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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Fausta

Melodramma in 2 Atti di Domenico Gilardoni, venne rappresentato a Napoli (Teatro San Carlo) il 12 gennaio del 1832

Personaggi

Costantino (Baritono), Fausta (Soprano), Beroe (Mezzosoprano), Crispo (Tenore), Massimiano (Basso), Licinia (Contralto), Albino (Tenore); congiunti e famigli dell'imperatore, confidenti dell'imperatrice, senatori, pretoriani, popolo, soldati, littori

ATTO PRIMO

Piazza del Campidoglio. Tempio di Giove in fondo.

Scena prima
Tutta la piazza è ingombra di soldati vincitori romani
in mezzo a' quali veggonsi i prigionieri galli.
Tutto il popolo è diviso ne' laterali.
Sul davanti v'è un'ara accesa,
accanto alla quale un sommo sacerdote,
che dovrà incoronar Crispo per la riportata vittoria.
Dal lato destro dell'attore, Fausta, Licinia e Massimiano;
al sinistro Costantino. In fondo Beroe fra le prigioniere.

TUTTI
Dio dell'armi, che infondevi
con la sacra tua scintilla,
fiamma in petto al giovanetto:
laude, gloria, al tuo favor.
L'inimico a quell'aspetto,
per te colmo di spavento,
cadea vinto, cadea spento
sotto il brando distruttor.
Dio dell'armi, in lui splendevi,
come stella che sfavilla,
onde in campo al par del lampo
seppe il prode trionfar.
Per te, Gallia prigioniera
vide l'aquila più altera
dispiegar le invicte piume:
salve, o Nume, tutelar.

Il sommo sacerdote prende la corona d'alloro
e la pone sul cimiero di Crispo.

FAUSTA
(guardando Crispo)
(Dea, che siedi al terzo cielo,
sul mio ciglio spandi un velo,
che m'involi quel sembiante,
ch'empio e reo mi rese il cor;
mel rapì, e l'ignora ancor)

BEROE
(Fra le stragi e le ruine
delle folgori latine,
quel gentile mi salvò,
e d'un guardo il cor piagò!)

COSTANTINO
No! fra vittorie tante,
che annoverai finora,
giammai non vidi aurora
lieta spuntar così.
(a Crispo)
Vieni fra le mie braccia...
Fausta, lo stringi...

FAUSTA
(colpita, poi rimessa)
Ah!... Sì...

CRISPO
(resta Crispo nel mezzo; Fausta da un lato,
Costantîno dall'altro)
A te, signor del mondo,
suddito e figlio io sono:
quanto posseggo è dono
del tuo paterno amor.
(a Fausta)
Tu cangia il mio rispetto,
cangia in affetto ognor.

COSTANTINO
Fama, trionfi, onori,
te rendono immortale:
gloria ti cinga, e tale,
che oscuri il genitor.
(a Fausta)
Tu l'ama, come io l'amo,
che degno egli è d'amor.

FAUSTA
Glorie, trionfi, onori
ti rendon già immortale.
(Ciel!... Qual poter fatale
quel volto ha sul mio cor!..)
T'amo!... (Oh, soave accento!...
cagion del mio dolor!)

COSTANTINO
Ma qual fra vinti Galli
nobil vegg'io donzella?...

CRISPO
Figlia d'un prence è quella,
che in campo già perì...
(con massima tenerezza)
L'adoro!

FAUSTA
(colpita)
(Oh ciel! che ascolto..)

CRISPO
(con tutta l'espansion del cuore)
Quanto me stesso l'amo!...
Costei consorte io bramo:
(a Costantino)
donala a me in tal dì.

FAUSTA
(desolata)
(Lo perdo!)

COSTANTINO
(a Beroe)
Qui t'avanza:
l'ami tu?

BEROE
Ognor l'amai
più che del sole i rai.

FAUSTA
(S'amano!)

COSTANTINO
Ebben...

FAUSTA
(Ahimè!)

COSTANTINO
Fra poco al sacro rito
io stesso...

