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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Il Borgomastro di Saardam

Melodramma giocoso in 2 Atti
Libretto di Domenico Gilardoni su Mélesville, Duveyrier, Merle & de Boirie
Musica di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: 19 agost0 1827, Teatro del Fondo, Napoli

Personaggi

MARIETTA (Soprano)
PIETRO FLIMANN (Tenore)
PIETRO MIKAILOFF, ossia lo zar Pietro (Baritono)
IL BORGOMASTRO VAMBETT (Buffo)
CARLOTTA, sua figlia (Mezzosoprano)
TIMOTEO (Basso)
LEFORTE (Basso)
ALÌ MOAHMED (Tenore)

Armigeri del borgomastro, Soldati olandesi, Coro di falegnami e di contadine Scene : Saardam.

Interno di un locale addetto ai lavori de' calefati.
Scena prima Coro di falegnami, che perfezionano coi loro strumenti varii pezzi necessarii alla costruzione de' bastimenti. Fra questi si veggono lo Czar e Pietro Flimann. CORO Forza, o braccio, ai destri colpi, su, vigore al martellar. Per te, l'uom non ha spavento dell'instabile elemento; per te impavido il guerriero, va sul flutto a battagliar. Forza, o braccio, ai destri colpi, su vigore al martellar. Per te, l'onda più fremente, sfida intrepido il nocchiero; per te, scopre ignota gente, nuovi lidi, estranio mar. Forza, o braccio, ai destri colpi, su vigore a martellar. FLIMANN (che avrà cessato di lavorare contempla un ri tratto) Del sembiante e caro e vago, tu a me porgi ognor l'immago. CZAR Flimann?... Pietro?... Ehi? (accorgendosi del ritratto) Che!... un ritratto?... Ei sospira!... Oh, veli, che matto! FLIMANN (come sopra) Deh! consola il mio pensier. CZAR Bravo. Evviva il romanzier. (sorprendendolo) FLIMANN Perché tu non ami, deridi il mio stato, e un folle mi chiami, che senno non ha. Ma un giorno, se cadi nel laccio d'amore, allora il tuo core così non dirà.
CZAR
Oh! come t'inganni, se credi, che un giorno, provar tali affanni, quest'alma dovrà. Di cura più bella è servo già il core, né schiavo d'amore giammai diverrà.
FLIMANN Quel labbro... quel sorriso ...quel ciglio... quel suo viso ... CZAR Ma via, da me t'impara le donne a dispregiar. FLIMANN Quel piè... quel crine... Ah! tutto non v'ha chi a lei somiglia... CZAR La pippa, la bottiglia, e a monte il delirar. FLIMANN Più volte mi provai, ma vano fu il tentar. Se cerco, se chiedo novelli pensieri, non trovo, non vedo che quelli d'amor; riceve per loro soave ristoro quest'alma smarrita, l'oppresso mio cor. CZAR La gloria, il valore, del soglio, del regno, è il nobile ardore che brama il mio cor! Il petto m'accendi, o fiamma divina, e invitto a me rendi l'ardire, il valor.

Scena seconda Leforte e detti.
LEFORTE
Amici, il borgomastro or or trovai, e in tuon di disimpegno d'alto affare, m'impose che fintanto ei non venisse alcun di noi di qui non si partisse.
TUTTI
(con sorpresa e circondando Leforte) Non partir! ... Qui venir! ... Che vorrà! ... LEFORTE Chi lo sa ... TUTTI Ordinar!... di restar?... Che sarà? LEFORTE Non si sa!... TUTTI (Non trovo in me delitto, che paventar mi fa. In breve questo arcano che asconda ognun saprà.) CZAR (In breve questo arcano che asconda ognun saprà.) FLIMANN (Dal fiero mio periglio sottrarmi or chi potrà!) LEFORTE Sire, se non finiam questa commedia, (piano allo Czar) ho timor che inciampiamo in qualche imbroglio. CZAR Che imbroglio, che timor; seconda e taci. Caro Flimann, allegri. FLIMANN Amico, a dirti il ver, son quasi morto. Del borgomastro il cenno ...

