TESTO DEL LIED

"Egle ed Irene"
di anonimo

Irene:
Quanta pietà mi desta
L'infelice sorella,
Quale d'amor tempesta
Terribile, funesta
A lei serbata ha quella
Che nascere la vide ingrata stella,
Ma ... ecco, s'avanza...

Ahime! Destin crudele... Ah

Ah che tutto già sa Egle fedele.

Egle:
Dunque all'amato oggetto
Del caro affetto mio
Dar fra poco dovrò l'estremo addio?
Me sventurata; io sono
Da mille furie oppressa,
E in sì fiero martire
Altro scampo non v'è che nel morire.

Non posso, o Dio, resistere
Alla crudel sventura,
Sento che in me natura
E' vinta dal dolor.

Irene:
Germana!

Egle:
Addio!

Irene:
Ma dove i passi tuoi
Volgi da me?

Egle:
Nol so.

Irene:
Dirlo non vuoi!

Egle:
Chi saperlo desia?

Irene:
E' Irene, è quella
Che i più segreti voti
Conosce del tuo cor fida sorella.

Egle:
Ebbene... oh ciel!

Irene:
Ti spiega

Egle:
Sappia che parte Aminta,
E che senza il mio bene
Vivere non saprei. Aborro il giorno
Del mio natal; d'intorno
Non mi veggo che pene,
Ed il solo rimedio a tanti mali
E' il fuggir dalla vita e dai mortali.

Irene:
M'ascolta, non son questi pensieri
Degni di te, troppo funesti.

Deh! Conserva i giorni tuoi,
Egle amata al genitore,
Le sventure del tuo core
Raddolcire amor saprà.

Egle:
Consolare invan tu speri
Chi in sen nutre infausto affetto,
Non sperar che in questo petto
Torni ancor felicità.
Dammi l'estremo amplesso?

Irene:
No, che morir non dei?

Egle & Irene:
Placate, o sommi Dei,
La sorte mia crudel.

Egle:
Che insoffribile tormento

Irene:
Che terribile momento?


Egle & Irene:
Voi che amate, compiangete
Un'amica sì fedel.