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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

L'esule di Roma, ossia Il proscritto

Ossia Il proscritto Melodramma eroico in 2 Atti di Domenico Gilardoni, venne rappresentato a Napoli (Teatro San Carlo) il 1 gennaio del 1828

Personaggi

Settimio, già tribuno, ora proscritto (Tenore); Murena, senatore (Basso); Argelia, sua figlia (Soprano); Leontina, confidente di Argelia, destinata alla cura di Emilia (Soprano); Emilia, sorella minore di Argelia; Publio, generale dell'armi spedite contro la Sarmazia (Baritono); Lucio, centurione (Tenore); Fulvio, decurione (Tenore); congiunti di Murena, confidenti di Publio, schiave di Argelia

ATTO PRIMO

Piazza pubblica adorna di palagi, tempi, e
monumenti. Arco trionfale. Veduta del
Campidoglio. Verso la destra dell'attore,
vestibolo della casa di Murena.

Scena prima
Suono di marziali trombe in distanza. Il popolo attraversa
la scena, e con palme in mano si reca al di là dell'arco trionfale.
Quindi vengono i congiunti di Murena che guardando, ed additando il
luogo dove si è diretto il popolo, dicono l'uno all'altro.

CORO
Publio!… è quegli!Ve', come si estolle,
su le palme, su l'aste!…La polve,
come il popolo in globi rivolve!….
Ei s'avanza...e non v'è il senator!…
(avvicinandosi alla casa di Murena)
I tuoi lari abbandona, o Murena.
D'inni, e squilli odi il suono indistinto!
Vieni, e godi allo scherno del vinto;
stringi al seno l'eroe vincitor!

MURENA
(mostrandosi sulla soglia della casa)
Eccomi a voi.

CORO
Gioisci!...
Esulta!... E Argelia, e Roma,
colui che l'Asia ha doma
denno oggi posseder!

MURENA
(mostra a stento un segno d'ilarità,- quindi
concentrato fra sé dice)
Ahi! che di calma un'ombra,
nemmen mert'io goder.
Per lui... nel mentre... avea
lustro! splendor! senato!
io... lo tradiva... ingrato!
Scordava ogni dover!...
Partì. Fuggì Settimio!
Ma non dal mio pensier...
m'appare, mai sempre,
ramingo, piangente,
ignudo, gemente:
vicino a spirar...
E ognora da' Numi,
sul capo dell'empio,
la strage, lo scempio,
vendetta implorar.

CORO
(in disparte)
Smarrito, perplesso,
ragiona a se stesso:
qual cura funesta,
lo puote attristar.

Comincia a venire in scena l'esercito trionfante.

CORO
(scuotendo Murena)
Ma già spunta superbo
del pondo, che l'aggrava, spumante il destrier!
S'erga un canto all'invitto che il mondo,
debellando, rendé prigionier.

TUTTI
Lauro d'eterna gloria,
cinga di Publio il crine!
Mai, tanto ardir magnanimo,
Roma, finor segnò.
Pari al cader di folgore,
dalle città latine,
agli antri bui dei Caucaso,
ratto, n'andò, volò.
E del gran duce un emulo
fatto ogni cor guerriero;
cadde il feroce sarmata,
sotto il romano acciar.
Pel sol valor di Publio,
schiavo è già l'orbe intiero;
e la sua fronte al Tevere,
servo dové piegar.

PUBLIO
(dal carro trionfale)
Se della patria il genio
mi torna all'aura avita,
a coglier di vittoria,
il più sublime onor,
più caro di tal premio,
m'è il renderle una vita,
che aspira a dar memorie,
di questa assai maggior.

MURENA
(facendosi incontro)
Publio, m'abbraccia...

PUBLIO
(disceso)
E Argelia?....

MURENA
Or... la vedrai...

PUBLIO
Lo bramo.
Ma... forse... a lei?...

MURENA
Qual dubbio?...

PUBLIO
É mia?...

MURENA
Non diffidar.

TUTTI
Del sommo Giove al tempio,
si tragga il piede...

MURENA e PUBLIO
Andiamo.

TUTTI
Il sacro rito a compiere
al Nume tutelar:
a quel Dio, che dalle sfere,
vede il tutto, il tutto regge;
che ci è scudo, ci protegge,
della pace ne' bei dì.
Quel che ancor le nostre schiere,
guida impavido a dar guerra;
che distrugge, abbatte, atterra
chi sfidarci in campo ardì.

PUBLIO
Del Tebro in sulla riva il popol vada,
e deponga ogni palma in sen dell'onda;
sacro tributo a' Numi
che han sede e impero in grembo al re de' fiumi.

MURENA
(E Argelia ancor non riede!...)

PUBLIO
Torni il guerriero alle natìe pareti,
e pria che i suoi più cari al sen si stringa,
consacri a Marte i nobili sudori:
il brando, l'asta, i conquistati allori.

MURENA
(Ella m'abborre! ... Ed a ragion mi fugge! ...)

PUBLIO
Quindi tratto ogni barbaro sconfitto;
di Tiberio al piede,
al giogo si assoggetti, alla catena.

MURENA
(sempre concentrato fra sé)
(E la mia colpa s'ignora ancor! ...

PUBLIO
Murena...
(prendendolo per mano)
N'andiam... Ma, qual sul volto tuo traspare
segno d'affanno che ti opprime e ti ange!...

