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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Gianni di Calais

Melodramma semiserio in 3 Atti, è stato rappresentato a Napoli (Teatro del Fondo) il 2 agosto del 1828

Personaggi

Gianni di Calais, armatore (Tenore); Metilde, sua sposa (Soprano); Rustano, capo de' marinai di Gianni (Baritono); il re, padre di Metilde (Basso); Rogiero, grande del regno (Tenore); Adelina, duchessa e amica di Metilde (Soprano); Arrigo, paggio della duchessa (Contralto); Corrado, confidente di Rogiero (Tenore); Guido, pilota di costa (Basso); un ufficiale (Tenore); scudieri, marinai, popolo, damigelle

ATTO PRIMO

Spiaggia di mare. Una nave ancorata.

Scena prima
Corrado, scudieri, Guido ed Arrigo.

CORRADO
(ad un soldato)
Dove? Intesi. T'allontana.
(volgendosi agli Scudieri)
V'inoltrate. Alcun non v'ha.

CORO
Dunque?

CORRADO
L'ospite novella, che scoprì la sentinella,
Guido accolse.

CORO
L'uom del faro?

CORRADO
Certo.

CORO
E occulto ancor si sta?

CORRADO
Convien dir che il contrabbando
in faccenda lo terrà.

CORO
Lo chiamiam?

CORRADO
Ma in tuon sommesso.

ALCUNI
Guido?

ALTRI
Guido?

CORRADO
Non risponde.

CORO
Su, picchiam.

CORRADO
Zitto. L'ingresso
disserrarsi ascolto già.
Qui riuniti e inosservati,
scorgerem chi mai verrà.

GUIDO
(fra sé)
Una donna mascherata...
d'un fanciullo in compagnia...
cerca asilo in casa mia...
Chi diavolo sarà?...

CORRADO e CORO
Parla, presto, e sotto voce,
chi albergasti?

GUIDO
E chilo sa?

CORRADO e CORO
Dispiegato un tanto arcano vuol
Rogiero.

GUIDO
Adesso.

CORRADO e CORO
Svela. Presto. Tutto...

GUIDO
Eh! piano, piano:
date tempo per pietà.
Nel più fitto della notte
m'er alquanto addormentato;
paf! un colpo all'uscio dato,
fa balzarmi e correr fuora.
Apro gli occhi, e veggo allora,
col favor d'un lumicino,
un vezzoso fanciullino,
che, gettandosi al mio piede,
un ricovero mi chiede
per la madre che, frattanto,
si chiudeva in un gran manto.
Meco, a entrambi a dar ricetto,
gl'introduco nel mio tetto,
ma nel dire "Voi chi siete?"
nella mano più monete
quell'incognita mi pose;
nel suo velo più si ascose,
e con gesto circospetto
di parlare allor negò.
Un biglietto poi mi diede;
v'era scritto " Ad Adelina"
di mandarglielo accennò.
E nel dubbio mi lasciò.

CORRADO e CORO
Vieni al prence, e tu gliel narra.

GUIDO
Vengo.

ARRIGO
Guido! Non fuggirmi.
Dimmi. Teco?...

GUIDO
Sissignore.
Vè una madre, un fanciullino,
che nel fitto della no...

ARRIGO
Basta. Più saper non ve'.

GUIDO, CORRADO e ARRIGO
Paggi, araldi, messaggieri...
Prima guardie, poi scudieri...
Chi dimanda, chi m'afferra...
io non so più ragionar.
Tosto segui i nostri passi;
vieni, e più non indugiar.
Questa nuova tutt'arcana
non indugi ad apportar.

Scena seconda
Metilde uscendo dalla casa di Guido.
Quindi Rogiero, Corrado, scudieri, Adelina, Arrigo,
damigelle e Guido.

METILDE
Udir mi parve un mormorar di gente...
Ma no... m'illuse l'agitata mente.
Seconda, o ciel pietoso,
un'opra tanto ardita,
che imen compir m'addita,
che detta un fido amor.
Ma Guido a che s'invola?
L'amica indugia ancora...
Tu, almeno a chi t'adora,
deh.' vola, o mio tesor.
Se ignori chi sono,
e m'ami costante,
già presso è l'istante,
che grata mercede
la bella tua fè
richiede da me.
Ed ove orgoglio
regnar ti contrasti,
allora ti basti
che scettro, che soglio
calpesti il mio piè
per viver con te.
Adelina?...

ADELINA
(seguita da Arrigo e dalle damigelle)
Amica...

METILDE
Ah, taci...

ADELINA
Ma...

METILDE
Di là co' suoi seguaci
vien Rogiero. Ah, non scoprirmi.

ADELINA
E celarti a lui perché?

METILDE
Tanto arcano io meco serbo,
che affidar pria deggio a te.
(si copre con un velo)

ROGIERO
(seguito da Corrado, Guido, scudieri)
Che mai veggio! Qui Adelina!

ADELINA
Prence!

ROGIERO
E nota a te colei?

ADELINA
Troppo.

ROGIERO
Ed è?

ADELINA
Tacer m'impose.

ROGIERO
Ma il sovran?

ADELINA
Da me l'udrà.
E appressarsi a lei chi ardisca,
tremi! Il fio ne pagherà!

ROGIERO
A quell'accento
m'invade un fremito!
Mi freno a stento;
ma l'ira in seno
convien reprimere,
e tant'audacia
domar saprò,
quando del regno
l'impero avrò!

ADELINA
Non più languire,
d'affanno gemere,
nel duol morire,
per lei ch'estinta
da ognun piangeasi,
il veglio misero io mirerò,
ma in poch'istanti
gioir vedrò!

METILDE
L'ira, il furore
non sa reprimere
quel traditore!
Ma più tormenti
dovranno opprimerlo
allor che intrepida
mi svelerò,
e figlio e sposo
gli additerò!

