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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Il giovedi grasso

Il nuovo Pourceaugnac, Farsa in 1 Atto di Domenico Gilardoni, è stata rappresentata a Napoli (Teatro del Fondo) il 26 febbraio del 1829

Personaggi

il colonnello (Baritono); Nina, sua figlia (Soprano); Teodoro, giovane ufficiale innamorato di Nina (Tenore); Ernesto Rousignac, promesso sposo di Nina (Tenore); Sigismondo, nelle vesti di Monsieur Piquet (Baritono); Camilla, sua moglie, nelle vesti di Madame Piquet (Mezzosoprano); Stefanina, cameriera (Soprano); Cola, vecchio servo di Sigismondo (Basso)

ATTO UNICO

Scena prima
Nina, Teodoro, Camilla, Sigismondo e Stefanina.

NINA e TEODORO
E fia vero, amato bene,
ch'oggi perderti, degg'io?
Ah, per noi bell'idol mio,
par che speme più non v'è.

STEFANINA
Deh, mirate com'è afflitta
la mia cara padroncina

SIGISMONDO
(tra se)
Sì...

STEFANINA
Derelitta, poverina,
quasi piangere mi fa.

SIGISMONDO
(tra se)
No...

NINA e TEODORO
Amato ben, ch'oggi perderti degg'io?
Ah, per noi, bell'idol mio,
no, che speme più non v'è.

STEFANINA
Deh, mirate
com'è afflitta
la mia cara
padroncina
derelitta,
poverina
fa pietà.

CAMILLA
Zitto...
Che fa?...
Mio marito, nol vedete?
Concertato, egli avrà di già
pensato
ciò che far si converrà.

SIGISMONDO
Questa...
E poi...
Che dice?...
Certo...
Ohibò!
L'ho trovata, l'ho trovata!
Oh, per Bacco,
è una pensata
che di meglio non si può.

NINA
Dimmi, dimmi,
quale idea
nel pensier
ti si destò.

SIGISMONDO
Semplicissima, bizzarra
che l'eguale aver non può.
Vostro padre in breve istante
a Parigi fa ritorno:
egli parte e qui frattanto
giunge appunto in questo giorno
quest'Ernesto che lui stesso
in consorte avea promesso
quando al campo se n'andò
e a mia moglie v'affidò.

TUTTE LE DONNE e TEODORO
Questo fatto è conosciuto
n'è pur noto, già lo so.

SIGISMONDO
Voi per caso non vedeste
di Molière il Pourcegnac?

TUTTI
Certo!

SIGISMONDO
Ebben: quella commedia
riprodurre in oggi io vo'!
Nato Ernesto in un villaggio
rozzamente inesperto,
esser deve certamente
un tartufo, un babbuino:
tutti adunque immantinente
scenderemo nel giardino,
travestiti prenderemo
un carattere novello,
con le burle gli faremo
tutto perdere il cervello;
sino là donde sen venne
ritornare lo farò
e voi due che sì vi amate,
sposi alfine vi vedrò.

TUTTI
Un abbraccio, un bacio!
Evviva! Bel pensier in verità.

SIGISMONDO
Piano, piano cari miei,
del vestito un po' pietà.

NINA
Risorgi dalle pene,
respira amato bene,
il cor già mi predice
che Nina tua sarà.

TEODORO
Risorgo dalle pene,
respira amato bene,
il core già mi predice
che Nina mia sarà.

STEFANINA più GLI ALTRI
(a Camilla)
Se giri tutto il mondo,
un pensator profondo,
maggior di suo marito
trovar non si potrà.

SIGISMONDO
Che piano, che progetto,
che bel disegno è questo,
Ernesto poveretto,
smarrito, sbalordito,
in tanto intrigo, imbroglio,
avvilupparlo voglio
che un tratto, come un matto,
perduto l'intelletto
e col pensier sconvolto,
nella mia rete avvolto
sciogliendosi e fuggendo
a casa tornerà.
Che vi pare? È un bel pensiero?

NINA
Bello!

CAMILLA
Raro!

STEFANINA
Eccellente!

TEODORO
Eppure io temo...

SIGISMONDO
Udite:
io fingerommi avvocato,
Monsieur Piquet chiamato,
ed arrivato Ernesto Roussignacco,
qual suo più stretto amico,
abbraccerò!
Tu allora, come tradita amante,
sorprenderlo dovrai,
in quell'istante:
e...

