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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Parisina

(Tragedia lirica) in 3 Atti di Felice Romani è stata eseguita il 17 marzo del 1833 a Firenze (Teatro della Pergola)

Personaggi

Azzo, signore di Ferrara (Baritono); Parisina, sua moglie (Soprano); Ugo, che poi si scopre figlio di Azzo (Tenore); Ernesto, ministro di Azzo (Basso); Imelda, damigella di Parisina (Soprano); cortigiani, cavalieri, damigelle, gondolieri, armigeri, soldati

ATTO PRIMO

 

Sala terrena in Belvedere.

Scena prima
Paggi, scudieri, cortigiani, indi Ernesto.

ERNESTO
(entrando)
È desto il Duca?

CORO
È desto.
Dorme lung'ora ei forse?
Torbido all'alba sorse
come corcossi ier.
Ma sì per tempo, o Ernesto,
tu di Ferrara uscito!
Forse del Duca invito
ti chiama a Belveder?

ERNESTO
Inaspettato, e pure
giunger qui grato io spero.

CORO
Grato se di venture
è il tuo venir foriero,
d'uopo n'abbiam: qui tutto
spira mestizia e lutto:
afflitto più che mai,
turbato è d'Azzo il cor.

ERNESTO
Afflitto!

CORO
Ah! tu ben sai
il suo geloso amor.

ERNESTO
Lo so... Mala Duchessa
sospetta è sempre a lui?

CORO
Egra languente è dessa:
fugge il consorte, e altrui:
non mai sorriso spunta
su quella guancia smunta,
o viene, appena è nato,
qual languido balen.

ERNESTO
E il Duca?

CORO
Si distrugge
d'ira e d'amore insieme.
Or la ricerca, or fugge,
or la lusinga, or freme.
Ansio la notte e il giorno
sembra spiar d'intorno,
quasi un rival celato
tema alla reggia in sen.

ERNESTO
Oh! doloroso stato!

CORO
Sì... Ma silenzio.

TUTTI
Ei vien.

Scena seconda
Azzo e detti.

Tutti gli fan luogo; guarda esso d'intorno
e s'accorge d'Ernesto.

AZZO
Che mi rechi?

ERNESTO
Lieti eventi.

AZZO
Lieti a me?

ERNESTO
Lo spero.

AZZO
E quali?

ERNESTO
Dopo lunghi e rii cimenti
Padoa è tolta a' tuoi rivali;
e per l’arme di Ferrara,
fortunato il pro' Carrara,
vinta l'ira ghibellina,
sul suo trono alfin sedé.

AZZO
Ei mi diede Parisina:
poco è un trono a lui mercé.

ERNESTO
Nuova è questa, ond'abbia anch'essa
a gioir del tuo contento.

AZZO
(agli astanti)
Annunziate alla duchessa
l'improvviso e lieto evento.
(a parte ad Ernesto)
Per veder su quel bel viso
il balen d'un sol sorriso,
non che Italia, aver vorrei
terra e cielo, e darli a lei:
rapirei del sole i rai
per donarle il suo splendor.
Non sa il mondo e tu non sai
qual m'accende e quanto amor!

ERNESTO
Lieta al par de' tuoi desiri
la farà si gran ventura.

AZZO
(forte)
Ne ho fidanza. Tutto spiri
gioia e pompa in queste mura.

ERNESTO e CORO
Noi primieri al ciel diam lodi
che ha compito i voti tuoi,
che il valor de' guelfi eroi
secondò col suo favor.
Spenti alfin gli sdegni e gli odi,
lieta Italia al mondo attesti,
che la pace a lei tu desti,
che a te deve e gioia e onor.

AZZO
(Dall'Eridano si stende
fino al mar la mia bandiera:
il Leon dell'Adria altiera
piega il capo al mio valor.
Solo un cor col mio contende,
sdegno e amor del par l'irrita...
io darei corona e vita
per poter domar quel cor)
Con giostre, e con tornei
si festeggi in Ferrara il lieto evento.
Cento navigli e cento
corrano in gara del superbo fiume
ambo le rive; ed alla vinta guerra
applaudano del par fonde e la terra.

Parte il corteggio.

Scena terza
Ernesto ed Azzo.

ERNESTO
Mi è dolce, o duca,
questa vittoria tua, non sol perch'alto
leva il tuo nome, ma perché ti reca
gioia, che dal tuo cor parea bandita.

AZZO
Gioia!... è di già sparita:
starsi meco non può.

ERNESTO
Signor di tante
ricche provincie, e glorioso, e adorno
di nuove palme e di recente onore,
a te che manca?

AZZO
Il maggior bene: amore.
È mio destino, Ernesto,
destin tremendo, che le furie sempre
d'amore io provi, e le dolcezze mai.
Tradito un giorno... e il sai,
dall'infedel Matilde, ancor tradito
da Parisina io sono.

ERNESTO
I tuoi sospetti
han perduto Matilde; or Parisina
i tuoi sospetti perderan del pari.

AZZO
Ah! dannommi Matilde a giorni amari,
è sua vendetta forse
la perpetua mia guerra. I miei timori...
deggio dirtelo, Ernesto?... a me rivale
mi dipingon perfino il giovin Ugo,
che orfano raccogliesti, e ch'io qui crebbi
fra i paggi miei, qual se ti fosse ei figlio.

ERNESTO
(Cielo!)

