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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

I pazzi per progetto

Farsa in 1 Atto di Domenico Gilardoni, è stata eseguita a Napoli (Teatro San Carlo) il 6 febbraio del 1830

Personaggi

Darlemont, direttore dell'ospedale dei pazzi, zio di Norina (Basso); Norina, sposa di Blinval (Soprano); Blinval, colonnello dei Dragoni (Basso); Cristina, giovane francese, innamorata di Blinval (Soprano); Venanzio, vecchio avaro, tutore di Cristina (Basso); Eustachio, trombetta del reggimento di Blinval (Basso); Frank, servo di Darlemont (Basso)

ATTO UNICO

Sala, con tavolini, sedie, cembalo, vari strumenti musicali.

Scena prima
Darlemont, quindi Frank, Cristina e Venanzio.

DARLEMONT
Ah! ah! soliti rapporti!
(leggendo dei fogli)
Ma che razza di dottori!
Non vorrebbero che morti,
tutti pazzi dal furore;
l'un consiglia bastonate,
l'altra piglia legature,
e le menti traviate
così credono sanar.
Vi vuol altro che catene!
vi vuol altro che bastoni!

FRANK
(portando una lettera)
A voi signore.
Questo foglio...

DARLEMONT
D'onde viene?

FRANK
Un vecchietto n'è il latore.

DARLEMONT
(legge)
"Raccomando la pupilla
d'un amico doganiere;
il cui senno che vacilla
sol per te può riacquistar;
la raccomanda il tuo Claudio".
(a Frank)
Fa' che passi
colla giovane il tutore.

FRANK
Sì signore vi ho capito.
(esce)

DARLEMONT
Quasiché non mi prestassi
ad ognuno di vero core,
sempre arriva alcun munito
e di lettere e biglietti...

FRANK
(introducendo Cristina e Venanzio)
Favoriscan, ponno entrare.

CRISTINA
(a Darlemont)
Ella è forse le maitre des foux?

DARLEMONT
Non signora.

CRISTINA
Oh! di già me ne accorsi.
Son visage, sa gràce, son tout.

DARLEMONT
(imbarazzato)
Oh! Signor...

VENANZIO
(a Darlemont)
Signore, ell'è una...

CRISTINA
È una saggia, educata ragazza...
che quel furbo per forza vuol pazza:
ballo, suono ogni pezzo di canto,
so a memoria tragedie, commedie,
tutto il Tasso, Molière, l'Alfieri...
(a Darlemont)
State lì come un palo
senza offrirmi nemmen da seder?

DARLEMONT
Ha ragione, ha ragione, cara mia...

CRISTINA
(beffarda)
Cara mia? Così dicon tutti...

VENANZIO
É una matta, che me povero...

CRISTINA
É falso; è bugia.
Non è povero, no, un doganiere;
non è povero, al certo, un avaro;
che col pegno vi presta il denaro.
Le monete, che il vecchio papà
nel morir, lasciò tutte a moi,
le vorrebbe attrappar pour lui,
sans époux, rinserrandomi ici.
(a Darlemont)
Voi, che siete un homme de talent,
lascerete rubarvi l'argent?

DARLEMONT
Ha ragione, ha ragione.

VENANZIO
É una matta.

Scena seconda
Eustachio Brodolosius di dentro e detti.

EUSTACHIO
(da dentro)
Eustachio Brodolosius penetrare potest?

VENANZIO, DARLEMONT, CRISTINA e FRANK
Altra gente! Chi sarà?

Eustachio, sulla porta.

DARLEMONT
Lei venga avanti.

EUSTACHIO
Mille salve a tutti quanti. Darlemont?...

DARLEMONT
Se il brama è qua.
Ma il suo nome, il suo casato?

EUSTACHIO
Don Eustachio Brodolosi:
un dottor de' più famosi
della vecchia e nuova età.

TUTTI
Donde diamine è sbucato!
Ha del goffo in verità.

EUSTACHIO
Per me vi parlino le tante lettere
(presenta lettere e pillole)
che a voi dirigono patrizi e nobili,
che in me trovarono per lungo spazio
un profondissimo, enorme merito
pei miei specifici, contro i malefici
e per le pillole, che senza iperbole,
dan lungo vivere all'uman genere.
Signor, leggetele, eccole qua
(mostra la lettera)
di Trachia il principe che a sua memoria
terracquea statua mi fece erigere;
più d'Esculapio qui m'alza e venera
la dama colica che m'ha nei visceri;
qui, qui mi nomina il nuovo Ippocrate.
II conte Figaro qui ancor mi celebra,
il conte Sfrittola qui m'alza e venera,
Jokò il banchiere, Barbleu il mercante
e in tante e tante commendatizie
col suo sanissimo, anzi vastissimo,
occhio acutissimo conoscerà
quel don Eustachio che in ogni età...
terror dei medici sempre sarà.
(Parlata come questa
soltanto la gran testa
del sommo don Eustachio
poteva scaricar.)

CRISTINA
(Parbleu! che lingua è questa!)
Com'è spedita e lesta!
Ma non mi lascio vincere,
la voglio superar.
(a Darlemont in fretta)
Io so a memoria tutto l'Alfieri,
io so a memoria tutto Molière:
io canto e ballo, quel non è povero.
(segnando Venanzio)
Io non son pazza. Io canto il Tasso,
io canto Alfieri. Io non son pazza...

DARLEMONT
(Di ciarle è una tempesta,
sconvolta m'ha la testa!)
Ma pian, signori, pausa!
Più flemma nel parlar.