MURENA
(Forza, o mio cor ) T'inganni…
fuor di senno, vuoi tu ch'io non rimanga,
nel rimirar, di lauri eterni adorno,
chi figlio a me diviene in sì bel giorno?

PUBLIO
Ahi sospirato dì, che invitto in armi
rese il mio braccio, in lui vivendo ognora.

MURENA
Onde Argelia qui tosto il passo adduca,
or manderò...

PUBLIO
Dalla magion è lunge?...
(colpito)

MURENA
É suo costume antico,
colla germana Emilia,
n'andar là dove della madre è l'urna,
appena il sol tutta ne indora l'etra,
e devota librar su quella pietra.

PUBLIO
(dopo aver fissato attentamente Murena)
(Sul labbro a stento il core
gli pone il detto!... Oh, dubbio... oh, rio timore!... )

MURENA
(a' congiunti)
Altri di voi, miei cari,
in traccia della figlia il piè rivolgano...
Altri, le tede nuziali apprestino,
fra le mura domestiche.
Publio, son teco, e accogli,
quanto Murena appresta al tuo contento...
(Io gemo intanto, e il cor mancar mi sento!... )

Publio e Murena co' sacerdoti e i magistrati, vanno
verso il Campidoglio. Il popolo e l'esercito si ritira. I
congiunti di Murena, parte entrano nella sua casa, ed
altri vanno in traccia della figlia.

Scena seconda

SETTIMIO
(tutto avvolto in un manto)
Aure di Roma!…Io vi respiro alfine
Voi mi beate, in rammentar che Argelia,
le istesse ancor respira!…
Ahi! che presente io m'ebbi ognora, ovunque,
quel dì, che il labbro mio,
tremante, a lei porgea l'estremo addio!…
Ella la man mi strinse! E un solo accento
proferir il dolor non le permise!
Ma oppressa dal martiro,
tutto il suo dir converse in un sospiro!…
Tacqui allor… L'abbandonai!
E il suo tetto, il Tebro, Roma,
come indietro il piè lasciava,
mi fermava, e lei chiamando,
esclamava, sospirando,
innocente io sono ancor.
Quando poi tutto disparve,
e fra' barbari mi vidi.
Morirò! sempre dicea:
né saprà ch'io non son reo.
E nel pianto, mi struggea,
nell'affanno e nel dolor!
Ma di tante, e ingiuste pene,
ebbe un Nume alfin pietà.
Me, qual pria, qui torna. E Argelia!
Forse, mia più non sarà…
Se ad altri il core
ti avvinse amore,
i tuoi bei dì
non turberò.
Ma almen dirai:
colui, che amai,
virtù nudrì,
onor serbò!
E che da forte,
colla sua morte,
chi lo tradì
ancor, salvò.
Ma qui tutto è silenzio, mentre or dianzi,
da un ermo colle, e di più salci all'ombra,
a divider mi diede il verde alloro,
che qual prato fiorìa,
su mille e mille schiere,
ch'oggi la patria nuovi regni acquista
Oh, come alla tua gloria, il cor gioiva
Terra adorata, e a me pur troppo cara.
Sebben di colpe nido ancor tu fossi!
(scorgendo il vestibolo della casa di Murena)
La magion di Murena! Il mio nemico.
Sì la ravviso. E’ questa.
Ignota forza, mi vi spinge, e arresta,
a un tempo istesso. Ah, s'io saper potessi
ch'ivi Argelia è tuttora
il piè vi riporrei…
(vedendo venir delle donne)
Ma, qui appressarsi
veggio stuol di donzelle
Di lor l'incontro or d'evitar fia d'uopo
(inosservato si rimane disparte)

Scena terza
Argelia con Leontina, seguita dalle schiave e Settimio.

ARGELIA
(alle schiave)
O voi... che a servitù sospinse il fato!
Quanto men fier del mio, è il vostro stato.

SETTIMIO
(fra sé indietro)
Qual voce!

ARGELIA
Non mai turbi le vostr'alme,
affetto che contrasti un rio destino.

SETTIMIO
(come sopra)
Quali accenti!

ARGELIA
Ma sieda ognora in voi
la bella calma, d'innocenza figlia,
che compagna prescelsi,
nel pio dover, che della madre estinta
a compier vo sovra il marmoreo avello.

SETTIMIO
Quel detto in cor penetra.

ARGELIA
Itene all'opre usate,
che il padre intanto qui mi attendo.

Si ritirano Leontina, Emilia e le schiave.

SETTIMIO
(avanzandosi a poco a poco)
Oh, dolce
speme, ti avvera.

ARGELIA
(concentrata fra sé)
Riede Publio in Roma.
Tutti incontro gli vanno, io sola il fuggo.

SETTIMIO
Ah no, ch'io non m'illudo...

ARGELIA
A lui mia destra il genitor destina.

SETTIMIO
(guardando intorno)
Giacché solo io qui sono.

ARGELIA
Mio consorte esser debbe, ed io non l'amo.

SETTIMIO
(avvicinandolesi)
Si dilegui ogni dubbio...

ARGELIA
No, che sposa infedel, spergiura amante,
non mai sarò...

SETTIMIO
Nell'appressarm'io tremo!

