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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)

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Andrea Luchesi (?), ritratto a Bonn
Andrea Luchesi (?), BeethovenHaus di Bonn
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background music sottofondo musicale
Arlequin deserteur Audio : Andrea Luchesii(Mp3 67k)
brano tratto dal secondo Atto della musica di scena per la pantomima Arlequin deserteur - revisione di Luca Bianchini e Anna Trombetta - italianOpera ©

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Andrea Luchesi

articoli di
Luca Bianchini e
Anna Trombetta

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Mozart, genio quasi sconosciuto alla sua stessa patria

Mayr conosceva la Jupiter e la citò letteralmente, in senso anticlericale, nelle Lamentazioni sacre, che solennizzavano le liturgie nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore a Bergamo.
"Mozart - scrive Mayr - fu "un grande genio Allemanno, quasi sconosciuto alla sua stessa patria, mentre vivea, le di cui produzioni drammatiche si resero note, e vennero apprezzate nel Paese ... soltanto dopo un corso di 30 anni. Mozart fu, se non il vero creatore, certamente quello, che formò lo stile armonico ... per via delle copie e della stampa delle sue opere drammatiche" (Rossini, scritto autografo di Mayr, 1821-22, Biblioteca Angelo Maj, Salone 9-6/1, Bergamo).
Per Mayr, Mozart non fu un "vero creatore" come lo fu il musicista Paër. Mozart, per lui, s'attenne pedissequamente al modello italiano che l'aveva preceduto.
I fanciulli prodigio sono un fenomeno che per il Bavarese non nasce senza scuola. Il classicismo viennese non può aver solo tre rappresentanti e tutte e tre geni sorti dal nulla, senza nessuno che li abbia anticipati e nessuno che li abbia adeguatamente seguiti:
"Non è difficile di provare che i talenti precoci non sono utili né all'arte, né all'individuo che la possiede; ma al contrario sono essi dannosi a l'una e l'altro" (Mayr, Zibaldone, p.70).
Dice ancora Mayr: "Il genio autentico è consacrato, non inebriato; è educato, non nato: infiammato dal sentimento, purificato dall'intelletto; dotato dalla natura, maturato dallo studio. Quel che si vocifera del genio cieco null'altro è se non favolosa leggenda. Nella musica, la sapienza acquisita ... non sa assolutamente nulla di spensierati allievi della natura, privi di arte e scuola" (Zibaldone, pp.110, 111).
Il mito della scuola viennese va ridimensionato e inserito nel giusto contesto dell'anacronismo politico degli illuminati, che vollero restaurare in epoca moderna l'età dell'oro perché predominasse Jupiter, cioè l'Aquila imperiale austriaca. Mayr si rese conto delle falsità di quei miti, costruiti a tavolino, ma preferì tacere: "Le finezze dell'arte non sempre si conoscono e gli intenditori preferiscono tacere, piuttosto che parlare apertamente e rovinare agli altri le gioie"
(Zibaldone, pp.126, 127).
Continuò a scriver musica egli stesso, col mezzo col quale s'eran distinti gli illuminati, che preferivano rubare le opere di ingegno ai monaci - si legge in una lettera - , piuttosto che lasciarle a quei "rozzi imbecilli". Supplì alla mancanza di melodia copiando da altri e riarmonizzando per mascherarla. Lo confessò candidamente.
Tenendo conto che per lui "pianta" significa maestro e "fiori" sono i pezzi musicali, "giardino" le proprie composizioni, "terre" le Nazioni musicali, egli scrisse: "Vo coltivando e trapiantando d'altre terre, ove s'incontrano [fiori] non di rado più freschi e coloriti, di bella forma e di soave fragranza" (Zibaldone, p.65), perché l'importante, in fin dei conti, è la gloria: "Vi dirò che spesso son del mio campo ed orticello i fiori, e spesso ancor trapiantati d'altronde, nel che poco diversa è la gloria, purché sian freschi e belli e pajano almeno" (Zibaldone, p.66).
A proposito di Mozart invece sentenziò nello Zibaldone che il Salisburghese è "uno solo nel suo Requiem" (Zibaldone, p.19). Il Requiem infatti è stato scritto a più mani, ma soprattutto da altri e non da Mozart! I frontespizi dei lavori di Modena vennero strappati. Il nome di "Luchese" compare nella partitura d'una Sinfonia conservata a Regensburg, che è significativamente anche nell'archivio di Modena, ma è stato cancellato da qualcuno, che vi ha sovrapposto la firma di Wolfgang Amadeus Mozart.

Luca Bianchini, Anna Trombetta

Bibliografia
Luca Bianchini e Anna Trombetta, Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001;
Mario Arturo Iannaccone, Storia segreta: Adam Weishaupt e gli illuminati, Sugarco edizioni, Milano 2005;
Giovanni Simone Mayr, Passi scelti dallo Zibaldone, Banca Popolare di Bergamo e Credito Varesino, 1992;
Giorgio Taboga, Andrea Luchesi l'ora della verità, Ponzano Veneto (Treviso) 1994;
Giorgio Taboga, Andrea Luchesi e la cappella di Bonn, Restauri di Marca n.3;
C.Valder-Knechtges, Die weltliche Werke A.Luchesis, Merseburger 1984;
T.A. Henseler, Andrea Luchesi der letzte Bonner Kapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven, Bonn 1937.

 

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