VENANZIO
Non ho più testa in testa
che sinagoga è questa?
Mancava don Eustachio
per farmi bestemmiar.

FRANK
Oh, che tempesta è questa!
Non ho più testa in testa
che sinagoga è questa?
Che voci acute e stridule!
Che ferreo cicalar!

DARLEMONT
E così finalmente
vi siete ammutoliti?

CRISTINA
Pour moi non parlo pas.

DARLEMONT
No, parli pure.
Ne fia quel suo discorso
(additando Eustachio)
da tanti francesismi tempestato.

VENANZIO
Ha ragion Darlemont: che indiscrezione.

EUSTACHIO
Oh! la sarebbe bella!
Dopo aver fatta un'ora d'anticamera
non poter...

DARLEMONT
(ironicamente)
Perdonate?

EUSTACHIO
Niente, niente.
Fra noi che siamo i primi professori
non vi debbono essere etichette.
Son noti i nostri meriti
ai presenti, ai futuri e ai preteriti.
Osservate.
(mostra degli scatolini)

DARLEMONT
Ma queste... Non sono commendatizie.

EUSTACHIO
Ma che mai son le lettere
in faccia a queste pillole?
Parla da sé quest'innocente frutto
colto dopo vent'anni
scorsi fra giorno e notte
in sudori, rappigli e scarpe rotte:
frutto che fa guarire
e diventare i pazzi più sfrenati
matematici, astronomi, avvocati.
Voglio mangiare anch'io
col soccorso di questo,
e passar come voi per uomo onesto.

DARLEMONT
Signor... Darlemont è ben conosciuto,
e voi... esaminate questa giovane
s'è pazza o non è pazza.
(indica Cristina)

EUSTACHIO
(fra sé)
(Lingua, prudenza in dir bestialità.)

VENANZIO
(piano a Eustachio dandogli del denaro)
(Dite ch'è pazza e avrete cinque scudi.)

EUSTACHIO
(Tenete: ella per questi, che son
quattro, sarà furiosa.)
(a Cristina)
Il polso?

CRISTINA
Ma siete veramente un phisicien?

EUSTACHIO
Non parlate spagnolo!

CRISTINA
Dissi se siete un medico.

EUSTACHIO
Signora, avete accanto un Paracelso.

DARLEMONT
(ad Eustachio)
Ebbene?

VENANZIO
Che vi pare?

EUSTACHIO
Vi sentite appetito?

CRISTINA
Assaissimo.

EUSTACHIO
Dormite poi di notte?

CRISTINA
Poco, perché il tutor mi manda a letto
sans souper.

EUSTACHIO
In conseguenza non starete indigesta.

CRISTINA
No.

EUSTACHIO
Dunque siete pazza d'ottava specie.

CRISTINA
E voi, bestia di nono genere.

DARLEMONT
(Viva il dottor! Ma viva più la pazza.)
Costui è un ciarlatano:
divertirmici voglio.

FRANK
(entrando, a Darlemont)
Signor, quel colonnello
che ieri il giorno giunse,
ed andò alla locanda, ed il cui nome
conoscer m'imponeste, è venuto in persona,
e brama visitar quest'Istituto.

DARLEMONT
Il suo nome?

FRANK
Blinval.

DARLEMONT
Desso! (Il marito di Norina!)
(piano a Frank)
Va', dille che il colonnello è il suo consorte istesso,
che or sarà da lei.

FRANK
Vo ad obbedirvi.
(parte)

DARLEMONT
(a Venanzio e Cristina)
Cari i miei signori,
perdonino un momento:
fa d'uopo ch'io riceva un colonnello.

EUSTACHIO
Un colonnello!

CRISTINA
Un colonnel?

DARLEMONT
Blinval.

TUTTI
Blinval!

DARLEMONT
Tanto stupore?

EUSTACHIO
(Il colonnello del reggimento mio!)
Io ero sua trombetta, e disertai.
(Cassetta mia, siam nati a passar guai.)

DARLEMONT
Lo conoscete voi?

VENANZIO
Per mia somma disgrazia: fui costretto
in mia casa alloggiarlo.

CRISTINA
Facevamo all'amour,
e sposarmi promise.

VENANZIO
Però quando fosse morta sua moglie.

DARLEMONT
(a Eustachio)
(Indegno!) E voi?

EUSTACHIO
Ah!... L'anno scorso lo conobbi appunto
quando perduto aveva quasi il respiro.
E con una di queste
(mostrando le pillole)
acquistò tanto fiato
che il pallone di Orlando avria gonfiato.

DARLEMONT
(a Cristina a Venanzio)
Oh! entrate in queste stanze, ed aspettate
ciò che deciderà il collegio medico.

EUSTACHIO
Ed io che fo?

DARLEMONT
In quest'altre rimanete;
finché il collegio stesso
giudicherà del vostro gran specifico.

EUSTACHIO
I medici son molti?

DARLEMONT
E di somma cultura.

EUSTACHIO
(Vi farò una tristissima figura!)

CRISTINA
Io poi vedrò Blinval?

DARLEMONT
Sì, lo vedrete.

EUSTACHIO
Fate presto, vi prego.

DARLEMONT
Sì, prestissimo.
(gli altri partono)
Blinval innamorato di costei?
E chi sa di quant'altre!
Non ha poi tanto torto mia nipote
se lo chiama infedele;
ma quando si vedranno in segreto
fra lor s'aggiusteranno.
(parte)

Scena terza
Norina sola.

