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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Gianni di Parigi

Melodramma in 2 Atti di Felice Romani, è stato rappresentato a Milano (Teatro alla Scala) il 10 settembre del 1839

Personaggi

la principessa di Navarra (Soprano); il gran siniscalco della principessa (Basso); Gianni di Parigi (Tenore); Oliviero, paggio (Contralto); Pedrigo, locandiere (Basso); Lorezza, sua figlia (Mezzosoprano); seguito della principessa e di Gianni, camerieri e cameriere della locanda, villani e villanelle

ATTO PRIMO

Sala nella locanda.

Scena prima
Coro d'inservienti e donne addette alla locanda,
che vanno assettando la sala unitamente a Lorezza.

CORO
Su, sbrighiamoci, spazziamo;
attenzione, diligenza.
Qui le tavole accostiamo,
là posiamo la credenza;
ogni cosa sia disposta
con decenza e proprietà...
La locanda della posta
una reggia sembrerà.

LOREZZA
Se sapeste a chi s'infiora
questo albergo fortunato,
se vedeste la signora
cui l'alloggio è preparato,
voi direste: ci vuol altro
per cotanta maestà!

CORO
Oh! cospetto! e chi sarà?

LOREZZA
Zitti... ell'è la principessa...

CORO
Di Navarra?

LOREZZA
Appunto; è dessa.

CORO
Quella saggia, amabil dama,
di cui predica la fama
la virtude e la beltà!

LOREZZA
Qui si attende, e qui verrà.

TUTTI
Su, sbrighiamoci, spazziamo;
attenzione, diligenza!
Qui le tavole accostiamo,
là posiamo la credenza;
ogni cosa sia disposta
con decenza e proprietà...
La locanda della posta
una reggia sembrerà.

Esce Pedrigo in collera,
Oliviero lo segue supplichevole.

Scena seconda
Pedrigo, Oliviero e detti.

PEDRIGO
No, non posso, l'ho detto e il ripeto:
le mie stanze son tutte occupate.
Non alloggio persone spiantate,
quando aspetto la figlia d'un re.

OLIVIERO
Deh! non siate cotanto indiscreto;
riposar mi lasciate un istante...
Deh! se il cor corrisponde al sembiante,
(a Lorezza)
signorina, pregate per me.

PEDRIGO
(prima a Lorezza la quale vuol parlare, poi ad Oliviero)
Zitta là. Non ci è caso: partite.

OLIVIERO
Ascoltate.

PEDRIGO
Non odo ragione.

OLIVIERO
Un momento...

PEDRIGO
No, no.

OLIVIERO
(con risoluzione)
Compatite;
ma qui aspetto ser Gianni, il padrone.

PEDRIGO
(ironico)
Il padrone!

OLIVIERO
Lui stesso.

PEDRIGO
Ser Gianni!
E, di grazia, ser Gianni chi è?

OLIVIERO
(con disinvoltura)
Messer Gianni è un onesto borghese,
vago assai di veder del paese,
uom gioviale, d'amabil umore,
sempre in cerca di gloria e d'amore,
favorito di tutte le dame,
adorato da mille beltà.

PEDRIGO
(contraffacendolo)
Messer Gianni, l'onesto borghese,
veda pur quanto vuol di paese,
porti altrove il suo amabile umore,
qui né gloria s'alloggia, né amore,
cuciniere qui sono e non dame,
qui si mangia, si paga e si va.

OLIVIERO
(a Lorezza)
Deh! se il cor corrisponde all'aspetto,
signorina, impetrate pietà.

LOREZZA
Discacciar sì gentil giovinetto,
caro padre, saria crudeltà.

PEDRIGO
Non alloggio, non voglio, l'ho detto.
(a Oliviero)
Voi partite:
(a Lorezza)
tu sorti di qua.

OLIVIERO e LOREZZA
Deh'. pensate che alcuna locanda
non si trova al paese vicina:
io/ei starò/stara dove più si comanda
nella porta, in soffitto, in cantina;
ma lasciate che attenda il padrone,
che a momenti a cercar loMi verrà.

PEDRIGO e CORO
Occupata è la nostra locanda
dal soffitto perfino in cantina;
voi tornate a colui che vi manda,
(tu, fraschetta, va tosto in cucina/voi, Lorezza, venite in cucina..)
Oh! guardate; per forza il buffone
(alloggiare in mia casa vorrà!/ alloggiare in qua dentro vorrà)
(Lorezza e il coro partono)

Scena terza
Pedrigo, Oliviero, un servo, indi Lorezza che torna.

PEDRIGO
E così, non partite? Avete inteso?
Siete sordo o stordito?

OLIVIERO
Purtroppo vi ho capito;
ma non posso partir.

PEDRIGO
Corpo di Bacco!
Sta a veder ch'ei comanda in casa mia.

OLIVIERO
Aperta per ciascuno è l'osteria.

SERVO
Padrone, in questo punto
un gran numero è giunto
di cavalli da sella.

PEDRIGO
Aperta sia
la maggior scuderia colla rimessa:
è l'equipaggio della principessa.

