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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Maria de Rudenz

(Melodramma tragico) in 3 Atti di Salvatore Cammarano è stata eseguita il 30 gennaio del 1838 a Venezia (Teatro la Fenice)

Personaggi

Maria di Rudenz (Soprano); Matilde di Wolf, sua cugina (Soprano); Corrado Waldorf (Baritono); Enrico, creduto suo fratello (Tenore); Rambaldo, parente della famiglia Rudenz (Basso); un cancelliere (Tenore); dame, cavalieri, paggi, armigeri e vassalli di Rudenz

PARTE PRIMA

IL TESTAMENTO

Sala d'un ostello. A traverso delle spaziose invetriate
scorgesi parte dell'eremo d'Arau, presso l'Aar, e sull'altra
sponda del fiume il castello di Rudenz. Spunta il giorno.
Odesi un lontano cantico religioso.

Scena prima Coro.

CORO
Laude all'eterno Amor primiero,
fonte di luce, somma virtù,
che disse appena in suo pensiero
il mondo sia e il mondo fu.
Te dei celesti cantan le schiere
santo dei santi, e re dei re.
Il tuono, i venti, il mar, le sfere,
la terra e il cielo parlan di te.

Scena seconda
Corrado.

CORRADO
(apre un verone, e guarda con ansietà sulla strada
che conduce all'ostello)
Egli ancora non giunge, e tu m'attendi,
adorata Matilde,
spirto sceso dai cieli a consolarmi!...
L'ire placar del mio
destin perverso a te concesse Iddio!
Ah! non avea più lagrime
il ciglio inaridito,
mancò la speme all'anima,
la pace al cor ferito...
Il ciel di fosco ammanto
per me si circondò.
Valle d'amaro pianto
la terra mi sembrò.
Ti vidi, o cara, e in estasi
d'amor che l'alma invase.
M'ami? ti dissi, e tacito
il labbro tuo rimase,
ma il guardo lusinghiero
mi favellò d'amor...
Ah! l'universo intero
mi parve un riso allor!

Scena terza
Enrico e detto.

ENRICO
Fratello!...

CORRADO
Enrico!...

Abbracciandosi l'un l'altro con tutta la tenerezza
fraterna.

ENRICO
Appena
il foglio tuo mi giunse,
volai dal campo ad abbracciarti... Un lustro
volge che più non ti rividi!

CORRADO
Oh, quante
il viver mio turbaro
procellose vicende!

ENRICO
Qui la fama
rapitor di Maria ti disse.

CORRADO
Il vero
disse. La chiesi al padre: ah! pria, l'altero
conte rispose, pria svenarla.

ENRICO
Ed essa?...

CORRADO
Meco fuggì... L'italo suol ne accolse...
O veneta laguna,
stupor del mondo, ed incantato specchio
del tuo ciel di zaffiro, me felice
vedesti!... Ahi, breve sogno
furo i contenti miei!

ENRICO
Come!

CORRADO
Tradito
dall'infedel

ENRICO
Che sento!...

CORRADO
Era vestito
di fosca notte il mondo, e la spergiura
calar vidi furtiva entro il solingo
domestico giardin... Lo crederesti?
Ivi un uom l'attendea!

ENRICO
Cielo! E che festi?

CORRADO
Nel cor segreto divorai lo sdegno...
Sul Tebro la condussi, ed ambo scesi a
visitar le catacombe...
(reprimendosi come inorridito)

ENRICO
Oh! segui.

CORRADO
Nel sotterraneo labirinto arcano
di quell'orride volte: a morte in braccio
qui sei, le dissi; e rinfacciai l'iniqua
del turpe inganno. Mendicata scusa
ella movea, che dal terrore a mezzo
fu tronca: svenne...

ENRICO
E tu?

CORRADO
Viva sepolta
l'abbandonai.

ENRICO
Gelo d'orrori

CORRADO
Ma colta
l'anima mia da subito rimorso
la guida rintracciai, che secondato
il mio disegno avea. Premio novello
d'oro gli porsi, e giuramento ottenni
ch'egli a morte la vittima ritolta
avrebbe.

ENRICO
Quindi!

CORRADO
La romana piaggia
lasciai. Di terra in terra
vagando ognor sotto mentiti nomi,
onde di me colei
smarrisse ogn'orma.

ENRICO
Sventurato! Eppure
di tua letizia in seno
tu m'appellasti!

CORRADO
Ed or son lieto appieno,
di mie sciagure un angelo
consolator trovai,
qui del passato immemore
un'altra volta amai...
Torna, sì torna a splendere
de' giorni miei la stella!
Sarà mia sposa l'orfana
di Wolff.

ENRICO
(Oh, colpo!) Ed ella t'ama?...

CORRADO
Quant'io l'adoro.

ENRICO
(Matilde!... Oh, rio martir!...
io l'ho perduta!... io moro...
moro, e nol posso dir!)

CORRADO
Ah! non esprime il detto
l'ardor che in noi s'apprese!
Così potente affetto
non mai due cori accese!
Il suo pensiero è il mio...
Abbiamo un sol desìo...
Vivo per lei soltanto,
ella respira in me.