GUIDO, CORRADO, ARRIGO e CORO
Fugge l'aspetto
di noi, del principe
cupo è il suo detto;
ostenta ardire.
A lei disvelasi,
a lei sol fidasi,
solo parlò.
Qual alto arcano
serbar mai può!

ROGIERO
Corrado, amici, i passi miei seguite.
Al sovrano si narri un tanto arcano.

Parte con Corrado e gli scudieri.

ADELINA
Arrigo, veglia intorno, se qui ne venga alcuno.

GUIDO
Ho capito. Non vonno testimoni.
Entra nella torre.

ADELINA
N'è lunge ognun. Siam sole.

METILDE
Oh! fid'amica,
Metilde più non è
qual da te si divise.

ADELINA
Come? Ti spiega?

METILDE
Sposa e madre io sono.

ADELINA
Che sento!

METILDE
Il figlio là riposa. E Gianni,
l'armator di Calais,
è il mio consorte. In brev'ei giugnerà,
né sa che pria di lui qui posi il piede.

ADELINA
Ma non ignora chi tu sei?

METILDE
Lo ignora.

ADELINA
Ah! dimmi, a che fuggisti?

METILDE
Ti sovvenga,
che l'obbedienza sol mi trascinava
a stringer nodo coniugale, odiato,
con Rogiero, che il soglio per mia destra
posseder desiava!
Il dì che precedea quel destinato
a tanto sacrifizio, ben rammenti
che in villereccia festa
ognun si rimanea.
Fu allor che, immersa nel dolor, dal parco
giunsi alla spiaggia, ove, trovando a caso
un piccolo battel, mi v'imbarcai.
Più non vedea, né udìa...
Ahi! quando scorsi che disciolta avea
questa corda, che il legno
ad un'asta fermava,
l'onda agitata da improvviso turbo!...
Me scopre allor un affrican pirata,
e preda sua divento!...

ADELINA
Che ascolto!

METILDE
Sopraggiunge
il franco capitan. Mi salva. A lui
disvelarmi non fe' l'atro pensiero
@

che, ritornando in patria,
all'odiato Rogier cadeva in braccio!
Il valoroso Gianni amor mi esprime.
Riconoscenza nel mio cor si desta.
La sua destra accettai. Fui sua consorte.>
Rustano solo, un uom, che seco è ognora,
me conobbe, ché qui ne stava un tempo;
ma promise, giurò,
il mio grado celar.

ADELINA
Svelarti adunque al re?...

METILDE
No. Pria m'attendo scoprirmi in altra guisa.

ADELINA
E quale?

METILDE
M'odi:
Gianni vér Portogallo
sciór le vele dovea;
le immagini del figlio, di me stessa
feci ritrar sovra la sua bandiera.
La ragione gli tacqui,
e il pregai che approdando a questo porto
la dispiegasse. Ond'è perciò che anelo
di Rogiero, del padre alla sorpresa,
lor moti ponderar, prender consiglio.

ADELINA
Ah sì, ben divisasti. Al tuo disegno
arrida il cielo! Io ti precedo. Arrigo
teco rimanga, e col fanciullo insieme
alla reggia ti adduca,
onde in più ricche spoglie
al genitor poi te condur poss'io.
M'udisti?

ARRIGO
Intesi.

ADELINA
A me t'affida.

METILDE
Addio.

Adelina parte colle damigelle. Metilde con Arrigo va a
prendere il figlio.

Scena terza
Rustano viene in un barca con pochi marinai
che tirano le gomene in un barca del bastimento di Gianni.
Scende a terra, ed ammassa la corda cantando:

RUSTANO
Una barchetta il mar solcando va;
vi son due sposi, un nonno e un marinar.
Se nel cammin burrasca insorgerà,
chi mai si salverà dal naufragar?
I giovani già nuotano, e si sa.
Il vecchio tal virtude più non ha.
Ahi! nonno sventurato!
Sarai tu l'affogato!
Ma perché? ma perché?
Il perché conoscete
già meglio di me.
Già capite, intendete,
sapete il perché.
Vecchi, il mar, deh! non solcate,
ché in burrasca v'annegate.
Esce Metilde col figlio ed Arrigo dalla casa di Guido.
Il figlio di!... Signora?... Tacerò.
Metilde gli fa cenno di tacersi, e va via.
La principessa qui? Come arrivò?
E Gianni non sa nulla? Ora capisco
la bandiera, il ritratto... Oh, quest'è bella!
E il re che mai dirà? Lo chiamerà.
Che imbroglio! Or sì che divertir mi voglio.
In un battello un dì per mar ne andò
con la sua vecchia moglie un cavalier;
sovvenne la procella; e ognun gittò
quel peso che credea più grosso aver.
Il cavalier la vecchia allor guardò,
e tutto il grosso peso in lei trovò...
Ahi! moglie sventurata!
Tu fosti soffogata!
Ma perché? ma perché?
Il perché conoscete
già meglio di me.
Già capite, intendete,
sapete il perché.
Vecchie, al mar non v'affidate,
ché più al lido non tornate.

Scena quarta
Entrato nel porto il bastimento, cominciano
a scendere i marinai. Infine Gianni, Guido, e Rustano.

RUSTANO
Oh, che avventura! È proprio da romanzo!

GUIDO
Non l'ho sbagliata. È Gianni da Calais.

RUSTANO
Guido?

GUIDO
Rustano? E 'l vostro capitano?

RUSTANO
Or lo vedrai... Su, dimmi, in casa tua...

GUIDO
Tu ancor? Sì. V'è una donna, un fan...

RUSTANO
Cioè. V'erano

GUIDO
Ed ora?

RUSTANO
Or son partiti.

GUIDO
E m'han lasciato
senza saper chi siano.

RUSTANO
Non tel dissero?

GUIDO
No.

RUSTANO
Ah, ah, ah, ah!
Vo a preparar l'alloggio ai marinai.
(entra nella locanda)

GUIDO
Sempre di buon umore!
(va incontro a Gianni che sarà disceso)
Ben arrivato.