SERVO
No, no: sulle gualdrappe il nome io lessi
di Gianni di Parigi.

OLIVIERO
È il mio padrone,
che talvolta pedone
va per divertimento, e manda avanti
i suoi cavalli.

PEDRIGO
(sorpreso)
I suoi cavalli!... Quello!...
Messer Gianni!...
(a Oliviero)
Ponetevi il cappello.

LOREZZA
Padre mio, quanta gente!
Che staffieri! Che paggi!
Che carrozze! Che treno! Ch'equipaggi!

PEDRIGO
Oh! questa volta è certo la principessa.

LOREZZA
Lo credeva anch'io;
ma intesi che ser Gianni di Parigi
è il nome dell'illustre viaggiatore.

PEDRIGO
Sedetevi, signore,
ristoratevi alquanto... Or che ci penso...
potrei... qualche stanzino... in cima o in fondo...
ad ogni modo egli sarà servito.

OLIVIERO
Obbligato.

PEDRIGO
Che giovane compito!
Anzi... fino a sta sera
forse non giungerà la principessa;
e se il vostro signore
si ferma per poch'ore,
voglio alloggiarlo al primo appartamento.

OLIVIERO
Parlerete con lui. Venir lo sento.

Scena quarta
Gianni e Coro del suo seguito.

CORO
Il desinar preparisi
al nostro messer Gianni:
ci sia sciampagna e Malaga,
Madera di trent'anni:
è questo il gran specifico
a stanco passaggier.
Il desinar preparisi,
ma più ci sia da ber.

GIANNI
Questo albergo, o locandiere,
è miglior ch'io non pensai.
Un giardino... un belvedere...
sito aperto... ameno assai...
di Parigi un buon borghese
desiar di più non può.
Locandier, vi sia palese
che mi piace e vi starò.

PEDRIGO
Mi perdoni: è già fissato
per sua altezza di Navarra.

GIANNI
Quanto aveste di caparra?

PEDRIGO
Ebbi piastre ventitré.

GIANNI
Bagattelle! Eccone cento:
e l'albergo spetta a me.

PEDRIGO
È di peso l'argomento,
da rispondere non c'è.

GIANNI
Tosto il pranzo preparate:
vini vecchi, piatti buoni.

PEDRIGO
Ma, signor, accaparrate
sono ancor le provvigioni.

GIANNI
Pago il doppio sul momento:
le provviste son per me.

PEDRIGO
È di peso l'argomento,
da rispondere non c'è.

GIANNI
Tutto qui spiri gioia e allegria,
Bacco c'inspiri dolce follia:
il Nume è questo ch'io servirò.
(Ma se mi piace la bella dama,
che tanta brama in me destò,
Bacco, perdonami son disertore:
servo d'Amore mi renderò)

GIANNI e CORO
Tutto qui spiri gioia e allegria,
Bacco c'inspiri dolce follia:
il Nume è questo ch'io servirò.
(Ma se mi piace la bella dama,
che tanta brama in me destò,
Bacco, perdonami son disertore:
servo d'amore mi renderò)

Pedrigo, Lorezza e il Coro partono.

Scena quinta
Gianni e Oliviero.

GIANNI
Che ne dici, Oliviero? Come ti sembra
questa maniera mia di far viaggio?

OLIVIERO
Bizzarra, e tal che un paggio
può trovarla che piacevol molto.
Quel tratto disinvolto,
quel parlar, quel vestir sì ben trasforma
il figlio di Filippo di Valese,
che ognun lo prenderia per un borghese.

GIANNI
Qualunque dell'impresa a cui m'accingo
l'esito sia, se d'eseguirla il modo
sembra un po' matto, converrassi almeno
che l'intento e il disegno è saggio appieno.
Difatti, ovunque io sento
nomar la principessa di Navarra,
lodarne la beltà, vantarne i pregi,
mille principi e regi
a piacerle aspirar; d'egual desìo
pieno in segreto anch'io ma più prudente,
anzi che dichiararmi, io vo' di lei
giudicar da me stesso: il re nol vieta;
e da migliori cavalier' seguìto
io parto travestito, e porto meco
quanto fia d'uopo, se sarò sforzato
a palesar il mio verace stato.

OLIVIERO
Tutto finor predice
l'esito più felice.

GIANNI
In questo albergo
io volli prevenir la principessa.
Agevolmente ad essa
appressarmi potrò, potrò mirarla,
parlarle, esaminarla,
e giudicar se non mentì la fama.

OLIVIERO
Del tempo approfittar questo si chiama.

GIANNI
Tu quanto puoi ti adopra
a secondarmi: a te son noti appieno
tutti i disegni miei.

OLIVIERO
Vado il gran piano
a preparar: in moto fian le spie,
pronte le batterie,
tesi gli agguati, e di sì gran vittoria
un vostro paggio solo avrà la gloria.
(parte)

Scena sesta
Pedrigo, Gianni, indi Lorezza.

PEDRIGO
Affé, signor borghese, in grazia vostra
sono in un bell'impiccio.
L'ho fatta grossa.

GIANNI
E perché mai?

PEDRIGO
Si appressa
il Siniscalco della principessa.