NORINA
All'udir che il mio tesor
qui dal campo ritornò,
nel mio seno acceso il cor
non si mosse, ma balzò;
e la pace che perdé,
che finora invan cercò,
con quel ben che mi rendé,
tutta amor gli ridonò.
Donne mie, perché, perché?
In segreto vel dirò:
amor è per noi il solo diletto;
un core feroce racchiude nel petto
ché il suon di sua voce non giunge a piegar.
Di teneri ardori ei scalda le vene,
dei miseri cori ei fuga le pene,
ci fa tra le lacrime la gioia spuntar.
Vorrei saper frattanto perché mai
il mio signor marito,
invece di recarsi alla sua casa
a riveder la moglie,
che dopo pochi mesi d'unione
dovette esserne priva per tre anni,
viene in un sito ove non v'han che pazzi.

Scena quarta
Eustachio e detta.

EUSTACHIO
(entrando scorge Norina; fra sé)
Una giovane!... fosse...

NORINA
Che brutta figuraccia!
(osservandolo)

EUSTACHIO
Mo' siam sicuri...

NORINA
Come sarebbe a dir?

EUSTACHIO
V'è succo, o brodo?

NORINA
Ah! capisco... No, no: non dubitate.
Norina io son, nipote di Darlemont; e voi?

EUSTACHIO
Il dottor Eustachio Brodolosi.

NORINA
Di grazia, avete visto il colonnello?

EUSTACHIO
Non signora, nol vidi: è cosa seria!
Quando l'orecchio mio
il colonnello ascolta,
prendo un'oncia d'antacido alla volta.

NORINA
Che cos'è, mi sembrate un po' smarrito.

EUSTACHIO
No: parlando così del colonnello
rammentar mi faceste
d'una certa Cristina... una pupilla,
cui Blinval, essa dice,
di dar la mano promise,
quando, salute a noi,
la moglie passerà tra i morti suoi.

NORINA
Ah! scellerato!

EUSTACHIO
Che è successo?

Scena quinta
Darlemont e detti; indi Frank.

NORINA
Mio zio!

DARLEMONT
Hai saputo nipote?

NORINA
E che ho saputo?
Quel don Eustachio ha detto
che qui v'è una pupilla,
a cui Blinval...

DARLEMONT
Lo so.

NORINA
Dunque egli venne per seguirla?

DARLEMONT
Il vedremo.

EUSTACHIO
(Che diamine lì stanno borbottando?)

DARLEMONT
Per mettere alla prova
la fedeltà di lui,
una scena eseguirmi tu dovresti
che a voi donne
non costa fatica alcuna.

NORINA
E quale?

DARLEMONT
Fingerti pazza, e deplorar, con arte,
la morte del tuo sposo.
Egli me non conosce per tuo zio;
io come direttor dell'istituto
in questa sala il condurrò; e vedrai
se all'aspetto del misero tuo stato
piangerà, o riderà.

NORINA
Oh! uomo incomparabile!
Solo il vostro intelletto
poteva escogitar sì bel progetto.

EUSTACHIO
(Ahimè, di che si tratta?)

NORINA
Va bene!

DARLEMONT
Va benone!
(Norina parte)

EUSTACHIO
(Eh! non è matta.)
Grazie al ciel, se ne andò...

DARLEMONT
Signor dottor, se viene il colonnello
vi prego tenergli compagnia,
fin che torno.

EUSTACHIO
Non posso... udite...

DARLEMONT
Or vengo.
(parte)

EUSTACHIO
Ma sentite... è partito! E a don Eustachio
affidar dovea
un tal ricevimento! Oh, Dio! Colui
va sempre provveduto d'un bastone
e poi mena le mani ch'è un piacere.
Ah! è desso? Ci siam! Lo riconosco
a quel grande corpaccione
e riconosco ancor quel tal bastone.

Scena sesta
Blinval ed Eustachio.

BLINVAL
Mi dica dove è andato Darlemont?

EUSTACHIO
Hum!...

BLINVAL
Se qui tornerà...

EUSTACHIO
Eh!...

BLINVAL
Ma la lingua ne ha o non ne ha?
Malcreato tizzone,
or gliela scioglierò col mio bastone.

EUSTACHIO
Non s'incomodi.

BLINVAL
Oh!... capperi!
Parmi Eustachio il trombetta!

EUSTACHIO
(E vergine ti perdo, o mia cassetta.)
(per andare)

BLINVAL
Si fermi...

EUSTACHIO
Ma mi lasci!

BLINVAL
Un momento!...

EUSTACHIO
Più tardi... or vò di fretta.

BLINVAL
(tirandolo per l'abito)
Ma questa è inciviltà.

EUSTACHIO
L'abito, per pietà!

BLINVAL
Si volti! Ah!
Tu qui?

EUSTACHIO
Che tu? Che qui?
Mi porti più creanza!

BLINVAL
Perdon! Mi colpì
certa rassomiglianza.

EUSTACHIO
La perdoniamo, addio.
(per partire)

BLINVAL
(lo tira per un braccio)
Ma pure quella faccia!...

EUSTACHIO
Ma dico, per la faccia
vuol rompermi le braccia?

BLINVAL
Insomma, poche chiacchiere,
di qui non muova il piè.

EUSTACHIO
Insomma, in poche chiacchiere,
si può saper perché?

BLINVAL
Quel naso aperto e piatto,
quel grugno da polpetta,
quel suo color mulatto,
quell'occhio a cipolletta,
presentano il ritratto
d'un giovane trombetta,
che un giorno disertò,
e a mendicare andò;
ma se mi cade in trappola,
imprigionar lo fo.