CZAR
Ebben?... che temi? Sei forse reo?...
FLIMANN
Pur troppo ...
CZAR
Ih!… perché adori la sua pupilla?...
FLIMANN
Ah no... che v'ha di peggio! Io sono un disertore!
CZAR
Oh, corpo d'una bomba!
FLIMANN
Ti par ch'io tema a torto?
CZAR
Oh no!...
FLIMANN
Sì, è dessa; a me la guida amore.
CZAR
Ogni tema sparì nel disertore.
Scena terza
Marietta con un panierino, alla testa delle mogli de' falegnami, che portano pur anco de' cestelli, e detti. Ella, nel mentre gli artigiani si ristorano, dice a Flimann. MARIETTA Queste novelle frutta, ch'io stessa raccolsi, ora qui venni offrirti, o mio diletto, siccome pegno di un costante affetto. Il soave e bel contento di quest'alma or sì felice del mio labbro il vivo accento tutto esprimere non sa. Se i miei voti, il mio desire lieto accoglie il caro bene, fiano eterne le catene e d'amore e d'amistà. I tuoi frequenti palpiti, deh, frena, o core amante, or che tu vedi il tenero oggetto del tuo ardor. La fiamma tua vorace esprimerò col guardo, dirò mia bella face per te divampo ed ardo. Vedrò quel vago ciglio ch'amore e ardore addita, tutta mi ha già rapita pago sarai mio cor.
CZAR
Bella Marietta, a voi siam debitori di non veder più Flimann, poveretto! vaneggiar come un uom senza intelletto!
MARIETTA
Oh! assai più di buon'ora qui mi sarei recata, se il mio tutor non si fermava in casa, per un corrier che diegli dei dispacci, scartabellando tanti gran libracci.
FLIMANN
(Dispacci!... Ah!... gli avrà scritto il colonnello!) CZAR Or la cagion comprendo di non lasciar partir di qui nessuno, finch'ei non venga. MARIETTA Oh ciel! Dée qui recarsi?... Meschina me!... s'ei mi ritrova!... LEFORTE Arriva il borgomastro! MARIETTA Ah! Pietro, lascia ch'io fugga per di là. LEFORTE Son chiuse da quel lato le porte. MARIETTA Oh Dio!... come farò?... fra le compagne fa d'uopo che m'asconda... (si cela fra le contadine) CZAR (a Flimann) Coraggio, a te. FLIMANN Non troppo il cor ne abbonda.

Scena quarta
Vambett seguito dagli armigeri, e detti., tutti i falegnami ripigliano i loro lavori. Vambett, dopo di aver accennato agli armigeri di fermarsi all'ingresso, dice in tuono grave. VAMBETT Fate largo al borgomastro. Fermi tutti, ed attenzione, che un tantino d'ispezione fra voi deggio praticar. (poi volto ai falegnami che fan rumore) E così?... Non vi tacete?... Che significa quel chiasso? Se creanza non avete, posso farvela imparar. Ogni donna da quel lato, tutti gli uomini a sinistra, ch'io nel mezzo ed isolato, vo' l'incarico studiar. (cava un foglio di tasca, e si pone a legger fra sè) Da molto tempo trovasi in Saardam un incognito. Ed io come una bestia, l'ignoro, e non lo so. Lavora nella darsena, per nome Pietro chiamasi. E tutta questa storia successe, e nulla io so. Vegliatelo, guardatelo, non fate che allontanisi. L'affare è più che serio; lo veggo, e già lo so... Farò dunque in principio ... Che cosa?... Io non lo so ... Oh! che già va per aria la povera mia testa; il mio cervello fumica, la mente si offuscò!... Ma ho l'arte, ho la politica, e usando or quella, or questa, il forestiero incognito, alfine io troverò. (rimanendo al davanti della scena concentrato) (Eh, la cosa in se stessa ha del sottile. Esordiam.) Si rompa il muso altrove il femminile stuolo, e il maschio sesso qui restar dee solo. MARIETTA (Ah, potessi evitarlo!)