ARGELIA
Se obliò Murena chi gli die' splendore;
(con forza ed entusiasmo)
il suo benefattor la figlia adora…

SETTIMIO
(quasi vicino)
Murena! udii...

ARGELIA
E Argelia...

SETTIMIO
(subito)
Argelia! disse...

ARGELIA
Fida a Settimio...

SETTIMIO
(con forza)
Fida!... Eterni Dei...

Al grido di Settimio volgendosi Argelia.

ARGELIA
Son desta...

SETTIMIO
Non vaneggio...

ARGELIA e SETTIMIO
(abbracciandosi)
Ah sì, tu sei...
Fia ver?... Oh, ciel! ... Argelia!/ Settimio!
Al fianco mio: tu stessa!/stesso!
Ah, solo questo amplesso,
m'inonda di contento!
Disperde ogni tormento:
compensa ogni martir.

ARGELIA
Ma qui financo l'aura
congiura a' danni tuoi:
perir se qui non vuoi,
non resta che il fuggir...
No... non fuggir... ti ferma ...
Che dissi!... Io non ragiono ...

ARGELIA e SETTIMIO
Ah, sempre a te vicina!/vicino!
seguendo un sol destino,
per me sarà sollievo
la vita ed il morir.

SETTIMIO
Bandito dalla patria.
Te sola ognor bramai:
ti vidi! t'abbracciai!
fu pago ogni desir.
Ma dì, Settimio reo credesti tu?...

ARGELIA
Giammai.

SETTIMIO
Argelia, ah, quando udrai,
chi m'era traditor,
le chiome sollevartisi
dovranno a tant'orror.

ARGELIA
E chi fu mai?...

SETTIMIO
Tel sai.
Allor ch'estinto io cado...

ARGELIA
Salvo non sei?...

SETTIMIO
Potrei
salvarmi e vita e onor...
Ma vuol virtù ch'io mora,
nell'innocenza ancor.

ARGELIA
E il mio respiro estremo,
al tuo consacrerò.

ARGELIA e SETTIMIO
Se a me fida/fido ognor sarai,
se il tuo core e sempre mio;
chiuderò contento/contenta i rai,
lieto/lieta in tomba scenderò.
E fremente ogni nemico,
sulle infrante mie ritorte,
desiar la istessa sorte,
mentr'io spiro, mirerò.

Scena quarta
Lucio con soldati, Argelia e Settimio.

LUCIO
(ai soldati)
E quel che in vesti misere si avvolge,
il circondate, e al carcer lo guidate.

ARGELIA
Che mai si tenta!

SETTIMIO
Ah, taci! lo previdi.
Tel dissi.
(l'abbraccia, poi risoluto dice a Lucio)
Andiam.
(Parte fra' soldati guidato da Lucio)

ARGELIA
Settimio... Più non m'ode...
(vedendo venir Publio)
Publio, vien qui: si fugga.

Scena quinta
Publio ed Argelia.

PUBLIO
Ti ferma.

ARGELIA
Oh, Numi!

PUBLIO
Argelia,
anzi che arrivi qui Murena, io volli
a te venir, perché mi sveli il vero.
Sculto è nel volto di tuo padre il duolo.
Tu mi fuggi!... Ah, se il cor chiude altro affetto
dillo, ch'io nol contrasto. Tel prometto.

ARGELIA
In te tanta virtude!...

PUBLIO
Ami tu dunque?

ARGELIA
Ah sì! Settimio adoro...

PUBLIO
Il proscritto!

ARGELIA
In prigion tratto.

PUBLIO
Egli! In Roma!

ARGELIA
Sol per vedermi... Ah, chi mi guida a lui!...

PUBLIO
T'arresta. Il rivedrai.

ARGELIA
Lo rivedrò?...

PUBLIO
Tel giuro. Il capo mio
del prigionier fia prezzo...
Sospetto a non destar procura intanto.
Nulla interrompa le nuziali feste;
che, fra lo stuol de' convitati, in breve,
qui lui farò venir.

ARGELIA
E avrai cotanta forza?...

PUBLIO
Quant'amistà puote ispirarne...

ARGELIA
Tu di Settimio amico?...

PUBLIO
Sin dall'infanzia, e or per salvarlo, il credi,
affronterò pur morte.

ARGELIA
Oh, vero eroe, oh, inaspettata sorte!
Partono.

Scena sesta
Murena, quindi Fulvio.

MURENA
Publio ed Argelia si dividon ... Ch'ella
disvelata gli avesse
la non mai spenta fiamma! ...
(a Fulvio che arriva)
Fulvio, che rechi?

FULVIO
Attende
te soltanto il senato.

MURENA
E la cagion?

FULVIO
Fra noi tornò Settimio...

MURENA
(colpito con voce cupa ed interrotta)
Set ... ti ... mio ... in ... Ro ... ma! ... Ed il senato tutto...
me solo attende per condan ... E Publio...
E Argelia... se sapran ch'io fui... Seiano!...
Seiano!... in quante colpe mi trascini?
Da quante pene il cor vuoi lacerato!...

FULVIO
Al senato, Murena.

MURENA
(rimettendosi)
Sì... al senato.
(parte seguito da Fulvio)

Scena settima
Interno della casa di Murena. Infondo un intercolonio,
che mette nella strada, e ne' giardini.
Argelia, poi Settimio, in seguito Coro de' congiunti
di Murena; infine lo stesso Murena.

