la prima volta che l'udivano, ad alzarsi inavvertitamente dalla sedia ed a prorompere al suo fine in clamorosi applausi. Questo crescendo, che è conosciutissimo tra noi sotto il nome di crescendo rossiniano, perché Rossini amò introdurlo, direi quasi in ogni pezzo delle sue opere, fu da Mayr usato per la prima volta; e destò entusiasmo e grida, perché allora tutti lo dissero nuovo, nuovo. ' un crescendo che si direbbe precisamente alla rossiniana se fosse stato scritto vent'anni dopo". Dalla biografia di Calvi emerge una figura di Mayr in tutta la grandezza artistica e anche dal lato inedito umano e psicologico. Figura insigne ai tempi e che brillerebbe ancor oggi "se il compositore avesse avuto a tempo debito maggior cura della sua gloria e della migliore sua condizione". Questioni massoniche spinsero Mayr a preferire la tranquillità delle mura domestiche, stabilendo fissa dimora in Bergamo. Egli trascurò Parigi o Vienna che pure lo chiamavano a grandi incarichi. Rifiutò sempre posti prestigiosi di Accademie e Conservatori, per coltivare la scienza o l'arte musicale nella riservatezza di Bergamo, potente roccaforte cattolica, per minare alle radici una pratica religiosa che egli considerava, coerentemente colle dottrine di Weishaupt, irrimediabilmente decaduta. In tal modo si guadagnò "il rispetto e la venerazione dei massimi cultori dell'arte ai tempi suoi", ma perse l'occasione d'essere ricordato dopo la morte. Il libro di Calvi ha il merito di ripercorrere, in linguaggio completo e chiaro, tutta l'esteriorità d'una brillante carriera musicale, a cominciare dai primi passi; ha il demerito, aggravato dall'assenza di commenti critici della recente ristampa, di presentarci il lato ufficiale, nascondendoci quello significativo: proprio quello che è essenziale per comprenderne la musica, cioé il carattere rivoluzionario, politico e illuminato. Gli studiosi seri prendono ovviamente con le pinze le osservazioni superficiali e rassicuranti di Calvi.

Mayr nacque il 14 giugno 1763 in Mendorf, piccolo paese della Baviera, vicino a Ingolstadt. Calvi ci presenta il padre organista, che aveva avviato Mayr ai primi rudimenti della musica, sperando ch'egli potesse, a sua volta, suonare l'organo della parrocchia. L'interesse, nelle pagine seguenti, si sposta improvvisamente a Poschiavo e alla Valtellina, saltando tutti i rapporti con Weishaupt e l'Università di Ingolstadt. Quando Mayr cominciò a comporre al servizio dello stampatore poschiavino barone De Bassus, ebbe occasione di venire spesso a Morbegno, a Tirano o a Bormio e di offrire alle Chiese o ai centri valligiani i suoi servigi di musicista. A Poschiavo Mayr meditò di comporre il suo Verter, tratto dalla prima traduzione italiana a stampa del Werther di Goethe. L'opera è al solito contro i gesuiti. In particolare Mayr scrisse una Messa dell'Apparizione, che non è più identificabile: quella che è stata rieseguita nel 1999 per il Concerto tradizionale nella Basilica è stata scelta per l'organico, che certo s'adattava all'occasione e forse all'acustica della chiesa: la musica di quel pezzo appare semplice, ma di pregio: una creatura probabilmente non giovanile, che dimostra tuttavia le sue buone qualità . Fino ai venticinque anni, Mayr neppure sognava una carriera musicale folgorante e non sopravvalutava i talenti iniziali, che l'avrebbero poi catapultato nell'intricato mondo operistico. Calvi ovviamente non ci spiega il perché. A Poschiavo Mayr ebbe l'incarico dal De Bassus di portare i libri degli Illuminati di Baviera, messi al bando dalla Chiesa cattolica, segretamente a Venezia attraverso la Valtellina. A Morbegno e Sondrio resta un'interessante traccia di questi libri. Calvi censura gli anni giovanili e tace molti particolari interessanti, passa invece in rassegna con meticolosità certosina soprattutto gli anni successivi, quelli che il Maestro trascorse a Venezia, soffermandosi specie sugli Oratori del primo periodo, che considera capolavori della musica religiosa. Il loro significato è invece assai diverso. Nella Lodo'ska Mayr ebbe già modo di affinare un nuovo crescendo orchestrale e di introdurre novità drammatiche nel linguaggio musicale, che consistono in rimandi alla musica tedesca. I riferimenti precisi al primo matrimonio con Angiola Venturali, presentano in parallelo un lato inedito e umano. "A chi piacesse di contemplare la bell'anima di Mayr innamorata troverebbe - leggendo i suoi scritti - che egli era caldissimo di un amore più vivo e insieme il più puro, il più santo". Un amore che ispirava la musica: "Sì ' esclamava Mayr- tenera mia Angioletta! Sarà opera vostra se nell'avvenire cercherò di imitare la vostra virtù e la vostra rettitudine. Non abbandonatemi!". Il compositore ignorava che di lì a poco ella sarebbe morta, perché "soccombette a faticoso e infelice parto". Un mese dopo gli morì anche il figlio". Mayr per fuggire l'immenso dolore si rifugiò nell'incessante e "imperioso" lavoro che gli fece produrre nel 1798 Un avviso ai maritati, Lauso e Lidia e Adriano in Siria, composte in tempo incredibilmente breve. L'animo nobile del compositore e il suo genio lo condussero di successo in successo. Nominato Maestro di Cappella presso la Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, per raccomandazione di Ambrosioni, tipografo dell'illuminato De Bassus, egli rinunciò alla carica di Direttore del Teatro italiano di Vienna, e declinò, tra l'altro, l'invito di Napoleone a Parigi. I motivi della scelta sono ben diversi da quelli che il Calvi vuol farci credere: riguardavano invece la sua missione illuminata nella roccaforte cattolica. In Bergamo Mayr istituì , secondo l'insegnamento di Weishaupt e dell'illuminato Pestalozzi, le Lezioni caritatevoli, che accoglieranno anche Donizetti, il suo allievo prediletto. Mayr lo favorì in ogni modo, sostenendo economicamente le successive spese per gli studi a Bologna o i soggiorni a Roma e Napoli. La biografia di Calvi passa in rassegna gli altri successi mayriani, analizzando i motivi di tanta gloria, che risiedono tutti, principalmente, nella bellezza ed eleganza della musica, misto di equilibrio classico e di fervore romantico: echi di Haydn, Mozart e Beethoven con una cantabilità tutta italiana. Alle riconoscenze ufficiali Mayr sembra non dare eccessivo peso, preoccupato di esprimere e interpretare musicalmente, unico e prestigioso rappresentante, gusti e aspirazioni di un'epoca che porterà l'opera italiana a primeggiare in tutto il mondo.

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