ENRICO
(Chi mai, chi fu serbato
a più crudel tormento!..
Il core ho lacerato
da cento colpi, e cento!...
Ed, ahi! qual man brandisce
L'acciar che mi ferisce!...
Per consumarla in pianto
la vita il ciel mi die'!)

CORRADO
Andiamo... in quel soggiorno
(accenando il castello di Rudenz)
essa mi attende.

ENRICO
In quello!...

CORRADO
Matilde al nuovo giorno
signora è del castello,
del padre di Maria tal
fu la legge estrema...
Ah! non tardiam la mia
felicità suprema...
Donna, fia tolto il velo
che mi nascose a te,
quindi all'altare...

ENRICO
(Oh, cielo!)

CORRADO
Vieni...

ENRICO
(Son fuor di me!..)

CORRADO
Fratello!... Enrico! Abbracciami,
dividi il mio contento...
Ah! tu non puoi comprendere
il ben d'un tal momento!...
Già col desio d'amore,
vola a Matilde il core...
Tutto il piacere io godo
che Dio pel ciel creò!

ENRICO
Appien comprendo il giubilo
di tua beata sorte!...
Divido teco i palpiti,
invidio a tue ritorte:
(Son troppo sventurato...
m'astringe orrendo fato
a maledir quel nodo
che Dio tra noi formò!)

Partono.

Galleria nel castello di Rudenz: molte porte laterali, ed
una in fondo, di cui la cortina è abbassata: sopra una
parete il ritratto dell'ultimo conte di Rudenz.

Scena quarta
Rambaldo, indi Maria.

RAMBALDO
(si avanza mestamente)
Surse il giorno fatal, né di Maria
novella giunge! Ah, non mentì la voce
che in Roma estinta la dicea!...
(il corso dei suoi pensieri è interrotto da un suono
di pianto; volgesi e resta colpito vivamente nel vedere
una donna prostrata innanzi al ritratto, ed aspersa
di amarissime lagrime)
Chi piange
innanzi a quell'imago
del mio spento signor? Donna, la fronte
solleva. Che!...

MARIA
T'acqueta...
non appellarmi. Per la via segreta,
che sotterranea del castello aggiunge
ogni recesso, io qui traea. Si taccia
un nome d'onta ricoperto. Ahi, padre!
Il tuo rigor dischiuse
a me un abisso, a te l'avello!

RAMBALDO
Ingiusto
il tuo rigor non fu! Vive Corrado
a se medesmo ignoto:
egli nacque da tal, che morte infame
sul patibolo avea.

MARIA
Cielo!... E fia vero!...

RAMBALDO
L'orribile mistero
presso a morir mi disvelava il conte.
Ma dimmi, ov'è colui? Dopo la notte
che messaggier del padre m'accoglievi
nel veneto giardino, ambo spariste!

MARIA
La mia crudel ferita
perché ricerchi? Ahi, notte!
Cagion tremenda, o forse
pretesto vil d'atrocità sì nera,
che in rimembrarla ancor di morte il gelo
tutta m'agghiaccia!... Un velo
(presa da raccapriccio)
sovr'essa... un velo. Abbandonata io fui,
e del barbaro invan cercai sinora
investigar le ascose
tracce!

RAMBALDO
Ancora
in tempo riedi. Un cenno
del padre tuo...

MARIA
Ne corse
la fama.

RAMBALDO
Giunge di Matilde in breve
lo sposo...

MARIA
E giunga. Me desio non tragge
di terrena grandezza.
Nel domestico tempio a gemer vengo
sul paterno sepolcro, indi m'aspetta
il convento d'Arau.

RAMBALDO
Ciel!... Che dicesti!...
E vuoi fra quelle mura?...

MARIA
La vergogna celar di mia... sciagura.
Sì, del chiostro penitente
cingerò per sempre il velo:
del mio cor la smania ardente
può calmar soltanto il cielo.
Chiederò gemente a Dio
il perdono dell'error...
Sarà tutto il viver mio
un sol pianto di dolor.

Odesi lieta musica.

RAMBALDO
Vien lo sposo!...

MARIA
Dell'Eterno
splenda un riso a questi nodi.
Ove giace il fral paterno
io mi traggo, e poscia... m'odi:
quando avrà la notte oscura
la sua veste in ciel spiegata,
del convento fra le mura,
vieni a trarmi inosservata.
(per partire)

RAMBALDO
Deh! ti cangia... Deh! m'ascolta...

MARIA
(con tono risoluto)
Non conosci ancor Maria?

RAMBALDO
E vivrai colà sepolta
la tua vita?

MARIA
Oh, breve fia.
Se quel crudo rivedrai
che l'avello m'apprestò:
ella è spenta, gli dirai,
ma fedele a te spirò.
Sulla mia tomba gelida
tardi, ed invan pietoso,
nel suo rimorso a piangere
egli verrà talor...
Al suono di quei gemiti
dall'ultimo riposo
fian deste le mie ceneri,
e sentiranno amor!