GIANNI
(placidamente)
Il Siniscalco?

PEDRIGO
Certo: ei trovar crede
vuoto l'albergo.

GIANNI
E pieno il troverà.

PEDRIGO
Questo è quel che mi pesa. Or che farà?

GIANNI
Quel che avrei fatto io stesso
se più tardi giungea.

PEDRIGO
Corpo di Bacco!
Voi sareste partito.

GIANNI
Ei partirà egualmente.

PEDRIGO
Ei mi ha pagato anticipatamente.

GIANNI
Feci lo stesso anch'io.

PEDRIGO
Di mala fede
mi accuserà.

GIANNI
Verissima è la cosa.

PEDRIGO
Mi chiamerà furfante.

GIANNI
Per lo meno.

PEDRIGO
Impiccar mi farà.

GIANNI
Tutto al più.

PEDRIGO
Basta questo in verità.
Caro signor borghese,
voi solo mi potete
risparmiar così brutto complimento.

GIANNI
In qual modo?

PEDRIGO
Partendo sul momento.
Pensate che fra poco
verrà la principessa.

GIANNI
E’ ver.

PEDRIGO
Pensate
che restar presso a lei non è decente.

GIANNI
Parlate ottimamente.

PEDRIGO
Or dunque andrete...

GIANNI
A trovar la mia gente, e a preparare...

PEDRIGO
La partenza senz'altro...

GIANNI
Il desinare.

LOREZZA
Presto, presto correte:
giunge il gran Siniscalco: egli già sale
dell'albergo le scale.

PEDRIGO
Ah! ch'io l'ho detto!
Borghese maledetto,
non volete partir? Come!... Che vedo?

GIANNI
Comodamente io siedo.

PEDRIGO
Anche di queste?... Io sudo per la pena.
Eccolo... testa addio!

GIANNI
(Che bella scena!)

Scena settima
Siniscalco e detti. Gianni sta seduto tranquillamente
in disparte. Pedrigo tenta di celarsi più che può fra
il seguito del Siniscalco.

SINISCALCO
Venga ciascun qual fulmine
agli ordini ch'io dono;
rispetto alla mia carica,
Gran Siniscalco io sono:
la principessa imposemi
l'ordine d'ordinar,
dunque... umilmente uditemi,
ordino... il desinar.

PEDRIGO
(Ahi! Ahi! qui vien l'imbroglio:
non so che dir, che far)

GIANNI
(Gonfio è costui d'orgoglio,
ma gli dovrà passar)

SINISCALCO
Ebben? Ciascuno è immobile!
Il locandier non viene!

PEDRIGO
(facendosi avanti)
(Qui perorar conviene)

SINISCALCO
Dov'è colui?

PEDRIGO
Son qua.
(con sommo imbarazzo)
Signor... poiché l'onore...
mi ha fatto d'onorarmi...
avrò l'onor maggiore...
di dirle e protestarmi...
che il pranzo... da pranzare...
l'albergo... d'albergare...
stanze, cucina e conto
tutto era pronto... ma...

SINISCALCO
Che ma?

PEDRIGO
(accennando Gianni)
Quel galantuomo
per me risponderà.

SINISCALCO
(sorpreso e sdegnato)
Eterni Dei! Quest'uomo
chi è, che vuol, che fa?

GIANNI
(alzandosi e presentandosi al Siniscalco con grande
disinvoltura)
Di Parigi io son borghese;
corro il mondo a passo a passo:
mi diverto alle mie spese,
con nessuno il capo abbasso,
sol se incontro un'osteria
io la vado a visitar.

PEDRIGO
Visitato ha pur la mia,
e occupato il desinar.

SINISCALCO
Come!... come!... Vada via:
o con me l'avrà da far.

PEDRIGO
(a Gianni)
Intendeste?

GIANNI
Intesi: e resto.

PEDRIGO
Si può dar?...

SINISCALCO
Va via, buffone.

GIANNI
Dopo il pranzo.

SINISCALCO
Sorti presto
dalla porta o dal balcone.

GIANNI
La gentil proposizione
mi è impossibile accettar.

SINISCALCO
(Poffar Bacco! 'sti borghesi
hanno teste molto strambe.
Siniscalco, forte in gambe.
Non lasciarti sopraffar)

GIANNI
(Mai non vidi e non intesi
un bel giuoco al par di questo;
se al principio eguale è il resto,
gran risate che ho da far!)

PEDRIGO
(Parta o resti, quel ch'io presi
più non rendo ad ogni modo:
locandiere, muso sodo,
non istarti a sgomentar)
(odesi rumor di carrozze)

SINISCALCO
Esci, vola; ecco i corrieri
che precedono sua altezza.

GIANNI
La vedrò ben volentieri:
amo molto la bellezza.

SINISCALCO
Ed insisti?...

GIANNI
Di restare.

SINISCALCO
E pretendi?...

GIANNI
Desinare.

SINISCALCO
(a Pedrigo)
Oh! cospetto! La vedrai...
Tu, briccon, la pagherai...

PEDRIGO
Io che ci entro, poveretto?

SINISCALCO
È tua colpa... è tuo difetto...