AZZO
E gli diedi esilio
dalla mia corte, e di Carra al campo
fingea spedirlo... e buon consiglio parmi...
onde all'armi avvezzarlo.

ERNESTO
Or posa han l'armi,
ei tornerà.

AZZO
Contezza
hai tu di lui?

ERNESTO
Nulla contezza.

AZZO
Audace
non fia così per riveder Ferrara
senza un mio cenno. Or vanne; e, dove incanto
tornato ei fosse, in nome mio gl'intima
che por non osi in queste mura il piede,
finché io 'l chiamo al mio cospetto io stesso.
(Azzo parte)

ERNESTO
Mi è il cenno.

Scena quarta
Ernesto ed Ugo.

ERNESTO
Oh! chi mai veggio? È desso.

UGO
Sì, son io: m'abbraccia, Ernesto.

ERNESTO
Ugo! (Oh, ciel!)

UGO
Che guati intorno?

ERNESTO
Taci, incauto! E a che sì presto
fai dal campo a noi ritorno?
Vieni meco, o sciagurato,
non ti vegga il tuo signor.

UGO
Di che temi? E sì turbato
sei per me? Qual feci error?

ERNESTO
Il più grave.

UGO
Oh, Dio! ti spiega.

ERNESTO
Il ritorno è a te conteso.

UGO
Con qual diritto? Chi me 'l nega?

ERNESTO
Chi può tutto. Il duca offeso.

UGO
Ed è noto alla duchessa?...
Parla, o padre... È noto ad essa?

ERNESTO
Quale inchiesta? E qual pensiero
in te d'essa, e in lei di te?
Tremi?... Di'... saria pur vero?...

UGO
(gettandosi nelle sue braccia)
Ah! pietà... leggesti in me.
Io l'amai fin da quell'ora
che fra noi fanciulla venne:
l'amai pure, e l'amo ancora
poiché sposa altr'uomo l'ottenne.
Né timor, né lontananza,
né dolor, né disperanza
han potuto dal mio core
quest'amore cancellar.

ERNESTO
Che mai sento? Ah! taci, insano.
Tanto osasti alzar la mente?
Non seguir... il tristo arcano
non sia noto ad uomo vivente.
A me stesso, o sventurato,
ei doveva restar celato...
T'era d'uopo un tal dolore
al mio core risparmiar.
Or che badi?... Un rio sospetto
già del duca in mente è desto.

UGO
La mia vita è in questo tetto,
morte altrove... io resto, io resto.

ERNESTO
Forsennato! E la ruina
farai tu di Parisina?
Non sai tu del duca amante
l'implacabile rigor?

UGO
Partirò; ma un solo istante
pria vederla ho fermo in cor.
Per le cure, per le pene
che quest'orfano ti costa,
mi concedi un tanto bene,
la mia vita è in lei riposta.
Un suo sguardo, un solo sguardo
temprerà la fiamma ond'ardo:
prenderò da lei la forza
di partire, e non morir.

ERNESTO
Vieni, vieni: invan tu speri
ch'io consenta a tanto errore.
Qui de' passi e dei pensieri
è ciascuno esploratore...
Qui le mura, i sassi, i venti
hanno orecchio ed hanno accenti...
Qui neppure il suol profondo
ti potria da lui coprir.

Lo tragge seco; escono entrambi velocemente.

Giardino nell'isola di Belvedere.
In fondo scorre il Po.

Scena quinta
Parisina, Imelda e Damigelle.

PARISINA
Qui, qui posiamo... ombroso,
ameno è il loco.

DAMIGELLA
Aura soave spira
di questi faggi al rezzo,
e reca a te l'olezzo
rapito all'erbe e ai fior.

IMELDA
Oggi più lieta
esser déi tu.

DAMIGELLA
Giorno ridente è questo
ad amorosa figlia,
che della sua famiglia
festeggia lo splendor.

PARISINA
Si, ne' suoi Stati
ritorna il padre. Oh! voglia il ciel pietoso,
che men gli pesi il ricovrato serto
di quel ch'ei diemmi... Oh! più di me felice
la pastorella, che non ha corona
se non di fiori!

IMELDA
E a tua mestizia torni?
Torni ai sospir?

DAMIGELLA
Deh! parla: onde cotanto
in te dolore?

PARISINA
E’ in me natura il pianto.
Forse un destin che intendere
dato ai celesti è solo,
quaggiù mi elesse a piangere,
nascer mi fece al duolo,
come colomba a gemere,
com'aura a sospirar.
Parmi talor che l'anima,
stanca di tante pene.
aneli a ciel più limpido,
aspiri a ignoto bene,
come favilla all'etere,
come ruscello al mar.

DAMIGELLA
Lassa'. e te stessa affliggere
sempre così vorrai?

PARISINA
Cessar non mi è possibile.

DAMIGELLA
Né mai tu speri?...

PARISINA
Mai.

Musica guerriera.

TUTTE
Qual suon! Guerrier drappello
move festoso a te.

PARISINA
(Oh tu, che invano appello,
tu sol non vieni a me!)

Le dame escono.

Scena sesta
Cavalieri armati di tutt'arme: alcuni con visiera calata.
Scudieri che portano lance e scudi. Parisina e Imelda.

CAVALIERI
Alle giostre, ai tornei che prepara
esultante e devota Ferrara,
te presente sospira ogni prode,
che a contender la palma se 'n va.
Da te data, più dolce la lode,
la corona più bella sarà.