RAMBALDO
Ove ti tragge, o misera,
un forsennato amor?
(Maria parte)
Qui de' vassalli move
la schiera. Oh, come lenta
procede! Oh, come lo girar degli occhi
è grave! Mal diresti
esser festiva la cagion
che aduna tal gente!

Scena quinta
La galleria si riempie di armigeri e vassalli di Rudenz.

CORO
Innanzi a sconosciuto sire
chinar dovrem le fronti?

RAMBALDO
Ah! sì: de' nostri conti
tutta mancò la stirpe.

CORO
Dunque spenta è Maria?

RAMBALDO
Voi lo diceste.

CORO
Oh, certezza fatal!

RAMBALDO
(Spenta pur troppo
è l'infelice al mondo.
Sta nel volto a ciascun dolor profondo!)

CORO
Ah! che di pianto è questo,
non è di gioia il dì!
Orrido vel funesto
il sol per noi coprì!
In sen del freddo avello
anche Maria dimora!
L'ultima speme ancora
la morte a noi rapì!...
Ah! che di pianto è questo,
non è di gioia il dì!

RAMBALDO
Giunge il signor novello,
pianger nessuno ardisca...
Si taccia, e s'obbedisca...
Volle il destin così!

CORO
Orrido vel funesto
il sol per noi coprì!

Scena sesta
Matilde circondata da' suoi paggi va incontro a
Corrado, che si avanza seguito da Enrico.

CORRADO
Matilde...

MATILDE
(Chi vegg'io!)
(riconoscendo Enrico)

RAMBALDO e CORO
(Corrado!..)

Rambaldo si allontana inosservato.

ENRICO
(Ah! sembra
celeste immago agli occhi miei!..)

CORRADO
Felice
oltre ogni dir son io!
Quanto per me rinserra
di più caro la terra
mi sta dappresso! Mio fratello è questi.
(presentandolo a Matilde)

MATILDE
Egli!... Enrico! Tu dunque sei?...

CORRADO
Corrado Waldorff. Una possente
ragion m'astrinse di celar sinora
qual fossi. A te, Matilde
(ad Enrico)
non era ignota!

ENRICO
Da tremenda pugna
reduce la mia schiera,
dimorò nel villaggio, in cui romiti
giorni traea Matilde. Il suo pensiero
allor fuggìa del basso mondo!

MATILDE
E vero...
Allor non m'appellava ad altre sorti
del conte il cenno estremo.

CORRADO
Ogn'uom lo ascolti.

IL CANCELLIERE DEL CASTELLO
(leggendo ad alta voce il testamento)
"Del retaggio avito
è l'arbitra Maria.
A lei Matilde raccomando, e sia
primo de' suoi doveri
secondarne la brama, e qual s'addice
a patrizia donzella, e mia nepote,
locarla nobilmente
d'Arau nel chiostro. Pur, se volge l'anno
e mia figlia non riede,
scelga uno sposo, e del mio stato erede
Matilde investo. Il conte
Piero de Rudenz."

CORRADO
Oggi
compie l'anno prefisso.

CORO
(Ahi, dura legge!..)

ENRICO
(Ho sotto il piè l'abisso!)

MATILDE
Di Matilde lo sposo adorato
in Corrado ciascuno rimiri.

CORRADO
Ah! giungesti momento beato
che affrettai con sì lunghi sospiri!

ENRICO
(Io mi perdo!... Fatal gelosia
le mie luci ricopre d'un vel!..)

MATILDE
Al signor che vi dono giurate,
o vassalli, obbedienza e rispetto.

CORRADO
Com'io giuro, e voi tutti ascoltate,
la mia fede, il mio tenero affetto...

Scena settima
Apresi la porta in fondo; comparisce Maria, seguita da
Rambaldo.

MARIA
Empio, cessa, che t'ode Maria.
Sorpresa generale.

CORRADO
Non vaneggio!...

ENRICO e CORO
Maria!...

MATILDE
Giusto ciel!

Maria si avanza gettando sopra Matilde un terribile
sguardo: quindi si volge a Corrado in tuono d'ira
concentrata.

MARIA
Chiuse al di per te le ciglia
qui deserto il genitore!
E tradirne qui la figlia
tu volevi, atroce core!
Né l'Eterno ancor punisce
l'alma rea che tanto ardisce?...
Pena forse Iddio non trova
che pareggi il tuo fallir.

CORRADO
Se di Dio la man suprema
a punirmi ho provocata,
già mi coglie pena estrema,
rivederti, o sciagurata.
Ma talvolta un fine arcano
tien sospesa quella mano!
Se non fosse, al mio
cospetto ti dovrebbe incenerir.

ENRICO
(Io son pari ad uom cui scende
già la scure sulla testa,
ed un grido, un cenno intende
che di morte il colpo arresta!
Ah! ne' palpiti che provo
al mio duol conforto io trovo!...
Ed un raggio di speranza
mi colora l'avvenir!)

MATILDE
(Quello sguardo, e quello sdegno
ah! mi fe rabbrividir!)

RAMBALDO
(È sprezzato il giogo indegno!...
A noi riede il primo ardir!)