FAUSTA
(risoluta)
Ah no! t'arresta:
sacro è un tal giorno a Vesta,
né compiere si de'...
Al risorgente... albore...
potrai... guidarli... all'ara...

COSTANTINO
Basta! n'andrete all'ara
ai fai del nuovo dì.

CRISPO e BEROE
Come apparir déi cara
luce del nuovo dì!
Il fulmin tuo prepara,
vendetta, al nuovo dì!

LICINIA e CORO
Amore e Imene a gara
brillino al nuovo dì!

FAUSTA
(fra se)
(No, che non vi rischiara
consorti il nuovo dì!)
(quasi delirante)
Rovesciata, infranta al suolo
fia quell'ara a me funesta
s'io lo perdo; che mi resta
fuor che lagrime e dolor?
Egli è mio, né forza umana
può rapirlo a tanto affetto
se non svelle dal mio petto
il mio bene col mio cor.

COSTANTINO
Sta il sorriso in ogni viso
Fausta sola in fronte ha l'ira.
Ora freme, ed or sospira
fra il rossore ed il pallor.
Deh, sgombrate, o dei pietosi
da quel seno ogn'aspra cura
or che il figlio m'assicura
dell'impero lo splendor.

CRISPO e BEROE
Ah, la notte su la terra
non istenda il mesto velo
e a spuntar s'affretti in cielo
lieto il giorno dell'amor.

MASSIMIANO
È alfin giunto il dì bramato
che a me renda lauro e soglio:
fia travolto il folle orgoglio
fra le stragi ed il terror.

LICINIA e CORO
Spieghi fama i vanni arditi,
gridi al mondo: Gallia è doma!
Così cade chi di Roma
sfida il brando vincitor.

MASSIMIANO
Sì, gioite, esultate!...
(partono eccetto Massimiano)
Sparir dovrà per voi tanta letizia
qual poca nebbia al sole! ...
Né il nuovo sol vedrai tu, Costantino! ...
Usurpator, mi renderai l'impero...
Presso è l'ora. Déi tutta
cancellar col tuo sangue l'onta mia?...
Il tentai... mi fallì! ...
Ma padre e figlio insieme
fra l'ombre della notte che s'appressa,
spenti cadranno d'una morte istessa.
(parte)

Appartamenti magnifici nella reggia di Costantino.

Scena seconda
Coro di ancelle di Fausta,
Licinia, quindi Fausta pensierosa.

CORO
Quel celeste tuo sorriso
dove andò? Perché fuggì?
Rieda e splenda sul tuo viso
il bel raggio che sparì.

FAUSTA
(assorta)
Più non torna a me quel dì.

CORO
A te incensi offrian gli amori
nella tua primiera età:
era l'arbitra de' cori
la divina tua beltà.

FAUSTA
Ah! tornasse quell'età!
Ch’io d'un cor potea vincere... Chi siete...
che i miei pensier rapite?
(scuotendosi)

LICINIA
Licinia e le compagne tue.

FAUSTA
Partite.
Licinia ed il Coro partono.
Eccomi sola: or non v'avrà mortale
che apprender possa il riprovato amore
onde mi struggo in core.
Sposa di Costantino ad amar scendo
di Costantino il figlio?...
Oh rossore!... oh delitto!...
Eppur ch'io l'ami eternamente è scritto.
Ah, se d'amor potessi
parlargli un solo istante
quanto quest'alma amante
saria felice ognor.
I giorni miei ridenti
come cangiò un istante
affanni e non contenti
opprimono il mio cor.
Fuggì l'immagine
tanto gradita
che di delizie
colmò mia vita.
Fra crudi palpiti
d'immense pene
mi resta a piangere
nel mio dolor.

Scena terza
Licinia e Crispo.

CRISPO
È questo il loco ove mi chiese?

LICINIA
Questo.
Attendila: fra poco
a te sarà.
(parte)

CRISPO
Qual mai ragion la spinge
seco a volermi?... d'ascoltar, che brami,
impaziente son io...

Scena quarta
Fausta e Crispo.