EUSTACHIO
Se parla di ritratto
conforme e somigliante,
anch'io le do per fatto,
che il corpo, il suo sembiante,
presentano l'estratto
d'un celebre cantante,
che Napoli lasciò,
e a Londra se n'andò,
per far quella pecunia
ch'io vedo sì e no.

BLINVAL
Adunque è tutto equivoco.

EUSTACHIO
Mi creda è tutt'equivoco.

BLINVAL
Ebben, la forza! Il vero scoprirò.

EUSTACHIO
(Oh! diavolo!) La forza?
Ah no, fermatevi:
la tromba, il corno, il piffero,
a' suoi comandi è qua.
(s'inginocchia)

BLINVAL
Via t'alza.

EUSTACHIO
E posso crederlo?

BLINVAL
Finisci di tremar.

EUSTACHIO
Ma qui, signor, di grazia,
che cosa state a far?

BLINVAL
Vi son per una perfida,
per una tigre indomita,
c'ha il volto più adorabile,
ma d'una furia il cor.

EUSTACHIO
(Oh, Dio!) Ma come, o Dio, spiegatevi,
che il cielo ce ne liberi, sareste...?

BLINVAL
Son maniaco! Cioè... cioè...

EUSTACHIO
Misericordia!

BLINVAL
Io son pazzo e non son pazzo,
or ragiono, or non ragiono;
ho in modello il suo cervello
che ha cangiato e trasformato
in ricette le trombette,
onde gli uomini ammazzar.
E ad un tratto uscendo matto,
il bastone qual cannone,
darà morte alla consorte,
a quel core ingannatore,
e a te pure se in quell'ora
mi ti vieni a presentar.

EUSTACHIO
Ah! che pazzo, più che pazzo:
più che pazzo, non ragiona;
e il cervello, poverello,
se n'è andato, svaporato:
veh! che mosse, veh! che mosse!
Che accigliato, stralunar,
e il cervello, poverello,
se n'è andato, svaporato.

BLINVAL
Son maniaco! Bum, il cannone...

EUSTACHIO
Il bastone sul groppone
già mi sento e mi percuote,
e il bacchetto di Caronte;
passo il letto d'Acheronte;
sì, vo a Pluto immantinente
la mia scienza a fiorettar.
(parte)

Scena settima
Darlemont e Blinval.

DARLEMONT
Chieggo mille perdoni, o colonnello,
se aspettaste.

BLINVAL
Perdoni? Tralasciate con me
queste espressioni.

DARLEMONT
Diceste poc'anzi essere venuto
alfin di visitar quest'istituto?

BLINVAL
Del qual per ogni dove
la fama annunzia tanti e tai prodigi.

DARLEMONT
Che spesso il vero esagera. Non v'è dubbio,
che finora ogni cura
felice mi riuscì...
Ma d'una io dispero.

BLINVAL
E qual?

DARLEMONT
Di certa giovane
a me raccomandata
da un amico di Lione.

BLINVAL
Lione? È furiosa?

DARLEMONT
Volesse il cielo! Sarìa di già guarita!
Ma è così malinconica
e concentrata, che impossibile parmi
al senno ricondurla.
Potete rimanere, ma là in fondo,
senza avanzare un passo.

BLINVAL
Non temete.

Scena ottava
Norina in abito scomposto, ed estatica,
camminando lentamente, e detti; poi Frank.

BLINVAL
(Che figura graziosa!)

DARLEMONT
(da sé, seguendo Norina)
(Che si tradisca temo.)

NORINA
(osservando Blinval)
(L'ha ingrassato il viaggio!
Non reggo alla sua vista, ma coraggio!)
Qual mesto gemito da quella tomba!
Ei cadde immobile
sotto una bomba, lo sposo misero.
Tanto meglio.

BLINVAL
Darlemont... Io voglio...

DARLEMONT
(a Blinval)
Tacete.

BLINVAL
L'ho conosciuta...

DARLEMONT
Madama...

NORINA
Ah!...

DARLEMONT
Come vi sentite?

NORINA
Ov'è il mio sposo?

DARLEMONT
Verrà, verrà, sperate.

BLINVAL
(È dessa, è dessa.)
(a Darlemont)
Signore... lasciate ch'io la vegga.

NORINA
(Egli m'ama.)

DARLEMONT
(a Blinval)
Distrarla non potete.

NORINA
Oh, mio Blinval!

BLINVAL
(Mi chiama!)

NORINA
Norina per la gloria abbandonasti;
e sul campo trovasti e bomba e tomba!

BLINVAL
(forte)
Io son vivo!

DARLEMONT
(trattenendolo)
Signore!

BLINVAL
(a Darlemont)
Ell'è mia moglie, non è ver Norina?

NORINA
Chi è mai costui, che s'agita e contorce?

DARLEMONT
Un uomo.

BLINVAL
É il tuo Blinval.

NORINA
Blinval è morto.

BLINVAL
No, è vivo, è vivo: ei t'ama, egli t'adora.

DARLEMONT
Ma volete che vada sulle furie?

BLINVAL
Oh Dio! Non mi conosce!

DARLEMONT
Madama, entrate meco, e voi...

BLINVAL
Son io la cagione di sua pazzia!

DARLEMONT
Guarirà, guarirà.

BLINVAL
(per inginocchiarsi)
Lasciate che ai suoi piedi...

DARLEMONT
(davanti a Norina)
Con permesso, signore.

BLINVAL
Ma dirle io voglio almen...