PARISINA
Cavalier, forse il duca v'invia?

CAVALIERI
S'ei non fosse, chi osato l'avria?
Per suo cenno cotanto favore,
nobil donna, imploriamo da te.

PARISINA
Dalle feste rifugge il mio core:
ei lo sa, non vi è gioia per me.
(V'era un dì quando l'alma innocente
tinto in rosa vedea l'avvenir,
quando ancor sul mio labbro ridente
non suonava d'amore il sospir.
Ma ti vidi, o fatal giovinetto,
io ti vidi, e la gioia sparì:
tinto in lutto mi sembra ogni oggetto;
è funebre la luce del dì)

CAVALIERI
Nobil donna, ha confine il martire:
non nudrire i tuoi mali così.

PARISINA
La mia repulsa, o prodi,
donate ad egro cor. Ite, e fortuna
venga con voi nel glorioso agone
al par de' voti miei.

I Cavalieri partono. Un solo rimane. Parisina se ne
accorge, mentre si muove per uscire.

PARISINA
Né tu parti, o guerrier? Che vuoi? Chi sei?

CAVALIERE
Un solo istante, o donna, in segreto m'ascolta.

PARISINA
(Oh ciel! qual voce!)
(ad Imelda)
T'allontana per poco,
e al cenno mio
ad accorrer sii pronta.

Imelda parte.

Scena settima
Ugo si toglie la visiera; Parisina lo riconosce.

UGO
Ugo son io.

PARISINA
Ciel! tu in Ferrara! E ignoto!
E furtivo! E tremante!

UGO
O Parisina!
Me ne bandisce il duca.

PARISINA
E al duca osasti
disobbedir?

UGO
Il mio ritorno ignora.
Ma girne in bando ancora
poteva io mai, senza vederti almeno
l'ultima volta? Senza udir per solo
conforto mio, che della ria sentenza
tu pietosa ti dolga, ed un sospiro
ti costi il pianto, cui dannato al mondo
sarà de' tuoi primi anni il fido amico?

PARISINA
Ah! sì, me 'n duole... e a te piangendo il dico.
Ma che ti giova udirlo? E quale speme
nutrir puoi tu? Per tuo riposo e mio
cancellar dal pensier dèssi perfino
la rimembranza dell'età fuggita.

UGO
Ah! di mia stanca vita
sostegno è dessa. Se il presente è lutto,
ténebra l'avvenir mi resti almeno
il raggio del passato..., allora non t'era
quest'orfano infelice amar conteso...
d'amor fraterno.

PARISINA
Né conteso è adesso.
Or va... Dal duolo oppresso
te sol non dir. V'ha chi di te più geme,
chi più di te si strugge, e sente il peso
dell'aspra vita che quaggiù trascina.
Vanne, vanne, te 'n prego...

UGO
O Parisina!
Un solo momento ancora,
un sol momento! Ah! se tu pure in terra
orfana fossi, o di men nobil sangue
venuta al dì, forse mi avresti amato
d'amor più che fraterno...

PARISINA
Oh! che mai dici?...
Che pensi tu?

UGO
Sì, tu m'avresti amato
come io t'amai, come tuttora io t'amo
oltre ogni dir, celeste oggetto e santo.

PARISINA
Cessa...

UGO
Ah! dillo.

PARISINA
Deh! cessa... (Oh, accenti!... oh, incanto!)

UGO
Dillo... io te 'l chieggo in merito
della mia lunga guerra;
dillo, e beato rendimi
solo una volta in terra.
Mi seguirà dovunque
il suon di questi accenti,
l'intenderò nei venti,
nell'onde ancor l'udrò.

PARISINA
Ah! tu mi chiedi, o barbaro,
trista e fatal parola...
non dée, non dée strapparmela
fuor che la morte sola.
Rendimi prima, ah, rendimi
di nostra infanzia i giorni;
fa che innocente io torni,
e, t'amo, allor dirò.

UGO
È vero, è ver... non dirmelo...
sarei più sventurato.

PARISINA
Addio: sfidiamo intrepidi
ambo il rigor del fato.

UGO
Addio... Ma, deh! concedimi
una memoria almeno.

PARISINA
Una memoria!... prendila:
il pianto mio ti do.
(gli porge il fazzoletto)

PARISINA e UGO
Quando più grave e orribile
fia di tua/mia vita il peso,
quando de' mali al culmine
esser ti/mi sembri acceso,
pensando che di lagrime
bagnato è questo vel,
ah, non dirai/dirò che barbaro
È con te solo il ciel.

Scena ottava
Imelda e le damigelle frettolose; indi Azzo. Ernesto e seguito.

IMELDA e DAMIGELLE
Giunge il duca.

UGO
Il duca!

PARISINA
Ahi! misero!
Fuggi.

UGO
Invano.

AZZO
Chi vegg'io?

ERNESTO
(È perduto. Io tremo... io palpito)

AZZO
(ad Ernesto)
Sì, compiuto è il cenno mio?
(breve silenzio)
Parla tu: perché tornasti?
(ad Ugo)
Perché il campo abbandonasti?
D'onde avvien che si segreto
tu ti aggiri in Belveder?

UGO
Di tornar mi concedea
di nostr'armi il condottiero.
Io bramava, e fermo avea
di offrirmi a te primiero:
sol poc'anzi il tuo divieto
mi fu dato di saper.