FAUSTA
(Ecco il mio ben supremo,
o il mio tormento, il mio supplizio estremo!)

CRISPO
A che mi chiedi, o Fausta?

FAUSTA
(guardando intorno)
Soli noi siam?

CRISPO
Siam soli...
Ma ché? Segreto ragionar?

FAUSTA
Mistero
a te fidar degg'io sol noto al cielo!

CRISPO
E a Costantin tu puoi
un arcano occultar!

FAUSTA
(confusa)
Non è di stato.
(con timidezza)
Talora gl'infelici
si serbano in seno
qualche affanno segreto... (Il dir vien meno!)
onde si pasca il cor furtivo... (Oh Dio!..)
ma occultarlo... (Che fo? Più non poss'io..)

CRISPO
Prosegui.

FAUSTA
Ah! di', pria che lo strai d'amore
(facendo forza a se stessa)
per Beroe ti ferisse,
il cor mai palpitò per altro oggetto!...

CRISPO
Per te...

FAUSTA
Per me!!!

CRISPO
Di filial rispetto.

Fausta rimane immobile, poi si scuote vedendo Beroe.

Scena quinta
Beroe, Crispo e Fausta.

FAUSTA
(La rivale!)

BEROE
Il mio ben!

FAUSTA
(In qual istante!)

CRISPO e BEROE
Privo/Priva di te un momento
il mondo è per me spento!

FAUSTA
(Fremo)
Beroe in segno di rispetto va correndo per baciar la mano
a Fausta, la quale la ritira dispettosamente.

BEROE
(a Crispo)
(Superba!) Di te chiede il padre.

FAUSTA
(Qual altro inciampo!) A me, donzella, accorda
ch'ei meco per brev'ora
sola rimanga...

BEROE
(a Crispo)
Ahi, quanto
costa al mio cor lasciarti!

CRISPO
(mentre va per porgere la destra)
La destra, o cara!

FAUSTA
(frapponendosi in mezzo)
Il tempo stringe. Parti.
(dopo di essersi assicurata che sia partita)
(avvicinandosi a Crispo)
(Mio core, ardir) Ascolta:
questa straniera ch'ami
tanto, obliar tu non potresti?

CRISPO
Obliarla!...

FAUSTA
Né cederesti il core
ad altro oggetto assai più degno?

CRISPO
Fausta!

FAUSTA
Che te saprebbe amar di tale amore,
che mai di donna in core
non si è l'eguale acceso...

CRISPO
Io non t'intendo...

FAUSTA
Deh, per pietade intendimi, e se forza
di piegarti non han le mie parole,
queste lagrime almen, questo pallore...
quest'accento, ch'io sciór vorrei... ma il tronca
di timore un sospiro!...

CRISPO
(Colpito)
Oh, lampo atroce!...
Saresti tu capace?...

FAUSTA
Sì...

CRISPO
D'amarmi?...

FAUSTA
Immensamente...

CRISPO
Taci! A me t'invola...

FAUSTA
Io t'amo!...

CRISPO
Io fremo a tanta rea parola.
Ah! se orror di te non hai,
in me fissa que' tuoi lumi:
dal mio fremito vedrai
il delitto tuo qual è.

FAUSTA
Tutti, ah! tutti io gl'invocai
per odiarti, o caro, i Numi;
ma non resero giammai
a' miei voti tal mercé.

CRISPO
Da te, da queste soglie men fuggo...
(per partire)

FAUSTA
(prendendolo per mano, e trattenendolo)
Ah, ferma... ingrato!...
Mi lasci in questo stato!...
Senti nel cor che palpito!...
La destra come trema!...
Mira il sudor più gelido
di quel dell'ora estrema!...
Tanto costò svelarmiti.
E parti, oh Dio, così?

CRISPO
L'arcan sepolto fia.

FAUSTA
(risoluta)
Non basta... o a me tu cedi,
o vittima ne sia
del tuo rifiuto...

CRISPO
Chi?

FAUSTA
Beroe!...

CRISPO
Che dici?

FAUSTA
Estinta!
Non io, né lei ti avrà!