ARGELIA
Ognun rimane, ove di nozze crede
veder compiuto il rito.
Da tutt'io lunge intanto, qui potrò
rivederlo... Ma... non m'inganno... E’ desso.

SETTIMIO
(entrando guardingo, e con somma circospezione)
Publio paga ti rese. Ecco Settimio...
Argelia. …A che mi brami?
Se fra poco morir degg'io?

ARGELIA
Ch'il vuole?

SETTIMIO
Seian, che di Tiberio
gode l'alto favor, ch'invido ognora
de' lauri miei, colpevol mi dipinse.
Quel branco vil d'iniqui a me nemici,
che cerca il sangue mio.
Sangue che fin le belve rispettaro
nell'esilio.

ARGELIA
Che narri!

SETTIMIO
Il vero, Argelia.
Tanta non serba l'uom riconoscenza,
quanta ne sente il bruto, e il più feroce,
se di Roma lontan quanto soffersi,
la trista istoria tesserti volessi.
Troppo lunga saria. Saper ti basti,
che negandomi asil qualunque regno,
fin nel Caucaso giunsi.
Quivi per tetto atra spelonca elessi;
né avea compagni al duol che m'assalia
fuori di te, la cara immago, quando
da ruggito fui scosso di leone.
A me appressar lo vidi.
Tremai! M'offrii suo pasto!
Ma lunge dall'offendermi,
quasi cercasse aita,
sollevandol mostravami l'artiglio
tutto di sangue intriso,
e dentro cui confitta era una spina,
che ardito io trassi, e che perciò d'allor
di me compagno e difensor divenne.

ARGELIA
A' detti tuoi tremar sento ogni fibra!

SETTIMIO
Ma già trionfanti l'aquile romane,
la Sarmazia inondavano;
ond'io di là fuggendo,
nell'Epiro pervenni,
e misurando l'intervallo angusto,
che dalla patria mi tenea diviso,
osai tornare in Brindisi,
e di Flavio al soggiorno il piè rivolsi...

ARGELIA
Di quel Flavio, che quando andasti in bando
in pianto si stemprava?...

SETTIMIO
In falso pianto.

ARGELIA
Che ascolto!

SETTIMIO
Moribondo lo rinvenni.
Lo spasimo, l'angoscia il soffogava;
né l'ultimo respiro trar potea.
Mi vede, balza: tutta
la trama mi disvela!
E, sé includendo, noma
de' traditori il primo...
Un!... Ch'io, no, nol credei!
E il porgermi più fogli... Dirmi, salvati!
Abbracciarmi, spirar! Fu un lampo.
Avido il guardo allor lo scritto scorsi,
e fra i nomi segnati a danno mio...
Ahi! qual vi lesse in prima!..
Ognor che mel rammento.
Rabbrividir, raccapricciar mi sento.

ARGELIA
E qual?

SETTIMIO
D'un uom cui fu mio padre, amico,
e che pel padre a' primi onori ascese.

ARGELIA
(concentrata fra sé)
(Qual tremendo sospetto!)
S'ode venir gente.

SETTIMIO
Chi s'avanza?

ARGELIA
(guardando verso la soglia)
Di Murena i congiunti,
che il passo traggon verso quei giardini,
dov'oggi a Publio, Imene,
annodarmi dovria.
Mesti fra lor parlando van!... Che fia!

CONGIUNTI DI MURENA
(si fermano sulla soglia, e parlando fra loro dicono)
Nel suol dove vagì,
sul fiore dell'età,
il sol del nuovo dì
estinto il troverà.

ARGELIA
Estinto! Ah, vi fermate...
Qui v'avanzate ... Dite?
Chi mai morrà! ...

CORO
Settimio!

SETTIMIO
(tenendosi in un cantone)
Oh ciel!

ARGELIA
Che sento!
Ed il senato?

CORO
A morte il condannò.

ARGELIA
Crudeli! Barbari! E mio padre... può...

CORO
Non l'oltraggiar così,
ei nel segnar tremò.
Pianse, s'impallidì.
La man gli si gelò.
(partono)

SETTIMIO
(fra sé da una parte)
(Cagion del suo terror gli era il rimorso.)

ARGELIA
(dall'altra)
(Dunque innocente è il genitor!)

SETTIMIO
(risoluto)
Si vada.
Addio.
(per partire)

ARGELIA
(trattenendolo)
No, non morrai.

SETTIMIO
Che dici?

ARGELIA
A me quei fogli.

SETTIMIO
Ah, tu non sai

ARGELIA
Se d'amistà sacro dover tel vieta,
a me l'impone amor. Lascia ch'io voli
al prence, e il traditor disveli.

SETTIMIO
Ah, taci...

ARGELIA
Che perda e vita e fama
chi spento te volea.

SETTIMIO
Deh, ti raffrena.

ARGELIA
I fogli...

SETTIMIO
Che mi chiedi?

ARGELIA
Il nome, il nome dimmi
dell'empio! Invan l'arcan più custodisci.

SETTIMIO
Ebben? Tu 'l vuoi?...
(cava rapidamente i fogli e mostrandoglieli)
Leggilo! Inorridisci.

ARGELIA
(leggendo)
Mu ... re ... na!... Il ge ... ni ... to ... re!...

SETTIMIO
La mia rovina ordì.