GIANNI
A Guido ognor son grato.
Ma...
(guardando intorno)

GUIDO
Che cercate?

GIANNI
Ov'è Rustano?

GUIDO
In quell'albergo.

GIANNI
(ai marinai)
Andate, e dite
che a me venga. Non vidi mai nel mondo
un uom più singolare di costui.
Son pur degli anni ch'egli meco naviga,
né dir mi volle mai chi fosse.

GUIDO
Or viene.

GIANNI
Oh... Guido, vanne a bordo,
e fa che la bandiera inalberassero.

GUIDO
Vado.
(va sul bastimento)

GIANNI
Fa d'uopo che alla mia Metilde
quanto promisi io compia.

Scena quinta
Gianni, Rustano, infine ufiziali e popolo.

RUSTANO
Comandante?

GIANNI
Vieni, amico, m'abbraccia.

RUSTANO
Non una, ma più volte ancora.

GIANNI
Ahi! quanto ti deggio.

RUSTANO
Niente.

GIANNI
Come!
Ieri in quella tempesta
Non mi salvasti tu la vita?

RUSTANO
Feci il mio dover.

GIANNI
Né vuoi
che a tal dover compenso dia?

RUSTANO
Giammai.

GIANNI
Ma questa è stravaganza.

RUSTANO
É questo il mio carattere.

GIANNI
Dunque, eterna amistà.
(dandogli la mano che Rustano porta al cuore)

RUSTANO
Qui v'è scolpita
in vita e in morte.

Sul bastimento si spiega la bandiera.

GIANNI
Ma saper vorrei...

RUSTANO
Or mi par che sai tutto.

GIANNI
So ch'hai nome Rustano;
ma la tua patria?

RUSTANO
Il mondo.

GIANNI
E sei figlio?

RUSTANO
D'un uomo.

GIANNI
Rustano?

RUSTANO
Gianni?

GIANNI
Sei originale.

RUSTANO
Ma non son solo. V'è tua moglie ancora.

GIANNI
É vero. Non tel niego.
Anche colei non mi svelò giammai
chi sia. Ma non mi cale. Io l'amo e adoro...
Ah! l'avessi al mio fianco insiem col figlio!

RUSTANO
Può star che gli abbi entrambi in questo giorno.

GIANNI
(volgendosi verso la bandiera)
Anzi adesso.

RUSTANO
No, no. Gli originali.

GIANNI
Con cento leghe e più di lontananza.

RUSTANO
Vedrai le leghe trasformarsi in palmi.

GIANNI
Che testa!

RUSTANO
Addio.

GIANNI
Mi lasci?

RUSTANO
Vo in locanda.

GIANNI
Vengo anch'io.

RUSTANO
Che mai dici?

GIANNI
Oh! questa è bella!
Vuoi che resti in istrada?

RUSTANO
Avrai ben altri alloggi.

GIANNI
Da chi mai?

RUSTANO
Da personaggi assai sublimi.

GIANNI
E quali?

RUSTANO
Te li farà conoscer la bandiera.

GIANNI
Ah! parlami più chiaro,
ch'io già morir mi sento.

RUSTANO
Ebben t'appagherò, ma zitto e attento.
Io l'astrologo non fo.
L'arte magica non ho.
Ma viaggiando, navigando,
scrutinando il mondo a tondo,
entro, penetro, sicuro
negli arcani del futuro,
e indovino col predire,
il recondito avvenire...
Ah! mio Gianni, quante scene
qui ti stanno ad aspettar!
Quanti casi! e l'un de l'altro
più bizzarro e singolar!

GIANNI
(con ironia)
Io posseggo altra virtù.
Sono dotto assai di più.
E all'istante, dal sembiante,
senza lenti, ad occhio nudo,
veggo, esamino, conchiudo,
che già bolle, e ti ribolle,
frulla, e rulla per le vene
l'onda bionda e rubiconda...
Ah! Rustano, quante lingue
la bottiglia fa parlar!
Quanti testi, e tutti nuovi,
ti fa subito citar!

RUSTANO
Dunque credi ch'è il liquore
che mi faccia delirar?

GIANNI
Non delirio, buon umore,
che ti fa con me scherzar.

RUSTANO
Se non trovi quel che dico,
voglio farmi scorticar.

GIANNI
Questo grillo, caro amico,
via deponi, e lascia star.

RUSTANO
Alle prove. Su.

GIANNI
Cospetto!
Tu persisti in vaneggiar?

RUSTANO
Taci, e ascolta pel mio detto
un oracolo parlar:
il basso popolo vedrai fra poco,
a folla accorrere in questo loco,
e sull'immagine della bandiera
col guardo attonito susurrerà:
"È dessa, è dessa, dubbio non v'ha."

Mentre Gianni ragiona fra sé, il popolo si raduna verso
la bandiera.

GIANNI
Come farnetica, il poveretto!
Comincia a perdere già l'intelletto!
Il suo discorrere, certo, è da matto,
ha guasto il cerebro, mi fa pietà!

POPOLO
(parlando l'uno all'altro)
È dessa! è dessa! dubbio non v'ha.

Degli ufiziali veggono la bandiera, e vanno verso la
reggia.

GIANNI
Che! a tutto il popolo mia moglie è cognita!
Che brutto equivoco!

RUSTANO
Ah, ah, ah, ah!

GIANNI
Rustano?

RUSTANO
Accertati, che questo è il minimo
di ciò che in seguito succederà.
Vedrai qui giungere in breve istante,
tutto anelante, un ufiziale,
che, ricercandoti, e ritrovandoti,
d'andare in corte t'inviterà,
e dal sovrano ti condurrà.

GIANNI
In corte un Gianni! oh, che follia!
Oh, che pazzia! Son uom di mare,
e col sovrano che cosa ho a fare?
Questo pronostico a vôto andrà...

UFIZIALE
Gianni, il sovrano ti brama...

RUSTANO
Ah, ah!

GIANNI
La cosa è seria! non è più favola!
Ma è tutto istoria! e verità!
Rustano?

