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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

L'assedio di Calais

Melodramma lirico in 3 Atti di Salvatore Cammarano, rappresentato a Napoli (Teatro San Carlo) il 19 novembre del 1836

Personaggi

Edoardo III, re d'Inghilterra e pretendente alla corona di Francia (Basso); Isabella, regina d'Inghilterra (Mezzosoprano); Giovanni d'Aire (Tenore); Eustachio de Saint-Pierre, borgomastro della citta di Calais (Baritono); Aurelio, suo figlio (Mezzosoprano); Eleonora, moglie di Aurelio (Soprano); Edmondo, generale inglese (Tenore); un Incognito (Basso); congiunti del borgomastro, dame della regina, ufficiali, inglesi, popolo di Calais, magistrati e ufficiali francesi

ATTO PRIMO

I posti avanzati del campo inglese: in fondo parte delle
mura di Calais, bagnate dal mare.

Scena prima
I guerrieri inglesi giacciono immersi in profondo sonno. Aurelio col
soccorso d'una scala di corde, scende dai merli, ed involati alcuni
pani li connette alla estremità d'una fune, che tosto ritira la sua
preda. Sventuratamente un guerriero si desta, e dà il segnale
d'allarme: parte del campo si leva a rumore.

GUERRIERI I
All'armi...

GUERRIERI II
Circondatelo...
Non abbia via di scampo...

GUERRIERI I
Protetto dalle tenebre
ei qualche trama ordì!...

GUERRIERI III
All'armi...

GUERRIERI IV
Orrende insidie,
certo son tese al campo!..

Intanto Aurelio datosi velocemente alla fuga, ed essendogli impedito
d'accostarsi alle mura, si precipita fra fonde, salvandosi a nuoto.

GUERRIERI I
Ov'è?...

GUERRIERI II
Disparve!...

GUERRIERI III
Ah! rapido
solcando il mar fuggi!

Molti accorrono verso il lido, scoccando, ma invano,
contro Aurelio un nembo di strali.

TUTTI
Fuggi codardo, un'aura
ti resta ancor di vita:
per te non fia ricovero
ma tomba la città.
Ove le mura or sorgono
di questa gente ardita,
un monte di cadaveri
fra poco sorgerà.
(si ritirano)
Vestibolo interno del palagio municipale: in fondo
veduta di Calais, e parte de' suoi baluardi. Albeggia.
Tremenda quiete regna per tutto.

Scena seconda
Eustachio si avanza cupamente assorto ne'suoi pensieri.

EUSTACHIO
Qual silenzio funesto! Un gemer fioco
sol, tratto tratto, l'interrompe!... Ahi! pianto
è dell'afflitto, che spirarsi accanto,
mira il padre, o il fratello! È derelitta
sposa, che plora del compagno estinto
sulla gelida salma!
È singhiozzo di madre, a cui le fonti
s'inaridir, che vita
fúro al lattante pargolo... ed ei muore
sul grembo onde già nacque! Orrendo stato!
Fatal penuria! Omai
e soccorso, e alimenti, e speme... e tutto,
tutto ne manca... tranne
il patrio amore. Ecco raggiorna affatto,
e ancora il figlio mio
non veggo!...

Scena terza
Eustachio ed Eleonora.

ELEONORA
(nella estrema desolazione)
Egli è perduto...

EUSTACHIO
Egli!... Gran Dio!...
Perduto!... Che dicesti?... Ah! narra...

ELEONORA
Il pegno
del soave imeneo che a lui mi strinse,
già langue da più dì, che scarso il nudre
cibo malsano, il padre
lo guarda e geme... e volge entro la mente
il pensier di salvarlo...

EUSTACHIO
Ebben?

ELEONORA
Fra l'ombre
della notte ravvolto
nel campo ostil discende

EUSTACHIO
Ahimè! che ascolto!

ELEONORA
Alcun lo scorge...

EUSTACHIO
Io palpito!...

ELEONORA
Suona dell'arme il grido...

EUSTACHIO
Ciel!...

ELEONORA
Di guerrieri innumeri
tutto si copre il lido...

EUSTACHIO
Figlio!...

ELEONORA
Lo incalza un turbine di strali...

EUSTACHIO
Oh, mio terror!...

ELEONORA
E l'infelice...

EUSTACHIO
Acquetati, che t'ode il genitor.
Le fibre, oh Dio! M'investe
orrida man di gelo!...
Trema il terren!... Si veste
per me di lutto il cielo!
D'ogni crudel sciagura
è colma la misura!...
Oh! sventurata patria,
il tuo guerrier perì.

ELEONORA
Fero, mortal periglio
il patrio suol minaccia!...
Egro, languente il figlio
mi stende invan le braccia!...
In tanto acerbo duolo
m'era conforto ei solo...
E quel conforto, ahi misera!
Il fato a me rapì.