CRISPO
(inginocchiandosi)
Ah! vedimi a tuoi piedi:
di lei, di me, pietà!...

Scena sesta
Costantino, seguito da Beroe, Massimiano,
Licinia e Coro di ancelle, e congiunti di Costantino.

COSTANTINO
(colpito)
Che veggio!...

CRISPO
(sorgendo)
(Mio padre!)

FAUSTA
(confusa)
(Lo sposo!..)

COSTANTINO
Al suo piè...
(a Crispo che tace)
Da lei che chiedevi?
(a Fausta)
Quai prieghi a te die'?

FAUSTA
(dopo esitanza)
Tuo figlio...

COSTANTINO
Prosegui...

FAUSTA
Aspira... ad oggetto...
per qual... terra e cielo
calpesta!

CRISPO
(fremendo)
Oh perfidia!

COSTANTINO
Chi mai?...

FAUSTA
Inorridisci!...

COSTANTINO
Chi?...

FAUSTA
Faus!...

COSTANTINO
Taci!

FAUSTA
Fausta!

TUTTI
Ahi, colpa tremenda!
Oh, eccesso d'orror!

COSTANTINO
(a Crispo)
Questa, ingrato, è la tua fede;
questo il bacio: il fido amplesso;
m'abbracciavi, e a un tempo istesso
mi rapivi e fama, e onor!
Tanto strazio, oh, avversa sorte,
mi serbava il tuo rigor!

BEROE
Questa adunque è la sua fede;
questo il giuro, il fido accento;
come a tanto tradimento
potea chiudere il suo cor!
Ah, vorrei vorrei la morte
che soffrir sì rio dolor!

CRISPO
(a Fausta)
Godi, ingrata, senza fede;
oltraggiasti ogni virtude!
Ma in me sacro si racchiude,
a rimorso tuo, l'onor!
Nel rigor d'avversa sorte
sol l'infamia è il mio terror!

FAUSTA
(a Crispo)
Questo core, ah, se vedessi,
piangeresti al suo tormento...
t'accusai!... ma fu un momento,
d'incertezza, e di timor!
Vuoi ch'io cangi la tua sorte?
Che in me piombi il suo rigor?
Dì che m'ami, e fin la morte
per te sfido, o dolce amor!

MASSIMIANO
(Come arride al mio pensiero
questo colpo inaspettato!
Deh, seconda, amico fato,
la grand'opra chiusa in cor!)

LICINIA e CORO
(No, non può quella bell'alma
sensi aver sì vili e rei,
deh, mostrate, o sommi dei,
l'innocenza del suo cor!)

COSTANTINO
Discolpa hai tu?

CRISPO
L'ho, e sacra!

COSTANTINO
Quale?...

CRISPO
Sono innocente.

BEROE
Fausta parlò; non mente...

CRISPO
Credermi reo, tu ancor?...

FAUSTA
(a Costantino)
Deh! a lui perdon concedi!...

CRISPO
Perdono a me?... No 'l voglio!...

COSTANTINO
Audace!... Fin l'orgoglio
alle tue colpe aggiungi?...
Vanne in esilio!...

TUTTI
(Ahi, misero!)

COSTANTINO
Fuggi! Non ho più figlio!...
Ti nieghi il sol la luce!...
La terra le sue piante!...
Mendica, incerta, errante
sia la tua vita!

TUTTI
Ah!

FAUSTA
(a Crispo)
Taci! Ah, più non invocargli
l'ira tutta del creato:
troppo è reso sventurato,
da te merita pietà!
Deh, l'ottenga questo pianto:
placa tanta crudeltà!

CRISPO
(a Fausta)
Tardo, o donna, è il tuo consiglio.
Il destin m'hai già segnato!
Mi rendesti sventurato,
e favelli di pietà?
Verrà tempo che il tuo ciglio
vero pianto verserà.

COSTANTINO
A che darmi, ingiusti Numi,
figlio infido, e sì spietato!...
Sia per sempre cancellato
questo nome d'empietà!
Pianto io verso, ma fugace,
pianto eterno ei verserà.