FLIMANN
(Or Marietta è sorpresa.) Nel sortire le donne, Vambett s'accorge di Marietta, ed afferrandola. MARIETTA Signor!... VAMBETT Chi miro?... Oh, stelle! E come?... la pupilla di un legale, fra i falegnami, e dentro un arsenale? MARIETTA Fu... VAMBETT Via di qua fraschetta. Marietta e le donne partono. VAMBETT Sì, parleremo a casa! Ehi, galantuomo, appressati. LEFORTE Son qua. VAMBETT Per certo affare mi dèi somministrare de' lumi. LEFORTE M'onorate! VAMBETT Io sempre un gran sospetto (prendendolo per mano, e conducendolo sul davanti della scena) ho avuto di que' due! (indicando Flimann e lo Czar) Tu, che ne dici? LEFORTE Quelli?(Avvertir potessi il mio sovrano!) VAMBETT E così?... LEFORTE Quelli?... VAMBETT Quelli, sì...

LEFORTE
Son due. Intanto vorrebbe avvertire Flimann e lo Czar. VAMBETT Il diavol che ti porti!… Che cos'è?… Tu sembri una tarantola! (nel volgersi dalla parte opposta si accorge che lo Czar e Flimann fanno de' gesti a Leforte) (Ah!... ho già capito!…fra quei tre v'è il Pietro… E già coperto…) Presto… ognun mi dica fra voi chi ha nome Pietro? CZAR Io. FLIMANN Io. CORO Io... Io... VAMBETT Eh!... Non più; basta. Un Pietro io voglio, e me ne piove una dozzina!... Chi è di Sardaam nativo? LEFORTE Tutti, eccetto me solo e quelli due. (indicando lo Czar e Flimann) VAMBETT Ma tu ti chiami?... LEFORTE Filiberto. VAMBETT Basta. (Or senza dubbio il Pietro scoprirò.) Tranne quei due, parta di qui ciascuno. (segue i falegnami sino all'ingresso) CZAR Leforte, gli artigiani arruola, e vedi se giunse il mio corriero. LEFORTE Ho inteso. VAMBETT Ehi, dico, che cos'è quel ciù ciù (che volgendosi li ha trovati uniti)

LEFORTE
Ecco. Men vado.
VAMBETT (Ah! ah! Questo complotto maggiormente conferma, che l'un di questi è il Pietro in questione!... Borgomastro, giudizio ed attenzione.) Lo Czar rimane da un lato, Flimann dall'altro Vambett nel mezzo che osserva i movimenti d'entrambi. FLIMANN (Come ha fisso in me lo sguardo! Sembra aver di me sol cura! Presso è già la mia sciagura! Giusto ciel! che mi avverrà!) CZAR (Ferma a guisa di lanterna, quella forma da stivale, col suo tuono magistrale quanto ridere mi fa.) VAMBETT Questo ride e non mi cura; quello guarda ed ha paura; ergo il Pietro è quell'amico, né v'è più difficoltà. Dimmi un po' dove sei nato? FLIMANN Nella Russia. VAMBETT Fermo qua. Dove fosti generato? ... FLIMANN Nella Russia. VAMBETT Pure là? ... Tu ti chiami? FLIMANN Pietro... VAMBETT Or taci. E tu? CZAR Pietro…

VAMBETT
Pietro pure?... E quant'è che in Sardaam sei?...
FLIMANN
Son quattr'anni.
VAMBETT
E tu?...
CZAR
Quattr'anni
VAMBETT
Ora crepo fra voi due. Certo scoppio in mezzo qua.
FLIMANN
(Più fortunato evento chi mai potea sperar!)
CZAR
(Perdut'ha già la bussola, non sa più navigar.) VAMBETT (Or per scoprir la trama occorre minacciar.) Orsu, signori miei... CZAR Ma via, signore, in pace, mi lasci per pietà. Son di Moscovia, mi chiamo Pietro, qui venni giovane, quattr'anni indietro; se mi desidera, se mi vorrà, nella gran bettola mi troverà. FLIMANN Ed io ritorno a dire l'istessa verità. Son di Moscovia ecc. VAMBETT Lasciate almen ch'io parli... CZAR Ma via, signore, in pace... VAMBETT Ma questa è inciviltà... FLIMANN Mi lasci, per pietà ...