Scena quarta
Giovanni e detti.

GIOVANNI
Ah! signor...
(avanzandosi affrettatamente)

EUSTACHIO
Ne' sguardi tuoi
sfavillar la gioia io veggio!...

GIOVANNI
Vive il figlio, e riede a noi.

EUSTACHIO ed ELEONORA
Che!...

EUSTACHIO
Son desto?...

ELEONORA
Non vaneggio!...

GIOVANNI
Presso a morte, il mar gli offrìa
di salvezza incerta via...
Ei securo ed animoso
il cimento superò.

EUSTACHIO
Figlio mio!...

ELEONORA
Diletto sposo!...

EUSTACHIO ed ELEONORA
(con tutto il trasporto della gioia)
Vivi!... Al sen ti stringerò!...
Un istante i mali oblio
dell'orrenda e lunga guerra!...
Un istante sulla terra
il destin sorrise a me!
Ah! gioisci, o suol natìo,
la tua spada in lui ti resta...
Splende in mezzo alla tempesta
una stella ancor per te!

ELEONORA
Il figlio a me.
(Giovanni entra per una porta che mena
agli appartamenti superiori)
Quanto per lui rinserra
di caro il mondo, al giunger suo qui vegga
insiem raccolto...

EUSTACHIO
Non udisti, o figlia,
un suon di passi?...

ELEONORA
Oh! come
il cor mi balza!...

EUSTACHIO ed ELEONORA
È desso!...

Scena quinta
Aurelio dal fondo e Giovanni, che ritorna conducendo
il piccolo Filippo, alcuni servi e detti.

AURELIO
Ah! padre mio!...
Sposa!... Figlio diletto!...
Chi prima stringer deggio a questo petto?
Al mio core, oggetti amati,
vi congiunga un solo amplesso...
Eustachio ed Eleonora si stringono al suo petto,
mentre Giovanni gli pone il fanciullo tra le braccia:
tutti piangono di tenerezza.
Ah! de' giorni a me serbati
tutto il prezzo io sento adesso!
Il terren, ch'è tomba agli avi,
come è dolce riveder!
Spargo lagrime soavi
nell'ebbrezza del piacer!
Dopo aver concesso libero sfogo agli affetti,
si scioglie dalle braccia de' suoi, tergendosi le lagrime.
Basti... ah! basti: di natura
secondammo i sacri moti:
or n'è d'uopo ad altra cura
innalzar la mente e i voti.
(ad un suo cenno i servi riconducono il fanciullo)
Qualche raggio di speranza
per Calais, signor t'avanza?
(ad Eustachio, che alzando gli occhi al cielo
manda un profondo sospiro e tace)
Ah! compresi!

ELEONORA
Oh, giorno!

GIOVANNI
Ei tace,
ma tacendo è assai loquace!
Della patria già s'appressa
l'ora estrema.

ELEONORA
Ho in petto un gel!...

GIOVANNI
Nulla omai possiam per essa!

AURELIO
(in tono di rimprovero)
Nulla!

GIOVANNI
E che!

AURELIO
Morire.

ELEONORA
Oh, Ciel!

AURELIO
Giammai del forte l'ardir non langue:
l'ultima stilla del nostro sangue,
l'estremo anelito la patria avrà.
Cadrem raggianti d'eterna gloria!...
Più luminosa d'ogni vittoria,
sin la sconfitta per noi sarà!...

GLI ALTRI
Tremendo fatto dirà la storia!...
Patria infelice!... Una memoria
di te soltanto avanzerà!

GIOVANNI
All'affidato incarco
di vigilar le mura
il riedo.

EUSTACHIO
E sia tua cura
di ristorarne le recenti offese,
ed i merli crollati
sotto l'assiduo fulminar
de' cavi bronzi tonanti.
Giovanni parte.

ELEONORA
E pertinace ognora
l'anglo regnante, la cittade a patti
aver disdegna, o padre?

EUSTACHIO
La battaglia, in cui respinto
era Filippo, e vinto
e prigion fatto chi per lui reggeva
le sorti di Calais, crebbe l'orgoglio
del vincitor superbo: egli lo scempio
di noi tutti giurava.

AURELIO
E ben s'avvisa
imperar di Calais fra le deserte
mura tacenti. Qui non batte un core
che non arda d'affetto
pel regnator che Iddio
ne dava...

ELEONORA
Un mormorio
per l'aura si diffonde!...

EUSTACHIO
E più s'avanza!

AURELIO
Rimbomba la città, qual vasta riva
cui flagella mugghiante irato flutto!

EUSTACHIO
(a Giovanni che ritorna ansante e cosparso di pallore)
Che avvenne?

Scena sesta
Giovanni e detti.