ARGELIA
Mio padre! Ahi, quale orrore.
(atterrita)

SETTIMIO
D'infamia mi coprì.

ARGELIA
L'autor de' giorni miei,
qual traditor, morrà.

SETTIMIO
No. Dal mio sangue ingenuo,
e pace e vita avrà...
(porgendogli i fogli)
Prendi. Son tuoi. Gli struggi.

ARGELIA
E vuoi?...

SETTIMIO
Morir per te.

ARGELIA
Ah no. Rapir tua morte, tanta
virtù non de'!

SETTIMIO
Già la rapi Murena,
quando mi spinse in bando;
l'ha spenta, or che in senato,
segnato ha il mio morir.

ARGELIA
Pianse però Murena,
quando ti spinse in bando:
oppresso... or... lacerato
sarà dal tuo morir.

Murena di dentro, compreso da spavento.

MURENA
Chi mi trascina!... Lasciami.

SETTIMIO
Qual voce!

ARGELIA
Ah! chi sarà.

MURENA
Chi m'incatena! Scioglimi.

SETTIMIO
M'involo.

ARGELIA
Arrestati...

Nel mentre Settimio si volge per partire, ed è
trattenuto da Argelia, entra Murena, pallido,
spaventato, e trovandosi a fronte Settimio,
rifugge, atterrito dalla sua vista. Argelia che
rimarca il fremito di Settimio si nasconde in
seno le carte. Quest'azione è preceduta da un
grido che mettono tutt'i tre personaggi.

ARGELIA, SETTIMIO e MURENA
Ah!...

MURENA
(con voce cupa ed interrotta)
Ei stesso! ... La mia vittima ...
Qual Dio mel guida! ...
Ah, dove mai nascondermi ...
Che!... la mia destra...

SETTIMIO
(si avvicina a Murena e prendendolo per mano)
Si…è questa…eccola…vedila!…
che sempre infida!…
financo al fier supplizio…
ti condannò…
Da' Numitu, le folgori…
invoca implora! …
Diventi… e fumo… e cenere…
la destra infida…
Ma…non ch'io mora…
che odiar…la luce…il vivere…
né aver…mai morte…
è il più crudele strazio…
che dar si può. …
Fra le mie braccia... Flavio…
mentre moriva …
la trama iniqua e perfida…
a me scopriva …
Ed il suo labbro gelido…
sciogliendo appena…
Murena è il primo complice…
disse…e spirò…
Ingrato! …E a che tant'odio…
per me nudrivi…
Che mai ti feci? io misero…
che mi tradivi? …
Ma son romano! … accertati! …
e nell'arena...
dato a brutal ferocia…
per te, morrò.

ARGELIA
M'invade... e opprime un palpito!...
(non tralasciando d'osservare Murena e Settimio)
Mi reggo appena...
Mi corre... un gelo... un tremito...
di vena in vena...
Pietosi Dei, salvatemi ...
l'amante... il padre...
Tergete le mie lagrime ...
o spirerò.

Qui vengono quattro confidenti di Publio, e
volti a Settimio, dicono:

CONFIDENTI DI PUBLIO
Riedi, Settimio al carcere...
Non indugiar.

SETTIMIO
Vi seguo.
(partono i confidenti di Publio)
Lacera i fogli. Rendili
fiamme...

MURENA
(colpito)
Quai fogli?...

ARGELIA
(subito)
Quei,
che le tue cifre serbano
l'accusa!

MURENA
Oh, mio rossor...
(si getta a' piedi di Settimio, e stringendogli le ginocchia)

SETTIMIO
Che fai? ...

MURENA
Settimio ... ascoltami...
Ti è cara Argelia? É tua...
Chiedi vendetta? ... Svenami...
Dovizie... figlia ... sangue ...
che brami?... É tutto tuo ...
Salvami... il solo onor...

SETTIMIO
(rialzandolo)
Pago sarai...

MURENA
Deh, fermati...
Fuggi con lei.

SETTIMIO
Che dici?...
Publio!... Tradir... l'amico...

ARGELIA
Possente egli è...

SETTIMIO
Tacete.
(sdegnato)
Né più mi ricoprite,
d'infamia e disonor...
(Settimio si svincola da Murena ed Argelia,
ma vedendoli immersi in profondo dolore)
(ad Argelia)
Piangi?... Ti rasserena ...
Più aggravi il suo dolor ...
(a Murena)
Tremi?... Ti rassicura...
Non perderai l'onor...
E quando fredda polvere,
mi chiuderà la terra,
le vostre luci bagnino
quel sasso, che m'inserra:
e più di queste lagrime,
grato quel pianto è allor.

ARGELIA
Parti!... Non ho più pace…
Immenso è il mio dolor…
M'ami?... Cosi spietato…
trafiggi a morte il cor...
Ah, pria che cadi esanime,
il padre è già sotterra:
ah, quando sarai polvere,
la tomba già m'inserra:
e vane son le lagrime;
tardo quel pianto è allor.

MURENA
Fug'gi?... Son disperato!...
Estremo è il mio dolor...
L'ami?... L'uccidi intanto,
col tuo crudel rigor...
Giunse mia vita al termine;
spento n'andrò sotterra:
non vedi, che ad accogliermi,
la tomba si disserra.
E chiedi le mie lagrime...
Parli di pianto ancor.

SETTIMIO
Lascia...