AZZO
Né partisti?

PARISINA
(Oh, istante!)

ERNESTO
(Io gelo)

AZZO
Perché innanzi alla duchessa? Tanto osasti? parla.

UGO
(Oh, cielo!)

AZZO
Qual ragion ti guida ad essa?

PARISINA
Ei, signor, percosso, afflitto...
del severo... estremo editto,
ignorando quale errore
si mertava il tuo rigore...
umil prece... a me porgea...
d'impetrar la tua bontà.

AZZO
Egli?... E tu?...

PARISINA
Lo promettea.

AZZO
Fu soverchia in te pietà.

PARISINA
Ah! tu sai che insiem con esso
di tua corte io crebbi in seno:
implorar mi sia concesso
che scolparsi ei possa almeno.
D'alcun fallo io reo no'l credo...
tale a te si mostrerà.
Questa grazia ch'io ti chiedo...
è giustizia e non pietà.

UGO
Io sperai la sua preghiera
a placarti almen possente:
che implorarla eccesso egli era
né un sospetto io m'ebbi in mente:
s'egli è tal, ch'io sol sia segno
della tua severità;
ma con lei saria lo sdegno
forse troppa crudeltà.

AZZO
(Il difende! e in sua difesa
tanto adopra ardore e zelo!
Tutto alfin mi si palesa:
sciolto è omai, caduto è il velo.
In mia mano avrò le prove
della lor malvagità.
Simuliam, veggiam fin dove
la rea coppia giungerà)

ERNESTO
(Lasso me! Sì ria sventura
prevenir non ho potuto.
Simular invan procura,
l'imprudente si è perduto...
Tace il duca, ma nel seno
il furor covando va.
Ah! foriero del baleno
è la sua tranquillità)

Scena nona
Coro lontano di battellieri sul Po.

BATTELLIERI
Voga, voga: qual lago stagnante
ferma il Po le veloci correnti;
di Ferrara le sponde ridenti
par ch'ei voglia più a lungo baciar.

GUERRIERI
Affrettate: del popol festante
dalle rive c'invitan le voci:
già s'appressan le prore veloci
che al torneo denno i prodi recar.

La scena si riempie di soldati, e le rive di eleganti
navicelle.

ERNESTO
Deh! in tal dì mentre tutto festeggia,
non sia core che afflitto si veggia!
Io pur prego, se lice, o signore,
de' tuoi servi al più antico pregar.

AZZO
Ugo resti... Cotanto splendore,
tanta gioia non voglio turbar.

UGO e PARISINA
(Oh, contento!)

BATTELLIERI
Partiamo, voliamo. A Ferrara.

AZZO
(a Parisina)
E tu sola starai?
Mentre io cedo, tu pur non vorrai
né a preghiera, né a voto piegar?

PARISINA
Io vi seguo... Ah! potessi qual bramo
sì bel giorno con voi festeggiar.

AZZO, UGO, ERNESTO e GUERRIERI
Vieni, vieni, e in sereno sembiante
alla pompa presiedi qual diva.
Un tuo sguardo di luce più viva
questo ciel farà scintillar.

PARISINA
Sì, quest'alma respira un istante
s'apre a gioia non prima sentita...
Alla festa ove gloria v'invita,
calma, io spero, conforto trovar.

AZZO, UGO, ERNESTO e PARISINA
(in disparte)
(Ma divoro nel coro tremante
un timor/furor che non posso frenar)

BATTELLIERI
Voga, voga; qual lago stagnante
ferma il Po le veloci correnti;
di Ferrara le sponde ridenti
par ch'ei voglia più a lungo baciar.

GUERRIERI
Affrettate: del popol festante
i bei voti corriamo a colmar.

S'imbarcano.

ATTO SECONDO

Gabinetto di Parisina. Alcova chiusa da seriche cortine.
È notte. Il luogo è illuminato da due candelabri.

Scena prima
Imelda e Damigelle.

IMELDA
Lieta era dessa, e tanto?

DAMIGELLE
Oltre ogni tuo pensiero.
Al vincitor guerriero
sorrise, e il coronò.

IMELDA
E il duca?

DAMIGELLE
Ad essa accanto,
fiso in lei sola e intento,
gioia del suo contento,
e il suo gioir mostrò.

IMELDA
Ed alle danze in corte
presente pur fia dessa?

DAMIGELLE
Né la pregò il consorte:
ella ne fe' promessa...
tu inchiesta aggiungi a inchiesta;
qual meraviglia in te?

IMELDA
Non meraviglia è questa...
Estrema gioia ell'è.

DAMIGELLE
Fra i manti suoi di porpora,
fra i suoi gemmati serti,
siano i più ricchi e splendidi
alla sua scelta offerti.
Brilli serena e bella
come soave stella,
e in ogni cor diffonda
speme, letizia, amor.

IMELDA
(La pena mia si asconda,
si celi il mio timor)

DAMIGELLE
Ella si appressa.

Scena seconda
Parisina e detti.

PARISINA
Un seggio, Imelda. Io sono
stanca del mio gioir.

IMELDA
Non usa a queste
sì clamorose feste,
uopo di posa hai tu.