GIOVANNI
Il popol tutto
vér te si avanza... Un uom feroce ardisce
accusarti de' mali
onde siam carchi... Divulgar lo senti
che vota d'alimenti
fia la cittade al nuovo giorno... Un grido
sorge da tutti i petti ad acclamarti
il difensor più saldo
della patria, e del re. Pochi soltanto
iniqui o folli di colui son eco
all'empie voci... ed egli
già furioso irrompe a questa volta
chiedendo il sangue... Ah! dir non l'oso... Ascolta.

INCOGNITO
(e due seguaci ancor da lontano)
Eustachio...

AURELIO
Traditori!

ELEONORA
Deh! ti salva...

EUSTACHIO
Io qui starò!

Scena settima
Armando, Giacomo, Pietro, soldati, un incognito. Popolo
e detti.

Alcuni soldati si arrestano sull'ingresso, incrociando le
picche, onde impedire all'Incognito d'innoltrarsi.

INCOGNITO
Ecco l'empio...
(additando Eustachio che fa segno ai soldati di
abbassare le armi, e si avanza)

DUE SEGUACI
Muori, ah! muori...

ELEONORA
Giusto ciel!...

EUSTACHIO
Ferite.

AURELIO, GIOVANNI, ARMANDO, GIACOMO,
PIETRO
Ah! no...

I congiunti di Eustachio accorrono in sua difesa con le
spade sguainate, ma egli si presenta a que' due forsennati,
offrendo il petto ai loro ferri: essi restano immobili
colpiti dalla nobile intrepidezza del Maire e dal suo
venerando aspetto.

EUSTACHIO
Che s'indugia? In questo core
scenda il ferro parricida.
(all'incognito e due seguaci)
Cieca gente, il reo furore
sfoga pur che a me ti guida.
Ah! vendetta innanzi a Dio
mai non chieda il sangue mio;
morir bramo invendicato,
perdonando il fallo a te.

AURELIO, ELEONORA, GIOVANNI,
ARMANDO, GIACOMO e PIETRO
Gente ingrata, non è questi
il tuo padre, il tuo sostegno?
E immolarlo tu potresti
al tuo folle, iniquo sdegno?
Ah! delitto così rio
griderebbe innanzi a Dio;
e quel sangue il cielo irato
ricader farebbe in te!

DUE SEGUACI
(A quei sensi, a quell'aspetto
più lo sdegno non m'invade...
No, ferir non so quel petto...
Dalla man l’acciar mi cade.
Ah! delitto così rio
griderebbe innanzi a Dio,
e quel sangue il cielo irato
ricader farebbe in me!)

INCOGNITO
(Non previsto e fero inciampo
si frappone al mio disegno...
Ah! fugace al par d'un lampo
in quei petti fu lo sdegno!
Nembo orribile vegg'io
passeggiar sul capo mio!...
È di te più forsennato.
Plebe vil, chi fida in te.
Si tenti ancor) Destatevi,
l'indegno percuotete.

EUSTACHIO
Del sangue mio, rispondimi
ond'hai sì cruda sete?

INCOGNITO
Onde punir quel perfido
tuo baldanzoso ardire.
Te spento, umano al popolo
fia l'anglo invitto sire:
ché tu di giusta collera
le fiamme in lui sol desti.

EUSTACHIO
Oh! qual balen tralucere
al mio pensier facesti!
Lo sguardo in volto affiggimi.
L'Incognito si turba, e non osa sostenere gli sguardi del Maire.
Franco non è costui.

INCOGNITO
(con manifesto scompiglio)
Che?

EUSTACHIO
Puote alcun qui sorgere
mallevador per lui?
V'ha chi di sua progenie
svelar qui possa il nome?
Tutti si guardano l'un l'altro: silenzio universale.
Ti strappa quel silenzio
omai la larva.

INCOGNITO
Come!...

EUSTACHIO
Un anglo egli è, di fraudi
macchinatore astuto.

POPOLO
Fia ver!...

EUSTACHIO
Se puoi, smentiscimi.

AURELIO, ELEONORA, GIOVANNI, ARMANDO,
GIACOMO e PIETRO
Che tardi?

INCOGNITO
(Ah! son perduto!)
(dopo un momento di esitazione si lancia per trucidare
Eustachio)

AURELIO, GIOVANNI, ARMANDO, GIACOMO
e PIETRO
Vile
assassin!

Avendolo prima disarmato, lo atterrano, e vibrano le spade
per ucciderlo.

EUSTACHIO
Fermatevi!
Morrà, ma non di spada.

L'Incognito è circondato dai guerrieri.

I DUE SEGUACI
Ah! ne sedusse un demone!... A piè di lui si cada.
(prostrandosi innanzi al Maire) Signor, perdono.