VAMBETT
Io sol desidero...
CZAR
Son di Moscovia ...
VAMBETT
Quanto vi prego ...
FLIMANN
Mi chiamo Pietro ...
VAMBETT
Quanto vi supplico ...
CZAR
Qui venni giovane ...
VAMBETT
Ma non lo nego...
CZAR e FLIMANN
Se mi desidera, se mi vorrà, nella gran bettola mi troverà.
VAMBETT
Ah! chi le orecchie mi vuol prestar questo gran chiasso per sopportar? (lo Czar e Flimann sortono celermente) Il lido già credeva di toccare, e mi trovo di nuovo in alto mare! (fa per partire, e si ferma ad un tratto) Oh! che vedo! mia figlia? E cosa vuole?
Scena quinta
Vambett e Carlotta.
CARLOTTA
Oh!... alfin v'ho ritrovato! Un signore vi brama con premura. (indicando versof uori) Eccolo. (vedendolo arrivare)

Scena sesta
Alì travestito e detti.
CARLOTTA
É questi il borgomastro. (mostrandogli Vambett, partendo)
ALì
Grazie. Signore, a voi m'inchino.
VAMBETT
Mi sprofondo. In che mai posso servirvi? (appressandosi con circospezione)
ALì
Dirò; saper m'è d'uopo se in tal paese un giovane soggiorna, di falegname sotto abbiette spoglie.
VAMBETT
Moscovita?...
ALì
E di nome Pietro...
VAMBETT
Pietro!... Voi pur cercate un Pietro?... Oh! se sapeste, per trovarlo, poc'anzi, che ho passato.
ALì
E il ritrovaste?
VAMBETT Nulla ho ritrovato; uno però ne ho in vista, e quegli è desso. ALì Trovatelo! V'è il Turco che il brama seco! ... VAMBETT Il Turco? ALì Incaricato io son di tale affare! VAMBETT (Ah! ora capisco il fatto sì, sì... lo sciagurato per qualche cosa ha da essere impalato!)

ALì
Che dite?
VAMBETT Andiamo insieme alla taverna, che là lo troveremo. ALì Andiamo pure. VAMBETT Oggi il giorno è per me delle avventure. Partono. Interno di una taverna ingombra di scranni e tavole. In fondo un giardino, che ne dà l'ingresso.
Scena settima
Lo Czar e Flimann, saranno seduti vicini ad una tavola segregati dagli altri. I falegnami colle loro compagne in varii gruppi bevono e cantano il seguente coro. TUTTI Versiamo il liquor, beviamo. Tocchiamo il bicchier. Di evviva il cantier si faccia echeggiar. Del prence il valor cantiamo. La fede, l'amor, già impressa nel cor, torniamo a giurar. FLIMANN I tuoi precetti son pur belli e buoni; (alzandosi alquanto stizzito) ma, tel ripeto, amor non vuol ragioni. CZAR Cospetto!... Or dir ben posso che di te non vi fu, né v'ha pel mondo amator più impazzito e furibondo.
Scena ottava
Leforte e detti,- quindi tutti gli attori l'un dopo l'altro.
LEFORTE
Signore?
CZAR
Gli artigiani?... (alzandosi e conducendolo in disparte)

LEFORTE
Arruolati già sono.
CZAR
Ed il corrier?
LEFORTE
Non giunse ancora.
VAMBETT
A voi.
(ad Alì) Mostratevi con aria disinvolta...
FLIMANN
Ecco Vambett...
CZAR
Il segue un forestiero.
VAMBETT
É quegli... (indicando Flimann ad Alì)
ALì
Vi son grato! Sire... (sotto voce a Flimann essendosegli appressato) FLIMANN (sorpreso) Sire! Pietro Flimann mi chiamo. ALì Oh, perdonate... obbliava... che qui voi siete incognito. FLIMANN (Qual altro impiccio è questo!) VAMBETT (rimane sorpreso osservando gli amichevoli movimenti fra Alì e Flimann: Alì qui caverà un foglio) Inchini!... Bassa voce!... E carte ancora! CZAR (a Leforte) Che mai vorrà da Flimann!