TEODORO
Viene Cola.

SIGISMONDO
(ora Piguet)
Che rechi?

Scena seconda
Cola e detti.

COLA
(annunciando)
A la porta hanno ditto
ca mò 'nnanze è arrevato
Monsù le Roussignacco.

SIGISMONDO
È arrivato!...

NINA
Meschina me!

STEFANINA
Come si fa?

TEODORO
Che sento!

SIGISMONDO
Vero tono afflittivo d'un debitor
che ha l'atto preventivo.
(a Teodoro)
Avverti i tuoi compagni
che vengan nel giardino
a secondarmi.

TEODORO
Ah, ch'io parto e sospiro.
(esce)

SIGISMONDO
(a Nina)
Nina, non dubitate;
il colonello parte a momenti:
ma non a dar sospetto,
vorrei...

NINA
Capisco, che gli stessi d'accanto...
(esce)

SIGISMONDO
E tu, Camilla
pensa al resto, intanto.

CAMILLA
Non dubitar.

SIGISMONDO
Ma, veh! prudenza...

CAMILLA
Intendo: non v'è ancora lo sposo,
e già comincia ad esserne geloso.

SIGISMONDO
Non dico questo, ma...

CAMILLA
Ma sarìa tempo di finirla:
arrossir tu ormai dovresti
di farmi vigilar,
da quel vecchiaccio
che da Napoli con te
hai qui condotto:
di creder che a Malun
m'ha vista un giorno
con uno in cabriolet
mentr'io qui stava
e sol pensando a te.

SIGISMONDO
Oh... sì... non inquietarti:
andiamo.

CAMILLA
Lode al ciel!

SIGISMONDO
Stefanina: ognun che arrivi
de gli ufficiali,
guidali in giardino.

STEFANINA
V'obbedirò. Ehi...
(Piquet e Camilla escono)
Cola, che fai lì come un sasso?

COLA
Stea pensanno ch'oggi...

STEFANINA
È giovedì grasso,
giorno proprio di scherzi:
vogliamo divertirci,
e nella burla ancora
v'è la tua padrona.

COLA
Pecchisto veco assommà
'na brutta batteria.
(escono)

Scena terza
Ernesto.

ERNESTO
(entrando)
Servi, gente,
non v'è alcuno?
Che silenzio,
che deserto!
Qui si fermi il passo incerto,
inoltrarmi più non vo'!
Nina accesa d'altro foco
mi ordisce qualche inganno,
ma ogni trama, ogni gioco,
sarìa nullo, sarìa vano,
perché serba un talismano
pieno d'ottica virtù.
Aspettarla qui non giova,
ad un riso,
un solo occhietto,
scorgerà se il mio sospetto
falso o vero appien si fa,
e se Nina nutre amore
per ignoto mio rivale,
onde avere dal suo cuore
quell'affetto ed io la mano,
sappia ch'io ho un talismano
di profetica virtù.
Or mi rischio e passo avanti.
No, non v'è della prudenza,
sempre flemma e sofferenza,
e vai pure nel Perú.
Nina, Nina,
Nina, insomma,
se tu m'ami
e tacerlo a me tu credi
quel che fuggi e quel che brami,
chi vuoi teco e chi lontano,
mel dirà quel talismano,
d'ogni magica virtù.
Né spunta alcuno!

Scena quarta
Stefanina.

STEFANINA
(entrando, tra se)
(Un giovine uffiziale!)

ERNESTO
(tra se)
(Oh, alfine ecco un araldo femminino!)

STEFANINA
(come sopra)
(Dev'essere un mandato da Teodoro.)

ERNESTO
(gridando)
Cara, amabile...

STEFANINA
Zitto, non vorrei che arrivasse quello sciocco...

ERNESTO
Chi'?...

STEFANINA
Lo sposo promesso
alla mia padroncina.

ERNESTO
Ernesto?

STEFANINA
Roussignacco!

ERNESTO
(Oh, che assassina!)
Neh, dimmi, sei tu sicura
ch'egli è sciocco?

STEFANINA
Sicura! Arcisicura!
Lo dicon tutti!
Voi già sapete quanto
contro di lui s'è concertato?
Venite meco adunque.

ERNESTO
E dove?

STEFANINA
Oh, bella!
in giardino,
ad unirvi a Sigismondo:
non vel disse Teodoro?