PEDRIGO
(a Gianni)
Per pietà, signor borghese...

SINISCALCO
Ambedue farò impiccar.
Sì, furfanti, si, fra poco
tanto eccesso fia punito:
un par mio non va schernito,
chi son io vi vo' insegnar.
(Tanta bile in me si desta,
che mi sento soffocar)

GIANNI
Io, signor, non prendo foco;
l'ira nuoce all'appetito,
ed il pranzo stabilito
indigesto mi può far.
(Una scena come questa è difficile a trovar)

PEDRIGO
Messer Gianni, è lungo il gioco...
mi ponete a mal partito.
Eccellenza, ei mi ha tradito...
lui dovete condannar.
(Ah! se salvo la mia testa
un miracolo mi par)
(partono)

Cortile nella locanda.

Scena ottava
Seguito della Principessa di Navarra, indi
la medesima accompagnata dal gran Siniscalco,
camerieri della locanda, ecc. ecc.

CORO
All'illustre principessa,
che si appressa
ogni cor tributi onor:
e vagheggi, e adori in quella
la più bella
meraviglia dell'amor.

PRINCIPESSA
Bel piacere è il viaggiar:
chi lo niega è stolto affé.
Ma un piacer v'è nell'amar,
ch'è maggior credete a me;
tanto e tanto io girerò,
che alla fin lo troverò.
Sì amabile speranza
di gioia inonda l'alma...
Ah! l'amorosa calma
ritroverà il mio cor.
Lo sento ai moti insoliti
già rimbalzarmi in petto,
vicino il vago oggetto
m'addita forse amor.
Ebbene, siniscalco,
è all'ordine l'albergo?

SINISCALCO
Ah! principessa,
voi mi vedete afflitto,
mortificato, indispettito, e pieno
di rabbia e di veleno. Un grande esempio
da voi Navarra aspetta
di rigor, di giustizia ancor non visto.
Un insolente, un tristo,
un uom del volgo, un misero borghese
con inaudito ardire
a locanda occupò, né vuol partire.

PRINCIPESSA
Ignora forse che per me fissato
sia da più dì l'albergo?

SINISCALCO
Oh! non l'ignora;
ma senza alcun riguardo a vostra altezza
tutte per sé ritien camere e sale,
vuole il pranzo per sé.

PRINCIPESSA
Che originale!

SINISCALCO
Sciogliete, o principessa,
all'ira vostra il fren: s'innalzi il palco,
s'impicchi...

Scena nona
Oliviero e detti.

OLIVIERO
(prontamente avanzandosi)
Il Siniscalco...

SINISCALCO
Come! Che ardir?

OLIVIERO
(come proseguendo il discorso)
Il Siniscalco, altezza,
mal giudicò del mio padrone il core;
nessuno al par di lui vi rende onore.
Ei sa che in grande impiccio
vostra altezza saria, se fosse astretta
altro alloggio a cercarsi, ed ei nol soffre.
In questo albergo ei v'offre
il proprio appartamento, e di accettarlo
umilmente vi prega e vi scongiura.

SINISCALCO
(Questo di più)

PRINCIPESSA
(Bizzarra è l'avventura!)
Siniscalco!

SINISCALCO
Madama.

PRINCIPESSA
Senza indugiar andate
al signor forestiere, ed in mio nome
ringraziatelo.

SINISCALCO
Come?

PRINCIPESSA
E ditegli che accetto
l'appartamento che mi viene offerto.

SINISCALCO
Principessa!…

PRINCIPESSA
Ubbidite.

SINISCALCO
(inchinandosi)
(È matta al certo).
Partono da lati opposti.

Sala come prima.

Scena decima
Pedrigo e Lorezza.

PEDRIGO
Ho davvero un bel farmi coraggio,
con quel diavolo ho proprio un bel dire:
ei minaccia di farmi morire,
e la cosa spedita mi par.

LOREZZA
Il borghese cagion dell'oltraggio
serba un'aria sì franca e sicura,
ch'io per me non ho niente paura,
né dovreste voi tanto tremar.

PEDRIGO
Sì, ma intanto il signor Siniscalco
a me parla di fune e di palco.

LOREZZA
Eh! lasciate passar la tempesta,
gran divario è tra il dire e l'oprar.

PEDRIGO
Ah, Lorezza! se salvo la testa
io non voglio più altezze alloggiar.

Scena undicesima
Il Siniscalco, la Principessa col suo seguito e detti.

SINISCALCO
Se importuno a voi son io
perdonate, o principessa;
ma la gloria è compromessa,
ma in pericolo è l'onor.

PRINCIPESSA
Siniscalco, l'onor mio
non si appanna per sì poco.
Venni tardi, e preso è il loco:
solamente è mio I'error.

SINISCALCO
Ah! che ignora vostra altezza
nuovo orribile attentato.

PRINCIPESSA
Favellate.

CORO
Cos'è stato?

SINISCALCO
Fremo in dirlo.

TUTTI
Che sarà?

SINISCALCO
Principessa, inorridite:
senza pranzo si starà.

CORO
Senza pranzo! Che mai dite?