ARGELIA
Ti ferma...

MURENA
Ascolta...

SETTIMIO, ARGELIA e MURENA
Non v'è per me pietà...

SETTIMIO
Vanne...

ARGELIA
T'arresta...

MURENA
M'odi...

SETTIMIO, ARGELIA e MURENA
É troppa crudeltà!...

Settimio fugge, Murena vorrebbe seguirlo, ed
Argelia lo trattiene.

ATTO SECONDO

Interno della casa di Murena, come nell'Atto primo.

Scena prima
I parte del Coro de' congiunti di Murena, venendo da' giardini.

I PARTE
(a quelli che vengono dall'interno)
Non v'è ... Di qua... Partì...
Dov'è? ...

II PARTE
Di là. Fuggì.

I PARTE
E a che?

II PARTE
Chi 'l sa.

TUTTI
(vedendo venir Murena)
Vien qui.
S'arresta... Fugge... Trema!...
Si copre di pallor.

Scena seconda
Murena avanzandosi incerto e tremante.

CORO
Che vuoi?... Deh! parla... di'...
i tuoi congiunti... hai qui ...
Ah! noi nemmeno udi!...
Già presso all'ora estrema! ...
Par che gli manchi il cor! ...

MURENA
(gira, e riconoscendo il sito, dove nell'Atto primo
lo abbandonò Settimio si ferma e dice:)
Al mio delitto!... Ei... sì... qui.... die'...perdono! ...
né vendetta! né amor! dovizie! nulla!...
Cara gli rese la innocente vita!...
ch'io non sol gl'infamai! ...
ma troncargliela ancor! ... Che vegg'io mai! ...
(si volge ad un tratto verso la parte opposta,
e delirante, figgendo il guardo al suolo, dirà:)
Entra nel circo! ... Ahi misero! ...
Cade fra belve! ... Il piagano! ...
Fuma quel sangue! ... E il popolo!...
esulta a tant'orror! ...
Lo spirto accoglie ... L'aura!...
L'ombre degli avi! ... fremono!...
L'ira dei Numi!... invocano!...
sul vile traditor!

CORO
Sua vittima!... Settimio!...
A morte!... Ahi! ... Quale orror!...
L'orrendo velo! ... squarciasi!...
ci addita... il traditor!...

MURENA
(continuando nel delirio)
Dal fremere cessate,
svenarmi or or saprò!...
Sarete vendicate;
il cor mi svellerò!...

CORO
(facendosegli intorno)
Deh! riedi alla ragione,
che il duolo t'involò!
Di noi, ciascun l'impone,
che amor per te serbò!...

MURENA
(senza badare ad alcuno e con forza)
Di stige il flutto ancor
fra poco io varcherò!
Nel regno del dolor
in breve io scenderò!
E quanto di terror
quel loco aver mai può!
Tutto a punirmi, allor,
dischiuder i vedrò!

CORO
(procurando di trarlo nell'interno della casa)
Dà tregua a quel dolor,
che reo ti palesò!
Deh! vieni. Il tuo terror,
svelarti ad altri può!
(Murena viene condotto da' suoi congiunti nelle sale più interne)

Scena terza
Publio dalla strada, quindi Argelia dai giardini.

PUBLIO
Oh, come queste mura
che un dì accogliean frequenti
del popolo lo stuol di varie genti,
or triste, e solitarie!...
Ma di là giunge Argelia...

ARGELIA
Publio... E Settimio? Deh, parla... Ah no, taci.
Più che speme, timor ne invade il core.
E infausto imen, di quanto udir finora
forza mi fu, troppo impossibil parmi.

PUBLIO
Né d'altro a quanto sai,
or soggiunger potrei.
Sol qui venn'io,
perché Murena meco il passo volga
d'Augusto al piè...

ARGELIA
Che parli mai?...

PUBLIO
Se un giorno,
ei fu dagli avi di Settimio colmo
e di beni, e di onor, sdegnar non debbe
del misero affermar
la innocenza, e difenderlo
dall'iniquo Seian, che spento il vuole.

ARGELIA
(Ah, s'ei sapesse...)

PUBLIO
I detti d'uom, che fama
gode molta nel popolo,
e che in senato siede,
han fede ... Non rispondi? E il guardo volgi?

ARGELIA
E come ... il padre...

PUBLIO
Argelia,
ogn'altro scampo è vano.

ARGELIA
Ah, Publio, sappi…che Murena… or dianzi...
qui…Settimio rinvenne…e quell'aspetto,
tanta pena gli die'… che semivivo…
fu da quel punto… e d'ogni senso è privo…

PUBLIO
Ebben, lascia che almeno
possa implorar sospesa la condanna,
infin ch'egli si ascolti ...

ARGELIA
Ah, no...

PUBLIO
(sorpreso)
Che dici? ...

ARGELIA
Sì... corri... vola.

PUBLIO
Addio.
(parte)

ARGELIA
Ah! che stato peggior non v'ha del mio.

Scena quarta
Leontina ed Argelia.

LEONTINA
Del padre, Argelia, tu lunge ne vai,
quando essergli vicina
dovresti or più che mai!

ARGELIA
Che avvenne? Dì?...

LEONTINA
Guari non ha, che a stento
i suoi congiunti trar di qui poteanlo,
mentre, furente, traditor svelavasi
di Settimio!