MASSIMIANO
(Dell'età nel più bel fiore
è bandito ed esecrato!
Come il misero suo stato
in me desta ilarità!
Obliato nell'esilio,
più l'impero non avrà!)

BEROE, LICINIA e CORO
(Dell'età nel più bel fiore
è bandito ed esecrato!
Come il misero suo stato
fa scordar l'iniquità!
M'addolora e sforza il ciglio
ad un pianto di pietà)

ATTO SECONDO

Boschetto contiguo agli appartamenti di Costantino.

Scena prima
È notte. Massimiano, dopo di essersi inoltrato
sul davanti della scena, e di aver radunato
tutti i suoi seguaci a sé d'intorno, incomincia.

MASSIMIANO
Manca alcuno?...

CORO
Ognun qui è teco.

MASSIMIANO
Tutti guida?

CORO
Un sol pensiero.
Mano ardita e cor più fiero
Massimian trovar non può!

MASSIMIANO
Spento sia col padre il figlio!

CORO
Figlio e padre estinti avrai!

MASSIMIANO
Pria che il giorno schiuda i rai
all'impero io tornerò!
Beato momento,
deh, vola, t'affretta,
che fiera vendetta
divampo compir!
Già veggo dell'empio
domato l'orgoglio!
Già premo quel soglio
che osava rapir!
(nel mentre Massimiano è per andar via co' suoi)

Scena seconda
Crispo, Beroe e detti.

CRISPO
Dunque Licinia?...

BEROE
Tutti
di Fausta i rei disegni a me fe' noti.

Massimiano col Coro allontanandosi.

MASSIMIANO
Spento sia col padre il figlio!

CORO
Figlio e padre estinti avrai!

CRISPO
(Qual favellar sommesso!..)

MASSIMIANO
(fermandosi dice a'suoi)
Gente qui si raduna!
Scorgiam... Chi sei?
(s'avanza verso Crispo)

CRISPO
(che avrà la spada in mano urta in quella di
Massimiano)
Massimian!...

BEROE
Oh, stelle!

CRISPO
Impugna nudo brando.

MASSIMIANO
Mi seguite,
o amici.
(parte co'suoi)

CRISPO
A che t'aggiri
fra l'ombra in armi in questi folti rami?...
Niun risponde! Ah! chi sa... forse in periglio
del genitor la vita...

BEROE
Deh, partiam, ch'io prevedo
a danno tuo maggior sventura.

VOCI DI DENTRO
Fiera
vendetta.

CRISPO
(a Beroe)
Udisti?... Osserva
quell'incerto chiaror... Vedi gl'iniqui...
Vér qui s'avanza... lasciami... che provi
lo stuol nemico indegno
in questo ferro il mio furor, lo sdegno.

Scena terza
Costantino, Massimiano, suoi seguaci,
soldati con fiaccole. Crispo e Beroe.

CRISPO
Ciel! chi scopro!...
(furente è per lanciare il colpo contro il padre,
ch'è il primo che gli si presenta, ma in riconoscerlo,
gli cade il ferro di mano)

COSTANTINO
Vibra indegno!

BEROE e MASSIMIANO
Sorte avversa!/indegna!

CRISPO
Ove m'involo?

COSTANTINO
Alma perfida ed infida!
Non bastava un fallo solo:
fin ribelle e parricida...

CRISPO
Taci... Ah, taci per pietà!
(inginocchiandosegli a' piedi)
Se crudel così m'estimi,
se tal fallo appor mi puoi,
qui piangendo a' piedi tuoi
di dolor io morirò,
(mentre è per prendergli la mano,
Costantino gli si allontana. Crispo s'alza)
Tu m'oltraggi, tu m'opprimi,
pur io t'amo, e ti perdono.
Questa vita, ch'è tuo dono,
se tu m'odii amar non so.
Sì... m'uccidi... ma ti giuro,
che innocente a morte io vo.

COSTANTINO e MASSIMIANO
In me/te taccia amor natura,
se ogni dritto calpestò.

BEROE e CORO
Infelice a qual sciagura
il destin lo riserbò.