SINISCALCO
La funesta verità.

PRINCIPESSA
Partirete a dente asciutto,
altro mal non ci sarà.

SINISCALCO
Mai non vide il regno tutto
la più grande iniquità.

PEDRIGO e LOREZZA
(Ah! più serio e ognor più brutto
il pericolo si fa)

Scena dodicesima
Oliviero e detti.

OLIVIERO
Altezza, a voi richiede
il mio signor licenza:
come dovere ei crede
di farvi riverenza;
e spera aver da un'ospite
sì bella tal favor.

SINISCALCO
Che ascolto? E ancor pretende
che noi lo comportiamo?

PRINCIPESSA
(Il laccio che mi tende
di non veder fingiamo)

SINISCALCO
Ch'ei parta.

PRINCIPESSA
No: ch'ei venga.
(Oliviero parte)
É il nostro
albergator.

SINISCALCO
Altezza, oh Dio! Che fate?
Chi siete, almen, pensate.
Un uom sì basso e vile
cacciate via di qua.

Scena ultima
Gianni, Oliviero e detti.

GIANNI
Cacciarmi! Più gentile
io credo la beltà.

La Principessa e Gianni si esaminano vicendevolmente.
Intanto Oliviero si appressa a Lorezza e si trattiene
scherzosamente con lei.

PRINCIPESSA
(Non m'inganno: il prence è quello:
a' miei sguardi invan si cela:
quel sembiante assai lo svela
pien di grazia e nobiltà)

GIANNI
(Ah! se come il volto ha bello,
egualmente ha bello il core,
sospirar, languir d'amore
a' suoi piedi mi vedrà)

SINISCALCO
(S'ella è sana di cervello,
se d'onor le voci ascolta,
tutte quante in una volta
il briccon le pagherà)

PEDRIGO
(Chi sa mai dove il flagello
a cader andrà fra poco?
Se sua altezza prende foco
male assai per tutti andrà)

OLIVIERO
Non fuggite, o viso bello,
d'ingannar non son capace:
sono, è vero, un po' vivace,
ma fedele alla beltà.

LOREZZA
Signorino, andiam bel bello,
io non credo al vostro omaggio:
so che amor nel cor d'un paggio
presto viene, e presto va.

GIANNI
Chiedo scusa se mi avanzo
alla buona e con franchezza;
ma sapendo che da pranzo
qui non c'è per vostra Altezza,
io la prego d'aggradire
quel ch'io faccio preparar.

SINISCALCO
Insolente! hai tanto ardire?

GIANNI
Gentilezza anzi mi par.

SINISCALCO
Principessa, lo sentite?
Proferite... decidete...
Qual partito prenderete?

PRINCIPESSA
Il partito... d'accettar.

TUTTI
Accettar!

PRINCIPESSA
Non altramente
far poss'io, signor borghese,
per risponder degnamente
ad invito si cortese,
che gradirlo di buon core,
e del pranzo profittar.

SINISCALCO
Veglio o sogno?

GIANNI
Oh! qual favore!

PEDRIGO e LOREZZA
(Mi comincio a confortar)

PRINCIPESSA
Nel suo scherzo lo seconda,
ma scoprirsi alfin dovrà.

GIANNI, OLIVIERO e LOREZZA
Non si trova in tutto il mondo
grazia unita a tal bontà.

SINISCALCO
Io stupisco e mi confondo:
è impazzita in verità.

PEDRIGO
Ciò vuol dire chiaro e tondo
che gran mal non ci sarà.

TUTTI
Finché il pranzo e la mensa si appresta,
l'appetito fra' giuochi s'inganni;
passa il tempo con rapidi vanni
dove alberga la gioia e il piacer.

PRINCIPESSA
(Non vi è idea più bizzarra di questa:
vo' lo scherzo seguire e tacer)

GIANNI e OLIVIERO
(Vieni amore, concorri alla festa,
e seconda il gentile pensier)

SINISCALCO
(Se sua altezza ha perduta la testa,
ch'io la perda egualmente è mestier)

PEDRIGO e LOREZZA
(Finalmente passò la tempesta,
e possiamo cogli altri goder)

ATTO SECONDO

Dispensa attigua alla cucina dell'albergo. Da un lato
tavolino con un dessert preparato. Servitori della locanda
occupati a differenti lavori.

Scena prima
Siniscalco, Oliviero e Lorezza.

SINISCALCO
Ebbene, signor paggio,
si pranza o non si pranza? Omai si abusa
della mia sofferenza.

LOREZZA
(Comincia, sua eccellenza,
a sentir l'appetito)

SINISCALCO
Ebben, parlate:
si pranza sì o no?

OLIVIERO
Si pranzerà
tosto che il mio padrone ordinerà.

SINISCALCO
Questo signor borghese
va per le lunghe assai. Si può sapere
quanto tempo aspettar si deve ancora?

OLIVIERO
Poco, eccellenza, un'ora.

SINISCALCO
Come? Che indiscretezza!

OLIVIERO
Un'ora sola,
se pur nessun ostacolo si oppone.

SINISCALCO
Più non voglio aspettar.