RUSTANO
Aspettane di più ridicole...

GIANNI
Ma tu chi?...

RUSTANO
E fidati all'amistà.
Dovunque andrai tu mi vedrai;
ché qual folletto io m'intrometto
fin nell'istesso cupo recesso
di Belzebù. E giù e su,
di qua, di là, non dubitar,
sempre Rustano ti seguirà.

GIANNI
Con tanti arcani sì nuovi e strani,
con tante cose misteriose,
co' tuoi segreti, co' tuoi folletti...
Non posso più!... Col Belzebù,
col qua, col là, deh! non parlar...
Taci, Rustano per carità!

RUSTANO
Ci rivedremo.

GIANNI
Ti rivedrò?

RUSTANO
Teco sarò.

GIANNI
Ti fuggirò!

ATTO SECONDO

Giardino con tempietto.

Scena prima
Adelina. Quindi Metilde col figlio. Infine Rustano.

ADELINA
T'inoltra. Non temer.

METILDE
Ma il padre?...

ADELINA
Impose
che Gianni a lui si guidi,
che a lui si porti la bandiera.

RUSTANO
(per uscire)
E dove?

METILDE
Che palpito!

ADELINA
Mi segui in quel tempietto.

METILDE
Ahi! quale istante! Io tremo!
Entrano in un tempietto che v'è in fondo.

Scena seconda
Adelina e Rustano.

RUSTANO
Oh! oh! cospetto!
Qualche imbroglio qui v'ha. Veder vorrei...
la principessa.
(s'accosta al tempietto)

ADELINA
(uscendo)
Che!

RUSTANO
M'inchino a lei.
(L'ho fatta!)

ADELINA
Che cercate?

RUSTANO
Nulla.

ADELINA
Chi siete voi?

RUSTANO
Rustano.

ADELINA
Quello!
Vi conosco.

RUSTANO
Ne godo.

ADELINA
Il confidente
di Metilde e di Gianni.

RUSTANO
Veramente.

ADELINA
Un incognito.

RUSTANO
Certo.

ADELINA
Ma si dice
qualche cosa di voi. (Vo' saper tutto.)

RUSTANO
Di me che dir si può?

ADELINA
Che avete dell'equivoco.

RUSTANO
Eh! lo so.

ADELINA
Siete un uomo singolare.

RUSTANO
Così dicono gli amici.

ADELINA
Gusto avete a indovinare...

RUSTANO
Sono idee, sono giudici.

ADELINA
Ma si crede...

RUSTANO
Ebben?

ADELINA
Ch'abbiate
qualche intrigo cogli spiriti,
che parliate colle fate...
Tutto, tutto, già si sa.

RUSTANO
Baie! baie! perdonate,
non v'è idea di verità.

ADELINA
(Non riesco: mutiam tasto;
forse ai prieghi cederà.)

RUSTANO
(È un miracolo se basto
a cavarmela di qua.)

ADELINA
Sono donna, e in conseguenza
ho la mia curiosità;
e saper in confidenza
vo' l'affare come sta.

RUSTANO
I miei fatti, con licenza,
io non dico, e non dirò;
che un tantino di prudenza
l'esperienza m'insegnò.

ADELINA
(Ancor questa male andò.)

RUSTANO
(Io di scherma giuocherò.)

ADELINA
Ma, per grazia, si potria...

RUSTANO
Grazia a me?

ADELINA
Sì, certo. Via...
Facciam lega.

RUSTANO
Una duchessa
collegarsi a un marinar!

ADELINA
Signor sì, lo voglio io stessa.

RUSTANO
No, davvero non può star.

ADELINA
Non temer che ad uomo io dica
quel ch'or io da te saprò.
Di Metilde io son l'amica,
e tua pur, se il vuoi, sarò.

RUSTANO
Tanto fa v'appagherò.
Navigò mio padre un dì,
la tempesta l'assalì,
fra gli scogli ei naufragò,
perdè tutto, e sol campò.
Gianni a lui soccorso diè,
e risorgere lo fe'.
Or di quel naufrago
il grato figlio
per Gianni adopera
mano e consiglio:
né il benefizio
mai scorderà.
Eccovi semplice
la verità.

ADELINA
Se per lui vigile
è il tuo consiglio,
non può l'intrepido
temer periglio:
pronta amicizia
il salverà,
e d'ogni ostacolo
trionferà.
Zitto, vien Gianni.
Si ritira.

RUSTANO
Egli di qua... di là
la principessa. Quanto basta io vidi.
Si ritira.

Scena terza
Gianni ed un Ufiziale.

GIANNI
Ma dov'è il re?

UFIZIALE
Fra poco qui'l vedrete.

GIANNI
E a che mi vuol?

UFIZIALE
Lo ignoro.

GIANNI
Per caso fosse questo
un garbato, gentile e dolce arresto?

UFIZIALE
Un tal cenno non diè. Quand'ei ne viene,
che vi chiami attendete in quel boschetto.
Via.

GIANNI
Com'è conciso quest'ufizialetto!

Scena quarta
Gianni ed Adelina.

ADELINA
(A quanto mi narrò Metilde, è questi
senza dubbio il consorte...)

GIANNI
(E quella Dama
perché da cima a fondo mi contempla?
Che voglia misurarmi?)

ADELINA
Dite? Voi...
sareste Gianni da Calais?

GIANNI
Io stesso.

ADELINA
Attendete il sovrano?

GIANNI
Per lo appunto.
Ed impaziente son di favellargli.

ADELINA
Ed ei non men che voi.

GIANNI
Adunque la ragion v'è nota?

ADELINA
Appieno.

GIANNI
(Adesso saprò tutto.) Ah! per pietà,
ditemi almen...

ADELINA
Vi dico
quel che il core per voi già mi predice.

GIANNI
Per me? Il cor vi predice?

ADELINA
Sì.

GIANNI
Che cosa?