PARISINA
De' miei primi anni
oggi mi parve respirar l'aurora
d'un dì sereno... Alla paterna corte
io mi credetti fra le pompe e i ludi
de' miei fratelli... E qual fraterna gloria
mi fu d'Ugo il trionfo. Oh! come lieta,
col giovin prode nell'arringo i' corsi!
E lieta il premio del valor gli porsi!

IMELDA
(Ciel! Non si avveri, io prego,
il mio sospetto)

PARISINA
Ma fugace lampo
sarà la mia letizia, e il sol domani
torbido forse sorgerà pur anco...
Stanche le membra, e stanco
ben più lo spirto io già risento. Oh, lungi
riponi i serti e la gioconda vesta.

IMELDA
Né alla notturna festa irne vuoi tu?

PARISINA
No, non poss'io. Sollievo
mi fia migliore il sonno.

IMELDA
Ah! sì. Io spero...
E’ innocente sollievo.

PARISINA
É vero, è vero.
Sogno talor di correre
entro incantato albergo;
volo in balìa de' zeffiri;
oltre le nubi io m'ergo:
nuoto in sereno spazio,
qual cigno nel ruscel.
Dolce, come arpa eolia,
voce mi chiama, e dice:
vieni, e, del mondo immemore.
Resta quassù, felice...
A combattuto spirto
porto soltanto è il ciel.
Oh, cari sogni! oh, all'anima
illusion gradita!

IMELDA e CORO
Prendi da lor presagio
di più tranquilla vita.
Vanne, e più bella ancora
sorgi alla nuova aurora,
come è più bello un fiore
dopo il notturno gel.

PARISINA
Addio. L'augurio accetto...
pace dal sonno aspetto...
(A combattuto core
porto soltanto è il ciel)

Si danno un addio. Imelda e le Ancelle partono. Parisina
si ritira nell'alcova. La scena rimane vuota per alcuni
momenti.

Scena terza
Azzo e Parisina.

Azzo passeggia guardingo la scena. Rimuove alcun poco
le cortine dell'alcova, e le cala di nuovo. Parisina è
addormentata.

AZZO
Sì: non mentir le ancelle...
ella riposa... Riposar potrebbe
se rea foss'ella? Non hai tu, rimorso,
più voce alcuna? Più paure o larve,
non hai tu, notte per colpevol alma?
No, non è rea, s'ella riposa in calma.
(silenzio)
Ma pur... con qual desio
Ugo seguia!... come parea lanciarsi
dietro al corsier che lo rapia pel campo!
Come arrossiva a un tratto, e impallidia!
Oh! quanti ha gelosia
occhi di lince avessi, ond'un istante
vederle in cor! arte avess'io d'incanto
per far che ignudo le apparisse in volto,
le parlasse sul labbro!

PARISINA
Oh, Dio!

AZZO
Che ascolto!
E’ dessa che favella...
O m'inganna il pensier?
(porge l'orecchio)

PARISINA
Oh, dolce istante!
Sì tosto non fuggir.

AZZO
(sottovoce)
Sogna...

PARISINA
Son teco;
restiamo insieme

AZZO
(tremante)
Insiem!... Con chi?

PARISINA
Mi segui
Puro zeffiro è il ciel. Moviam uniti
quai pellegrini augelli a miglior nido...
Mi segui, o tenero Ugo...

AZZO
(prorompendo)
Ugo!

PARISINA
Qual grido!
(esce dall'alcova, pallida, tremante)
Ah! chi veggio? Tu, signore?

AZZO
Sì: qual altro attender puoi?

PARISINA
Io!... null'altro.

AZZO
Me? sol me?...

PARISINA
Che dir mi vuoi?

AZZO
(Ah! potessi un solo istante
del suo fallo dubitar!)

PARISINA
(Oh! qual ira in quel sembiante!
Gli occhi in lui non oso alzar)

AZZO
Fissa i tuoi negli occhi miei:
nulla in essi hai letto ancora?

PARISINA
Oh! che hai tu? Turbato sei,
ch'io ti lasci...

AZZO
No, dimora.
(Ah! così tradito io fui
sempre, sempre in ogni amor)

PARISINA
(Ah! non so fuggir da lui,
qui m'annoda il mio terror)

AZZO
(prorompendo)
Empia donna!

PARISINA
Oh, ciel!

AZZO
T’appressa;
(l'afferra pel braccio)
di fuggirmi invan tenti.

PARISINA
Duca! ah, duca!

AZZO
Infida!

PARISINA
Cessa!
Quali smanie!

AZZO
Atroci, ardenti.
Sciolto è alfin, caduto è il velo,
tutto è noto, tutto io so.

PARISINA
Qual favella! (Io tremo, io gelo!)
Che sai tu? (Più cor non ho)

AZZO
Tu nel sonno assai parlasti,
il tuo fatto è manifesto.

PARISINA
(Me infelice!)

AZZO
Tu invocasti
uom che abborro, che detesto.
Il tuo labbro..., iniqua!... or ora
d'Ugo il nome proferì.

PARISINA
D'Ugo il nome!... (E il sonno ancora,
anco il sonno mi tradì!)

AZZO
Parla omai: com'ebbe loco!
Come crebbe il reo tuo foco?
Dove giunse, di che ardire,
di che speme si nutrì?...

PARISINA
Ah! d'orrore e di martire...

AZZO
L'ami dunque! l'ami?

PARISINA
(disperatamente)
Sì.

Azzo pone la mano sul pugnale, indi s'arretra.

