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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Olivo e Pasquale

Melodramma giocoso in 2 Atti di Jacopo Ferretti, andato in scena a Roma (Teatro Valle) il 7 gennaio del 1827

Personaggi

Olivo (Baritono); Pasquale (Basso); Isabella, figlia di Olivo (Soprano); Camillo, giovine di negozio (Contralto); Monsieur Le Bross, mercante di Cadice (Mezzosoprano); Matilde, cameriera d'Isabella (Mezzosoprano); Columella, povero gentiluomo, viaggiatore (Basso); Diego, servo in casa dei due fratelli (Baritono); camerieri, giovani di negozio, marinai, servi

ATTO PRIMO

Sala comune in casa dei due fratelli con due porte in
fondo. Quella a destra degli attori è in comune, quella a
sinistra conduce agli appartamenti d'Isabella. Tavolino
con molte carte, libro da registro diconti e recapito da scrivere.
Due fogli scritti stracciati in terra. Quattro sedie.

Scena prima
Camillo a tavolino impazientandosi nel fare un conto,
che straccia e calpesta ponendosi a passeggiare;
Matilde che entra con la spazzola per spolverare dalla
comune; poi Olivo seguito da Diego; indi Columella
ed il Coro con carte, e mostre di generi coloniali
dalla porta medesima.

CAMILLO
Maledetto questo conto!
Per tre volte l'ho tentato,
per tre volte l'ho sbagliato.
Non lo posso indovinar.

MATILDE
(burlandolo)
Ci vuol sangue freddo assai
nel far conti, o mio signore,
e non può chi fa all'amore
con pazienza ragionar.

CAMILLO
Ah! la barbara mia stella
negli abissi mi piombò!
La mia povera Isabella
io per sempre perderò!

MATILDE
Un progetto originale,
proprio Amor vi consigliò!
Un meschino scritturale
nozze grandi si sognò.

Camillo fa atti di disperazione e Matilde, deponendo
la spazzola, lo prende sotto il braccio e lo conduce
sull'innanzi del teatro.

MATILDE
Ragazzaccio! Perché queste scene?
Senta a me che gli parlo per bene,
scritturale qui siete: ecco tutto:
a danari qual pomice asciutto;
ma a miserie non bada l'amore,
e una botta vi diede nel cuore.

CAMILLO
Chi poteva vedere Isabella
così cara, sì buona, sì bella,
né sentirsi un incendio nel petto...

MATILDE
Queste smanie non servon con me.

CAMILLO
M’ama

MATILDE
É vero: fin qui non v'è male.

CAMILLO
Ma ha un papà d'un umore bestiale;
vibra fuoco dal labbro, dagli occhi...

MATILDE
E ha un fratello ch'è il re degli alocchi,
un Pasquale di nome e di fatti;
onde a dirla, noi siam fra due matti.

CAMILLO
Ambedue son padroni di casa.

MATILDE
Ma l'affar disperato non è.

CAMILLO
Ma lo sposo...

MATILDE
venuto?

CAMILLO
Verrà.
E se viene, è finita.

MATILDE
(ridendo con flemma)
Chi sa?

CAMILLO
Quella flemma, quel freddo sorriso
di furore avvampare mi fa.

MATILDE
Poverin! gli si legge nel viso,
che il cervello sossopra gli va.

OLIVO
Presto, birbanti, presto...
(di dentro)

CAMILLO
Ecco il signor Olivo.

MATILDE
Seguito a spolverar.
(riprende con fretta la spazzola, e spazzola)

CAMILLO
Conteggio e scrivo.
(si ripone a scrivere con attenzione)

OLIVO
(dalla comune entrando in collera seguito da Diego,
e da due servi, e gridando verso la porta)
Spendo, e spando i miei contanti
per dar pane a voi, birbanti!
Balzo appena fuor del letto,
son costretto a tarroccar.
Cosa mai di quanto dico,
cosa fa questa canaglia?
Tocca a me come all'antico
podestà di Sinigaglia,
tutta quanta la giornata
comandare e far da me.
Poi dirà quel mio fratello,
che ho nel petto il cuor d'un orso
che ho il Vesuvio nel cervello,
la tempesta nel discorso,
che una furia scatenata
sembro a lui da capo a piè.