ADELINA
Che di fasti, di pompe, omaggi e onori
il re vi colmerà!
Ch'oggi la vostra sorte cangerà!

Facendogli un inchino si ritira.

GIANNI
Fasti! pompe! omaggi! onori!
La mia sorte cangerà!
Ohibò; che cangiamenti,
che pompe e complimenti:
io vivo alla spartana,
non cerco incensi e fumi,
né lascio i miei costumi
per fasti e dignità.
Piano, Gianni, pensa meglio:
obbedir ti converrà...
Che c'entra l'obbedienza...
Ohibò, che convenienza:
io son di tempra anfibia,
non vivo senza il mare,
né lascio il navigare
per corti e nobiltà.
Ma qui verrà il sovrano...
Ebben che dir mi può?
Oh bella! ch'io mi resti;
e allor come farò?
Risponderò ch'io son Francese;
che il mio naviglio il mio paese,
la sposa, il figlio, il mio Calais,
lasciar non vo': così farò...
Ma se... Ma che? Ma quanti ma?
Persisterà? m'ostinerò;
e... basta, io so quel che farò;
ma il mio Calais non lascerò.

Scena quinta
Gianni e Rustano. Infine Metilde.

RUSTANO
Gianni!

GIANNI
Anche qui?

RUSTANO
Gran cose!

GIANNI
Che successe?

RUSTANO
Ho veduto Goffredo.

GIANNI
Ben veduto.

RUSTANO
Nol conosci?

GIANNI
Nemmen per nome.

RUSTANO
Oh! accertati,
ch'è un eccellente amico.

GIANNI
Buon per lui.

RUSTANO
È uno scudiero del sovrano.

GIANNI
Meglio.

RUSTANO
Permette che stia seco in questa reggia.

GIANNI
Ottimo.

RUSTANO
Ed in tal guisa esplorerò
quanto a tuo danno macchinar potrà
il principe Rogiero.

GIANNI
E chi a te disse,
che quest'altro signore m'è nemico?

RUSTANO
L'arrivo di Metilde.

GIANNI
Rustano, se non lasci questi gerghi,
farai montarmi in collera.

RUSTANO
Collera! nella reggia? Ohibò. Ti pare?
Or vien l'interessante. Senti bene:
figurati per poco,
che sia questo recinto un emisfero.
Immagina qui il porto di Lisbona,
da cui travalicando i vari mari
approdi finalmente in quel tempietto,
che supporrai Calais;
quivi, dicendo appena,
ma con pietosa e tenera espressione:
" Io so che tu sei qui,
vieni, mia fida sposa",
tua moglie apparirà.

GIANNI
Cioè, si supporrà che comparisca.

RUSTANO
No, per lei non v'è ipotesi: verrà.

GIANNI
Davvero?

RUSTANO
Davvero.

GIANNI
(Che mi avesse seguìto, e nol sapessi?)

RUSTANO
Ebben? Il tempo vola.

GIANNI
Vediam, per carità, se siamo soli;
ché questa scena ha molto del ridicolo.

RUSTANO
Non v'è alcun. Tutto arride
allo scongiuro marital.

GIANNI
Di certo
fra poco passeremo
all'ospedal de' matti.

RUSTANO
Non v'è paura.

GIANNI
Adunque?

RUSTANO
Invoca, e dolcemente.

GIANNI
Io so che tu... Va bene?

RUSTANO
Egregiamente.

GIANNI
Io so che tu sei qui,
(avvicinandosi al tempietto)
vieni, mia fida sposa.
Che? forse non m'udì?

RUSTANO
T'udì.

GIANNI
(ironicamente)
Ma uscir non osa?

Appena detto "non osa", sarà preso per mano da Metilde.

GIANNI
Metilde? Ah no! ah sì!
Per Bacco! sei mia moglie.
Ma tu, perché? Così?
Più bella? In altre spoglie?
Ah, come? Ah, parla! Ah, di'!
Qui meco? In quelle soglie?

METILDE
Mio Gianni, io sono, ah sì!
Che a te già strinse imene.
Amor mi suggerì
seguirti in queste arene.
Ah! forse in un tal dì,
chi sa, mio caro bene...

GIANNI e METILDE
Ah, ch'io più dove sia
non so, bell'idol mio!
Ma so che accanto a te,
un certo non so che
di caro e lusinghier
mi colma di piacer.

RUSTANO
Io son; tu sei: ah sì.
(contraffacendo tutte le mosse di
sorpresa, e le parole di Gianni e Metilde)
E moglie, e spoglie, e soglie.
Ma tu; ma amor; così.
E imene, e arene, e bene.
Ah, come! Ah, forse! Ah, di'!
Ohimè che terremoto!
Voi, donne, ah! come fate,
che, appena v'accostate,
negli uomini destate
un certo non so che
di caro e lusinghier
che colma di piacer?

METILDE
Ma dimmi? T'era noto
ch'io là mi rimanea?

GIANNI
Che cosa? il ciel mi fulmini
se nulla io ne sapea.

RUSTANO
io, io predissi tutto;
ché tutto io veggo e so.

METILDE
Oh, Dio!

RUSTANO
Che fu?

METILDE
(avvicinandosi a Rustano)
Rustano, chi son tu gli svelasti?

RUSTANO
(forte)
Che dite? Quest'arcano
sepolto è in me.

METILDE
Respiro.

GIANNI
Più arcani! Ah, vi tacete:
udirne io più non vo'.

RU STANO
T'obbedirò.

GIANNI
Ma il figlio
dov'è?

METILDE
Colà.

GIANNI
Che il vegga.

METILDE
Ti ferma.

RUSTANO
Oh! non conviene.

GIANNI
Perché?

METILDE
Ti è forza attendere
il re che or or qui viene.

GIANNI
E come il sai?

METILDE
Lo so
per un fatal mistero.

GIANNI
Mistero! e ognor mistero!
Scommetto che quest'aure
fan tutti quanti oracoli,
e in breve un enimmatico
anch'io diventerò.