PARISINA
Non pentirti... mi ferisci...
Vibra il ferro: ei fia pietoso.
Quest'incendio in me sopisci;
sol per morte avrò riposo.
È delirio l'amor mio;
non ha speme, non desio:
è una face che consuma
d'un sepolcro nell'orror.

AZZO
Ch'io ti sveni?... e al tuo supplizio
ponga fine una ferita!
Lungo io voglio sacrifizio,
non di morte, ma di vita.
Vivi al pianto, vivi al lutto...
l'ira mia vedrai per tutto;
fian tuoi giorni un giorno solo
di spavento e di terror.

Azzo si allontana respingendola: essa il segue tremante.

Galleria illuminata.

Scena quarta
La musica esprime il festeggiare che si fa di dentro.
Dame, cavalieri attraversano gli appartamenti.

CORO
È dolce le trombe cambiare co' sistri,
di gioia forieri, de' balli ministri.
È un dolce nell'aure fragranti di fiori
cambiare gli allori co' mirti d'amor.
In lieti banchetti, in gaie carole
ci lasci la notte, ci visiti il sole:
subliman le menti le voci d'onore,
le voci d'amore consolano il cor.

Si dividono.

Scena quinta
Ugo solo, indi Ernesto.

UGO
Né ancor vien ella! Cominciar le danze,
i concenti echeggiar... Invan di lei
muta parmi ogni luce, ogni splendore.
L'astro non v'è maggiore,
l'astro dell'alma mia. Vieni: e al tuo raggio
languir ciascuna e impallidir si miri
di Ferrara beltà.
(esce Ernesto)

ERNESTO
Dove ti aggiri?

UGO
Ovunque impresse io credo
l'orme di Parisina, ovunque un'aura
parmi de' suoi sospiri.

ERNESTO
Alle sue stanze
quinci si sale, e tu qui muovi, o stolto?...
Seguimi... Un sordo ascolto
de' cortigiani susurrar: turbato
più che mai fosse, Azzo aggirarsi io vedo,
come leon della sua preda in traccia.

UGO
E di perigli a me far puoi minaccia?
Cessa: la mia letizia
non funestar. Oggi fu tal, che morte
potria scontarla appena. Or va: soverchio
è in te timor.

ERNESTO
Soverchia è in te fidanza.

UGO
Ella m'ama... certezza è mia speranza.
Io sentii tremar la mano
che mi cinse almen al crin la palma.
Mi sorrise, e tutta l'alma
in quel riso scintillò.
Uno spirto, un senso arcano
d'un amor maggior d'amore,
trapassò da core a core,
e di gioia l'inondò.

ERNESTO
Sconsigliato!... E a te presente
era il duca, e a lei d'accanto!

UGO
Io no 'l vidi ed occhi e mente
fur rapiti in lei soltanto.
Ah! non mai di quel momento
la dolcezza appien dirò.

ERNESTO
Taci, taci... Ogni concento,
ogni strepito cessò.
Giunge alcun...

UGO
Che fia?

Scena sesta
Cavalieri e detti.

CORO
Repente
ne congeda il duca irato.
Svelti i fior, le faci spente
puoi veder per ogni lato.
Già le logge, già le porte
del palagio, della corte,
son rinchiuse, o custodite
da guerrier' che a sé chiamò.
(escono gli armigeri)

ARMIGERI
Ugo!

UGO ed ERNESTO
Oh cielo!

ARMIGERI
Noi seguite.

UGO
Dove?

ARMIGERI
Al Duca.

UGO
A lui! Verrò.

ERNESTO
Io ti seguo.

ARMIGERI
No, non lice.

UGO
Un amplesso.

CAVALIERI
(Qual mistero!)

ERNESTO
Figlio, figlio?... Oh, me infelice!
Fui presago!

UGO
O padre, è vero...

ARMIGERI
V'affrettate: il tempo preme;
Azzo attendere non sa.

CAVALIERI
(Ah! più d'Ugo Ernesto geme:
quale in sen sgomento egli ha!)

UGO
(ad Ernesto a parte)
Questo amor doveva in terra
sol di morte aver mercede;
come alfin di lunga guerra
io sorrido all'ultime ore.

ERNESTO
Ah! Con te, con te, sotterra
anco Ernesto scendarà.
(Ugo parte fra gli armigeri. Ernesto con cavalier)

Vestibolo che mette alle torri.

Scena settima
Azzo e guardie.

AZZO
Ite; e condotti entrambi
a me sian tosto. Interrogarli insieme,
insieme udirli, e investigar vo' pria
quale di lor più colpevol sia.
Che dico? Il son del pari,
e del par fian puniti. Oh! di Matilde
ombra irata, n'esulta: in cor non posso
amor riporre, ch'io fellon non trovi,
ne spezzar debba di mia mano istessa

Scena ottava
Ugo e Parisina da varie parti fra le guardie e detto.

PARISINA
(Ugo! oh, ciel!)

UGO
(Parisina, in ferri anch'essa!)

AZZO
Eccovi uniti alfine...
non qual bramaste, ma qual debbe unirvi
tradito prence. Al vostro amore iniquo
è questo il tempio: ara il patibol fia.

UGO
Al mio soltanto il sia.
Se giusto esser vuoi tu. Spirto più puro
non hanno i cieli di costei che offendi.

AZZO
Ella è rea, ben più rea. Tu la difendi.