ERNESTO
(Quanti pasticci! In guardia, Ernesto.)

STEFANINA
Ebbene?

ERNESTO
Aspetta: a dirti il ver,
quel Teodoro quando parla
per nulla non l'intendo,
che d'ogni sua parola
mezze ne lascia in gola;
onde spiegami tu
cosa per cosa.

STEFANINA
Ecco: Ernesto,
siccome abbiam già detto,
dev'essere un somaro.

ERNESTO
(tra sé)
(E mi vuol asino,
non v'è riparo!)

STEFANINA
Nina ama riamata Teodoro,
il padre va a Parigi,
arriva Roussignacco.
Allora noi recitiamo
il Poursegnacco:
Sigismondo col nome di Piquet,
fingendosi un legale,
suo stretto amico
lo manderà fra matti.

ERNESTO
(tra sé)
(Ah, galeotti!)

STEFANINA
...così Teodoro poi,
sposando Nina,
non le darà tormento.

ERNESTO
E che c'entra il tormento?

STEFANINA
Sigismondo è geloso...

ERNESTO
E di chi mai?...

STEFANINA
Di madonna Camilla,
sua consorte, e a vista
le tiene sempre quel vecchio
suo concittadino,
credendo che a Malun
la vide un giorno con un
in cabriolet, ed al teatro,
e al corso, ed al caffè.

ERNESTO
E sua moglie è tra noi?

STEFANINA
Per forza!
Si finge una dama
già stata dall'Ernesto
tradita
e abbandonata.

ERNESTO
Capisco.

STEFANINA
Andiam!

ERNESTO
Non serve, capisco
qual carattere a me spetta,
e a travestirmi io volo,
dal mercante di maschere
qui presso.
(Teodoro... Sigismondo...
la moglie... e il cabriolet
e il vecchio servo...
sciocchi, non ci vuol altro!)
Qui ritorno in breve.
(tra sé)
(Cara, la burla assai costarsi deve.)
(esce)

STEFANINA
Vi son serva. Oh, Dio!
Il Colonnello!
Che brutta cera!
Voglio evitarlo!
(esce)

Scena quinta
Nina, il Colonnello, suo padre; indi Teodoro.
Nina entra seguendo il padre.

COLONNELLO
Subito mi si appronti il cavallo,
e sul momento venga Teodoro!

NINA
(tra sé)
(Ahimè! Mi fa paura.
Passeggia, sbuffa,
e di nessun si cura.)

TEODORO
(entrando)
Colonnello...

COLONNELLO
Quest'ordine del giorno,
all'ora dell'appello,
si promulghi.

TEODORO
Che ben.

COLONNELLO
E tu, Nina,
appena arriva Ernesto
gli dirai che un oggetto
d'importanza a Parigi mi chiama,
che lo vedrò domattina...
ma, tu... non mi guardi?
Nina... Nina...

TEODORO
(tra se)
(Fingesse!!!)

NINA
Padre!...

COLONNELLO
Che!... Oseresti opporti al mio pensier?
Ah!... Troppo tu quel sospiro
mal represso,
segreto amor
vi leggo.

NINA
La libertà del cor,
non altro io chieggio.

COLONNELLO
(maestoso)
Taci! Lo voglio:
ed io comando.
Sei d'Ernesto già la sposa!
Non mi far la capricciosa!
Obbedisci al mio voler,
che se farai saltarmi il grillo
provar dovrai il mio furor.
Saprò punirti, al mio ritorno,
farò pentirti
d'un tanto error.
(esce)

Scena sesta
Sigismondo e detti.

SIGISMONDO
È partito?

NINA
Teodoro, ah!... Digli tutto.

TEODORO
Ecco... mi manca il fiato.

SIGISMONDO
(Che invece di partir fosse spirato...)

NINA
Ah, se sapeste...

TEODORO
Ah, se vi fosse nato...

SIGISMONDO
Parlate, per pietà!

NINA
Mio padre...

SIGISMONDO
Avanti...

TEODORO
Il colonnello

SIGISMONDO
Appresso

NINA
È par...

TEODORO
È par...

NINA e TEODORO
È partito!

SIGISMONDO
Oh, in duetto il fiato
v'è uscito.

NINA
Me infuriò!

TEODORO
Minacciò ....

SIGISMONDO
E quindi galoppò;
quindi siam salvi.

NINA
Dunque potrò sperare?