RUSTANO
(udendo che arriva il re)
S'inoltra già il sovrano.

GIANNI
Che venga.

METILDE
Addio.

GIANNI
Che fai?

METILDE
Fuggo da te.

GIANNI
Perché?

RUSTANO
Sarebbe troppo strano
mostrarla insiem con te.

GIANNI
M'è moglie; e, quando è moglie,
può rimaner con me.

METILDE
Che dici?

RUSTANO
Oh, Dio! s'avanza.

GIANNI
Dirò che sei mia sposa.

METILDE
Ah! non fia mai!

RUSTANO
Che cosa!

GIANNI
Di grazia? Il matrimonio,
che fosse qui delitto
di lesa maestà?

RUSTANO
Udite? Separatevi,
fuggite per pietà!
(a Metilde)
Tornate in quel tempietto,
celatevi col bambolo,
né qui portate il piè.
(a Gianni)
Tu vanne in quel boschetto,
rannicchiati fra' salici,
finché ti chiama il re.
Ch'io, destro più che volpe,
vo ad ischivar le insidie
che s'ordiran per te.

METILDE
M'occulterò col figlio?

GIANNI
M'asconderò fra' salici?

METILDE
Là dentro?

RUSTANO
Sì.

GIANNI
Là?

RUSTANO
Sì.

METILDE
Tu veglia al suo periglio.

GIANNI
Tu a sposa e figlio assisti.

METILDE
Tu...

GIANNI
Tu...

RUSTANO
Sì, sì, sì, sì.

METILDE, GIANNI e RUSTANO
Oh, stelle! m'aiutate,
ch'io più non posso reggere,
né vivere così.

Partono per opposti lati.

Scena sesta
Il Re, Rogiero, un Ufiziale e gli scudieri;
Adelina, Arrigo e le Damigelle. Quindi Gianni e Metilde
col figlio. Infine Corrado.

ADELINA
Sire!

RE
Duchessa, la bandiera io vidi.
Alla figlia la immago appien somiglia.

ADELINA
Dunque?

RE
(all'Ufiziale)
Gianni s'inoltri. A me si adduca.

ROGIERO
E l'incognita?

ADELINA
Ognun la rinverrà
in lei che al regal piede io condurrò...
Pria l'armator si ascolti.

ROGIERO
(Qual sospetto!)

UFIZIALE
Ecco. Quegli è il sovrano.

RE
Sorgi. Veder vogl'io la tua bandiera.

GIANNI
Anche vostra maestà?

RE
Dimmi, chi è mai colei che v'è ritratta!

GIANNI
Mia moglie!

TUTTI
Moglie!

GIANNI
Moglie.
(Che, forse non son uom da prender moglie!)

RE
E quel fanciullo che l'è accanto?

GIANNI
Il figlio.

TUTTI
Figlio!

GIANNI
(Un'altra sorpresa!)

RE
La patria della madre?

GIANNI
Oh, questo poi,
da capitan d'onore, che nol so.
Saran circa anni sei, che da un pirata
io la salvai. Ed altro a me non disse,
che in alto mar sospinto avea tempesta
un suo battello.

RE
Il nome?

GIANNI
Metilde.

TUTTI
E dessa!

GIANNI
(Io non capisco nulla.)

RE
Rogiero, eleggo te per comandante.
Più navi vér Calais sciolgan le vele,
e ridonino a un affettuoso padre...

GIANNI
Che! Metilde sarebbe?

RE
Mia figlia...

GIANNI
(Ho perso il fiato!)

Adelina s'incammina per avvertire Metilde.

RE
Ahi! perché la distanza mi ritarda
il ben di riabbracciarla!...

GIANNI
Ah, signore, ella è qui...

RE
Qui! Né a me riede!...

ROGIERO
Che ascolto!

RE
E sarà vero? Ov'è?

ADELINA
Al tuo piede.

Metilde si gitta a' piedi del padre, e 'l suo figlio corre fra
le braccia di Gianni.

ROGIERO
È dessa! Quegli è il figlio!
Oh, rabbia! oh, mio furor!

SCUDIERI
È dessa! Quegli è il figlio!
Oh, colpa! oh, disonor!

ADELINA, ARRIGO e DAMIGELLE
Immoto a quell'aspetto
rimase il genitor!

RE
(alla figlia)
Sorgi. M'abbraccia. Oh, Dio!
Manca alla gioia il cor.

METILDE
(Un palpito mi desta
la speme ed il timor.)

GIANNI
(al figlio)
Tu, in grembo all'innocenza,
il padre abbracci ancor,
né sai che il padre tuo
è un semplice armator.
Tua madre a te prepara
e regno, e soglio, e onor:
io sol serbar ti posso
l'affetto del mio cor.
Ahi! quando regnerai,
e a lei tu chiederai,
di me che t'abbracciava,
e ti baciava ognor,
da te, da lei diviso,
solo, rammingo errante!...
Chi sa, se in quell'istante,
vivrà tuo padre ancor?

RE
(a Metilde)
Perché da me fuggivi?
Il padre abbandonavi?
E in preda mi lasciavi
al più crudel dolor?
All'onde io ti chiedea,
versando amaro pianto;
e tu godevi intanto...
scordavi il genitor!

METILDE
(al re)
Un nodo che abborriva,
mi rese ingrata e rea!
Mi spinse in altra riva,
mi trasse in tanto error.
Ma quando un puro amore
mi fe' consorte e madre,
fra sposo e figlio, il padre
io rammentava ognor.

ROGIERO
(agli scudieri)
Udite il labbro altero
come oltraggiarmi ardisce!
A un vile avventuriero
donar la destra, il cor.
Se la mia man spregiava,
la istessa man ch'odiava
por le saprà sul ciglio
lagrime di dolor!

SCUDIERI
(a Rogiero)
Dissimula, disprezza,
non ti curar di lei.
Ascolta i detti miei,
reprimi il tuo furor.
Con fredda calma inganna;
fa che verun ti tema;
ed a vendetta estrema
serbati finto il cor!