CORO
Maria, di fidi sudditi
ricevi or tu l'omaggio,
e tremi il temerario
che farti osasse oltraggio!

MARIA
Udisti? Or va, mi libera
di tua presenza omai...
furo da te quest'aure
contaminate assai!
Te poi, modesta vergine,
(traendola al suo fianco)
aspetta il sacro velo:
restar non puoi fra gli uomini,
cosa tu sei del cielo!

ENRICO
(fremente a Maria)
Donna!...

CORRADO
E schernirla, o perfida,
(scagliandosi per riprenderla)
osi?... Matilde è mia...

CORO
Che ardisci!...

MARIA
Allontanatelo...
Respinto a forza ei sia...

MATILDE
Cedi...

ENRICO
Per poco almeno...

CORO
Esci...

MATILDE
Ho la morte in cor!...
(come in atto di svenire)

ENRICO
(Cielo!..)

MARIA
Io trionfo appieno!...

CORRADO
Son ebbro di furor!...

MARIA
Il tuo core a me togliesti,
tolgo a te la donna amata...
Infelice mi volesti?
Io lo son... ma vendicata.
Va, se il ciel che a te contrasta,
se a dividervi non basta,
sorgerà tra voi l'inferno...
E l'inferno è tutto in me!

CORRADO
Godi pur... godrai per poco!...
La tua gioia è fuggitiva,
stolta! Apprendi che il mio foco
per ostacoli si avviva.
Riedo in breve, riedo in armi
la mia sposa a ripigliarmi...
e vedrem se poi l'inferno,
se può il ciel negarla a me.

ENRICO
(Fra la speme ed il timore
ardo e gelo in un momento!...
Del fratello a questo core
quasi è gioia il rio tormento!...
Ahi! qual era, più non sono!...
Non m'intendo!... Non ragiono!...
Altro amor, l'amor fraterno
ha pur troppo estinto in me!)

MATILDE
Mi separa, ed in eterno,
o Corrado, il ciel da te!...

RAMBALDO e CORO
T'allontana... ed in eterno,
se la vita è cara a te.

Respingono Corrado, che parte trascinato da Enrico.
Maria tragge seco Matilde dal lato opposto.

PARTE SECONDA

UN DELITTO

Sala del castello, la cui volta è sostenuta da grosse
colonne; due entrate laterali ed una porta in prospetto,
tutto spirante tristezza.

Scena prima
Maria, da una porta laterale, Rambaldo dal fondo.

MARIA
Ebben, colei?...

RAMBALDO
Tuttora
la stessa! Tace nel suo duolo immersa,
e piange.

MARIA
Udì l'irrevocabil cenno?
Il cenno di Maria?

RAMBALDO
L'udì.

MARIA
Che mai
risponde?

RAMBALDO
Piange.

MARIA
Un lustro io piansi! Ormai
fremo soltanto! Va, qui traggi Enrico;
ed il geloso incarco
d'assecurar gli spaldi, ed ogni varco
del castello, rammenta. il sai, fu vista
gente in armi dappresso!
(Rambaldo esce per una porta laterale)
Avvi Corrado istesso
certo fra quella!... Ma la preda invano
si tenterà strapparmi.

Scena seconda
Enrico e detta.

MARIA
T'avanza. Favellarmi
chiedesti, Enrico: parla,
che ti guida?

ENRICO
Pietà dell'infelice
Matilde.

MARIA
Io servo alla paterna legge.

ENRICO
Ed osi un cenno ricordar, Maria,
che pervertisti, e che annullato fia
in breve dal senato?

MARIA
Ma tardi! L'ombre sorgeranno, tratta
Matilde a viva forza
sarà nel vicin chiostro.

ENRICO
Il rio disegno
non compirai... La vittima strappata
presso all'ara ti fio, dinanzi al nume,
di crudeltà nemico...

MARIA
E chi tanto ardirà? Corrado?

ENRICO
Enrico.
Sappilo, in core avvampo,
mi struggo per Matilde...
Se morir cento volte in sua difesa
potessi, cento volte
morrei, benedicendo
il mio destin.

MARIA
Che intendo!
L'ami?...

ENRICO
D'immenso amor.

MARIA
L'ami, e la cedi
al tuo rivale?

ENRICO
Al mio fratello. Io vidi
Matilde, allor che orbata
d'ambo i parenti, e derelitta in terra
volgea lo sguardo al cielo... E il ciel sembrava
di sua beltade innamorato! Il core
ne chiesi... indarno! Piansi... al pianger mio
ella rispose!... La pietà sovente
è foriera d'amor! Squillò repente
la tromba... Io mossi al campo... e venne meco
dolce lusinga!... Un fulmine colpito
m'avesse, pria che intender da Matilde
riamato il fratel!... D'ogni conforto,
d'ogni speranza privo
tremenda vita a lui dappresso io vivo!
Talor nel mio delirio
non veggio che il rivale...
E corre involontaria
la destra sul pugnale...
Ed un pensier terribile
vien dall'inferno a me!
Inorridita l'anima
rifugge a tanto eccesso!...
Ah! son dannato a fremere!...
Ad abborrir me stesso!...
Donna, compiangi un misero
che soffre più di te!