OLIVIERO
Ella è padrone.
(parte con Lorezza)

Scena seconda
Il Siniscalco, indi Pedrigo.

SINISCALCO
Un'ora e forse più!... Corpo di Bacco!
La principessa aspetti quanto vuole:
peggio per lei. Ma io non son sì pazzo:
non vo' che detto sia
ch'io son morto di fame all'osteria.
Locandiere!

PEDRIGO
Eccellenza.

SINISCALCO
Ascolta in confidenza: ho bisogno di te.

PEDRIGO
Comandi pure. (Che vorrà da me?)

SINISCALCO
Tu conosci chi sono?

PEDRIGO
Un illustre e degnissimo soggetto.

SINISCALCO
Sai qual merto rispetto?

PEDRIGO
Infinito, eccellenza.

SINISCALCO
Un Siniscalco
non si abbassa a pranzar con uom volgare

PEDRIGO
Io non c'entro. Farà quel che le pare.

SINISCALCO
Dunque segretamente ed all'istante
preparami la mensa in questa stanza:
pranzerò da me solo.

PEDRIGO
Mi rincresce
che il pranzo sarà magro, e magro assai.

SINISCALCO
Magro! Che dici mai?

PEDRIGO
I cuochi del borghese
han preso il buono e il bello, e sequestrato
tutto quanto ella vede; e non rimane
ch'ova... formaggio... e pane.

SINISCALCO
E nulla più?

PEDRIGO
(La stenta a mandar giù)

SINISCALCO
Crudel cimento!
Ma basta: io mi contento,
purché salvi l'onor. Dirà la storia
la mia risoluzione al mondo intero.
Gran sacrifizio è il mio!

PEDRIGO
Grande davvero!
Eccellenza... se sapesse...

SINISCALCO
Tutto io so: mi tenti invano.

PEDRIGO
Eccellenza... se vedesse...
perde un pranzo da sovrano.

SINISCALCO
Da sovrano!

PEDRIGO
Veramente.
È squisito... sorprendente.
Che portate! Che apparecchi!
Quanti vini, e tutti vecchi!

SINISCALCO
Parla, parla.

PEDRIGO
Passerotti,
starne, tordi, perniciotti...

SINISCALCO
Starne! (Oh, care!)

PEDRIGO
Un storione.

SINISCALCO
Storione! (Oh, che boccone!)

PEDRIGO
Pasticcini, pasticcetti,
salse, intingoli, guazzetti,
e per colmo in un gran piatto
un superbo vol au vent.

SINISCALCO
Vol au vent!!!

PEDRIGO
E tanto fatto.
Poi faggiani...

SINISCALCO
Anche i faggian!

PEDRIGO
Squisitissime omelettes, ma soufflées.

SINISCALCO
Soufflées! Oh! dei!...
Taci, taci... ed io dovrei
desinar con ova e pan?

PEDRIGO e SINISCALCO
In qual bivio, (oh Dio! mi/ mal lo) mette
Il decoro e l'omelette!
Qual contrasto nel mio/suo core
fra l'onore e il vol au vent!
E quel fagiano!...
Ah! quello, quello
il mio/suo cervello girar farà.
Della mia/sua gloria
avrà vittoria,
e in fumo andrà
la dignità.

PEDRIGO
Dunque io vado.

SINISCALCO
Dove vai?

PEDRIGO
L'ova e il pane a preparar.

SINISCALCO
No, vien qua; meglio pensai:
vo' cogli altri desinar.

PEDRIGO
Ma l'onore...

SINISCALCO
Fia serbato.

PEDRIGO
Mala storia che ha da dire?

SINISCALCO
Che sua altezza ho seguitato,
ch'io doveva a lei servire.

PEDRIGO
Badi ben vostra eccellenza...

SINISCALCO
Via, non tanta confidenza.

PEDRIGO
Dunque andrà?...

SINISCALCO
Di mia presenza
il borghese onorerò
(Tralasciar sì gran banchetto!
No, davver, non è mio stile...
La mia rabbia e la mia bile
sul faggiano io sfogherò)

PEDRIGO
(Ah! ah! ah! L'avea predetto...
La superbia è andata in vento.
Un buon pranzo è un argomento
cui resister non si può)
Badi ben, vostra eccellenza,
mormorar di lei si può.

SINISCALCO
Taci là: di mia presenza
il borghese onorerò.
Partono.

Giardino nella locanda adornato per una festa. Da un lato
vedesi la mensa, che i servitori dell'albergo van preparando.

Scena terza
Coro dei seguaci di Gianni e della
Principessa.

CORO
La Dea della festa si canti e si onori:
il suolo che preme si sparga di fiori,
a lei ne sollevino l'aurette l'odor.
E quanto d'intorno si move e si abbella
sorrida in tal giorno di vita novella.
E parli col tenero linguaggio d'amor.

Scena quarta
Gianni, indi la Principessa, il Siniscalco,
Pedrigo, Lorezza ed Oliviero.