EUSTACHIO
Alzatevi,
e quest'infame apprenda
come fia chiara e nobile
del vostro error l'ammenda.
Pria che perir qui vittime
d'orrida fame, a danno
usciam dell'implacabile
conquistator brittanno.
Morte, ma in campo.

POPOLO
Guidaci.
Morir saprem con te.

EUSTACHIO, AURELIO, GIOVANNI, ARMANDO,
GIACOMO, PIETRO e POPOLO
Sarà di guerra unanime
grido: la patria, il re.
(con tutto l'impeto d'una estrema disperazione)
Come tigri di strage anelanti
piomberem sul nemico spietato,
negli sguardi, nel volto spiranti
ira estrema, furor disperato...
Scorreranno torrenti di sangue,
tutto il campo una tomba sarà.

ELEONORA e LE DONNE DEL POPOLO
Della tromba lo squillo ferale
fia tremendo presagio di morte
s'avvicina il momento fatale...
Pianto o prece non cangia la sorte.
Ne persegue condanna di sangue,
ed è morta per noi la pietà.

INCOGNITO
Il momento terribile è giunto
di noi tutti è segnata la fine.
M'uccidete, ma solo d'un punto
io precedo le vostre rovine,
ma d'un popolo intero col sangue
il mio sangue lavato sarà.

Succede un movimento generale. La soldatesca si riordina
al cenno de' suoi Uffiziali, e divisa in più drappelli, prende
diverse direzioni. Il Popolo segue il Maire ed i suoi
congiunti. L'Incognito è trascinato altrove. Eleonora si
ritira e le donne si disperdono.

ATTO SECONDO

Stanza negli appartamenti di Aurelio. In fondo alcova con
letto, ove giace il piccolo Filippo. Da un lato l'ingresso ad
un oratorio.

Scena prima
Eleonora ed Aurelio seduto presso il letto e col
capo appoggiato all'origliere; esso dorme.

ELEONORA
Breve riposo a lui concede il sonno
nell'amplesso del figlio...
A ridestarlo squillerà fra poco
di tenzon sanguinosa e disperata
l'ora fatal!...
(odesi dall'oratorio flebile musica)
Drappello
di sconsolate donne,
al domestico altar geme dappresso...

VOCI DALL'ORATORIO
Il più devoto incenso
è degli afflitti il pianto...
di tua pietade il manto
copra, signor, Calais.

Eleonora si prostra innanzi al sacro limitare.

AURELIO
(sognando)
Figlio!... T'arresta
o barbaro...
(trasalisce: la sua fronte è coverta di estremo
pallore, esterrefatto lo sguardo, ed un frequente
anelito gli solleva il petto. Eleonora accorre
presso il marito)
Sognai!... Tutto disparve!...

ELEONORA
Consorte...

AURELIO
Orrende larve!...

ELEONORA
Narra, deh! narra...

AURELIO
M'odi.
La spada ostil, divoratrici fiamme
struggean Calais... Trafitto
da mille colpi ed a spirar vicino
io mordeva il terren... quando feroce
un guerrier vidi, che stringea pel crine...
il figlio! In sua difesa io sorger volli,
ma nol potei, che d'angli un fero stuolo
me ratteneva al suolo...
Ed il fanciullo, a cui pendea sul capo
l'iniquo brando, a me volgea lo sguardo,
e le pietose strida, e le innocenti
sue pargolette braccia... Oh! quai momenti!
Io l'udia chiamarmi a nome
fra i singhiozzi ed il terrore,
ed intanto nel suo core
discendea quel crudo acciar...
Ah! mi sento ancor le chiome
sulla fronte sollevar.

ELEONORA
Rio presagio!... amato figlio...
Ho di morte in petto un gelo...
Ah! dilegua, o giusto cielo,
queste immagini d'orror.
Serba tu quel puro giglio
d'innocenza e di candor.
(suona la squilla)
Suon tremendo!

AURELIO
L'ora è questa

ELEONORA
Deh!

AURELIO
Rimani...

Scena seconda
Giovanni e detti.

GIOVANNI
Aurelio, e dove?

AURELIO
Alla pugna...

GIOVANNI
No, t'arresta.
Nunzio son di liete nuove.

AURELIO ed ELEONORA
Liete nuove!...

GIOVANNI
Il sire inglese
di pietà la voce udia:
egli a patti alfin discese.
Ad offrirli un messo invia...
Già son tutti i magistrati,
tutti i duci radunati...

ELEONORA
Io respiro!...

GIOVANNI
Fia la sorte
nota in breve di Calais.
Vieni, ah! vieni...
(parte)

ELEONORA
O mio consorte!...

AURELIO
Figlio mio... vivrò per te.