MARIA
(in tono misterioso)
Tal segreto in petto io celo,
da temprar la tua sciagura.

ENRICO
Che di' tu!...

MARIA
S'io lo rivelo,
senza offender la natura,
stringer puoi l'ambita mano
di colei che sì t'accese.

ENRICO
Ah! fia ver!...

MARIA
Ma il grave arcano
far non posso ad uom palese,
ove pria l'infido amante
non ritorni al mio cospetto.

ENRICO
Ei mi segue... In breve istante
io condurlo a te prometto...

MARIA
Riveder potrò l'ingrato!...
Rivederlo!... In breve!...

ENRICO
Ah! sì.
Ma l'arcan?

MARIA
Ti fia svelato:

ENRICO
Quando?

MARIA
Quando? Al nuovo di.

ENRICO
Tu la speme in me ritorni!...
Tu la vita in me ridesti!...
La parola che dicesti
dalla tomba mi chiamò!
Come all'angel de' miei giorni
grato sempre il cor ti fia,
se Matilde sarà mia...
se di gioia non morrò.

MARIA
Va... che tardi?... A me l'invia...
(Ove son!... Che mai farò!..)
(Enrico parte)
Olà!
(compariscono alcuni armigeri)
Corrado a me venir si lasci.
(gli armigeri escono. Ella or passeggia a rapidi
passi, or s'arresta in balìa della più viva agitazione)
Che fu!... Son io!... Me stessa
in me non trovo! Il senno fugge, il core
palpita più frequente!...
Ogni stilla di sangue è fiamma ardente!
Questa piena d'affetti e di pensieri
calmar si cerchi...
(siede)
De' bollenti spirti
(dopo lunga pausa, ed alzandosi)
scemò la possa... non è ver! Più lieve
saria frenar de' venti,
della folgore il corso!
Amor, vendetta, gelosia, furore:
chi vincerà?... Corrado!
(vedendolo sopraggiungere, e con accento
passionato)
Ha vinto amore!

Scena terza
Corrado e detta.

Corrado giunto innanzi a Maria s'arresta in silenzio,
guatandola terribilmente.

MARIA
Quel fero sguardo nel pensier mi sveglia
le caverne di Roma! Oh, quale ingiusto
furor geloso t'avvampò! Scolparmi
e deggio, e posso.

CORRADO
Inutil cura e tarda!
Per te non vengo.

MARIA
(reprimendosi)
Intesi!
Di lei favellerò. Colà Matilde
(accennando la porta in fondo)
aspetta i cenni miei! Sposa del nume,
o d'un mortale andrà, che più la merta,
né men l'ama di te.

CORRADO
(con ischerno)
Questo mortale
nomasi?...

MARIA
Enrico.

CORRADO
Mio fratel!

MARIA
No, tale
egli non è.

CORRADO
Deliri!

MARIA
Odi, proscritto
in un co' suoi congiunti, Ugo di Berna,
il pargoletto figlio,
che mal regger potea nell'aspro esiglio,
lasciò partendo alla pietosa cura
d'un amico fedel: questi sua prole
creder fece il bambin: ma presso a morte,
e già corsi due lustri,
l'arcan dischiuse al padre mio, lasciando
secure prove, onde potesse un giorno
Ugo suo figlio ravvisar.

CORRADO
Finisci.
(con orrenda ansietà)

MARIA
Ma, ben lo sai, di vili, atroci colpe
costui macchiato, sul germano lido
fu spento dal carnefice.

CORRADO
Quel figlio
d'Ugo?

MARIA
Tu sei.

CORRADO
Mio padre
un assassin!

MARIA
T'accheta...

CORRADO
Orrido gelo
mi ricerca ogni fibra!

MARIA
Eterno velo
covra l'arcan: distrutte
ne fian da me le prove.
Sempre lo stesso innanzi al mondo, ah! riedi
pur con Maria qual fosti.

CORRADO
Che?

MARIA
Rimembra, infedel, quanto mi costi!
Fonte d'amare lagrime
apristi agli occhi miei...
La fama, il padre, ahi, misera!
per te crudel perdei...
Pur non t'abborro, e supplice
alle tue piante io cado...
Tutto m'hai tolto... Ah! rendimi,
rendimi almen Corrado...
e come il ciel s'adora,
giuro adorarti ognor.

CORRADO
(Ah! chi sopisce l'odio,
chi l'ire in sen mi smorza?
Qual mai potere insolito
a lagrimar mi sforza!
Quell'angoscioso gemito
le vie del cor mi tenta!
Provo un arcano palpito
che un'altra età rammenta!...
Così l'intesi allora
che m'arse il primo amor!)
(commosso all'estremo, fa un rapido movimento
per uscire. Maria lo ritiene per la destra)

MARIA
Parti?...

CORRADO
(Orribili momenti!..)

MARIA
E pietà di me non senti?...

CORRADO
Sol pietà...

MARIA
Colei mi priva
d'altro affetto!... E questa mano?...