GIANNI
Sì, mio ben: tu mia sarai,
mia per sempre, eternamente...
Non può il cor, non può la mente
tanta gioia contener.
Il rigor, gli affanni immensi
del destin più crudo e rio
tutto, ah, tutto andrà in oblio
nell'eccesso del piacer.
Quand'io ti stringerò
a questo amante cor,
allor io ti dirò
quanto penai finor.
Tu mi sarai mercé
del lungo mio soffrir...
Viver vogl'io con te,
con te vogl'io morir.

PRINCIPESSA
Che vi par, Siniscalco,
di sì bell'apparecchio?

SINISCALCO
Anch'io sorpreso
ne son con voi: magnifico mi pare.
Ma... altezza, il desinare...

PRINCIPESSA
(come sopra)
Impossibil mi sembra
che ordinato tal pranzo abbia sì presto.

SINISCALCO
Sorpreso anch'io ne resto;
maggior di sé lo fece
di servirvi la brama...
Ma il desinar, madama...

GIANNI
(al Siniscalco)
Io vi ringrazio,
che servirmi d'interprete volete.

PRINCIPESSA
Andiam.
(avviandosi alla tavola)

SINISCALCO
(Respiro alfin)

PEDRIGO
Posto prendete.
(siede, e fa seder Gianni alla destra,
e il Siniscalco alla sinistra)

GIANNI
Procuriamo che il pranzo sia più gaio col canto. Che vi par,
Siniscalco, del pensiere?

SINISCALCO
Io son d'altro parere: quando mangio non canto.

GIANNI
Ebben: mangiate.
Ascolterete almen.

SINISCALCO
(sempre mangiando)
Si, si: cantate.

GIANNI
Comincia tu, Oliviero,
la canzon del poeta provenzale.
Una strofa per un ne canteremo.

PEDRIGO
E noi risponderemo
con allegra ballata alla canzone.

OLIVIERO
Io son pronto.

PEDRIGO
(ai villani e villanelle ecc)
Silenzio ed attenzione.

Oliviero comincia la canzone. Dopo la prima strofa le
villanelle vanno lietamente ballando.

OLIVIERO
"Mira, o bella, il trovatore
a tuoi piedi:
tutto in lui t'esprime amore:
tu nol vedi.
Deh lo guarda un sol momento;
deh lo ascolta con pietà...
questo dolce sentimento
fa più bella la beltà.
Ah! s'è ver che il trovatore
sia fedele,
non avrà la bella il core
più crudele.
Una timida incertezza
sol ritrosa ancor la fa...
Una dolce sicurezza
del rigor trionferà."

Finita la canzone tutti si alzano: cessano le danze.

PRINCIPESSA
Bravo, signor borghese!
Ben scelta è la canzone, ed eseguita
d'una maniera assai sentimentale.
Che vi par, Siniscalco?

SINISCALCO
Non c'è male.
Ma il desinar, altezza,
il desinar fu cosa sorprendente:
comincio veramente
a ricredermi un poco...
amico, avete proprio un bravo cuoco.

GIANNI
Altezza, quanto io feci
è nulla al paragon di quanto merta
il rango e la beltà di cui splendete:
ogni pregio si oscura ove voi siete...
Ma dei momenti vostri
abusar non vorrei. Termini, amici,
con generale brindisi la festa,
e si dia lode alla bontà di lei,
che della sua presenza
onorò questo luogo, e della nostra
umile mensa non è stata schiva.
Viva la Principessa!...

TUTTI
(bevendo intorno)
Evviva, evviva.

OLIVIERO, SINISCALCO, PEDRIGO,
LOREZZA e CORO
Persona più amabile
non v'è di sua altezza:
il solo suo merito
non è la bellezza:
il pregio migliore
consiste nel core,
il vanto più nobile
e tanta bontà.

PRINCIPESSA e GIANNI
(Sì, questo è l'amabile
oggetto bramato:
i moti mel dicono
che in sen m'ha destato:
già vedo in quel ciglio,
del core il periglio,
già sento che l'anima
resister non sa)
Partono tutti.

Appartamenti.

Scena quinta
Gianni e la Principessa, che esce inosservata.

GIANNI
Ho simulato assai!
Prima che a me s'involi
penetrar del suo cor voglio i segreti;
se ho da sperar mi sarà noto allora.

PRINCIPESSA
(Vediam se in suo proposto è fermo ancora)
Parmi, signor borghese,
che quando non avete compagnia
la solita allegria non conserviate:
fra voi stesso parlate
come gli innamorati... in confidenza.
Siete voi forse in caso somigliante?

GIANNI
Ah! pur troppo, madama, io sono amante.

PRINCIPESSA
Domandarvi io non vo' se degno sia
del vostro amore l'adorato oggetto.

GIANNI
Nulla di più perfetto
la natura formò: quanto di bello
sparso si vede in mille è tutto accolto
nella donna che impressa ho nel pensiero.

PRINCIPESSA
Oh! ferito d'amor siete davvero.
Ma quel vantar cotanto la
vostra bella ad altra donna in faccia,
e specialmente a me, parmi che sia
poca galanteria... Ma parliam d'altro.
Voi siete tanto scaltro, e per le feste
tanto talento avete,
che impiegarlo per me quasi desio.