PARISINA
Tutti siam rei... solo
noi di desio, tu d'opre. Ah! pera il giorno
che me all'altare tu traevi ad onta
del pianto mio.

UGO
Deh! Parisina!

PARISINA
E vano.
Non è per lui più arcano
l'antico amore... Io lo svelai dormente:
desta il confermo.

UGO
E dove tu il confessi
indegno io ne sarei, s'anco il tacessi...
Odilo, o duca, io l'amo
più che la vita... dall'infanzia io l'amo...
e senza speme l'amor mio divoro.

Azzo, durante il discorso di Parisina ed Ugo, è rimasto
concentrato: nulla risponde.

AZZO
Custodi, al carcer loro
sian ricondotti. Fino al dì novello
sien del palagio mio chiuse le porte
a chiunque ei sia.

PARISINA
Morte è tal cenno.

Scena nona
Ernesto e detti.

ERNESTO
(con un grido)
Morte!

AZZO
A che vieni? E presentarti
non chiamato ond'hai tu diritto?

ERNESTO
Santo io l'ho, se a risparmiarti
vengo, o duca, un rio delitto.

AZZO
Un delitto! a me!

UGO e PARISINA
Che intendo?

ERNESTO
Sì, un delitto atroce, orrendo!
Al mio crin canuto credi,
al terror in cui mi vedi...
guai se d'Ugo ai giorni attenti!...
Guai tre volte, guai per te!

UGO e PARISINA
Qual linguaggio!

AZZO
E quai spaventi
inspirar pretendi a me?
(alle guardie)
Ubbidite.

ERNESTO
Ah! no.

AZZO
T'invola.
Tanto ardire omai m'irrita.

UGO
Cessa, amico, e ti consola...
non espor per me tua vita.

ERNESTO
Duca! ah duca!...

AZZO
Olà, l'insano
tratto sia da me lontano.

ERNESTO
Versa dunque il sangue tuo...
Tu sei d'Ugo il genitor.

PARISINA
E fia vero?

UGO
Figlio suo!

AZZO
Ei mio figlio? (Un gelo ho in cor)

ERNESTO
Matilde abbandonata,
dal tuo talamo scacciata,
me 'l fidava ancora infante,
e moriva di dolor.
Vi abbracciate.

AZZO ed ERNESTO
Oh, colpo!

PARISINA
Oh, istante!

UGO
Padre!

AZZO
Ugo!

UGO e AZZO
(Oh, mio terror)

Per abbracciarsi; si arrestano ambidue appena si
avvicinano.

ERNESTO
Che veggo? T'arretri dal figlio, dal padre!

UGO e PARISINA
(O fato, è compiuta la nostra sventura)

AZZO
(Fra noi si solleva, s'oppone la madre)

ERNESTO
(Ah! sorda in quell'alma, ah! muta è natura!)

AZZO, UGO e PARISINA
Per sempre, per sempre sotterra sepolto
deh! fosse rimasto l'arcano che ascolto.
Foss'egli un delirio dell'egra mia mente,
un'ombra fuggente ai raggi del dì!
Ma lassa/lasso è verace, lo provo, lo sento,
al fero sgomento che il cor mi colpi.

ERNESTO
(O vana speranza vent'anni nudrita,
oh! come in un punto al vento sei gita,
se al nome di padre, se al nome di figlio
asciutto quel ciglio rimane così!
Affetto malnato, colpevole amore.
I sensi de cuore più santi sopì)

AZZO
Protettor d'un'empia madre,
ve' qual figlio hai tu serbato!
Empio anch'esso...

UGO
Ed empio il padre
da cui nacque...

ERNESTO
Forsennato!

UGO
Sì, lo sono... È gonfio il core
d'amarezza, di dolore...
Ei la madre mi ha rapita...
ei serbommi a trista vita...
mi restava l'amor mio,
l'amor mio sepolto in me...
or dinanzi al mondo e a Dio
questo amor delitto ei fe'!

Azzo è immobile e pensoso.

PARISINA
Ugo!... ah, cessa!...

UGO
Ov'è la scure?...
Tronchi dessa i miei tormenti.

PARISINA
(ad Azzo)
Non udirlo... a sue sventure
dona tu gli amari accenti.
Me, cagion di tanta pena,
me soltanto opprimi e svena...
Ma il tuo figlio... ah! no... non muoia...
Lo risparmia per pietà.

Breve silenzio: Azzo si riscuote.

AZZO
Teco il traggi. Ei viva.

ERNESTO e PARISINA
(Oh, gioia!)

UGO
Viver io!...

ERNESTO e PARISINA
T'affretta... va.

AZZO
T'allontana fin che in petto
di natura i moti io sento...
Sciagurato! un sol momento
li potrebbe soffocar.
(Ah! perché son io costretto
mio malgrado a lagrimar!)

UGO
Non è vita, è lunga morte,
pena eterna che mi dai:
le mie smanie tu non sai...
ti farian raccapricciar.
(Ah! mi lascia, o cruda sorte,
men colpevole spirar)

PARISINA
Vanne: fuggi, è atroce scena

ERNESTO
Vieni:
all'Italia si risparmi.
Per pietà di più non farmi
di terror, d'orror gelar,
(Ah! chi mai morrà di pena,
s'io pur seguo a respirar!)

Ernesto strascina seco Ugo. Azzo accenna alle guardie di
allontanar Parisina.