CORRADO
Fia...

MARIA
Non dirlo. Sin ch'io viva,
traditor, lo speri invano...
Or che tardi? Avventa omai
quell'acciaro in me, spietato...
Ma risorger mi vedrai
truce spettro, insanguinato...
Di tue nozze il giorno, il rito
di spavento colmerò.
E del talamo abborrito
l'empie gioie troncherò.

CORRADO
Furor vano, stolti accenti!...
Me non cangia una minaccia.
Pria che fosco il ciel diventi
fia Matilde in queste braccia.

MARIA
Ah!... Di rabbia son furente!...
Me tu sfidi!... Separarti
da Matilde eternamente
posso, iniquo, e pria che parti.

CORRADO
(Ciel!..)

MARIA
Non pensi, sciagurato,
in qual tetto il piè mettesti!
Qui l'oltraggio invendicato
mai non fu!

CORRADO
Che dir vorresti?...

MARIA
De' terribili avi miei
seguirò l'esempio.
(preme una molla, e le pietre che formano
la soglia della porta in fondo spariscono)
Mira.

CORRADO
Quale abisso!
(ad un movimento di Maria le pietre si
ricompongono)

MARIA
Di colei
fia la tomba.

CORRADO
No!

MARIA
Quest'ira
che m'avvampa spegner vuoi?
Vuoi salvarla?

CORRADO
Sì... Che imponi?

MARIA
Morirà sugli occhi tuoi
se vacilli, se t'opponi!...

CORRADO
Parla, parla.

MARIA
Déi giurarmi
fede eterna, eterno amor.

CORRADO
Ah!

MARIA
Resisti!... E provocarmi,
forsennato, ardisci ancor!

Lo stato di Corrado è qual d'uomo posto alla
disperazione.

CORRADO
È d'altra il cor... Né frangere
m'è dato i lacci suoi...
barriera insuperabile
pose il destin fra noi...
Desisti... Non astringermi
a rio misfatto estremo...
Più che per lei non tremo,
tremar tu déi per te!

MARIA
Giura, o l'istante orribile
della vendetta è giunto!...
Distruggerà la vittima
un cenno, un detto, un punto!...
Fu mio quel cor, dev'essere
un'altra volta mio...
Ora il destin son io:
fuggir non puoi da me.
Giura.

CORRADO
Non mai...

MARIA
Non mai! Matilde!
(chiamando verso la porta in prospetto, e ponendo
la destra sulla molla)

CORRADO
Oh! cessa

MARIA
Matilde...

CORRADO
Tu lo vuoi! Mori...
(le configge il pugnale nel petto)

MARIA
Ah! ...
(cade mettendo un grido acutissimo)

CORRADO
Che feci!...

Scena quarta
Matilde dal fondo, Rambaldo ed Armigeri dalle porte
laterali: tutti accorrendo.

RAMBALDO ed ARMIGERI
Oh, ciel!...

MATILDE
Maria trafitta!...

RAMBALDO
Ed ecco l'assassin!...
(accennando Corrado rimasto immobile e come
stupidito dall'orrore)

ARMIGERI
Mostro, paventa...
(alzando le spade sul di lui capo)

MARIA
Fermate... Io mi svenai... Ch'ei viva...

MATILDE, RAMBALDO e ARMIGERI
E spenta!

PARTE TERZA

LO SPETTRO

Atrio del castello. Da un lato cappella gentilizia,
internamente illuminata: in fondo a traverso
dell'intercolunnio, veduta del parco lambito dal fiume:
splende la luna.

Scena prima
Molti armigeri e vassalli di Rudenz, aggruppati
a qualche distanza, dalla porta del tempio.

ARMIGERI
Sì, quell'ombra sepolcrale
scarmigliata, in bruno ammanto,
alla soglia nuziale
fu veduta errar d'accanto.

VASSALLI
Qual presagio! E ancor vi fia
chi lo spettro di Maria
creda un sogno della mente?

ARMIGERI
Oh! se v'ha, non è Corrado,
che all'udirne ammutolisce,
e si turba, e suo malgrado
trema tutto, e impallidisce.

VASSALLI
Non oblia però l'amore
cagion rea di lutto e pianto!
Ma nel tempio il mancatore
tristi nodi forma intanto.

ARMIGERI
Ad Enrico tale imene
parve ancor si sciagurato,
che fuggendo queste arene
ha il fratello abbandonato!...

Odesi musica religiosa.

TUTTI
Dileguiam... Si ceda il campo
alla gioia d'empio amor...
Sarà breve come lampo;
se v'è un Dio vendicator!
(partono)

Scena seconda
Enrico ansante e coperto di polvere dal fondo della scena,
e Rambaldo dal tempio.

RAMBALDO
Tardi, ah! tardi giungesti!...

ENRICO
E che!

RAMBALDO
Fu sciolto
d'Imene il voto.