ADELINA
(ad Arrigo ed alle damigelle)
Mirate. Ei mentre il fallo
rimprovera alla figlia,
sfavilla per le ciglia
il giubilo del cor.
Vedete. Il fier Rogiero,
come, nell'ira avvolto,
già freme, e tutto in volto
traspare il suo furor.

ARRIGO e DAMIGELLE
(ad Adelina)
Vedrai che a lei d'accanto
il genitor pietoso,
nel darle e figlio e sposo,
perdonerà l'error.
E fra gli oltraggi e l’onte,
vedrai che alfin schernito,
oppresso ed avvilito
cadrà quel traditor.

METILDE
(avvicinandosi a Gianni)
Ebben? mio Gianni...
(Gianni s'inchina)
T'alza.

GIANNI
La figlia d'un sovrano...

METILDE
Che porse a te la mano,
non cangia e muta il cor.

GIANNI
Tanta virtude!

METILDE
Ah! miralo.
(prende il figlio e lo presenta al padre)
É sangue tuo.

RE
Sì, mio

ROGIERO
(Io fremo!)

ADELINA
(Io spero!)

GIANNI
Oh, Dio!
Lo abbraccia!

RE
(s'ode un tamburo)
Qual fragor?...
(a Corrado)
Che avvenne?

CORRADO
Sire, bramano
tutti del regno i grandi
porgerti omaggio e onor.

RE
Or or sarò fra lor.
Seguimi insiem col figlio.

METILDE
E Gianni?

RE
Fuor la reggia,
attenda dal consiglio,
cui forza è consultar,
il suo destino.

ADELINA
Oh, cielo!

ROGIERO
Oh, sorte!

METILDE
Ah! padre...

RE
Taci; e spera;
antica legge il vuole:
la deggio rispettar.

METILDE
Come da lui dividermi?

TUTTI
(al Re)
Vieni, che i grandi attendono.
(poi volti a Metilde)
L'ira non provocar!

METILDE
E ti degg'io lasciar?

GIANNI
Se quella fede
giurata un dì,
se quell'amore
che a me t'unì,
rammenterai,
mi serberai,
morendo ancora
da te lontano,
nell'ultim'ora
io chiuderò
le luci al dì,
lieto dicendo:
non mi tradì!

METILDE
Su quella fede
giurata un dì,
su quell'amore
che a te m'unì,
fidar potrai;
per prova il sai.
E quando, ancora
da te lontana,
nell'ultim'ora
io chiuderò
le luci al dì,
dirai, Metilde
fedel morì.

ROGIERO, CORRADO e SCUDIERI
Su questa fede
giurata un dì,
su quest'amore
ch'entrambi unì,
fiera, improvvisa,
di sangue intrisa,
piombi la spada
de la vendetta!
Distrugga, invada!
Ch'io schiuderò
le luci al dì,
lieto dicendo,
un vil peri!

RE, ADELINA, ARRIGO e DAMIGELLE
Cotanta fede
giurata un dì,
sovra un amore
ch'entrambi unì,
clemenza trovi,
pietà l'approvi!
Trionfi appieno,
vinca natura,
sparga il sereno;
ch'io schiuderò
le luci al dì,
lieto fra loro
che Imene unì.

ATTO TERZO

Atrio con veduta de' giardini.

Scena prima
Rustano avvolto in un mantello. Quindi
Corrado con gente travestita. Infine Rogiero.

RUSTANO
Che buio! che silenzio!
Mi sembra l'anticamera
di casa del diavolo!
Non so più dove andar.
Ma quante facce equivoche
là nel giardin s'aggirano!..
Eh, al certo qualche insidia
staranno a concertar!
Rustano, accorto, in guardia!
L'amico è in gran pericolo...
(ode calpestio)
Vien gente. Vo a nascondermi.
Vediam chi mai sarà.
(si nasconde in un intercolonnio)

CORRADO
(conducendo seco gente travestita)
Pian piano senza strepito.
Seguitemi avanzatevi.
Cercando Rogiero. Intanto Rustano ascolta.

ROGIERO
(avanzando con circospezione)
Corrado?

CORRADO
Prence?

ROGIERO
Appressati.
La gente?

CORRADO
E pronta già.

ROGIERO
E tutti?

CORRADO
Tutti, un abito
vestendo a questo simile,
di Gianni par che fossero
i marinai...

ROGIERO
Non più.
Di Gianni è questo il foglio:
da me sorpreso fu.
Metilde or vien. Gliel porgi:
il figlio a te darà.
Allor lo stuolo armato
sul padre piomberà;
e 'l padre al figlio unito
dal lido tratto in mar...
Che pera! e d'una fuga
io lo saprò accusar.

RUSTANO
(Da Gianni volo, e torno
il figlio per salvar.)
(getta il mantello e quasi carpone parte)

CORRADO e CORO
E figlio e padre insieme
dal lido tratti in mar...
t'affida... Sarai pago...
N'andiam. Non dubitar.

ROGIERO
È questa, o miei fidi,
la notte bramata!
Di sangue il suo velo
segnate!... Sperate!...
Nel buio sepolta
la colpa sarà!
Onori, tesori,
il dì schiuderà

CORRADO e CORO
Di sangue il suo velo
segnato sarà!
Ricchezze, grandezze,
il dì schiuderà!

Rogiero si ritira.

Scena seconda
Corrado, la sua gente, Rustano da
marinaio. Infine Metilde col figlio.

CORRADO
Amici?... Qui... Ascoltate...
Corrado prende per mano uno de'suoi, e Rustano si
confonde con gli altri.
Allor che vien Metilde, ognun si taccia;
e, posti insieme l'un de l'altro accanto,
di mano in man passando il fanciulletto,
chi l'ultimo riman gli altri preceda.
Si situano in linea obbliqua, e Rustano con accortezza
rimane l'ultimo.

RUSTANO
(È fatto!)

METILDE
(avanzandosi col figlio)
Mi si disse che di Gianni
qui la gente m'attende.

