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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)

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Andrea Luchesi, ritratto a Bonn
Andrea Luchesi (?), BeethovenHaus di Bonn
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Arlequin deserteur Audio : Andrea Luchesii(Mp3 67k)
brano tratto dal secondo Atto della musica di scena per la pantomima Arlequin deserteur - revisione di Luca Bianchini e Anna Trombetta - italianOpera ©

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Andrea Luchesi

per cominciare ...

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la "prassi" dell'anonimo
e la questione dei diritti d'autore

La società musicale del Settecento è ben diversa dalla nostra.
Bisogna considerare  che il musicista era soggetto allora  a condizione servile e che non era tutelato per i diritti d'autore.

Alcuni Maestri erano obbligati a scrivere musiche anonime, ad esempio il Maestro di Cappella. Il copista di musica, secondo la "prassi dell'anonimo", non scriveva mai il nome del Maestro di Cappella sulla copertina della partitura o delle parti. Di regola indicava il nome dell'autore della musica solo nei lavori di estranei o di compositori antichi.
Il Maestro di Cappella si riservava il diritto di variare la sua opera, che quindi non era definitiva se non dopo la sua morte e perciò era lasciata anonima. Questo vale per la Cappella di Bonn e per altre Cappelle della Germania, ma anche per l'Italia e altri Paesi d'Europa.
 
Il Maestro di Cappella poteva comporre altra musica, oltre a quella che gli imponeva il suo ufficio, ma allora, per essere pagato, era costretto a passarla sotto il nome di un altro. Altrimenti quella musica in più sarebbe rimasta anonima nell'archivio e non gli avrebbe fruttato nulla.

Tutti i musicisti ("autori reali") potevano vendere musiche originali a nobili, o ad altri colleghi musicisti ("autori legali"). Questa pratica era diffusa : migliaia di Sinfonie sono passate con questo sistema per tutta Europa. I nobili intestavano ai propri musicisti, alle loro dipendenza, composizioni d'altri autori. La falsa paternità non era immorale, serviva a celebrare la propria Casata con pezzi d'ottima fattura.

A quei tempi "i falsi in musica" erano oggetto di commercio legalmente tutelato.
Si incaricava un compositore di scrivere un nuovo lavoro e in cambio di soldi lui s'impegnava a non farne delle copie e a non rivendicarne la paternità. L'autore legale, ricevuta la partitura dal compositore, la ricopiava e faceva sparire l’originale. Da quel momento era tutta sua.

I veri autori ("autori reali") potevano vendere ad altri colleghi ("autori legali") musiche già scritte da loro in altre occasioni e non più utilizzate; oppure potevano intestarsi le musiche dei propri allievi, per aiutarli nella carriera; oppure potevano comporre un'Opera e cederla a terzi in cambio di soldi o di favori.

In molte Opere c'è solo qualche Aria dell'autore, il cui nome è segnato sul frontespizio: tutti gli altri pezzi sono di altri musicisti.

Può anche succedere che un compositore non abbia scritto quasi nessuno dei lavori che gli sono stati poi attribuiti.

Tutto ciò non scandalizzava allora e in prospettiva non deve scandalizzare noi neppure oggi, quando affrontiamo lo studio delle epoche passate.

Occorre ricostruire le paternità di lavori che sono stati attribuiti a compositori che per un motivo o per l'altro non li hanno scritti.
La storia della musica del Settecento va riconsiderata in toto per la questione della paternità.

Motivazioni extramusicali, politiche, sociali, economiche, religiose, hanno fatto grande l'uno o l'altro compositore a discapito di altri.

Luca Bianchini e Anna Trombetta

Il fondo Luchesi a Modena

Nel corso del Settecento le musiche della Cappella musicale di Bonn furono inventariate più volte, ad esempio nel 1723, dopo la morte del principe elettore Joseph Clemens, e nel 1766  da Ludwig van Beethoven senior. 

Dopo che il Kapellmeister Andrea Luchesi partì per Venezia nel maggio 1784, fu redatto un altro inventario su richiesta del principe Max Franz d’Austria. L’organista di corte Christian Gottlob Neefe, sotto il controllo del notaio Fries, catalogò il fondo musicale della Cappella Musicale di Bonn. Non tutta la musica presente allora a Bonn venne inventariata. L'elenco si limita ai lavori teatrali, strumentali e sacri a grande orchestra e anche a pezzi anonimi e di "differenti autori": vi era però molta altra musica a Bonn nel 1784 che non venne considerata.

Nei dieci anni di reggenza, Max Franz aggiunse all'archivio musicale di Bonn la sua biblioteca privata, la musica acquistata e quella prodotta (anonima) dal Kapellmeister Andrea Luchesi. Tutte queste composizioni fecero parte dell’archivio della Cappella musicale del principato di Colonia e Münster con sede a Bonn. 

Nel 1794 Max Franz dovette fuggire innanzi alle truppe rivoluzionarie francesi. Il fondo musicale di Bonn era proprietà del principato e l’intera raccolta avrebbe dovuto essere restituita.
Alla morte di Max Franz (1801) gli asburgo la trafugarono a Modena, perchè non passasse alla Prussia.
Il "fondo Lucchesi" di Modena è una parte dell'archivio di Bonn.

Le vicende dell’archivio, dalla partenza da Bonn nel settembre 1794 all'arrivo a Vienna il 13 settembre 1801, sono rocambolesche: una sessantina di pacchi vennero spediti via fiume da Bonn a Ruhrort e trasportati coi carri alla residenza dei Cavalieri Teutonici a Mergentheim. Per il pericolo dell'invasione francese furono suddivisi in tre parti, quella più consistente fu portata via terra a Vienna, un' altra spedita a Norimberga e poi a Praga, l'ultima inviata a Dresda.
Quando la minaccia francese s'estese alla capitale austriaca, il principe decise di riunire a Praga le tre parti della spedizione. Poi un contrordine stabilì che tutto l’archivio dovesse tornare a Mergentheim.
Il 13 settembre 1801, dopo la morte del principe Max Franz, i pacchi furono spediti a Vienna per non restituirli alla Prussia divenuta erede del principato di Colonia dopo la Restaurazione.

Il "fondo Luchesi" giunse da Vienna a Modena dopo il 1814.
Alla biblioteca estense ci sono solo una parte dei lavori dell'archivio di Bonn.
Sono stati manomessi alcuni frontespizi e copertine.

L'archivio catalogato da Neefe nel 1784 venne inviato in parte a Modena e gli Asburgo lo affidarono al Granduca Ferdinando.
Il "fondo Luchesi" fu individuato misteriosamente nel 1851.

Le sparizioni delle copertine e frontespizi suggeriscono la necessità di cancellare le tracce di  intestazioni "legali", cioè di false attribuzioni per salvaguardare la fama di Mozart e di Haydn.
La parte meno pericolosa dell’archivio bonnense è infatti rimasta a Vienna. Probabilmente dopo la fine della casa Asburgo venne smembrata tra la Biblioteca Nazionale e la Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. 

(tratto dagli scritti di Giorgio Taboga)

Bibliografia

Giorgio Taboga, Andrea Luchesi l'ora della verità, Ponzano Veneto (Treviso) 1994;
Giorgio Taboga, Andrea Luchesi e la cappella di Bonn, Restauri di Marca n.3;
C.Valder-Knechtges, Die weltliche Werke A.Luchesis, Merseburger 1984;
T.A. Henseler, Andrea Luchesi der letzte Bonner Kapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven, Bonn 1937.

 

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