AURELIO ed ELEONORA
La speme un dolce palpito
mi suscitò nel seno...
Piango, ma son le lagrime
conforto e non dolor.
A dir la mia letizia
non giunge il labbro appieno,
potria soltanto esprimerla
se voce avesse il cor.
Aurelio esce frettoloso. Eleonora si ritira presso il figlio.

Vasta sala circolare destinata alle pubbliche udienze:
d'accanto all'ingresso avvi un basamento, su cui
pompeggia la bandiera di Francia.

Scena terza
Il Maire è seduto innanzi ad una tavola coverta di broccato,
sulla quale vi sarà un ricapito da scrivere. I magistrati, la
deputazione della cittadinanza, ed il corpo degli uffiziali
francesi stanno partitamente sui gradini che sorgono nella
circonferenza della sala. Armando e Giovanni sono fra i
guerrieri, Giacomo e Pietro fra i magistrati. Le porte
vengono occupate dalle guardie.

TUTTI
D'un popolo afflitto il grido gemente
al cielo s'innalza, domanda pietà.
O padre de' miseri, o nume clemente,
deh! salva gli avanzi d'oppressa città.

Scena quarta
I suddetti. Edmondo, Aurelio, ed un drappello di soldati francesi.
Edmondo siede rimpetto al Maire, Aurelio innanzi ai Guerrieri.

EUSTACHIO
Araldo, esponi.

EDMONDO
Il terzo
Edoardo, signor dell'Inghilterra,
e del franco reame,
gli abitatori di Calais perdona,
e lor fa grazia della vita. Un patto
sol chiede... e guai se apporvi osate! All'armi
oggi tregua è concessa,
che la donna real, trionfatrice
di Scozia in campo giunge: il dì novello
fia segnal dell'assalto, e a voi l'estremo.

I GUERRIERI
(con ira mal repressa)
Svelane il patto omai.

EDMONDO
Voler supremo
è del monarca, le città ribelli
della Francia atterrir con memorando
severo esempio: quindi
sei cittadini di Calais, sortiti
di nobil sangue, fien condotti al campo
cinti d'aspre ritorte,
e piomberà su loro infamia e morte.

Tutta l'Assemblea balza in piedi colpita da orrore.

I GUERRIERI
(Oh, colpo!)

I MAGISTRATI
(Morte!)

AURELIO
(Infamia!..)

EUSTACHIO
(Eterno Iddio, che intendo!..)

TUTTA L'ASSEMBLEA
(Quel detto, come fulmine
suonò per noi tremendo!)

Un istante di angoscioso silenzio.

AURELIO, EUSTACHIO, GIOVANNI, GIACOMO,
ARMANDO, PIETRO e ASSEMBLEA
(In sen mi corse un brivido
più della morte atroce!...
Riman sul labbro gelido
spento il respir, la voce!...
Non ha, non ha più palpiti
raccapricciato il cor!)
(con forza sempre crescente)
E crudo il patto! È orribile!
Troppo da noi si chiede!
Già sorge intorno un fremito!
L'ira al terror succede!...
(guardandosi l'un l'altro)

TUTTI
(tranne Eustachio)
(Di rio destin siam vittime,
ma siam francesi ancor)

EUSTACHIO
(Tutto m'infiamma, o patria
del tuo possente amor)

AURELIO
(sciogliendo il freno alla sua indignazione si volge
all'araldo, come persona acciecata dallo sdegno)
Esci, e sappia chi t'invia che
abborriam dal patto infame.
Sappia il barbaro, che pria
di piegarsi all'empie brame,
di Calais sapran le genti
darsi in preda a fiamme ardenti,
ch'ei su' muri ancor crollanti
sulle ceneri fumanti
i suoi nobili trofei,
il suo trono innalzerà.
Qui ciascun co' detti miei
ti rispose.

GLI ALTRI FRANCESI
(tranne Eustachio)
(frementi e minacciosi)
Udisti? Or va.

Edmondo avvampando di rabbia è in procinto di partire.

EUSTACHIO
Cessi, ah, cessi omai l'estremo
furor vostro, e la minaccia...
Magistrato qui supremo
io rispondo... Ognun si taccia.
L'assemblea riprende il suo primiero contegno.
(all'Araldo)
Odi or tu le mie parole:
pria che in mar discenda il sole,
tratte in campo al re britanno
le sei vittime saranno.

GLI ALTRI FRANCESI
Che! vuoi tu la legge orrenda?...

EUSTACHIO
(sempre all'Araldo)
Ne do in pegno la mia fé.

EDMONDO
Pria che il sole in mar discenda?

EUSTACHIO
Lo dicesti. Or vanne al re.
(Edmondo parte)

AURELIO
Padre, ah! di'?...

GLI ALTRI
Signor?...

Tutti circondano il Maire, con orrenda ansietà.

EUSTACHIO
Di scampo
ogni via preclude il fato:
solo a noi morir nel campo,
sol morir non altro è dato...