LEFORTE
Non comprendo.
ALì
Tutto ciò che il Divano a voi propone, (presentando a Flimann un plico) questo plico contiene.
FLIMANN
(Divano!Al certo, imbroglio qui ci sta!) Porgete, che da me poi sarà letto; intanto mi potreste qui accennar il ristretto. (lo fa sedere alla tavola ove era prima collo Czar) VAMBETT (Più riverenze!... Eppur... corpo di Bacco... Bravo... così... far deggio ... FLIMANN Mikailoffe, Filiberto, venite ancora voi ... VAMBETT No, no, che vada ei solo... (trattenendo lo Czar) Tu meco resta qui... CZAR (Che seccatore!) VAMBETT Di quanti qui ne sono (prendendoselo a mano e conducendolo in disparte) nessun mi persuade; ond'io soltanto a te fidarmi voglio, per superare alfine un certo imbroglio. Dèi saper ch'io vado in traccia d'un incognito soggetto, e s'è vero un mio sospetto, mi dovresti confermar. CZAR Dite pur, che a cento braccia, grato sempre a tanto onore, schiuderò sincero il core, per potervi secondar.

VAMBETT
Di quel Flimann tuo compagno, dimmi il vero e proprio stato, patria, e nome, col casato, e che mai qui venne a far.
CZAR
Il quesito è imbarazzante, e di scioglierlo ho divieto; ma per voi non v'è segreto, e vi voglio soddisfar.
VAMBETT
(fra se) (Ah! ci siamo!)
CZAR
(Or più l'imbroglio.)
VAMBETT
Parla...
CZAR
In primo...
VAMBETT
Sotto voce
CZAR
Egli è un uomo ...
VAMBETT
E chi 'l contrasta?
CZAR
Piano... adagio... sa il mestiere...
VAMBETT
Son convinto ...
CZAR
Ma non basta... Mangia bene ...
VAMBETT
E a me che importa?
CZAR
Beve meglio.
VAMBETT
Mel figuro!

CZAR
Fa all'amore...
VAMBETT
E questo il so.
CZAR
Sempre dorme... fuma molto...
VAMBETT
Ma che c'entra tutto ciò?
CZAR Per servire a quel che segue ed a quel che vi dirò. VAMBETT Passa dunque adesso al sodo. CZAR Ecco... sembra un po' fanatico ... VAMBETT Ma battiamo proprio al chiodo ... CZAR Ha il cervello poi lunatico. VAMBETT E da capo! ... CZAR É ancor bisbetico, è frenetico ... VAMBETT Eh!... non più. T'ho capito! ... (Che volpone!) CZAR Che capiste? ... Dite su? VAMBETT Che un furfante!... che un birbante! Che una spia ancor sei tu. CZAR Ah, vecchiardo scimunito! Le parole ben misura! VAMBETT E che credi far paura!... Sì... un birbante... il torno a dir.

CZAR
Eh!... va al diavolo!... imbecille! (dandogli un pugno)
VAMBETT
A me un pugno!... quale ardir! (gridando) Gente! armigeri... accorrete!...
TUTTI
Che cos'è? (alzandosi e correndo a Vambett)
VAMBETT
Questo malnato un gran pugno m'ha vibrato, e l'offesa io vo' punir.
TUTTI (Qual trasporto sconsigliato, chi sa come andrà a finir!) VAMBETT Mani addosso a un borgomastro!... Dar percosse ad un dottore! Oh vergogna!... oh disonore! Mi congelo al sol pensier! (tranne lo Czar, tutti) Via, non più vi riscaldate; fu un errore passeggier! VAMBETT No, che ciarle affé non compro! Fu pensato l'attentato, né obliato invendicato può il mio torto rimaner. TUTTI Una testa senza logica, io non vidi al par di questa! Sembra barca che in tempesta priva sia del suo nocchier. VAMBETT Presto ceppi, corde, fruste, gabbie, pali; roghi, forche, presto un letto di locuste al colpevole offensor. TUTTI Ma sentite, riflettete, ponderate, e men furor.

In tal mentre arrivano in tutta fretta Marietta e Carlotta. MARIETTA Ah, signore!... CARLOTTA Ah, caro padre! VAMBETT Che v'avvenne? MARIETTA Se sapeste ... VAMBETT Ma che cosa?... CARLOTTA Se vedeste ... VAMBETT Presto... appresso... MARIETTA Armi ... fuoco... VAMBETT Via... parlate... CARLOTTA In ogni loco... MARIETTA e CARLOTTA Ah! che dirvelo, narrarlo... forza e lena io più non ho. VAMBETT Or bastono tutte due, ed il ver così saprò. MARIETTA Già s'inoltra della truppa! CARLOTTA De' soldati. TUTTI De' soldati!!! Qual scena è questa? Qual nuovo arcano? Già la mia testa girando va. Arriva un Uffiziale accompagnato da soldati, e porge un foglio a Vambett.