SIGISMONDO
Tutto.

TEODORO
Ed io nulla?

SIGISMONDO
E vatti ad annegare!

NINA
Oh, Dio! Veggo in distanza...

TEODORO
Ah, non v'ha dubbio,
quella figura
annunzia Ernesto.

SIGISMONDO
Egli è senz'altro.
Andate da mia moglie
e l'avvertite che si rimanga pronta.
(Nina esce)

TEODORO
Ed io che debbo fare?

SIGISMONDO
Lasciami solo,
e fammi respirare.
(Teodoro esce)

Scena settima
Ernesto e Sigismondo.

ERNESTO
(come parlando fra se)
Oh, questa è bella:
vengo da Limoges,
domando della casa
di Verfrille,
e a un fior di Narciso
nessun risponde,
e ognuno ride in viso.

SIGISMONDO
Oh, amato e caro
Roussignacco.
Come?
(guardando fuori)
Insulti ad un amico, come me
nato e cresciuto?

ERNESTO
(tra se)
(Che sia strozzato
se io l'ho mai visto.)

SIGISMONDO
Che gioia!
Ti sei fatto più grasso
d'un vitello!

ERNESTO
Seguo l’orme
del mio maggior fratello.

SIGISMONDO
(Che credulo!)

ERNESTO
(Che volpe!)
(tra se)
E forse Sigismondo
da Piquet truccato?
Domandiamo con arte.
Dunque...

SIGISMONDO
Voglio farvi...

ERNESTO
Ma non importa.

SIGISMONDO
Ebben m'arrendo subito,
onde avere il bene di godere della sorte
che mi salvò finora dalla morte,
e mi si rese al fianco qual matrona sanguigna
tu mi sembri giovanni della Vigna.

ERNESTO
Grazie!

SIGISMONDO
(Che allocco!)

ERNESTO
(Vorrei proprio saper se fosse lui.)
Dunque...

SIGISMONDO
Come felici eran quell'ore
trascorse con te al bigliardo,
e al ridotto,
in feste ed accademie,
e in trattorie,
al corso ed ai veglioni.

ERNESTO
Amico, hai questa sorte di polmoni!
Ma dico...
saper posso?

SIGISMONDO
E la mamma, e il papà,
la suora, il nonno,
come stanno?

ERNESTO
Son morti!
Ah, di...

SIGISMONDO
E lo zio?

ERNESTO
Ucciso. Suvvia, dimmi...

SIGISMONDO
E il fratello?

ERNESTO
… il fratello scannato!

SIGISMONDO
E la casa?

ERNESTO
Crepata!

SIGISMONDO
Anche la casa?

ERNESTO
Adesso crepo anch'io, si,
se non mi fai saper...

SIGISMONDO
Tutto saprai, né più domanderai,
e quando poi ne andrai,
tu partirai, ma l'amicizia
resta e non mai resta invano.

ERNESTO
Ma, adagio!

SIGISMONDO
Adagio!

ERNESTO
Piano...

SIGISMONDO
Piano.
E come mai potrei
la mia lingua porre a freno,
se riveggon gli occhi miei,
se ritorna a questo seno,
il mio caro Roussignacco,
l'esemplar dell'amistà,
il più fido mio compagno
della prima verde età.

ERNESTO
Ma s'è permesso...

SIGISMONDO
(stringendo al seno Ernesto)
Oh, piacere inaspettato,
me felice, me beato,
no, maggior felicità
il mio cor bramar non sa.
Me felice, me beato, che piacer!
Come, come mai potrei
la mia lingua porre a freno,
se riveggo Roussignacco,
l'esemplar dell'amistà.

ERNESTO
S'è permesso...
Una parola...

SIGISMONDO
Parla, parla...

ERNESTO
Il suo nome...

SIGISMONDO
Come, come, il mio nome,
non conoscer più in me!
Il dottor Roussien Piquet.

ERNESTO
Roussien Piquet!
(Egli è desso; ah, ci siamo!)

SIGISMONDO
(Ah, che vero babbione!)

ERNESTO
Vieni, amico sviscerato...

SIGISMONDO
(Che babbione, che babbione!)

ERNESTO
... il tuo viso un po' compito
mi faceva dubitar.
Via, mi torna ad abbracciar,
vieni, amico sospirato;
il tuo viso è un po' cambiato,
mi faceva dubitar.