Niuno si mostra atterrito a questa idea, anzi si eleva un
grido feroce ed unanime. "Si muoia".

EUSTACHIO
Ma cadran le spose, i figli
del nemico fra gli artigli,
e le vergini, e le afflitte,
orbe madri e derelitte!...
Gemiti e costernazione in ciascuno.
No, di pochi l'alma forte
salvi tutta una città.
Io la pagina di morte
segno il primo.
(si accosta al tavolino, e scrive il suo nome
su un foglio)

AURELIO
Arresta...

GIOVANNI, ARMANDO, GIACOMO e PIETRO
Egli!

GLI ALTRI
(fra il terrore e la sorpresa)
Ah!...

Una nobile emulazione si desta in molti cuori: veggonsi
più gruppi di chi cerca inscriversi, e dei congiunti che li
trattengono, finché i primi, sviluppatisi dalle braccia di
questi, appongono il proprio nome sul foglio, tra
l'ammirazione dei circostanti. Ciò succede nel fondo
della scena, mentre sul davanti ha luogo il dialogo di
Eustachio ed Aurelio. Tutto come segue.

AURELIO
Col mio nome il tuo cancello
per te muoio...

EUSTACHIO
Vana speme.
(fermandolo)
Già discesi nell'avello.
Giacomo de Wisants soscrive il foglio.

GLI ALTRI
De Wisants!

AURELIO
Morremo insieme...
(per firmare, ma è sempre trattenuto dal padre)

EUSTACHIO
Ah!... che tenti?... Viver déi
per la sposa...
Firma Pietro Wisants.

GLI ALTRI
Pietro!…anch'ei!

AURELIO
No...

EUSTACHIO
Ritratti.

AURELIO
E speri?
(firma Armando)

GLI ALTRI
Armando!

EUSTACHIO
Obbedisci... tel comando...
Sei mio figlio.
(firma Giovanni d'Aire)

GLI ALTRI
D'Aire!

AURELIO
Son io
cittadino di Calais.

Si scioglie dal padre, e corre verso il tavolino: molti si
lanciano onde segnare il foglio: Aurelio li previene.
Eustachio gli getta le braccia al collo, e lo irriga di
lagrime.

EUSTACHIO
Dono al figlio il pianto mio,
il mio sangue, o patria, a te.

Il padre ed il figlio restano qualche istante nel loro
amplesso; gli altri sono atteggiati chi di pietà
vivissima, chi di profondo cordoglio.

EUSTACHIO
Volge al tramonto il sol: compiasi adunque
il sacrifizio. Asciutto
ecco il mio ciglio. Andiam sereni in fronte
al superbo Edoardo.
(ai generosi che segnarono il foglio)

AURELIO
Egli ne vegga scintillar nel guardo
l'orgoglio d'un trionfo.

LE VITTIME
Vadasi.

EUSTACHIO
O prodi, o miei fratelli, è questo
l'ultimo istante in cui spirar ne lice
le dolci aure natìe, l'ultima volta
qui proni e genuflessi
baciam la terra, che per noi fu culla...
e tomba non sarà! Le menti alzate
(alle vittime)
al Signor che ne aspetta.
(agli altri)
E voi pregate.

Tutti cadono in ginocchio.

LE VITTIME
O sacra polve, o suol natìo
è giunta l'ora... per sempre addio.
Onde salvarti ne andiamo a morte,
benedicendo la nostra sorte:
e quando accolti nel ciel saremo,
del sangue in premio domanderemo
che volga il ciglio sul franco regno
in sua pietade il re dei re.

GLI ALTRI
Troppa... è l'angoscia del core infranto...
Son... le parole... rotte dal... pianto...
Ma tu che scerni ogni pensiero
fonte di vita, luce del vero,
a questi martiri del patrio zelo
le immense volte apri del cielo...
Sol fia per loro premio condegno
seder fra gli angeli, dappresso a te.

Sorgono: un addio reciproco suona da tutti i labbri.
Le vittime uscendo passano d'accanto alla bandiera,
e v'imprimono fervidi baci, quindi si allontanano
intrepide; gli altri spargono un fiume di pianto.

ATTO TERZO

Accampamento inglese. Da un lato magnifico padiglione del
re: nel fondo spiaggia, e veduta di quel tratto di mare che
forma lo stretto di Calais.

Scena prima
Edoardo.

EDOARDO
Tosto che approdi alla vicina sponda
l'invitta mia consorte, a salutarla
tuoni il bronzo guerrier.
(ad un uffiziale, che ricevuto l'ordine parte)
Dalla cittade
ancor non riede il messo!... Impaziente
desio m'arde le vene...
Ribelli, ed ardireste
provocarmi tuttora? Io poche stille
vi domando di sangue, allor che posso
versarne un mar...