Scena decima
Azzo e guardia.

AZZO
Vada... si, vada; a inorridir non abbia
per me Ferrara. Ella rimane... e basta.
Oh, quale in me contrasta
folla d'affetti, e tutti orrendi e tutti
disperati e feroci!
(passeggia alcuni momenti agitatissimo, indi pacatamente)
Olà! guidata
alle ducali stanze un'altra volta
sia Parisina, e, qual poc'anzi ell'era,
onorata da tutti, ed ubbidita.
Non più: son fermo... Appien mia trama è ardita.
(parte)

ATTO TERZO

Luogo terreno nel ducale palazzo. Da un lato domestica
cappella. In fondo finestroni chiusi.

Scena prima
Damigelle di Parisina e cavalieri
escono lentamente dalla cappella.

CORO
Muta, insensibile,
se non in quanto
dagli occhi turgidi
le sgorga il pianto,
l'afflitta giace
dell'ara al piè.
Pregar lasciamola,
non la turbiamo:
calmar quell'anima
noi non possiamo:
per lei più pace
quaggiù non è.
(si ritirano)

Scena seconda
Parisina indi Imelda.

PARISINA
No... più salir non ponno
miei prieghi al ciel... Pur più straziato core
mai non ricorse a lui come il cor mio.
Imelda!

IMELDA
A te son io
nunzia d'alcuna speme. In suo perdono
par fermo il duca: ei congedò tranquillo
il generoso Ernesto,
a cui guidar lontano Ugo è concesso.

PARISINA
Ugo!.. Ei dunque partì?

IMELDA
Parla sommesso...
Un foglio suo ti reco...
Prendi.

PARISINA
Un suo foglio!... E chi te 'l diè?

IMELDA
Poc'anzi
un giovine scudier furtivamente
nell'atrio che conduce a queste stanze.

PARISINA
Incauto! e quali ancor nutre speranze!
(legge il foglio)
"D'Azzo non ti fidar: non può del mostro
esser la calma e la pietà sincera.
Quando la squilla del vicino chiostro
dell'alba annunzierà l'ora primiera,
da tal condotto che il periglio nostro
mosse a pietade, e che salvarci spera,
a te per via segreta..."
(si arresta)
Oh! ciel!

IMELDA
Prosegui
A che ti turbi?

PARISINA
Osa sperar l'insano
ch'io con lui fugga!…

IMELDA
Oh! non lo speri invano.
Io, te 'l confesso, io pure,
più che d'Azzo il furor, temo la calma...
io conobbi Matilde...

PARISINA
(con gli occhi sul foglio)
In sen del padre
condurmi ei vuole... e s'io ricuso, ei giura
di sua mano svenarsi in queste soglie.

IMELDA
Ei n'è capace.

Lontano orologio suona un'ora.

PARISINA
Ahi! qual tremor mi coglie!
È questa l'ora!

IMELDA
È questa...
Che risolvi?

PARISINA
Io... non so. Segreta voce
mi dice che quest'ora
l'ultima è di mia vita.

IMELDA
Oh! ti conforta...
Disgombra il tuo terror...

PARISINA
Non odi intorno
un gemer fioco!... di sinistri augelli
uno strido non senti!.. errar non vedi
vicino un'ombra?

IMELDA
Il duol t'inganna, il credi.

PARISINA
Ciel, sei tu che in tal momento
mi sgomenti, e m'empi il core
di quel tremito d'orrore
che è presago del morir.
Supplicarti invano io tento,
io ti sporgo invan le braccia:
sulle labbra mi si agghiaccia
la preghiera ed il sospir.
(odesi flebile musica)
Silenzio... un suon lugubre
lontano echeggia.

IMELDA
Un tristo suon...

PARISINA
Che fia?
(canto lontano)

CORO
Da te, Signor, non sia,
come quaggiù, dannato;
ascenda perdonato
del tuo gran soglio al piè

PARISINA
De' moribondi
questa è la prece. Al suol mi annoda e affigge
invisibil poter.

Scena terza
Damigelle e dette.

DAMIGELLE
Ora funesta!
Sottratti al duca. Ei vien...

IMELDA
(trascinando Parisina)
Fuggasi.

Scena ultima
Azzo con seguito e detti.

AZZO
Arresta!

PARISINA
In quegli occhi, in quel sembiante...
la vendetta io leggo espressa.

AZZO
Ben vi leggi. E in questo istante
piena è omai, sfogata è dessa.

PARISINA
Parla... oh! ciel... Di lui che festi?
Ugo... ov'è?

AZZO
Tu l'attendesti.
Empia donna! a te lo svela
in tal guisa il mio furor.

Si aprono i veroni dal fondo, e vedesi nel cortile
il cadavere di Ugo.

PARISINA
Ugo!... Io muoro.
(si abbandona alle dame)

CORO
Ah! no, le cela
lo spettacolo d'orror.

PARISINA
Ugo!... è spento! A me si renda
la sua fredda esangue salma!...
(fuori di se)
Che sovr'esso io spiri l'alma...
L'alma oppressa dal dolor!
Scenda, indegno, ah! su te scenda
il suo sangue infin che vivi!...
Ei del sol, del ciel ti privi,
ti ricolmi di squallor.
(ricade)

CORO
Ella manca...

AZZO
Il ciel previene la sua pena...

IMELDA e CORO
Ahi! spira! Ahi! muor!

FINE

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