UFFIZIALE
É per voi, signor, tal foglio.
TUTTI
Reca un foglio!... che sarà? Mentre Vambett legge.
VAMBETT
Arrestate, capitano, quanti sian raccolti qua.
TUTTI
Ma signore!...
VAMBETT
Che signore! Mi si cerca imprigionato, un cert'uomo ch'ha ingaggiato quasi tutta la città. Onde allor che arresto ognuno, questo tal non fuggirà... E così?... non vi movete?... Capitan?... che fate là? L'Uffiziale si dirige verso Marietta.
VAMBETT
Pian... lasciate... Non è questa... L'Uffiziale si rivolge a Carlotta.
VAMBETT
Dove andate?... Nemmen quella... (indicando Alì) Qui costui...
ALì
Un inviato della porta rispettate. Vambett gli fa un inchino, e segna Flimann. VAMBETT No, colui... ALì Lo Czar è questi. VAMBETT Dunque quei... LEFORTE Lo Czar lasciate.

VAMBETT
Quanti Czarri!... Che inviato!... Non mi lascio infinocchiar! A voi, presto. Olà... (ai soldati) CARLOTTA, MARIETTA, ALì e LEFORTE Fermate. D'appressarvi non osate! Alla Russia/porta io vo soggetto; ed in breve il mostrerò. TUTTI Come in grembo d'un vulcano, volve ed erra il turbo ardente; tale incerto per la mente il pensier vagando va. La ragione si confonde, che risolvere non sa.

Scena prima
Veduta del porto e del cantiere. Lo Czar seguito da Alì. ALì Lo Czar adunque?... CZAR Io son… Ma un tal segreto non vo' che si palesi, infin ch'io rieda in seno al patrio impero… Quanto il Divan richiese, mi è grato secondar. L'arcano intanto, Flimann blandendo conservar dovete. Eccolo ei vien. Non date alcun sospetto. M'intendeste? ALì M'è legge un vostro detto. Lo Czar parte.
Scena seconda
Flimann in abito militare seguito da guardie ed Alì. ALì Viva ognor fra la gloria e lo splendore della Russia il sovrano imperadore. FLIMANN A tanto onor sarò mai sempre grato. (In qual mondo mi sia non so davver. Mi veggo trasformato in tali spoglie, e la ragion ne ignoro.)
Scena terza
Alì, Flimann e Marietta.
MARIETTA (Eccolo! Oh, come amore più bello me lo rende e caro al core!) FLIMANN É dessa. MARIETTA Al russo imperador mi prostro.

FLIMANN
Grazie. (Potessi mandar via costui.) Col suo legno, signore, partir io bramerei da qui a poch'ore.
ALì
(Ho compreso. Importuna è a lui la mia presenza.) Vado tutto a dispor per la partenza. (parte)
MARIETTA
Anch'io n'andrò.
FLIMANN
Ti ferma.
MARIETTA
(Ei mi ama ancor.)
FLIMANN
Veggiam se viene alcuno. (gira per la scena)
MARIETTA
(Che sarà mai!)
FLIMANN
T'appressa.
MARIETTA
(Il cor mi batte.)
FLIMANN
Mio bene, un rio destin vuol ch'io ti perda.
MARIETTA
(Che intesi!... Ahi, sventurata!)
FLIMANN
Non più vederti io deggio!...
MARIETTA
E come?...
FLIMANN
Mentre amore ai nostri voti arride, gli annulla un fato avverso, e ci divide. (gira per la scena onde osservare se vi fosse alcuno, quindi appressandosi a Marietta) Allor che tutto tace in grembo a un dolce obblio,

io sol, bell'idol mio, fra l'ombre partirò; e a te lasciando il core di qui m'involerò.
MARIETTA
(Un gelo per le vene mi corse a quell'addio! ... Lontan dall'idol mio Più pace non avrò; e a lui pensando ognora, nel duol mi struggerò.)
FLIMANN
Tu piangi?...
MARIETTA Ah! quella mano, lasciate almen che in pria... FLIMANN La mano!... MARIETTA Ad un sovrano?... FLIMANN T'inganna un tanto error. Mi trasse in tal figura un caso da romanzo!... Ma sappi, t'assicura, ch'io sono un disertor. MARIETTA Che ascolto! Oh, ciel! qual fulmine! Deh! non lasciarmi... FLIMANN Ah! pensa, che il fallo mio svelandosi qui morte incontrerò. MARIETTA Ed io la morte istessa, qui, teco affronterò! FLIMANN Non più. Vincesti, o cara!... MARIETTA Ebben?... FLIMANN Non partirò.