COSTANTINO
Le tue discolpe, o perfido,
ascolterà il senato;
tosto s'aduni.
(alcune guardie partono)

CRISPO
Ah! sentimi...

COSTANTINO
Vanne, deh, vanne, ingrato!
Soltanto innanzi ai giudici
il padre, il re, t'udrà...

CRISPO
Io parricida... io perfido...

BEROE e CORO
Di lui che mai sarà?

CRISPO
Dove trovar un'anima
che al mio dolor si pieghi;
se tu, tu stesso... ahi, misero!
pietade, amor mi nieghi.
Se un figlio a eterna infamia
condanna il tuo rigor
tempo verrà che piangere
sul mio destin dovrai.
Ma non allor al figlio
render l'onor potrai,
non potrai lieto renderlo
del tuo paterno amor.
Ma del mio duolo istesso
avrai straziato il cor.

BEROE e CORO
Del suo dolor l'eccesso
mi strazia a brani il cor.

COSTANTINO e MASSIMIANO
Tristo, soffrente, oppresso
Ti/lo rende il mio/tuo furor.

Tutti partono e Crispo fra le guardie.

Scena quarta
Aggiorna. Beroe e Licinia.

BEROE
Ah! Licinia...

LICINIA
M'illude!... Non fuggisti?...
L'astro del dì già riede!...

BEROE
Altra sciagura
il caro ben minaccia...

LICINIA
E qual mai?...

BEROE
Parricida ognun lo crede!...
Egli è fra' ceppi, e ad esser condannato
si attende del senato.

LICINIA
Ma ti spiega...

BEROE
Vien meco, e per la via
la vicenda saprai funesta e ria.
(partono)

Sala del senato.

Scena quinta
Si veggono già radunati i Senatori.
Arriva Costantino seguito da' littori.

COSTANTINO
(dopo di essersi seduto)
L'accusator s'inoltri; e poi s'avanzi
al mio cospetto il prigionier.
(due littori partono)
(Per quanto
io reprima gli affetti in tal cimento,
di padre ognor la voce al core io sento)

Scena sesta
Massimiano, Beroe; quindi Crispo e detti.

COSTANTINO
(a Massimiano)
Pria d'esporre l'accusa
pensa al cospetto di chi sei, chi t'ode!...
Paventa se in pensier menzogna ordisse.
Morte infame...

MASSIMIANO
Lo so...

COSTANTINO
Favella adunque.

MASSIMIANO
Mentre tutto tacea,
né lungo era il tornar di nuov'aurora,
muto d'armi fragor, sommesse voci
udii nel bosco alla tua reggia accanto.
Quivi cauto discesi,
e dal labbro di Crispo
congiurar la tua morte allora intesi.

CRISPO
Menzogner... Io volea...

COSTANTINO
Beroe, rispondi;
qual ragion t'adducea
di Crispo al fianco?

BEROE
Amore, e la certezza
dell'innocenza sua,
ond'io divider seco
volea l'esilio... Ad un balen di spade
la sua snudò... Ma tutta si sperdea
quell'ignota coorte,
giurando a Crispo e a Costantino morte.

CRISPO
A quelle cupe grida
furente in tua difesa il piede io volsi...
Rieder sento la turba...
Impugno il ferro, e al primo traditore
vo' per dar morte, e scorgo il genitore.

COSTANTINO
Scaltro tu parli. Udiste, o padri? Io voglio
arbitri voi di sua futura sorte
in più segreta parte
decidete di lui (M'offese, e l'amo)
(ai Senatori, Beroe e Massimiano)
Ite, con lui restar qui solo io bramo.
Soli siam noi! Fissami in volto il ciglio
giudice ancor non sono, ancor sei figlio.
T'amo ancora, ancor dal ciglio
per te, o figlio, il pianto scende,
al perdono ancor mi rende
per te pronta la pietà,
ma mi svela i fatti tuoi.
Solo sei, nessun t'ascolta:
tutto il core aprir mi puoi,
Costantin qui non ti udrà.
Una lagrima non versi?