SIGISMONDO
(Ah, che ridere mi fai
maggior felicità il mio cor
bramar non sa.)

ERNESTO
Io son certo che tu ancora
guardi e serbi il celibato.

SIGISMONDO
Certamente! Che son matto?
Non ha pace un ammogliato!

ERNESTO
Specialmente se il marito
della moglie è un po' geloso.

SIGISMONDO
Oh, in quel caso poi, mi credi,
non ha un'ora di riposo.

ERNESTO
Eppur vedi, ho già deciso,
oggi Nina di impalmar.

SIGISMONDO
Ti compiango, caro amico.
(Quanto tarda ad arrivar!)

Scena ottava
Camilla, travestita da Madama Piquet.

CAMILLA
(cercando)
Quel briccon che m'ha tradito
dove mai si celò.

ERNESTO e SIGISMONDO
Chi sarà?

ERNESTO
(È sua moglie!
È fatto.')

SIGISMONDO
(È mia moglie!
È fatto".)

ERNESTO e SIGISMONDO
(Divertirmi voglio affè!)

CAMILLA
Ti trovo alfine, ingrato!
Fuggirmi or non potrai!
(a Sigismondo, piano)
(Va bene?...)

SIGISMONDO
(acconsentendo, piano)
(Ma brava!)

CAMILLA
(come sopra)
(Dico giusto?) Ingrato!

SIGISMONDO
(come sopra)
(Va ben!)

CAMILLA
Scellerato! (Va bene?)

SIGISMONDO
(Evviva' A meraviglia!)
Ma via, non fate chiasso!
(Un pianto sulle ciglia!
Confuso il babbuino
non sa che cosa far!)

ERNESTO
Il fallo mio confessi!

CAMILLA
Ah, tal mercede!
ingrato, all'amor mio,
tu doni!
(Va bene?) Ti piace?

ERNESTO
La colpa, il tradimento!

CAMILLA
Ma al tuo piede ingrato
tu mi vedrai spirar...

ERNESTO
A te, all'amico istesso,
ch'è tutto ad ascoltar,
quel pianto, deh, raffrena...
Ch'io già mancar mi sento!
E posso appena appena
gli accenti articolar.
Dinanzi a lui prometto
con cento amplessi, e cento,
renderti questo affetto,
che seppe altra involar.

CAMILLA
E teco accanto
com'ombra m'avrai.
Ahi, che m'opprime il pianto,
ah, non posso più parlar.
Ah, non reggo al singhiozzar.

SIGISMONDO
Ma se per te piangesse
non v'ha chi le somiglia:
son rare, prelibate,
son tutte da stampar.

ERNESTO
È questa or ch'io bacio,
rinuncio alla mia sposa,
al nodo, ad ogni cosa,
e tutto io torno a te.
Cara... cara...

SIGISMONDO
(L'amico va palpando!)
Oh, Dio, che brutto gioco!

CAMILLA
(L'affare prende fuoco!)
(Oh, che imbarazzo, ahimè!)

SIGISMONDO
Vo' pensando!...
(con sospetto)

ERNESTO
(con mistero, facendosi sentire da Sigismondo
E come nel passato,
venivi ognor con me,
noi passerem di nuovo
nel chiuso cabriolet.
Ci fermeremo un poco
al solito caffè,
e dal teatro a casa
ritorneremo a piè.
Ah, non sia vero
che m'abbandoni.
Che brami imponi:
morrò per te.
Mia cara lo giuro,
morrò per te,
lo giuro ai bei rai,
ai tuoi bei rai
da me avrai l'amor, la fé.

CAMILLA
(al marito, discolpandolo)
Ah! non è vero, no!
Brutto malnato!
Se l'è inventato;
deh, credi a me.
Ah, maledetto un'altra volta!
Mente!

SIGISMONDO
(alla moglie, con rimprovero)
È vero, è vero,
e lo negavi,
che te ne andavi,
al cabriolet.
Va, va, ritorna,
seco a braccetto,
va nel palchetto,
torna al caffè!

Camilla e Sigismondo escono.

Scena nona
Ernesto solo, indi Teodoro e Nina.