CORRADO
Principessa!...

METILDE
Per me serbate un foglio?

CORRADO
(le da un foglio, ed apre una lanterna per farglielo leggere)
Eccolo è questo.

METILDE
"Adorata Metilde, ov'è Rogiero,
securo esser non puote il figlio mio.
Deh! fa che l'abbia il tuo consorte. Addio."
Come di te privarmi?...
(abbracciando il figlio)

RUSTANO
(Glielo desse!)

CORRADO
Non indugiate.

METILDE
Non ho cor.

CORRADO
Via. Presto.

METILDE
Ebbene. A voi lo affido.
(lo passa a Corrado)

CORRADO
(lo dà a' suoi che passando di mano in mano
arriva a Rustano)
Amici!

RUSTANO
(nascondendosi)
(È mio!)

METILDE
Ah, gli dite che, lunge da lui, gemo.
Che in breve il rivedrò.

CORRADO
V'obbediremo.
Corrado parte co' suoi compagni.

RUSTANO
(s'avanza portando il figlio di Metilde sotto
il mantello)
Signora?...

METILDE
Che!

RUSTANO
Tacete.

METILDE
Rustano?

RUSTANO
Non parlate.

METILDE
Tu tremi!
(prendendolo per mano)

RUSTANO
Non fiatate.

METILDE
Ma...

RUSTANO
Vostro figlio...

METILDE
Il figlio?

RUSTANO
È salvo dal periglio...

METILDE
Periglio! Ah, parla! ah, di'!...

RUSTANO
(dandole il figlio)
È salvo. Eccolo qui.

METILDE
Oh, Dio! Ti spiega! Io manco...

RUSTANO
Io spiro... I marinai...

METILDE
Sì, Gianni li ha mandati.

RUSTANO
Che Gianni, che mandati!

METILDE
Che ascolto! Ahi! qual sospetto!

RUSTANO
Rogier li travestì...

METILDE
Il traditore?

RUSTANO
Sì!
Ma assai di lui più furbo,
Rustano il tutto udì.
E ciò che a voi rapì
io seppi a lui rubar.

METILDE
E ‘l suo pensier, qual era?

RUSTANO
Eh, niente... bagattella...

METILDE
Forse?...

RUSTANO
Volea che in mare l'avessero affo...

METILDE
Taci...
Ahi! vile ed inumano!
Perfin sull'innocenza
il perfido inveì...

RUSTANO
Ma non vi riuscì.

METILDE
Ah, figlio mio...
(trasportata dalla riconoscenza gli pone quasi a' piedi il figlio)

RUSTANO
Che fate?...
E questo di che sa?

METILDE
Col bacio coll'amplesso,
ti esprima che ognor grato
un cor ti serberà,
Oh, Nume tutelare!
Anch’io dovrei… Che so?
Ragione io più non ho.

RUSTANO
Che dite? Basta adesso
Io quant’ho fatto e oprato
l'impose l'amistà,
giurata fedeltà...
E se dovessi andare
ancor per voi... Che so?
Parole io più non ho.
Lasciatemi...

METILDE
Tu parti?
T'arresta.

RUSTANO
V'è più roba:
l'affar non terminò.
E Gianni...

METILDE
Anche il consorte?

RUSTANO
Strozzare si tentò.

METILDE
Qual colpo! Io moro...

RUSTANO
Ah, no!
No, non temete.

METILDE
E Come?

RUSTANO
Di tutto lo prevenni.

METILDE
Ma...

RUSTANO
No, non paventate.

METILDE
Ah, guidami, ch'io stessa dirò... farò...

RUSTANO
Ohibò.
Andate dal sovrano,
il perfido accusate;
ed io, con Gianni, in breve
il complice addurrò,
e il ver confesserà.

METILDE
Al padre, sì, ne andrò.
Tu dal consorte va.
Digli che il traditore
io svelo al genitore;
che fia tra ceppi avvinto
chi lo voleva estinto!
Che tutto speri!... E tu?...
Ah se la tua virtù
la vita al figlio diè...
Se madre io son per te...
tutto otterrai da me!

RUSTANO
Rapida al genitore
svelate il traditore!
Che sia tra ceppi avvinto
chi desiava estinto
l'amico, il figlio... E allor?
Oh come questo cor
di gioia esulterà!
E dir mi basterà,
trionfa l'amistà.

Partono.

Reggia.

Scena ultima
Adelina colle sue damigelle. Quindi Metilde col figlio.
Infine il Re seguìto da Gianni, Rustano, scudieri e guardie.

ADELINA
Non erro, no: Metilde qui ne viene.
Forse l'orrida trama discopriva!

METILDE
(agitata)
Adelina?...
Il perfido Rogier...

ADELINA
Taci. M'è noto
quanto dir mi vorresti...

METILDE
E 'l padre?...

ADELINA
Tutto
scoperse l'attentato…
Gianni è salvo. Ed in breve
teco sarà…

METILDE
Mi dici il ver?

ADELINA
Lo vedi.

METILDE
Padre... sposo... Rustano!...

RE
Son compiuti i tuoi voti.
Alla sua pena s'involò Rogiero.
Gianni è tuo. E Rustano,
che salvo a te lo rese,
in questa reggia rimarrà mai sempre.

METILDE
Oh, inaspettata sorte!

GIANNI
Oh, me felice!

RUSTANO
Ma se Rustano sempre il ben predice.

TUTTI
Dopo tante pene e tante,
com'è caro quell'istante
che ti porge e ti ridona,
chi ti fece sospirar.
Sono gioie, son contenti,
che si provano dal core;
ma col labbro, cogli accenti
non si possono spiegar.

RUSTANO
Non vi è bene senza pene;
vuole il gusto il suo disgusto:
più diletto ha quell'affetto
che ti fece palpitar.
Sempre gioia viene a noia;
cerca amore il dissapore:
le procelle sono quelle
che la calma fan gustar.

FINE

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