Scena seconda
Edmondo e detto.

EDMONDO
Viva Inghilterra. Il patto
che a lei dettasti la città riceve.

EDOARDO
E le vittime?

EDMONDO
Avrai.

EDOARDO
Ma quando?

EDMONDO
In breve.

EDOARDO
Ogn'inciampo è alfin distrutto
che s'oppose alla mia gloria!
L'avvenir per me fia tutto
un trionfo, una vittoria.
Francia, Scozia ed Albione
un sol freno reggerà.
Il fulgor di tre corone
la mia fronte cingerà.
S'ode un colpo di cannone e clamorose voci di gioia.

Scena terza
Alcuni uffiziali, quindi la regina con seguito,
soldati inglesi e detti.

EDOARDO
Ebben?

UFFIZIALI
Fra lieti evviva
la tua consorte arriva.

Edoardo va incontro alla regina: l'esercito si schiera, ed
intanto cantasi il seguente coro.

GUERRIERI
Astro del ciel britannico
splendor delle regine,
cingi d'eterno lauro
eccelsa donna il crine,
e sia la vinta Scozia
trofeo del tuo valor.

EDOARDO
Sposa regal!

REGINA
Monarca.
D'alto stupor son carca!

EDOARDO
E la cagion?

REGINA
Raggiungerti
entro Calais sperai.

EDOARDO
Tosto ridotte in cenere
le mura sue vedrai,
se a' cenni miei resistere
osa ribelle ancor.
Il campo ripete le sue acclamazioni alla regina.
Questo guerriero plauso,
di tue vittorie il suono
di vivo immenso giubilo
desta un eccesso in me.
Darti, regina, in premio
vorrei del mondo il trono...
ma premio un'alma nobile
trova più grande in sé.

GUERRIERI
Astro del ciel britannico,
noi trionfiam per te.

REGINA
A Dio s'innalzi un cantico,
egli vincea per me.

Edoardo conduce la regina su un trono che sorge innanzi
alla sua tenda. Ha luogo una festa militare, già preparata
a rendere omaggio alla vincitrice della Scozia. Mentre
tutti sono in preda alla più viva letizia, odesi un lontano e
lugubre suono.

Scena quarta
Edmondo e detti.

Edoardo presago del vero, incontra ansiosamente
Edmondo.

EDMONDO
Signor, giunsero al campo
le domandate vittime.

EDOARDO
Sien tratte
entro la tenda mia.
(Edmondo parte)
Regina, io deggio
recarmi ove mi appella
solenne cura... A quale
servir degg'io necessità fatale!

Parte: la regina si ritira col suo corteo: tetro silenzio.

GUERRIERI
Disparve ogni letizia
qual breve lampo!
Cupa, feral mestizia
regna nel campo!
Orribile s'appresta
scena funesta!
Si ritirano sommessamente.

Interno della tenda reale, adorno di trofei.

Scena quinta
Le guardie del re circondano il padiglione.
Le vittime sono infondo. Edoardo si avanza
seguito dai primi uffiziali del campo inglese.

EDOARDO
(sorpreso nel vedere il Maire alla testa delle vittime)
(Eustachio!..)
(siede presso un tavolino nel più severo contegno)

EUSTACHIO
(deponendo innanzi al re le chiavi della città)
Sire, la mia fé mantenni,
la tua mantieni, e la città languente
sorga dall'orlo della tomba.

EDOARDO
E’ sacra
d'un regnante la fede.
Ma voi ribelli che impugnaste i dritti
in me trasfusi dalla madre al serto
di Francia, il fio del tracotante orgoglio
a scontar v'apprestate: il palco e morte
v'attende obbrobriosa.

EUSTACHIO
Sublime e gloriosa
morte ne attende, e fia del sangue nostro
il patibol grondante
altar di patrio amore.

EDOARDO
La scure li percuota... Oh! qual fragore!

Voci fuori la tenda, che gridano fra il pianto e la
disperazione.

VOCI
Se nel petto un cor chiudete,
al monarca ne traete...

LE VITTIME
(Ah!..)

Scena sesta
Edmondo e detti.

EDOARDO
Chi mosse quelle grida?

EDMONDO
I congiunti di costoro.
Speme forse a te li guida...

EDOARDO
Speme!... (ahi, lasso!) ah! vanne, e loro
d'inoltrarsi a me sia tolto...
deh! sia tolto...

Scena settima
La regina, le famiglie delle vittime e detti.

REGINA
(che ha udito l'ordine di Edoardo)
Ciel!... Perché?
Dio non porge a tutti ascolto?
È di Dio l'immago un re.

Edoardo rimane esitante. Eleonora e gli altri congiunti
delle vittime si gettano a' suoi piedi esclamando.

I CONGIUNTI DELLE VITTIME
Grazia, o sire...