CAMILLO, MATILDE e DIEGO
(Oh, che critica giornata si
prepara per mia fé.)
(ciascuno da sé)

OLIVO
(a Matilde)
Ella non spolvera? Si è addormentata?
(a Camillo di cui osserva le carte)
E la sua penna, forse è incantata?
Fatto ha quel conto? Che mammalucco!
Buono da nulla, testa di stucco.

COLUMELLA
Ossequiosissimo, obbedientissimo
(entrando saltando ed inchinandosi profondamente)
servo umilissimo del mio carissimo.

OLIVO
(Perché di rabbia m'ardan le viscere?
Quest'altro canchero chi lo mandò?)

COLUMELLA
(a Matilde)
Ragazza bella, donna Isabella
di Columella non domandò?

MATILDE
(a Columella)
Bel Columella, donna Isabella
ancor di letto non si levò.

DIEGO, CAMILLo e OLIVO
Fra questo, e quello nel mio cervello
sento un martello trò trò trò:
già svaporando va il mio cervello,
e la pazienza perdendo vo.

PARTE DEL CORO
Ecco i campioni dei coloniali.

ALTRA PARTE
Voi, qui, firmate queste cambiali.

ALTRA PARTE
Ecco le lettere.
(circondando Olivo)

SECONDA PARTE
Sottoscrivete.

TERZA PARTE
Signor leggete.

PRIMA PARTE
Guardate qua.

COLUMELLA
Signor Olivo, dormito ha bene?
(vicinissimo ad Olivo, gridando, ed inchinandosi

OLIVO
Ma, caro, il timpano m'assordirà.

CAMILLO e MATILDE
Signore, udite li/ci ; non v'inquietate.

DIEGO e COLUMELLA
Volano
subito quando parlate.

CORI
Voliamo ma che bisbetico, che strano umore!
Subito s'altera, monta in furore.
Cavallo indomito, rotta la briglia,
saltar per aria fa la famiglia.
Signor, calmatevi, per carità,
o qualche arteria vi scoppierà.

OLIVO
Non fate strepito: non mi seccate:
non voglio chiacchiere: andate, andate,
Già dalla collera mi bolle il core,
già sento crescere il mio furore.
La benda calami sovra le ciglia,
fo un terremoto, fo un para-piglia;
ma, via, silenzio, per carità,
o qualche arteria mi creperà.
Qua le lettere, qua
(prendendo le lettere, ed osservando li caratteri)
Monsieur Le Bross non scrive! che sarà?

MATILDE
(Che si fosse affogato!)

OLIVO
(a Diego)
Andate al porto,
se da Cadice arriva qualche nave,
e v'è lo sposo di mia figlia, a volo
venite ad avvisarmi.

COLUMELLA
Non s'incomodi.
(arrestando Diego che sta per partire)
Scusi, signor Olivo:
spicco tre salti, e ad obbedirla arrivo.
(parte)

OLIVO
(a Camillo)
Che seccator! Quel conto sia sbrigato.
(a Matilde)
Spolveri, non stia in ozio.
(ai Cori)
Scendiamo nel negozio:
guardiamo i coloniali:
date qua, date qua… no: le cambiali
(ricusa le mostre, afferra le cambiali, e parte
indispettito seguito da Diego e dai Cori)

Scena seconda
Matilde, Camillo, indi Isabella dal suo appartamento.

MATILDE
Che bel temperamento.

CAMILLO
Morir... morir mi sento.
< Monsieur Le Bross... >

MATILDE
É in mare e una procella
vi potrebbe servir.
(guardando, ed alzandosi)

CAMILLO
Ecco Isabella.
Come palpita il cuor.

MATILDE
Non fate scene,
mio signor Caloandro.

CAMILLO
Ove e il piè.

ISABELLA
Camillo mio!
Metà di questo cuor! Di te sognando,
te solo sospirando io mi destai.
Io non amo che te, crudel! Lo sai,
e dubiti, e sospetti?

MATILDE
Rispondete
brava, signora! Ancora voi piangete!@

 

ISABELLA
Come vuoi che freni il pianto
mentre piange il caro bene,
se sognando le sue pene
palpitando il cuor mi va?
Ma ti calma, o mio tesoro:
tu di me sospetti invano.
Questo cuore, questa mano
chi non amo, non avrà.
Quando Isabella detto ha di sì
delitto è il piangere sarà così.
Se la mia stella si cangia un dì,
forse... chi sa?
vedrò sorridere felicità.
E in invidiabile nodo gradito,
fra care imagini da sé rapito,
le lunghe e barbare smanie d'amore
per gioco il cuore rammenterà.