MARIETTA e FLIMANN
Da te lontana quest'alma amante, un solo istante giammai sarà. E fin di vita nell'ore estreme, un'urna insieme ci accoglierà. Partono.
Scena quarta
Vambett seguito da quattro armigeri.
VAMBETT
Prodi campioni!... Attenti, veh! correte, e tirate del porto le catene; dell'ammiraglio l'ordine v'ho detto. Andate. Gli armigeri partono.
Scena quinta Vambett e lo Czar.
CZAR
(Qui Vambett!)
VAMBETT
(in tuono) Oh, signorino! Per l'appunto di lei moveva in traccia. Dovete ritrovarvi in men d'un quarto d'ora in casa mia...
CZAR
Non occorr'altro.
VAMBETT
Addio. (parte)
CZAR
Aspettami, che vengo.

Scena sesta
Lo Czar e Leforte.
CZAR
Ebben?... fido Leforte!... gli artigiani?
LEFORTE Son pronti; e in rada un legno approderà d'un vostro cenno al segno. CZAR Fa d'uopo pria di tutto, rendere Alì d'un tal disegno instrutto. Ma, di', giunse il corriero? LEFORTE In questo istante. CZAR E quale di Mosca avesti nuova? LEFORTE Che ognuno a sé vi brama, e che solo i boiardi e gli strelizzi mormorando già vanno, che tai viaggi in nulla gioveranno. CZAR Vili!Qual folle ardir! Delitto tanto non fia che resti inulto! A un solo de' miei detti e de' miei sguardi cadranno gli strelizzi ed i boiardi. Va, e la nave, in un baleno, fa che approdi a questo lido, ond'io possa al popol fido, il sovrano ridonar. E la colpa, il tradimento, vendicare, fulminar! Leforte parte. VOCI DI DENTRO Viva ognor... CZAR Quai voci ascolto!... VOCI DI DENTRO Della Russia lo splendor. CZAR Fra gli onori e i plausi è accolto il supposto imperador.

Leforte indugia ancor... io stesso il troverò; e gloria, onor, valor al trono apporterò! Non più di barbara sull'emisfero per me la Russia il nome avrà; di allori cingersi vedrà il guerriero; ogni arte sorgere per me vedrà. Di questa immagine Il sol pensiero, mi guida in estasi, maggior mi fa. (parte)
Scena settima Marietta sola.
MARIETTA
Le promesse di Flimann, la sua giurata fede rasserenan quest'alma ma non le rendon la perduta calma. (rimane pensosa)
Scena ottava
Marietta e Vambett.
VAMBETT
Cara la mia pupilla!… E qui che fai?
MARIETTA
Piango il mio fato!
VAMBETT Eh!... lascia questo pianto, vorrei vederti una sol volta allegra. MARIETTA Non è possibil. VAMBETT Come? Mia figlia sposerà... MARIETTA Me ne compiaccio! VAMBETT E a nozze andrà pur anco una persona

MARIETTA
Chi mai?... (L'ho già capito!)
VAMBETT Un uom che conta, è ver, più d'un annetto, ma sano, rubicondo, floridetto... MARIETTA E chi brama sposar? (Sentiam che dice.) VAMBETT Una ragazza bella, snella, amabile, simpatica, garbata, a disastro comun, nel mondo nata. MARIETTA Non vi capisco troppo. VAMBETT Marietta, parlar chiaro alfin ti voglio, ma non andar in collera... MARIETTA Dite pure... VAMBETT Rimasto essendo incolume, sin da quando morì, salute a noi, la mia cara metà, donna Vittoria, di sempre infelicissima memoria, or sposarti vorrei, con tutto il core. MARIETTA Che mai dite, signor, siete in errore. Senza tanti complimenti, senza farvi più mistero, ecco in breve il mio pensiero; state attento ad ascoltar: se lo sposo non mi garba, se non quadra la mia mente, vel confido francamente, non mi voglio maritar. VAMBETT A quattr'occhi e in confidenza, senti bene figlia mia, che predice il Casamia sull'articolo Sposar: maschi pochi nasceranno, donne a mille sbucceranno; e se tu non ti provvedi, zitellina puoi restar. MARIETTA Non mi curo del futuro, ne avverrà quel che avverrà.