ERNESTO
Ah, ah... Sigismondo strepita
e la moglie lo segue e si discolpa:
la vendetta incomincia.
Andiam: biglietti come piovessero!
Questo al servo che guarda Camilla,
(scrive)
"Mia cara Camilla
secondo il concertato,
ci rivedremo
al solito viale:
vieni ad Ernesto, vola,
che il resto lo saprai
dal fido Cola."
... e questo a Stefanina, pel colonnello.
(scrive)
" Il capitano Sigismondo invita
il signor Colonnello a ritornare
in fretta, che il generale
in casa sua
l'aspetta."
Ma, s'avanza alcuno!...
M'occulterò qui in fondo.
(si nasconde dietro una tenda)

TEODORO
(entrando con Nina)
Ignoro ancor che ha fatto
Sigismondo.
Sai tu che avvenne?

NINA
In furia è Sigismondo,
e inquieta al sommo è
la consorte.

TEODORO
E perché mai?

NINA
Non so! Ernesto!
(vedendolo)

TEODORO
Roussignacco!

ERNESTO
M'inchino alla gentile,
adorata sposina,
e un bacio imprimo
sulla sua mano.
Saluto il tenente.

NINA
(fra sé)
(Che noia...)

TEODORO
(fra se)
(Par che Nina ci abbia gusto...)

ERNESTO
(a Nina)
Eppur, se non erro...
lei mi accoglie freddamente!
Madonnina, alle corte,
mi vuole o non mi vuole
per consorte?

TEODORO
(come sopra)
(Rispondesse di no!)

NINA
Vedete

ERNESTO
Ebbene?

NINA
Invero...

ERNESTO
Ah, dunque il mio sospetto
purtroppo è vero?
Avete un amante?

NINA
(Che ci fosse palese?...)

TEODORO
(Che ci avesse scoperti?)

ERNESTO
Voi tacete? Ah, no,
che non v'ha dubbio!

NINA
(Maledetto!)

ERNESTO
A che serve arrossire?

NINA
Ma voi...

ERNESTO
E mio amico colui
che v'ha rubato il cuore?

TEODORO
(Che mai sento!)

ERNESTO
(Il veleno è già versato!)

NINA
(Teodoro il crederà!)

TEODORO
(nervoso)
Permettete?

ERNESTO
Vada.
(Teodoro esce)

NINA
Anch'io?

ERNESTO
No, no: perché voler privarmi
d'una sì bella compagnia?

NINA
(Or via, qui ci vuole coraggio)
Sentite, è impossibile
che una giovine educata
in città...

ERNESTO
... si mariti ad un povero somaro!

NINA
(con sorpresa)
(Che intesi, quali accenti?
Ahi, quale scena è questa?
S'io sogno ovver son desta,
più dove sia non so.)

ERNESTO
(tra sé)
(A un tratto come in lei
un semplice mio detto
il desiato affetto
a cagionar bastò!)

NINA
È tanto l'avventura
avvolta nel mistero,
che incerto il mio pensiero
il ver più non trovò.

Scena decima
Stefanina e detti.

STEFANINA
(entrando)
Venite, signorina,
(vedendo Ernesto mascherato)
Che? Ah, come mai
vi siete svisato e contraffatto?

NINA
Ma... voi vi conoscete?...

STEFANINA
Certo:
(a Nina)
ma vedete
che ognun di là vi brama.

ERNESTO
Verrà, verrà, con me.
Intanto questo invito
(le dà la lettera)
spedisci al Colonnello...
ma subito!

STEFANINA
Ho capito!

NINA
Che intesi!

STEFANINA
Ma dov'è, dov'è lo sposo?
(sospettando)
È curioso...

ERNESTO
Si, ma vanne!

STEFANINA
Andrò.
(esce)

NINA
... Lo sposo... e voi?
oh, Dio!...

ERNESTO
Il tutto or dirò:
ma se Teodoro amate
l'arcano a ognun celate...

NINA
Già vel promisi, e basta:
l'arcano serberò.
Un raggio in quel detto
sfavilla, risplende,
che avviva, che accende
la fiamma d'amor.
Ah, come di speme
a un sol baleno
già brilla nel seno
mi palpita il cor.

ERNESTO
Mi creda il nemico
sconfitto ed estinto,
ma trovi nel vinto
il suo vincitor...
Oh, come il trionfo
è caro e più degno
se vince l'ingegno,
la forza, il valor.

NINA
Or basta, l'arcano serberò!

ERNESTO
Il tutto vi dirò.
(Nina esce)
Anche questa è fatta:
or non resta che compir
la mia vendetta
contro Sigismondo.
Oh, sorte!... Qui s'avanza un servo.
Ah, fosse quei che guarda Camilla,
onde con un giochetto
potergli in tasca por
questo biglietto.