MATILDE
Dunque, speriamo; forse
la sorte cangerà, signori miei,
non è cascato il mondo.
C'è Matilde per voi. Chi in me non spera
non mi conosce appien. Son cameriera.

CAMILLO
Ma se arriva lo sposo?

MATILDE
Ci son io.

ISABELLA
Il papà fa paura al sol vederlo.

MATILDE
E voi non lo guardate.

ISABELLA
Lo zio non serve a nulla.

MATILDE
Voi sbagliate.
In questo caso a noi fa più vantaggio
un scioccon come lui, che un furbo e un saggio.

ISABELLA
Il tempo stringe.

MATILDE
Stringa
ad esser cauti impegna,
e la necessità gran cose insegna.

ISABELLA
Tu dici ben, mia cara; ma non posso
comandare al cuor mio;
io non fo che tremare.

CAMILLO
E tremo anch'io.

MATILDE
Sì: da bravi! Tremate.
Col tremar che si fa? Rabbia mi fate.

ISABELLA e CAMILLO
Non sa che sia dolor
chi non provò finor
quello ch'io sento
Vivere nel martir,
frenare anche il sospir,
questo è tormento!

MATILDE
Lasciamo tante smorfie:
Pasquale si avvicina.
(a Camillo)
Tornate a fare i conti.
(a Isabella)
Sedete, signorina.

ISABELLA e CAMILLO
Caro/Cara

MATILDE
Ma presto.

ISABELLA e CAMILLO
Oh, pena!

MATILDE
Ci vuole un po' di scena.
Animo, gli occhi bassi.
Modestia e serietà.

CAMILLO e ISABELLA
O fato spietato! Terribili istanti!
Vedere, tacere, mio bene, dovrò.
Co' i sguardi tremanti
co' i balzi del cuore,
che smanio d'amore
che peno dirò.
Mia sempre sarai:
tuo sempre sarò.

MATILDE
M'avete annoiato:
non servono i pianti.
Sedete, tacete,
o adesso men vo.
Lo zio viene avanti
se scopre l'amore
la flemma in furore
cangiata vedrò.
Or fioccano i guai;
sedete, o men vo.
(prende la calza, da ad Isabella da cucire, va, e torna
alla porta comune ed obbliga Camillo ed Isabella a
sedere)

Scena terza
Isabella lavorando vicino a Matilde, con capo basso
e non alzando gli occhi, Camillo al suo tavolino
affettando concentrazione nel compilare un conteggio;
indi a suo tempo Pasquale in veste da camera, pantofole
e berretto sulla porta comune ascoltando, mostrando
godimento e poi avanzandosi pian piano.

MATILDE
(piano ai due)
(Zitti: al posto,
coraggio: non tremate.) Sì, signora,
che ci volete far? Ci vuol pazienza.
C'è una gran differenza
fra il papà così brusco e il naturale
di quel nostro carissimo Pasquale
(Sta vicino alla porta). Ah! sir cospetto!
Se fossi ancor ragazza
per quel Pasquale io diventavo pazza.

CAMILLO
Ti compatisco: è un uomo tanto buono;
che il miglior non si dà.

MATILDE
So che lo sposo
che si attende di fuori,
(Spero che non arrivi) rassomiglia,
ma tanto, tanto al vostro caro zio
al carattere, al tratto;
che del nostro Pasqual sembra il ritratto.

ISABELLA
Ah! lo volesse il ciel!

MATILDE
Via state allegra
se rassomiglia a lui, felice voi.
(Sta qui, ci sente, e gode.) Padroncina,
(Pasquale ora s'avanza, ora retrocede giubilando)
da giovanotto quel signor Pasquale
dev'esser stato bello bello assai.

ISABELLA
No: scordarmi di lui non saprò mai.