DARLEMONT
Suo servitore.
(parte con Norina, chiudendo la porta)

BLINVAL
Oh! chiudi quanto vuoi, di qui non parto.

FRANK
Scusate: è qui venuto Eustachio il medico?

BLINVAL
Perché?

FRANK
Riuniti sono tutti i dottori.

BLINVAL
Per risanar Norina dalla pazzia?

FRANK
Che? Vostra moglie è pazza?
Norina? La nipote del signor Darlemont,
che per le poste ier sera a rompicollo
qui giunse ad incontrare il reggimento de' Dragoni?

BLINVAL
Dragoni?

FRANK
Già voi siete il colonnello.

BLINVAL
Avanti... avanti...

FRANK
Colei, che tutta allegra
andava ripetendo: arriverà...
gli parlerò... Pazza colei? Scherzate.

BLINVAL
Non è pazza ed è nipote a Darlemont?...
(Sì, è vero, questi è quel zio che mi accennò una volta.)
E co' Dragoni che ha che far?
(fra sé)
Che amasse
qualch'ufficiale, e ciò dové succedere
pria che fosse mia moglie
poiché l'istesso giorno che i Dragoni
partirono, partì il mio reggimento.
Or che ne' fogli ha letto che ritornano,
premurosa ed ansante
qui è corsa ad incontrar l'antico amante.

FRANK
(Il colonnello è diventato ossesso.)

BLINVAL
(Dunque d'accordo son nipote e zio,
perch'io l'abbandonassi,
e in piena libertà qui la lasciassi?
Punirti io voglio, indegna.
Coll'armi tue medesime.
Pazzo anch'io fingerommi per dolore
che mia moglie mori;
il caso ha qui condotto ancor Cristina,
e per mezzo di quella
vendicarmi saprò contro Norina.
Guai per chi si frappone,
sia Darlemont, il Trombetta, il servitore.
Legnate, bastonate,
e se occorrono ancor le cannonate.)
(parte)

FRANK
Quest'è pazzo, arcipazzo.

Scena nona
Eustachio e Frank.

EUSTACHIO
(di dentro)
Aiuto, aiuto!
Salvami Frank!
(esce col viso impolverato)

FRANK
Che avvenne?

EUSTACHIO
(mostrando una scatola)
Guardala.

FRANK
Oh, Dio! Voi siete tutto graffiato!

EUSTACHIO
Io vivo per miracolo!

FRANK
E come?

EUSTACHIO
Quella strega,
mentr'è tutta francese,
per mia disgrazia,
aveva l'unghie all'inglese.

FRANK
Dite... Ci avete un'altra pilloletta?

EUSTACHIO
Che?... È ritornata?

FRANK
No, pel colonnello.

EUSTACHIO
Non l'hanno incatenato?

FRANK
É pazzo da catena!

EUSTACHIO
Blinval?

FRANK
Il colonnello.
(parte)

EUSTACHIO
Quell'è una iena!

Scena decima
Norina, Cristina, Blinval e detti, ciascun a
suo tempo.

BLINVAL
(contro Eustachio)
Morte, perché non vieni?

FRANK
(Qui il colonnello!)

BLINVAL
(a Frank)
Ti ferma, ti trattieni!

EUSTACHIO
Ohimè!
(si allontana)
Pian, piano, bel, bello!

BLINVAL
Dunque Norina è morta?

EUSTACHIO
Ohibò, non vuol morir.

FRANK
V'è tutta la speranza.

BLINVAL
(a Frank)
Chi sei tu, disperato,
che annunzi la speranza?

FRANK
(tremando)
Son Frank!...

BLINVAL
(afferra Frank per un braccio)
Autor dannato!

FRANK
Restate, che il padrone
vo intanto ad avvertire.
(esce)

BLINVAL
(a Eustachio)
Ti trattieni!

EUSTACHIO
(E in tanto con costui
mi lascia a testa a testa!)

BLINVAL
Dove fuggì colui?
In pegno a me tu resta.

EUSTACHIO
Colui che è in pegno
dov'è, da voi si sa.

BLINVAL
E vuoi ch'io faccia il morto
ma questo è un pensar corto.

EUSTACHIO
(Qui solo, solo Eustachio
farà questo signore
che per la gran paura
il fiato perderà.)

NORINA
(Che m'avessero ingannata?
(entra inosservata)
Ragionava poco fa!
Qui celata, inosservata,
scoprirò la verità.)

BLINVAL
(È venuta, è capitata!
(accorgendosi di Norina)
Or l'aggiusto come va.)

EUSTACHIO
(Ed un'altra n'è sbucata!
Or veder vo' come va.)

BLINVAL
Sicché dunque in conclusione…
(a Eustachio)
Tremi?... Hai Freddo?... Mio Venanzio!

EUSTACHIO
(Sono Eustachio!)
(contorcendosi)

BLINVAL
Quel trombone,
che mi fece da Mercurio
coll'amabile Cristina
come sta? Che fa? Dov'è?

EUSTACHIO
Se per poco mi lasciate
qui condurvelo prometto.

NORINA
Tue ricette svergognate
(corre verso Blinval)
porre in atto non permetto.

BLINVAL
Ah! mia cara, mio tesoro!
(abbraccia Norina)
E fia ver che torni a me?

NORINA
Sì, mi abbraccia, o mio consorte,
riconosci in me Norina.

BLINVAL
(come sopra)
Ah, Norina è in braccio a morte;
godi meco, o mia Cristina.

EUSTACHIO
(Gambe, a voi mi raccomando, siate fide!)
(per fuggire)

CRISTINA
(entra, trattiene Eustachio)
Arrét les pieds!