CRISPO
Ah, non piange un innocente.

COSTANTINO
Va detesto un cor che mente.

CRISPO
Il mio cor mentir non sa.
Sì lo giuro reo non sono.

COSTANTINO
Sì, m'uccidi e t'abbi il trono...

CORO DI SENATORI
(a Costantino)
Qui 'l senato appien decise
del colpevole la sorte...
(mostrando una pergamena, che poi sarà situata sulla
tavola di Costantino ed appiccata con un pugnale)

COSTANTINO
Giusto cielo... Ah, dite...

CORO
Morte...

COSTANTINO
(Ah, chi reggere potrà!)

MASSIMIANO
(Per lui speme più non v'ha!)

BEROE e CRISPO
(Oh, fatale avversità!)

COSTANTINO
Ah! m'è figlio. E questo solo
fu da' Numi a me concesso...
L'amo ancora, e degg'io stesso
il suo termine segnar!
Deh! prendetevi il mio soglio
in si barbaro cimento!
Ma no... forse in quel momento
pria di lui dovrò spirar!

BEROE
Del tuo cor seconda i voti,
che tu solo il puoi salvar.

MASSIMIANO e CORO DI SENATORI
Frena in cor di padre i moti:
tu no 'l puoi, no 'l déi salvar.

COSTANTINO
(ai senatori ed a Massimiano)
Paghi sarete.
(tremante sottoscrive la sentenza, gitta il pugnale e fugge.
I senatori seguono Costantino, Crispo circondato da'
Littori, va al carcere)

Atrio di carceri.

Scena settima
Albino.

ALBINO
Prence infelice! Tutto
per te finì... Del quarto lustro appena
i primi anni vedesti,
pien di gloria, cangiarsi a te funesti,
misero!... Chi s'avanza?

Scena ottava
Fausta ed Albino.

FAUSTA
Albino?...

ALBINO
Chi veggio!... In questo loco!

FAUSTA
Taci...
(Albino eseguisce)
Il prigionier dal carcere qui traggi
ecco l'ultimo istante…
A vincere quell'alma pertinace,
disperato mio cor prorompi adesso,
con quella forza, che un amor furente
tutto t'incendia

Scena nona
Crispo, Fausta ed Albino.

FAUSTA
Parti.
(Albino parte)

CRISPO
Ciel!... Chi miro!

FAUSTA
Sommesso
parla... non ti tradir...

CRISPO
Tu in queste soglie.
e che pretendi ancora?...
Chi ti conduce a me?...

FAUSTA
Duolo, furore,
di disperato amore,
tutte le smanie!

CRISPO
Forsennata!... E vuoi?

FAUSTA
Morir, s'altro non posso, a' piedi tuoi.

CRISPO
Basta ti scosta.

FAUSTA
Ah, sentimi.

CRISPO
Fuggi.

FAUSTA
Fuggiamo insieme.

CRISPO
Con te, qual nutri speme.

FAUSTA
La sola.

CRISPO
E t'odo ancor?

FAUSTA
(con trasporto)
Per te rinunzio al soglio
e fama e onor t'immolo.
Anima, gioia, orgoglio,
dio per me sei tu solo.
È mio destin l'amarti,
il vivere per te.
Sì, caro, io vo' salvarti:
tu viver déi per me.

CRISPO
Oh, padre mio tradito,
mai tanti orror saprai.
Con l'amor tuo rapito
ogni mio ben tu m'hai.
Ma l'innocenza almeno
io porterò con me.
Sentir non posso in seno,
empia, che orror per te.

FAUSTA
(deliberata)
Vieni, morte su te pende.

CRISPO
Già sul campo io la sfidai.

FAUSTA
È l'infamia che t'attende?

CRISPO
Un velen già m'approntai.

FAUSTA
(ansia)
Un veleno!

CRISPO
(un anello mostrandole)
Qui s'asconde.

FAUSTA
(agitatissima)
Giusto cielo!

CRISPO
E dell'infamia
all'orror m'involerà.