ARGELIA
Che sento! ...

LEONTINA
Ma alfin tornato alla ragion, fe' cenno
che ognun partisse. Solo,
fermo or si stava, or ratto il pié movea...
quindi Emilia cercò. La strinse al petto.
Su lei pianse, e lontana me pur volle...
ah corri Argelia, che al suo detto, all'atto,
dubbio non v'ha d'altro novel misfatto.

ARGELIA
E v'han più strali a trapassarmi il core!...
A lui si vada.

LEONTINA
(vedendo venire Murena)
Ei qui ne vien.
(parte)

ARGELIA
Dal duolo... Ahi! com'è
oppresso.

Scena quinta
Murena ed Argelia.

ARGELIA
Ah, padre mio!

MURENA
Taci... quel dolce nome
che mi fea lieto un dì, non osi il labbro
di pronunziar... ne sono indegno.

ARGELIA
Quai detti!
É Murena che parla?

MURENA
Alcun non ci ode…
Il tuo Settimio…or ora…più non resiste
un'alma palpitante,
che fra il delitto, e la virtude ondeggia…
Corro a morir…e se fu reo Murena
piena vendetta a far di sé s'appresta.

ARGELIA
Che dici mai! Deh, padre mio ti arresta.
Squarciami il core, ah, svenami,
togli a me pur la vita,
come potrò più vivere
se perdo il genitor!

MURENA
Ma un sol momento, incauta,
costar ne può sua vita,
vano è quel pianto, lasciami,
in tempo giungo ancor.

ARGELIA
Ah! pria su me la folgore
vibri l'irato ciel!

MURENA
Lo sposo, il tuo Settimio
ami così? Crudel!

ARGELIA
Fui pria che amante, figlia;
salvarti è il mio dover.

MURENA
Cessa...

ARGELIA
Risolsi, ah, corrasi.
Voce del cielo ispirami;
al pianto mio, Tiberio,
non fia che il nieghi.

MURENA
Argelia,
m'inganni tu?

ARGELIA
No, credilo
a queste amare lagrime,
vivi di me sicuro,
e l'innocente, il giuro,
saprò salvar con te.

MURENA
Che ascolto! Oh, raggio amico,
sei tu che al cor mi scendi;
sei tu che all'alma rendi
qualche speranza almen.

ARGELIA
Settimio, dal nemico
pietoso ciel difendi.
Il fato suo sospendi,
e sarò lieta appien.

MURENA
Ah, sia il tuo labbro
nunzio verace
di bella pace
al mesto cor!

ARGELIA
Vedrai Settimio
reso al tuo seno,
ahi, lieti appieno
saremo allor.

MURENA
Dunque innocente...

ARGELIA
Lo renderò.

MURENA
Al cor dolente...

ARGELIA
Calma darò.

MURENA
A queste braccia ritornerai?

ARGELIA
Mi stringerai degna di te.

MURENA e ARGELIA
Nume tu mitiga
il nostro affanno,
tu l'aure dissipa
del nero inganno,
e rendi all'anima
smarrita, oppressa,
la pace istessa,
che amor le die',
che già perdè.
(partono)

Oscurissimo sotterraneo.

Scena sesta
Settimio assiso su d'un sasso.

SETTIMIO
L'ora estrema s'appressa. Argelia, Argelia!
Appena ti rividi,
che perderti dovrò? Crudel destino.
Il traditor Murena... Ah, s'io volessi...
Giurai salvarlo, ebbene!
a costo di mia vita il salverò.
Atro silenzio mi circonda intorno.
La morte omai sospiro.
Coll'infamia morrò... oh ciel! che pena...
Argelia! Ah, non sparir dalla mia mente,
che soffrirò, se il mio pensier tu scorti,
mille atroci tormenti, e mille morti.
Lontan da te mio bene,
quest'alma ognor penò,
ma cessano le pene
or che per te morrò.
In sen di Stige almeno
ah, sì ti rivedrò,
teco felice appieno,
anima mia sarò.

CORO di DENTRO
Il proscritto.

SETTIMIO
(al Coro che sorte)
E grida, e faci dunque...

CORO
Speme più non v'ha.
Poco resta, e udrai la tromba,
che il tuo fine avvertirà.

SETTIMIO
Squilli pur; il tristo invito
vacillar non mi farà.
Deh, calma Argelia i gemiti,
non mi chiamar ingrato,
se fui cagion di perderti
no, non è colpa in me.
Del disonore al grido,
di sdegno avvampo e fremo,
ma fu mio voto estremo
sol di morir per te.

CORO
Al suo destino io gemo,
più speme ah no non v'è.

Partono tutti.

Piazza come nell'Atto primo.

Scena settima
Publio e Lucio, incontrandosi.

PUBLIO
Ebben?... Lucio?...

LUCIO
Vicino è già l'istante
del fato estremo di Settimio.

PUBLIO
Oh, stelle!...
e Tiberio?...

LUCIO
Or or giunse con Seiano
al circo.

PUBLIO
Tu il vedesti?...

LUCIO
li vidi io stesso.

PUBLIO
Oh, Dei di Roma tutelari
i passi miei guidate
e forza m'inspirate,
perch'io salvi a Settimio, e vita, e onore;
ed in Sciano scopra il traditore.

Parte Publio seguito da Lucio.