Scena undicesima
Cola e detto.

COLA
(entra, come cercando qualcuno)
E manco ccà 'nge stà!

ERNESTO
Che vai cercando?

COLA
La patrona!

ERNESTO
Camilla?

COLA
L'avite vista?

ERNESTO
La cerca suo marito.

COLA
Ah, ca si vene lo patrone,
certo 'na mazziata
me l'accatto.

ERNESTO
Aspetta un momento, ascolta...
(gli pone il biglietto in tasca)
(È fatto.)

Scena dodicesima
Sigismondo e detti.

SIGISMONDO
(entrando)
Cola! Ernesto!

COLA
E accussì?

ERNESTO
(fra sé)
(L'amico ascolta!)
(a Cola)
Dunque ci siamo intesi:
mi raccomando per quella cosa
che ti ho data. Addio.

COLA
(Una cosa?)

SIGISMONDO
(Qual cosa?)

ERNESTO
Oh, mio Piquet!...

COLA
(Lo patrone!)

ERNESTO
Ti lascio.
(fa cenni strani a Cola)

SIGISMONDO
Ti saluto.

COLA
(Che bò co chelle smorfie?...)

SIGISMONDO
(Gli fa dei segni...
a lui si raccomanda...
Gli dà una cosa...
Ah, qui gatta ci cova!)
(trattenendo Cola)
Ehi, ehi, buona lana
dove vai tu?

COLA
Dalla mia patrona.

SIGISMONDO
Su presto, cava la cosa
che t'ha dato!

COLA
Qua cosa...
Qua m'ha dato?

SIGISMONDO
Cava, su cava!

COLA
Ch'aggio da cavà?
Chist'è la faccia mia:
vediteme.

SIGISMONDO
E per giunta una bugia.
(gli cava di tasca la lettera)

COLA
Una carta?
Cca' se joca a bussolotti.

SIGISMONDO
(legge il biglietto)
Mia cara Camilla...

COLA
Non aggio 'ntiso niente...

SIGISMONDO
Ah, mi s'offusca la vista!
Iniquo servo a un tuo compatriota?
Mangiare il pane
e assassinar la fama!

COLA
E mo' ch'avite ditto?

SIGISMONDO
Non finger...
Dimmi, era la vecchia tresca?

COLA
Io, nun saccio niente.

SIGISMONDO
(mostrando il biglietto)
L'accusa è cchesta ccà:
stamme attiento,
e respunne a lo riesto.
Mo' che discopierto avimmo,
a quattr'uocchi e infra de nuje,
m'aje da dì, pe' lloro duje
tutto chello ch'nce sta.
Cola, Co', non fà zi'meo,
non te j'ncampanianno ca
'nterzetto e contrabanno
te si fatto scommeglià
Cola, Co'...
Viene ccà, vanne dicenno
che boleva, chill'amico
da quant'ha ca
chisto 'intrico se spassava
a concertà.
Cola, Co', va ca si sferro,
simme vota lo cerviello
da sta pelle no sigillo,
io ne faccio addoventà,
Cola, Co'...
'Nfra mogliérema... e Monzù
che 'nce passa
lo saje tu?

COLA
Io... gnornò

SIGISMONDO
Oje, Cola, Co'...
non me fà sbertecellà,
chesta lettera pecchè
isso dette mmano a te?

COLA
Isso?... Ojebbo'!
Quacche sbaglio 'ne sta ccà!

SIGISMONDO
Ah, brutta smorfia,
faccia d'arpia,
brutta cestunia de massaria,
co' chesta matria
lo bo' negà!
Ma co' li paccari,
li sordelline,
ma colle potria
dint'a li rine
m'avrai da dicere
la verità.

COLA
Signò, ncocenzia
sbaglio 'nce cca!
(Cola fugge)

SIGISMONDO
Mi sei fuggito...
Ma... s'incominci
da mia moglie:
punirla conviene.

Scena tredicesima
Teodoro, Camilla e detti. Indi Nina, Stefanina e il Colonnello.

TEODORO
(entrando)
Capitano, voi sembrate agitato.

SIGISMONDO
(Proprio adesso!
Che fosse lapidato!)

TEODORO
(Oh, Dio, non mi risponde.
Ah, vi saranno guai)

SIGISMONDO
(Vedrò Camilla e con accento fiero dirò...)