EDOARDO
Invan pregate...
Ha confini la pietate:
s'ella eccede, è ognor funesta.
(lanciando uno sguardo alla regina)

I CONGIUNTI DELLE VITTIME
E risolvi!... E vuoi?

EDOARDO
Lo scempio
che di pochi già s'appresta,
esser deve a molti esempio.

I CONGIUNTI DELLE VITTIME
No, rivoca...

EUSTACHIO
Ormai sorgete...
Abbia un limite il dolor.
Cancellar voi non potete
nei decreti del Signor.
Separiamoci, e non si pianga,
questa gloria a voi rimanga...
I nemici al punto estremo
d'ammirarci sian costretti.
Figli, addio; ci rivedremo
nella patria degli eletti.

GIOVANNI
O consorte!

GIACOMO
O suora mia!...

ARMANDO
Padre! ...

I CONGIUNTI DELLE VITTIME
Vieni a questo sen.
(ciascuno abbracciando chi il marito, chi il fratello, chi
il figlio, ed in atto di separarsi intrepidamente)

ELEONORA
Sposo...

AURELIO
Donna... parti.

ELEONORA
Ah! pria
benedici il figlio almen.

AURELIO
(fa inginocchiare il fanciullo, e stendendogli la destra
sul capo, volge gli occhi al cielo, come invocando le di lui
benedizioni sul figlio, quindi lo alza, e lo copre di baci,
ai quali il fanciullo affettuosamente risponde)
Raddoppia i baci tuoi
parte di me più cara...
La vita degli eroi
nel mio supplizio impara.
A te riman la madre...
Ti resta il figlio ancor.
(ad Eleonora)
Dammi l'estremo amplesso...
Addio... per sempre... addio...
Il pianto invan represso
sgorga dal ciglio mio...
(con voce straziante e prorompendo in dirotte lagrime,
che sinora avea frenate a stento)
Son uomo alfin!... Son padre!...
Non ho di belva il cor!...

LA REGINA e GLI UFFIZIALI INGLESI
(A quell'acerbo pianto
non regge umano cor!)

LE VITTIME ed I LORO CONGIUNTI
(Non regge a duol cotanto,
non regge, umano cor!)

EDOARDO
(Oh, trista scena!... Oh, quanto
mi costi, o mio rigor!)

LE VITTIME
(ripigliando tutta la loro costanza, e volgendosi alle
guardie)
Al supplizio ne guidate.

GLI UFFIZIALI INGLESI
(Qual coraggio!..)

REGINA
No... fermate...
(a Edoardo)
Di re figlia, e vincitrice
io mi prostro a te d'innante...
Se mercé sperar mi lice,
qui l'imploro, alle tue piante...
Di quel sangue generoso
non rosseggino i trofei...
Cedi... Ah! cedi, invitto sposo,
al mio pianto... a' preghi miei...

GLI UFFIZIALI INGLESI
(in tuono supplichevole)
Gran monarca...

EDOARDO
Tu vincesti...
(rialzando la Regina)
Io perdono.

LE VITTIME
Ciel!...

I CONGIUNTI DELLE VITTIME.
Fia vero!...
Gioia immensa in noi tu desti!...

REGINA
Sia palese al campo intero
il perdono a lor concesso...
ed esulti la città.

Ad un cenno di Edmondo s'apre la tenda: alcuni uffiziali
percorrono il campo, onde recarvi il fausto annunzio.

GLI UFFIZIALI INGLESI ed I CONGIUNTI
DELLE VITTIME
Te più grande di te stesso
rende, o sire, la pietà.

Eustachio, tenendosi il figlio strettamente al seno, si
avvicina al re; la sua commozione non gli permette l'uso
della favella: egli cade a piè d'Edoardo, onde
esprimergli la sua riconoscenza. Coloro che dovevano
seguirlo al patibolo lo imitano: il re li rialza, e stringe
Eustachio fra le braccia. Un grido fragoroso di gioia
s'eleva da tutt'i petti.

TUTTI
(tranne Edoardo)
Fin che i secoli vivranno
le tue laudi un eco avranno.
Non ti prenda più desio
d'altri serti e d'altri allori;
trionfasti dell'oblio,
regnerai su tutti i cori.
Grande è un re se ognora a lato
la giustizia egli ha sul trono;
ma se accorda altrui perdono
sulla terra è un nume il re.

EDOARDO
D'un trionfo è assai più grato
questo giubilo per me!

I cittadini di Calais sono accorsi alle mura: il vessillo di
pace sventola nel campo, e sui merli della città, ne
vengono dischiuse le porte, verso le quali si avviano il re
e la regina, seguiti dal Maire, da' suoi congiunti, e da
tutto l'esercito inglese. Intanto rimbomba festiva musica
guerriera.

FINE

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