Scena ottava
Coro di congiunti di Murena, di schiave di Argelia, Leontina ed Emilia.

TUTTI
A un pianto. A un gemito. Udiasi l'eco,
flebil rispondere, per l'aer cieco.
Murena: Argelia! Fra lor gemevano.
E insiem, Settimio! Piangean così.
Di grida, e fremito, sentiasi un rombo,
cupo ripetere, l'alto rimbombo.
Murena: Argelia! Forse fremevano.
Perché Settimio! Muore in tal dì.
Cheto silenzio successe intorno
e muto, e tacito, restò il soggiorno.
Murena! Argelia. Ah, dove siete?
Qui sola Emilia: che mai farà.
Deserte, e squallide le vostre mura,
par che minaccino altra sciagura:
Murena! Argelia. Qui il piè volgete.
Vi desti Emilia! almen, pietà.

Scena nona
Argelia scarmigliata, e dando tutt'i segni della desolazione.

ARGELIA
Ah, che indarno Murena a voi chiamate...
Emilia, invan più cercherai tuo padre...
egli va incontro a morte...

TUTTI
A morte!... E tu lo abbandonasti...

ARGELIA
Al suolo mi sospinse, e fuggì presso Tiberio,
dove a me sola fu conteso il passo...
Ah, Publio!... Ah, dove sei?... Tu pur mi fuggi ...
Per chi? Per chi? Tremar degg'io? Pel padre ...
Per Settimio! ...

Alla parola Settimio, si ode un colpo lugubre.

ARGELIA
Ah!...

TUTTI
Ah!...

Vanno verso sopra, e guardato al di là del ponte, volti
ad Argelia, dicono.

TUTTI
Settimio!
Vien tratto al circo...

ARGELIA
(nel massimo dolore)
Oh, Numi! ...
Deh, coprite di tenebre i miei lumi...

Scena decima
Preceduto da folla di popolo, dai littori,
ed intrepido fra soldati, passa Settimio sul ponte.

TUTTI
Qual costanza! Qual ardir.
Ei qual visse va a morir:

ARGELIA
(furibonda)
Ah, spietati! Ah, vi fermate!

TUTTI
Senza il volto impallidir
ei da forte va a morir.

ARGELIA
(come sopra)
Ah, crudeli! Ah, lo lasciate...
Son già spariti!... E ancor noi qui indugiamo...
corriamo al genitore...
l'idol mio deh salviamo...
il caro ben...

TUTTI
Paga sarai.

ARGELIA
(insistendo sempre)
N'andiamo.
Tutti partono.
Ah no!...
Tardi, tardi il piè là volgi;
parmi ovunque d'ascoltar:
troveresti sull'arena,
fra la polve, in fango, il sangue:
di Settimio, o di Murena,
la deforme spoglia esangue...
ahi! che immago sì funesta,
qui mi arresta a lagrimar...
Morte! Ah, pria, che l'una uccidi,
di due vite, ch'ambe adoro...
la mia tronca, la recidi;
non serbarla a duol maggior.
Qui s'ode un sussurrar di gente.
Qual fragore!...
(andando verso il ponte)
Il popol riede...
L'altra scena è già compita...
No, da me non sarà udita:
fuggirò da tant'orror...

Scena ultima
Il ponte e la piazza sottoposta, vengono ingombrati
da popolo, e soldati. Mentre Argelia è per fuggire.

LEONTINA, CONGIUNTI e SCHIAVE
Ferma il piè. Serena il ciglio...
a letizia schiudi il cor.

ARGELIA
Che recate?

TUTTI
A te vedrai,
chi nel cor t'impresse amor.

ARGELIA
Che: Settimio! Forse ...

TUTTI
É salvo.

ARGELIA
Salvo!... E il padre? ...

TUTTI
Il padre ancor.

ARGELIA
Ciel: fia vero! Ah, dove sono?...

TUTTI
Mira: e amante e genitor.

Murena abbracciato a Settimio, e questi a Publio,
seguiti da Lucio e Fulvio vengono in iscena. Murena
nel vedere la figlia, verso lei si slancia con somma
tenerezza.

ARGELIA
(fuori di senno a Settimio)
Come in vita! Deh, ti spiega.

SETTIMIO
Quella belva, che a me grata
fu d'allor ch'errava in bando,
là nel circo mi salvò.

ARGELIA
(colpita)
Qual prodigio!
(a Murena)
Ah, di', e Tiberio?

MURENA
Sol perché l'errore io piansi,
mi die' vita, ma il mio nome,
dal senato cancellò.

PUBLIO
Ed appena l'innocenza
sul delitto trionfò!
Il colpevole Seiano
discomparve, e s'involò.

ARGELIA
Ah, che un nulla a tanta gioia
son le pene, son gli affanni.
Terge il pianto di tanti anni
questo istante di piacer!

I RIMANENTI
Terge il pianto di tanti anni
questo istante di piacer!

ARGELIA
Ogni tormento
qual nebbia al vento,
si dileguò,
svanì, cesso.
In un baleno,
la calma in seno,
si ridestò;
il cor brillò.

I RIMANENTI
Ogni tormento
qual nebbia al vento
si dileguò. svanì, cessò.

TUTTI
Grazie renda ogni labbro in un canto,
al gran Nume che impera sugli astri;
che per diva virtude, ed incanto
ogni duolo in contento cangiò.

FINE

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