EUSTACHIO
(Scena terza, arresto, e detti!)

CRISTINA
(piano a Eustachio)
(Di' Blinval è in frenesia?)

EUSTACHIO
(É in furore, o figlia mia.)

BLINVAL
Mia carina... mia carina!

CRISTINA
(Et pourquoi vous nous quittez?
Pourquoi?)

EUSTACHIO
(Per non farmi massacrar.)

BLINVAL
Godi meco.

CRISTINA
(No, restez, Monsieur, restez!)

EUSTACHIO
(Non vo' farmi massacrar.)

NORINA
(a Cristina)
Ah! tu sei la scellerata,
che i mariti va rubando!

CRISTINA
Qual marito v'ho rubato?

BLINVAL
(a Eustachio)
Ah! sei tu, tromba scordata,
che vuoi farmi un contrabbando!

EUSTACHIO
Son dottor privilegiato.

NORINA
(come sopra)
Nol conosci il colonnello?

BLINVAL
(come sopra)
Dunque intona il ritornello!

CRISTINA
(a Norina ridendo)
Voi sua moglie, voi sa femme!

EUSTACHIO
(a Blinval piangendo)
(Per pietà non mi svelate.)

CRISTINA
(a Blinval)
Ah! vous badinez.
La moglie è una vieille, non ha denti in bouche,
è sorda a un'oreille, infetta chi touche,
è guercia d'un oeil, le manca una jambe,
e sopra un fauteil si fa trascinar!
Insomma è un horreur, un monstre esecrable,
appena ch'elle meure l'afferra le Diable,
J’aurais de Flimond la main ed il coeur,
e il vecchio tuteur morrà chagriné.

NORINA
(a Cristina, imitandola)
La moglie è una vieille, non ha denti in bouche
è sorda a un'oreille, infetta chi touche
è guercia d'un oeil, le manca una jambe,
e sopra un fauteil, si fa trascinar?
Insomma è un horreur, un monstre esecrable
ho tanto de coeur, pupilla del Diable!
O lasci Blinval, o monto in fureur,
e insiem col tuteur farò un fricassée.

EUSTACHIO
Oh, povero me! Salute a chi resta!

BLINVAL
(ad Eustachio)
Da' fiato alla tromba,
che tromba scordata mia moglie è già morta;
trallallerallà! Va' chiudi la porta, non apra la tomba
subissa la chiave, ond'ella non sorta,
né più dalla fossa ritorni per me!
(a Norina)
Amata Cristina un ballo intrecciamo,
che morta Norina, consorti noi siamo;
dottore trombetta, diletta sposina,
e sera e mattina faciamo jassé.

EUSTACHIO
Che tromba, che fiato oh! povero me!
O gente accorrete! Che chiave, che porta?
Mi manca la veste! Vi sono obbligato!
Salute a chi resta: bel nodo facciamo:
e siamo da capo, aiuto signore,
che muore un dottore facendo jassé!
Partono.

Scena undicesima
Darlemont e Frank.

DARLEMONT
Eh! vanne... Il colonnello...

FRANK
Eppure vi dico che a un tratto
divenne forsennato. Ei ragionò fintanto
che parlava della moglie, e quando disse...

DARLEMONT
Bada per l'avvenire
di tacer quanto vedi e quanto senti:
ritirati.

FRANK
Don Eustachio.
(parte incontrando Eustachio)

Scena dodicesima
Eustachio e Darlemont.

EUSTACHIO
Quondam don Eustachio!
Ora non v'è che il suo languente spirito.

DARLEMONT
Sedetevi.

EUSTACHIO
Non posso.

DARLEMONT
Perché?

EUSTACHIO
La nervatura
sta tutta per sedersi in sepoltura.

DARLEMONT
Ma dite, che vi accade?

EUSTACHIO
Il colonnello,
nel riveder la moglie e la pupilla,
preso da un ghiribizzo tutto nuovo,
die' di piglio alla celebre sua mazza...
E... solo il cielo ed io sappiamo quante
ne ha consegnate a queste ingenue piante!

DARLEMONT
Oh, poveretto...
Ebbene, il colonnello dovrà sentirmi...

EUSTACHIO
Peggio!

DARLEMONT
Oh! questo l'ho deciso, e voglio farlo.
(parte)

Scena tredicesima
Cristina e detti.

CRISTINA
(Il dottore è qui solo.)
(sull'uscio)
(Scrissi a Blinval perché da questa casa
mi salvie meco parta.
Pel medico... vorrei
con questo foglio dirgli i sensi miei.)
Mi fareste un favore?

EUSTACHIO
(Che volesse denaro?)

CRISTINA
Vi tacete?

EUSTACHIO
Non accordo favori. Il tempo stringe.
(per partire)

CRISTINA
(Si prenda coll'amore.)
Ah!
(sospirando languidamente)

EUSTACHIO
Figlia, figlia, tu mi squarci il core!

CRISTINA
Caro, caro a me tu sei!

EUSTACHIO
Grazie, grazie, ti saluto.

CRISTINA
Sempre star con te vorrei.

EUSTACHIO
Con me né un sol minuto.

CRISTINA
Ma con me, avec moi.

EUSTACHIO
Nol posso, affè, in verità.

CRISTINA
Ah! Mio vago fischietto!
Mon très cher, aimable ami!
Mon charmant, gracieux, joli.

EUSTACHIO
(Veh! Che ladra, che furbetta,
come l'esca sa tirar!
Com'è fina, com'è dotta!)