ENRICO
Iniqua sorte!... Oh! dimmi,
tu forse?...
(traendo alcuni fogli)

RAMBALDO
Riede il nuzial corteggio!...
Va... t'allontana... io deggio
recarmi altrove... (Ahi misera! Che fia,
che fia di te!..)
(parte frettoloso)

ENRICO
L'ignoto messo adunque
Rambaldo a me spedia? Prove fatali
d'alto mistero, ah! perché mai non v'ebbi
un dì soltanto, un'ora prìa? M'avverte
il foglio annesso, che l'arcan sapea
Corrado, e quella face
che m'arde in sen... tacesti, o vil, tacesti
onde rapirmi l'adorata donna
impunemente!
(il corteggio nuziale attraversa l'atrio)
Orrida notte è questa!...
Benda feral mi copre i lumi!...

Scena terza
Corrado, Matilde, paggi con torce accese, dame, cavalieri
e detto.

ENRICO
Arresta.
(a Corrado trattenendolo. Tutti gli altri proseguono
il loro cammino con la sposa, salendo una scala
che mette agli appartamenti della festa)

CORRADO
Onde riedi? Che mai brami?

ENRICO
Il tuo sangue.

CORRADO
Il sangue mio!...
Ah! Fratel!...

ENRICO
Fratel mi chiami?
Nacqui forse, nacqui anch'io
dal ribaldo, a cui la scure
fe' cader l'iniqua testa?

CORRADO
Oh! che intendo!... E sai tu pure
verità così funesta!

ENRICO
(mostrandogli le carte)
N'ho le prove.
Un altro arcano
tu sapesti! Quell'ardore,
che mi strugge...

CORRADO
Ardisci, insano!
Cessa... Taci; o il mio furore...

ENRICO
Io lo sfido...

Entrambi colla mano sull'elsa.

CORRADO
(reprimendosi ad un tratto)
No... T'amai
qual fratello... e t'amo ancor.
Vivi... e fuggi.

ENRICO
Tu non sai
di qual tempra è questo cor!
A me, cui financo la speme togliesti
sarebbe la vita supplizio di morte!...
Tu lieto frattanto i giorni trarresti
in sen di Matilde, beato consorte!...
No: fin che una stilla di sangue mi resta,
indarno lo speri... oppormi saprò...
Fu scritta nel cielo condanna funesta;
ed uno fra noi più viver non può!

CORRADO
Il primo de' beni ancora t'avanza,
un core innocente!... Di perderlo trema!...
Non sai del rimorso quant'è la possanza!
Non sai quanto è grave la mano suprema!
Ahi! misero l'uomo di colpe bruttato,
che al cenno dell'ira il ferro vibrò!
Eterna è la macchia del sangue versato...
Un fiume di pianto lavarla non può!

Scena quarta
Alcuni cavalieri e detti.

CAVALIERI
Te, signor, Matilde appella.

CORRADO
(piano ad Enrico)
Vanne, e scorda un folle amore.
(in atto di partire)

ENRICO
Ferma, indegno...

CAVALIERI
Qual favella!

ENRICO
Siam rivali...

CAVALIERI
Ciel... Che orrore!

ENRICO
Mio fratel, non è costui...
(sorpresa nei cavalieri)
Un infame, un assassino
fu suo padre...
più di lui egli è vile.
(si slancia sopra Corrado, gli strappa l'ordine dei conti
di Rudenz e lo calpesta)

CAVALIERI
Ah!...

CORRADO
Rio destino!...
(tremante di rabbia)
Tu colpevole mi rendi!

CAVALIERI
(Egli d'onta lo coprì!..)

ENRICO
Snuda il ferro. Ebben, che attendi?
Vieni.
(accennando verso il parco)

CAVALIERI
Ah! pensa...

ENRICO
Vieni.

CORRADO
(sguainando la spada)
Sì.

ENRICO
O tremenda gelosia
che m'ardesti, e m'ardi ancora,
o furor dell'alma mia
di sfogarvi è giunta l'ora!
Se alla sposa rieder vuoi
nel mio sangue déi bagnarti...
Sommo ben mi fia svenarti,
sommo ben mi fia morir.

CORRADO
Ch'ei snudar mi fe' la spada,
terra e cielo, io voi ne attesto.
Ah! l'orror su lui ricada
d'una pugna ch'io detesto.
Notte, addensa i veli tuoi,
copri tu sì fero evento...
Ah! di vincere pavento,
non pavento di morir!

CAVALIERI
(Ah! di morte i detti suoi
furo acerba e ria disfida!
Tanto oltraggio sangue grida!
Sprona all'armi tanto ardir!)
Entrano nel parco.

Magnifica galleria. Scala nel fondo, che mette ad altri
appartamenti: da un lato la porta della stanza nuziale,
dall'altro un verone. Le pareti sono inghirlandate di fiori,
e da per tutto sfolgoreggiano vaghe faci.

Scena quinta
Già le orchestre rimbombano in suono giulivo, le danze
già sono incominciate: si vede in ogni dove un gaio
movimento di paggi, dame e cavalieri: molti sono
elegantemente mascherati. Matilde è assisa in mezzo a
lieto corteggio, ed a quando a quando volge d'intorno lo
sguardo inquieto, come in cerca di Corrado. Durante i
balli cantasi il seguente:

CORO
O giovinetta sposa,
soave sei, gentile!
Gentil come la rosa
d'un bel mattin d'aprile,
soave al par di candido
modesto gelsomin:
sei grata più d'un'aura
che spira dal giardin.