GIANNI
Disponete di me: che far degg'io?

PRINCIPESSA
Noto vi fia che per far paghi i voti
di mio fratello, mi trovai costretta
a scegliere uno sposo.

GIANNI
(Addio, speranza!)

PRINCIPESSA
In questa circostanza
le più brillanti feste si faranno...
Di volerle dirigere vi prego.

GIANNI
Veramente onorifico è l'impiego!
Ma... mi è permesso, altezza,
domandarvi chi sia di vostra scelta
il fortunato oggetto?

PRINCIPESSA
Nulla di più perfetto
la natura formò: quanto di bello
sparso si vede in mille è tutto accolto
nel principe che impresso ho nel pensiero.

GIANNI
(Misero me!)

PRINCIPESSA
(Si turba)

GIANNI
(E che più spero?)
Questo mortal beato
perché con voi non vedo?
Freddo amator lo credo
se presso a voi non è.

PRINCIPESSA
Egli è tuttor frenato
da non so qual rispetto...
(osservandolo attentamente)
Ma... a piedi miei l'aspetto...
Egli è vicino a me.

GIANNI
Dunque vedervi e intendervi
gli fia concesso ognora?

PRINCIPESSA
Vedermi sì: ma intendermi...
non ne son certa ancora.

GIANNI
(accorgendosi)
Il nome suo...

PRINCIPESSA
Il tace.

GIANNI
Perché?...

PRINCIPESSA
Scherzar gli piace.

GIANNI
(con trasporto)
Ah! voi sapete il vero...

PRINCIPESSA
(con grazia)
Dunque non più mistero.

GIANNI
Ah, Principessa!

PRINCIPESSA
Ah, principe!

GIANNI e PRINCIPESSA
Alfin trionfa amor.
Sciogliamo ai teneri
affetti il freno:
dal vostro passino
a questo seno,
ed a comprenderli
cominci il cor.

GIANNI
Dunque allor ch'io mi credea
di sorprendervi, madama...

PRINCIPESSA
Detto tutto il re mi avea
che consorte a voi mi brama.

GIANNI
Egli? E voi?

PRINCIPESSA
La più sommessa
son fra i sudditi del re.

GIANNI
Ah, lasciate, o Principessa,
ch'io mi prostri al vostro piè.
(s'inginocchia.
La Principessa lo rialza amorevolmente)

GIANNI e PRINCIPESSA
Ah! spiegar non so il diletto
che di sé m'inonda il petto:
quando troppo un'alma sente,
non può il labbro favellar.
(partono)

Giardino come sopra.

Scena ultima
Il seguito di Gianni e della Principessa
che arrivano dopo il Coro
incontrati dal Siniscalco,
da Oliviero, Pedrigo e Lorezza.

CORO
Si canti il piacer,
la gioia e l'amor,
soavi pensier
d'un tenero cor.
Ma intanto che far?
Nessun ci sa dir
se dessi restar,
se dessi partir.
(si ritirano)

OLIVIERO
Signore, è preparato
quanto avete ordinato. Ecco i compagni
che aspettano bramosi di sapere
quando si parte, o se si resta ancora.

PEDRIGO
Altezza, è già mezz'ora
che i cavalli son pronti, e l'altre dame
non aspettan che voi.

PRINCIPESSA
Tutte venite.

Entrano i cori.

SINISCALCO
Si parte, sì o no?

GIANNI
Silenzio! Udite.
(prima al Siniscalco, indi ai compagni)
Bravi compagni miei, pria di partire
da questo lieto albergo, io vo' che tutti
a parte siate d'una gran novella.
Io sono sposo, e quella
che la sua man m'accorda è di Navarra
la gentil Principessa.

PEDRIGO
(Delira)

LOREZZA
(E matto)

SINISCALCO
(confuso)
Voi madama!

PRINCIPESSA
(con sicurezza)
Io stessa.
Dopo un maturo esame
di tutti i pretendenti alla mia destra,
vedo che questo amabile francese
ogni rivale nel mio core ha vinto.
Un dolce e ignoto istinto
qui condusse i miei passi, e qui trovai
chi spogliarmi dovea del mio rigore.

SINISCALCO
Altezza!... oh! disonor!

PRINCIPESSA
Qual disonore?
A ciascun noto sia
che al prence ereditario della Francia
gli affetti io dono e insiem la destra mia.

PEDRIGO
Gianni?

GIANNI
Io stesso.

SINISCALCO
Perdonate.

PRINCIPESSA
Siniscalco, l'approvate?
Fausto sempre splenda il sole,
sempre il fato a noi sorrida,
di costanza la più fida
dolce imene sia mercé.
Scorra ognor la nostra vita
qual ruscello in via fiorita,
dall'amore fecondata,
coronata dalla fé.
D'un'alma che languìa
son frante le catene,
ed or godrà d'un bene
che mai potea sperar.
La fredda gelosia
nel tuo bel cor non scenda,
e da me solo apprenda
siccome ei deve amar.

GLI ALTRI
Sempre si lieto e fausto
del vostro nome adorno,
vedrem sì caro giorno
felice ritornar.

FINE

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