CRISTINA
Dolce, affabile, simpatico!

EUSTACHIO
Ma a che tante cerimonie?

CRISTINA
Geniale, amabilissimo!

EUSTACHIO
Perché tante e tante smorfie?

CRISTINA
Gelsomino, fior d'arancio!

EUSTACHIO
Ma perché quel gelsomino?

CRISTINA
Tulipano, girasole!

EUSTACHIO
Ma perché quel tulipano?
Ma perché quell'espressioni?

CRISTINA
Perché questo picciol foglio,
a Blinval che porti io voglio.

EUSTACHIO
A Blinval?

CRISTINA
Sì, al colonnello.

EUSTACHIO
Ah! lei sbaglia; tal figura
non la faccio, no.

CRISTINA
No?

EUSTACHIO
No.

CRISTINA
(con ira)
Ah! Fripon! Ah! ventre-bleu!
Non mi vuoi tu secondar?

EUSTACHIO
(Ah! coraggio non ho più!
Ah! quell'unghie fan tremar!)

CRISTINA
Se ti nieghi a quel che dico,
vo' graffiarti, rovinarti,
vo' strapparti, vo' svisarti,
quel nasaccio vo' strappar.

EUSTACHIO
Dammi il foglio.

CRISTINA
Ah! lo accetti?
(graziosa)
Ah! mio caro medichetto
io ti voglio sempre amar.
(Donne, donne, com'io faccio
state attente ad imparar.)

EUSTACHIO
(prende il foglio)
(Quando parti il foglio straccio,
mille pezzi ne vo' far.)

CRISTINA
A Blinval lo porterai?

EUSTACHIO
(esitando)
Sissignora...

CRISTINA
Veramente?

EUSTACHIO
Nonsignora...

CRISTINA
Come? Come?

EUSTACHIO
Nonsignore... sissignore...
(Ah! volpetta, malandrina,
a me dai la sopra scritta,
onde a lui la letterina
possa io stesso consegnar!)
(partono)

Scena quattordicesima
Darlemont e Blinval.

DARLEMONT
Sì, il dottor don Eustachio.

BLINVAL
Il gran dottor delle trombette?

DARLEMONT
E come qui c'entran le trombette?

BLINVAL
Appena, appena,
può dirsi, o mio signore,
un cattivo trombetta disertore.

DARLEMONT
Lo aveva immaginato.

BLINVAL
Oh! ecco la vostra pazza!
(guardando tra le scene)

DARLEMONT
Sì, e bisogna che sia
sola con quel che soffre egual pazzia.

Scena quindicesima
Darlemont, Blinval, Norina. Norina si pone al cembalo ed
eseguisce un arpeggio; Blinval prende a un posta una
viola e suona.

BLINVAL
(Per non parlarmi s'è messa a suonare;
allora suonerò anch'io qualche istrumento.)
(a Norina)
Perché mi fate l'accompagnamento?
Suonate ciò che più vi aggrada e pare,
ch'io suono quel che più mi va a capriccio.

NORINA
(Veh! Com'è diventato brutto e nero:
il core gli si mostra
sul viso ma più l'amo!)

BLINVAL
(È diventata più geniale e simpatica...
Sta attento... pensa che ti tradì...
Cangiam strumento.)

NORINA
(canta e Blinval l'accompagna col contrabbasso)
Tirsi lontan da Clori
lieto vivea contento,
e Clori nel tormento
temea le notti e i dì
per quel crudele.

BLINVAL
(Crudele!)

NORINA
Acceso d'altri amori
Tirsi il suo ben tradiva,
e Clori si moriva
struggendosi così,
ma ognor fedele!

BLINVAL
(Fedele!)
Madama, e del tenente
che qui attendete, non cantate niente?

NORINA
Signore, e la pupilla
(alzandosi)
che seguitaste fin nell'ospedale
dei matti, al vostro suono
non ispira altro tema e miglior tuono?

BLINVAL
Vi dirò, l'amor mio è d'una fresca data:
la vostra fiamma è assai più inveterata,
fin da prima che aveste sposato
quel tal Eugenio Blinval.

NORINA
(Ebben, che se lo creda!)
Ah! sì, quell'adorato uffizialetto!
Oh! caro... (Un nome... Oh! diavolo!...
L'ho trovato!) Oh! mio caro Augusto Nove
Alfin ti vedrò dopo tre anni
di cruda lontananza.

BLINVAL
Se comandate, io stesso
incontro a lui n'andrò,
e qui precipitar ve lo farò.

NORINA
Grazie, grazie da voi
non voglio tanto incomodo.

BLINVAL
Oh! non fa nulla. (Io crepo!)

NORINA
Piuttosto se mandar poteste almeno.

BLINVAL
Chi mai?

NORINA
Qualche ordinanza.

BLINVAL
Sì, signora. (Ora scoppio!)

NORINA
Sentite: che gli dica, appena il vede,
che Norina l'attende a braccia aperte.
Che non dorme... non mangia...

BLINVAL
(Adesso la scanno!...)

NORINA
Ch'ella sospira per lui sol, la notte e il dì,
che pace allora avrà.

BLINVAL
Basta così!
Ehi! Sergente, appena spunta
de' Dragoni il reggimento,
a madama già consunta
l'avvertite immantinente.
La meschina, poverina,
mancherà, tramortirà.

NORINA
Servitori, se vedete
la pupilla parigina,
al papà la condurrete
ch'ei la brama a sé vicina,
ché per caso se un'altr'ora
a vederla indugia ancora,
il meschino, poverino,
piangerà, singhiozzerà.