Intanto una donna mascherata traversa la scena in fondo,
e mentre l'universale attenzione è rivolta alla danza, entra
rapida e furtiva nella stanza nuziale. Un paggio si
accosta a Matilde, e le parla sommessamente; ella sorge,
ed accompagnata da alcune dame, si ritira nella stanza
suddetta. Dopo qualche istante Corrado si mostra
sull'alto della scala, circondato dai cavalieri che lo
seguirono alla scena precedente.: le dame escono dalla
stanza di Matilde: tutti si congedano con lo sposo, ed egli
resta solo.

Scena sesta
Corrado.

CORRADO
(dopo un istante di cupo silenzio apre il verone, e getta
via la spada)
Ah! Fra gli amplessi tuoi scordar Matilde
a me sia dato, qual orrendo prezzo
essi costaro!...
(odesi un gemito soffocato nella stanza di Matilde)
Acuto mi feria
grido gemente!...
(accorre verso la porta, ma ne retrocede raccapricciato)
Ah!... l'ombra di Maria!...
Ella è ritta immobilmente sulla soglia, e chiusa
in lungo ammanto.

Scena settima
Maria e detto.

MARIA
Tel dissi che risorta
dalla tomba sarei! Che riveduta
m'avresti accanto al nuzial tuo letto!
Eccomi. Tremi?

CORRADO
Ho il gel... di... morte... in petto!...

MARIA
Mostro iniquo, tremar tu dovevi
in quel fero, in quell'orrido istante,
che a Matilde sull'ara porgevi
del mio sangue la mano stillante,
quando irato l'Eterno ascoltava
empio voto d'amore e di fé...
Oh! Se il tempio in quel punto crollava,
scellerato, era meglio per te!

CORRADO
Ah! di lei... di Matilde, che festi?

MARIA
Entra, e vedi.

Spalancando la porta, Corrado vi si precipita, ma ritorna
immantenente coperto di estremo pallore, e con le chiome
ritte sulla fronte.

CORRADO
Gran Dio!... Trucidata!...
O mia sposa!...

Scena ultima
Rambaldo, paggi, familiari, armigeri e detti.

CORO
(ancor dentro)
Quai gridi son questi!...

CORRADO
Fu svenata Matilde!...

CORO
Svenata!...
(uscendo)
Ahi! lo spettro!...
(spaventati, ed in atto di fuggire)

MARIA
No, l'aura vitale
io respiro.
(facendo cadere il suo velo: tutti si arrestano, ella
tiene la destra colà dove Corrado la ferì, e parla
con istento, che a poco a poco si renderà piú sensibile)
Quest'uomo pietoso
(accennando Rambaldo)
fe' recar la mia spoglia mortale
ove dormono eterno riposo
gli avi miei... già la pietra funesta
sul mio capo ei piangendo chiudea...
quando un gemer sommesso lo arresta...
egli accorre... io tuttora vivea!...

CORO
Oh!...

CORRADO
Che intendo!...

MARIA
L'arcano serbai
onde oppormi ad iniqui legami...
Li ho spezzati!
(con riso feroce)

CORRADO
Ah, perversa!... E vivrai?...
(come per trarre la spada, ma non trovandola si
avventa ad alcuno per impadronirsi d'un brando)
Un acciaro...
(è trattenuto)

MARIA
Tu spenta mi brami!...
Sarai pago...

RAMBALDO
Che dici!...

MARIA
La vita,
che abborrisco già fugge da me
Riaperta è la cruda ferita...
breve istante... e Maria più non è...
(analogo movimento generale: ella sorreggesi a
Rambaldo)
Al misfatto enorme e rio
trascinata fui pel crine...
Non ha legge, né confine
oltraggiato, immenso amor.
Quest'ingrato, l'onor mio
ricovrì di negro velo...
Ei m'ha tolto vita... e cielo...
Quest'ingrato... io l'amo ancor!

LE DONNE
L'alma ho tutta sbigottita!...

GLI UOMINI
Oh, qual notte di terror!

I segni della morte di Maria si rendono più manifesti.

RAMBALDO
Ah! d'un farmaco l'aita...
Un soccorso...

MARIA
No...
(dilaniando le bende della sua piaga)

RAMBALDO e CORO
Che orror!...

MARIA
Or m'aspetta infame tomba
senza prece... e senza pianto...
fra i mortali... tu soltanto
(a Rambaldo)
resti... a spargerla d'un fior!
Io già manco!... In sen mi piomba
della morte orrendo il gelo!...
(strascinandosi presso Corrado)
Mi togliesti vita... e cielo!
Ti perdono... e... t'amo... ancor...
(cade morta a' piè di lui)

CORO
L'alma ho tutta sbigottita!...
Oh, qual notte di terror!...

CORRADO
(esterrefatto)
Mi punisce con la vita,
Dio tremendo, il tuo rigor!

FINE

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