FAUSTA
(strappandogli l'anello)
No, morire tu non déi.

CRISPO
(colpito fremente)
Fausta!

FAUSTA
Amor ti salverà.

CRISPO
Ah, s'è ver che per me in petto
senti pur un qualche affetto,
quel velen a me, deh, rendi,
le tue colpe io scorderò.
O paventa un disperato,
temi un Dio vendicatore:
va', raddoppi in me l'orrore:
te spirando esacrerò.

FAUSTA
Di tua morte all'atro aspetto
freme già quest'alma in petto.
Quel velen invan pretendi:
mai perir ti lascerò.
Vilipesa, disperata
morrò vittima d'amore
e di morte fra l'orrore
te spirando chiamerò.

Scena decima
Massimiano, Albino, quattro littori, Crispo e Fausta.

MASSIMIANO
(ai littori)
Il mio cenno compite:
(a Fausta)
t'allontana.

CRISPO
Or sei paga, o tiranna;
tutto d'infame morte
per te l'orror discerno;
va', ti consacro ai Numi dell'Averno!
(Crispo parte in mezzo ai littori, seguito da Albino)

FAUSTA
E ancor respiro!

MASSIMIANO
In breve
ei più non è!

FAUSTA
Che dici!...

MASSIMIANO
La sentenza è in mia man; compita fia
forse mentre a te il dico!

FAUSTA
(va per correre al carcere di Crispo)
Padre crudel!

MASSIMIANO
(trattenendola)
T'arresta.

FAUSTA
Io... voglio... io...

GUARDIA
(venendo dal carcere)
Spento è Crispo.

FAUSTA
(retrocede inorridita)
Ah!

MASSIMIANO
(Qual gioia!)

FAUSTA
Io manco
oh Dio!
Massimiano corre al carcere.
Tu che voli già spirto beato
all'eterno felice soggiorno,
il mio priego tu accogli placato,
mi perdona un sacrilego amor!
Io te 'l chiedo per quanto t'ho amato;
in compenso di tanto dolor!
(qui s'approfitta del veleno strappato a Crispo)

VOCI DI DENTRO
A Massimiano morte!

MASSIMIANO
Quai voci! Oh ciel! Che ascolto?

Scena ultima
Costantino co' suoi duci, e soldati; Beroe,
Licinia e le ancelle di Fausta.

COSTANTINO
(ai littori indicando Massimiano)
Si avvinca di ritorte;
lunge il fellon da me!
I vili tuoi seguaci
svelaro il tradimento.
Del figlio già il perdono
ecco...
(mostrando una pergamena)

MASSIMIANO
(fiero)
Tuo figlio è spento!
Fremi...

COSTANTINO
Che parli... Ohimè!
Empio! Morrai...
(le guardie trascinano Massimiano)

FAUSTA
(avvicinandosi risoluta verso Costantino)
M'ascolta...

COSTANTINO
Tutto l'Averno ho in me.

FAUSTA
(con affanno)
Da più crudel tormento
sia quel tuo cor trafitto.
Non fu d'alcun delitto
il figlio reo...

COSTANTINO
Che sento!
Fia ver!...

FAUSTA
Lo giuro a te...
Per lui d'iniquo amore
tutti provai gli affanni;
furono miei gl'inganni:
era innocente...

COSTANTINO
Ah! in te.
Punir saprò...

FAUSTA
Prevenni
il tuo furor... Nel seno
mi serpe già un veleno...
s'appressa il mio morir.

COSTANTINO e CORO
(tutti inorriditi)
Lungi da queste mura
va', perfida, a morir.

FAUSTA
No, qui morir degg'io
dove ogni ben perdei...
Qui resti il nome mio
esempio di terror.
L'ultimo pianto è questo,
che versan gli occhi miei...
Pianto d'amor funesto,
d'un disperato amor.

COSTANTINO
Tutto sfogaste, o dei,
il barbaro rigor.

CORO
(verso Costantino)
Pietà vi mova, o dei,
l'immenso suo dolor.
(a Fausta)
Empia! non ha la terra
mostro di te peggior.

FINE

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