CAMILLA
(entrando)
Che dice il caro mio, mio marito?
Ti sei poi persuaso?

SIGISMONDO
Mi son...
(Che faccia...
Or le fracasso il naso!...)
Prendi!
(mostra la lettera)
Leggi!

NINA
(entrando)
(Mi par ch'è scena muta!)

TEODORO
(L'ingrata non mi guarda!)

CAMILLA
Sigismondo... io non so nulla.

SIGISMONDO
(alla moglie)
Altrove, altrove,
non convien qui.

STEFANINA
Signori: novità!

SIGISMONDO
Che cosa avvenne?

STEFANINA
È giunto il colonnello!

TEODORO
Ritornato?

CAMILLA
(Ecco un'altra avventura!)

SIGISMONDO
E mentre spunta l'un,
l'altra matura.
Seguimi.
(fa cenno d'uscire)

COLONNELLO
(entrando)
Capitano!

NINA
(E fatto il caso!)

COLONNELLO
Ma che vuol dire questo lutto?
Arriva un generale,
e voi lo ricevete in funerale?

SIGISMONDO
Ma quando arriva il generale?

COLONNELLO
Come?... Non è ancor giunto?

SIGISMONDO
Io non so nulla.

COLONNELLO
E il vostro foglio
che mi invita a ritornar
a spron battuto?

SIGISMONDO
Il mio foglio?
Ma non è mio scritto,
io ve l'accerto.

COLONNELLO
Saper voglio allora
chi me lo scrisse.

Scena ultima
Ernesto e detti.

ERNESTO
(entrando)
Io!

TUTTI
Roussignacco!

ERNESTO
Che implora un perdono
da voi, se m'avvalse
di sì fatto pretesto
onde svelarvi
quanto in vostra casa
si cospirò a mio danno.

COLONNELLO
A vostro danno?

ERNESTO
Sì! Stefanina ingenua,
per fortuna svelommi
la redicola congiura:
intanto, essendomi vendicato,
che Sigismondo creda fida
la tua consorte,
ed innocente il servo Cola.
Il colonnello renda consorti
in quest'istante Teodoro e Nina.

SIGISMONDO
Vieni, Camilla mia.

CAMILLA
E giuri?

SIGISMONDO
Non aver più gelosia!

COLONNELLO
(a Teodoro)
Amavi Nina?

TEODORO
D'un istesso amore.

COLONNELLO
(a Nina)
E tu?

NINA
Anch'io d'un fido amor!

ERNESTO
Presto, unite a quest'anima spirante,
vostra figlia in consorte.

COLONNELLO
Ebben, siate felici!

NINA e TEODORO
Oh, fausta sorte!

NINA
Or che ci annoda Imene,
sperar più che potrei?
Son paghi i voti miei,
felice appien sarò.
Scaglia, amore, un dardo al cuore,
lo ferisce e vi colpisce
quell'oggetto ch'ogni affetto
discacciare più non può.
Gli è tra pene già che ottiene
che gli impresse quello strale,
vive sempre il provinciale
che mi tolse dal penar.

TUTTI
Viva, viva il Carnevale
che la tolse dal penar.

SIGISMONDO
Ogni sposo ch'è geloso
nel morale ha un certo male
che la cura e trascura
dal tacere e simular.
Rimbambisce, instupidisce,
va dei matti all'ospedale.
Mille grazie all'ufficiale
che mi seppe risanar.

TUTTI
Viva, viva il Carnevale
che lo seppe risanar.

ERNESTO
Lo zerbino cittadino
che presume aver gran lume
con le spese del borghese
divertirsi e trastullar.
E in inganno ed a suo danno
spesso ride il provinciale.
Viva, viva il Carnevale
che mi vuole corbellar.

TUTTI
Viva, viva il Carnevale
che ci seppe corbellar.

ERNESTO, TEODORO e COLONNELLO
Siede amor in ogni core!
Cieco ha il guardo,
eppure il dardo
dove vuole sa vibrar.

NINA, STEFANINA e CAMILLA
Il suo foco in ogni loco,
cieco ha il guardo,
eppure il dardo,
dove vuole fa vibrar.

TUTTI
Il fanciullo vezzosetto
tiene impero universale
contrastar con lui non vale.
Viva, viva il Carnevale
che l'amore fa brillar.

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