BLINVAL
Ma se mai questa madama non è pazza,
le dirai che il consorte
quando ancor giurava fé
il credé vero.

NORINA
Come me, parla?

BLINVAL
Le dirai, se non è pazza,
che ignoravo che un tenente dei Dragoni
ella amava pria di me.

NORINA
(Lei l'ha con me?)
Ah, ah, ah, poverino,
la pupilla conducete,
ei la brama a sé vicino,
il papà vuol la pupilla
il papà, poverino, piangerà, singhiozzerà.
Io, sor ciarlone, non fo all'amore,
non fo l'Adone, il rubacore:
non dico a quella: sei la mia stella,
a questa t'amo, te sola bramo,
non vo spacciando, né cicalando:
mia moglie è vecchia, presto morrà.

BLINVAL
Olà! accorrete, la pazza è in furia:
medici, pillole, per carità!
Io, mia civetta, non fo il corriere,
non la staffetta: l'avventuriere
non vo aspettando, non vo incontrando
i reggimenti, ed i tenenti,
né per le poste, a rompicoste,
lascio la casa, la mia città.

NORINA
Olà! accorrete, il pazzo è in furia:
presto, legatelo, per carità!

BLINVAL
Infelice, chi mai sei! Ti compiango, fai pietà!

NORINA
Sventurato, ti perdei,
e nel meglio dell'età!

BLINVAL
Qui, qui c'era!

NORINA
Che?

BLINVAL
Il cervello.

NORINA
E poi?

BLINVAL
Tutto svaporò!

NORINA
Non è ver, ne ho un tantinello,
e provartelo saprò.
Domani a casa torno, sistema cangierò:
mattina, notte e giorno in festa ognor sarò.
Avrò compagno al ballo un qualche maresciallo,
al gioco un generale, al pranzo un uffiziale.
A spasso un bel tenente, a cena un buon sergente,
e sino un tamburino avrò per mio lacchè.
Cervello, colonnello, ce n'è o non ce n'è?

BLINVAL
Adesso monto in sella, l'Italia girerò,
ed ogni antica bella a riveder andrò:
a Roma una contessa che fa per me l'ossessa,
a Genova una attrice a Parma una pittrice,
a Lodi una modista a Napoli un'artista;
e fino una servetta chiamata Maramè.
Partono ambedue.

Scena sedicesima
Darlemont ed Eustachio, indi Frank.

EUSTACHIO
Darlemont, a voi m'affido.

DARLEMONT
Lasciate fare a me: Frank, ove sei?

FRANK
Comandate.

DARLEMONT
É partito il colonnello?

FRANK
Eccolo, vien di là.

Scena diciassettesima
Blinval e detti.

DARLEMONT
Colonnello, a voi chiede questo disgraziato
un permesso, e se ai pregi di Darlemont...

BLINVAL
Lasciate che rivegga Norina, e tutto
io vi perdonerò.

Scena ultima
Norina, Cristina, Venanzio e detti.

NORINA
Venite senza paura, io non sono pazza.

CRISTINA
Que est, que est ça?

VENANZIO
Qual violenza è questa?

NORINA
Quando farvi sua sposa
quel signore giurò?

CRISTINA
Quando la moglie andava nel tombeau.

NORINA
E qual era lo stato della moglie?

CRISTINA
Vecchia, e presso à mourir.

BLINVAL
Ma chi fu il primo che spiegossi amante?

CRISTINA
Moi, che mi piacevate tanto, tanto.

NORINA
E chi disse che era vecchia la moglie?

BLINVAL
Io per togliermi questa sanguisuga.

NORINA
E n'andavi a Parigi, invece che a Lione?

BLINVAL
Onde accertarmi d'un tradimento,
e tu coll'ali ai piedi
giungesti qui ieri sera.

NORINA
Per avere tue notizie, disleale!

BLINVAL
Hai ragione, sono io l'ingrato
che potei dubitar della tua fede!

Cristina sviene.

NORINA
Ah! Ah!

VENANZIO
La pupilla è crepata!

CRISTINA
Creperai tu malvagio,
io sto très bien e godo della lor felicità:
(a Darlemont)
prego soltanto voi
a non darmi di nuovo
in mano a questo avvoltoio.

DARLEMONT
Sì, meco resterete
finché per mezzo mio non vi si renda
ciò che a voi spetta
e tolse quell'avaro.

VENANZIO
(Io muoio dalla bile.)

DARLEMONT
Chiedo scusa pertanto
al colonnello.

BLINVAL
Se con un progetto di pazzia
riacquistar mi faceste
una tenera e amabile consorte?

NORINA
La qual non altro brama
che di riaver quel core,
dolce compenso
al più costante amore.
Piacer sì... nuovo e grato
soave in cor mi scende,
penso alle mie vicende,
e parmi di sognar;
non più fra tante pene
palpiterai, mio core.
Ha vinto, ha vinto amore,
ritorno a respirar.

BLINVAL
Tutt'è per me cangiato,
l'affanno è terminato;
istante più felice
di questo non si dà.

NORINA
Sposo, Cristina, zio!
Ah! qual felicità!

CRISTINA, EUSTACHIO e BLINVAL
Tutt'è per me cangiato,
l'affanno è terminato;
istante più felice
di questo non si dà.

NORINA
Donne care, qui fra noi,
non neghiamo il nostro impero
ai sapienti ed agli eroi:
noi cangiamo il bianco in nero.
Siamo serve ma regnamo;
ma siam nate a comandar.

FINE

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