VAMBETT Ma se poi resti all'oscuro, più rimedio vi sarà. MARIETTA Chi pretende la mia mano, ei vi aspira al certo invano, se non offre in un compendio cento cose graziose... VAMBETT Sì?... E sentiamo. MARIETTA Per esempio: due gambette dritte e snelle... VAMBETT A che servon due stampelle? MARIETTA Poca pancia, vita stretta... VAMBETT Sarà sempre una paletta. MARIETTA Occhio vivo, un bel nasino, volto alquanto minutino. VAMBETT Questo è un vero scopettino! Dove mai lo puoi trovar? MARIETTA L'ho trovato e gli ho giurato già costanza e fedeltà. VAMBETT Insolentissima! Lingua di vipera, cotant'audacia punit'andrà. MARIETTA Io non so fingere, son così semplice: ciò ch'è nell'anima, sul labbro sta. VAMBETT Far un chiasso, un parapiglia non sarebbe civiltà, ma se l'ira prende foco un incendio si farà.

MARIETTA
Far dell'ira tanta prova, a che giova? di che sa? Non mai vince, sempre perde, colla verde vecchia età. Partono da' lati opposti.
Scena nona Flimann solo.
FLIMANN
Mi disse or or Carlotta, che il padre già decise farla moglie di Brown, e Marietta prender egli in consorte, e che le doppie nozze debbon succedere in quest'oggi istesso... Ahi!... che questo pensiero rende il mio stato ognor più atroce e fiero.
Scena ultima
Flimann, lo Czar,- e quindi tutti gli attori un dopo l'altro.
CZAR Qual colpo! giusto ciel! Son tratte al suolo del porto le catene! Come, adunque, fuggire da queste arene? FLIMANN M'inganno? Mikailoff?a ché sì mesto? CZAR Partir vorrei, ne ciò mi vien concesso! FLIMANN Gente s'appressa. CZAR Inopportuno arrivo... Marietta e Carlotta alla testa dei falegnami, e Vambett in mezzo a Leforte ed A lì vestito da ambasciatore. LEFORTE Eccolo. (indicando lo Czar a Vambett) ALì É quegli. (come sopra)

VAMBETT
(Un nuovo scoprimento! Se durasse anche un po' questo accidente io pazzo diverrei sicuramente.) (volto allo Czar) Di tutto essendo a giorno, di Saardam l'ammiraglio fra poco ei qui verrà, onde far imbarcare, con quanta gente occorre vostra maestà!...
TUTTI
Maestà! ...
CZAR
Sì, amici, alfin mirate, (aprendo l'abito e mostrando i suoi distintivi) quell'io mi son, che sulla Russia impera. FLIMANN e MARIETTA Signor... CZAR V’intendo. Amor vi avvinse un giorno consorti or io vi annoderò. Dell'armi il fallo a te perdono, e già delle mie navi il duce sei. MARIETTA e FLIMANN Me felice! VAMBETT Ma... sire... io... non... CZAR Tacete. Non vi amò Marietta, e lo sapete. MARIETTA Nel tuo seno, O sposo amato, io godrò felici istanti, e le pene del passato il tuo amor compenserà. Tu passando al fianco mio, sempre fido a me, la vita la farai vié più gradita, più soave a te sarà. CORO Ogni pena è omai finita; lieto ognun giubilerà.

MARIETTA
É tale il dolce incanto che porge a me l 'idea d'aver per sempre accanto un ben ch'io già perdea, ch'in estasi soave quest'anima rapita, dimentica la vita e si trasporta in ciel.
CORO
Dopo procella e turbine ritorna il ciel sereno, alfin di gioia in seno veggo a brillarvi il cor.

FINE

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