PASQUALE
Bravi! Cari! Benedetti!
Che modello di famiglia!
Qui va tutto a meraviglia
tutto in regola qui sta.
Si lavora? Grazie. Grazie.
Vieni, prendi una ciambella.
É una vera tortorella,
un estratto di bontà.
Sempre conti! Studii troppo.
Bada a te: ti ammalerai.
Magro, magro diverrai,
la salute se n'andrà.
Sottil sottile son diventato
perché da giovane troppo ho studiato.
Ero grassotto, tondo, geniale;
ora son l'ombra del fu Pasquale.
Da ragazzotto davo speranze,
e leggi leggi, e scrivi, scrivi,
di ventun anno le concordanze
facevo a mente dei verbi attivi.
Tutti dicevano: che bel talento!
Oh? come vola! Pare un portento?
Ma una tossetta io m'acquistai;
a poco, a poco mi dimagrai,
e secco secco restai così;
e la gramatica, e il dizionario
mandato ho al diavolo fin da quel dì.
Tu sposa diventi, tu madre sarai,
un tenero figlio fra un anno vedrai;
ma senti il consiglio che zio ti darà.
Ricorda il proverbio: d'un morto dottore
un asino vivo è sempre migliore
e un asino grasso più caro sarà.
Tant'è, Camillo mio: lo studiar troppo
logra la vita. Isabellina! Cara!
Mi sbaglio, o tu non sei
del tuo solito umore? Ragazzaccia!
Io lo so che cos'è. Non ci son lettere
del futuro tuo sposo. Nipotina!
Se non vi son lettere, buon segno,
in persona verrà; anzi ha già scritto
ad Olivo tuo padre,
che, caso mai, la folla degli affari
lo sequestrasse in Cadice,
per maniera più pronta e più sicura,
egli ti sposerebbe per procura.

CAMILLO
(Peggio! Che ascolto mai!)

PASQUALE
Senti, Isabella:
se manda la procura, tu non sai
chi fo procuratore?
Non te lo dice il cuore? Camilluccio
bravo procurator proprio stampato
un che fa conti come un avvocato!

CAMILLO
(Io mi sento morir.)

ISABELLA
(Mi vien da piangere.)

PASQUALE
Che! tu piangi? Perché?

MATILDE
Via, rispondete?
Poverina! quel lasciare il caro zio,
il suo caro Pasquale
le fa... capite bene? ... Le fa male,

PASQUALE
Zitta… non pianger… no;…che benché vecchio,
m'azzarderò per mare.
Ti verrò, quest'altr'anno a ritrovare.

OLIVO
(di dentro a voce alta)
Pasquale!

ISABELLA
Caro zio!
Ecco il papà... la man vi bacio: addio.
(parte in fretta nelle sue camere)

CAMILLO
Discendo nel negozio.
(parte come sopra per la comune)

MATILDE
Seguo la padroncina.
(parte come sopra)

PASQUALE
(guardandosi intorno)
Che deserto!
Fsct! Son tutti spariti. Me la godo.
Appena il Can de Tartari respira,
battono il Marco sfila,
come avessero l'ale.

OLIVO
(di dentro a voce altissima)
Ma, Pasquale! Pasquale!

PASQUALE
Vengo, vengo.
Che diversi cervelli!
Lui fuoco! Io gelo! Eppur siamo fratelli!
(parte lentamente)

Scena quarta
Sull'innanzi portico con colonne ad uso di caffè;
in fondo porto di mare. Arriva un bastimento,
ne sbarcano i Marinari, che vengono a bere il rum nel
caffè; indi scende Monsieur Le Bross da viaggio. Poi
Columella s'avanza, parla con i marinari, che gli
accennano Monsieur e parte allegro.

CORO DI MARINARI
Dopo l'orrendo torbido nembo
che sì tremendo ne minacciò.
(si veggono de' facchini trasportare dei bauli e
valigie dalla nave)
Ai flutti in grembo volò la nave
aura soave, per voi spirò.
Ed ora in porto in compagnia
fra i lieti brindisi, fra l'allegria,
(bevendo; indi tornando sulla nave)
ogni tiranno sofferto affanno
in preda al vento s'ha da mandar;
che bella vita ch'è il marinare!
No, più gradita, non si può dar.

BROSS
Grazie, clementi Dei! Dolce è a quest'alma
dopo tante tempeste e tante pene
toccar le amiche arene;
qui nel sen della calma
alfine a respirar. T'aspetta amore,
t'invita l'amistà, povero cuore.
Parea, che irato il vento
sull'elemento infido
dal sospirato lido
mi respingesse ognor;
ma alfin calmato il nembo,
volo felice appieno
dell'amistade in grembo,
in seno dell'amor.
Monsieur Le Bross? Che cosa fai?
Moglie per lettera tu prenderai
senza conoscere se t'ama o no?
Questi spropositi io non li fo.
Io son filosofo, son uom di mondo:
io con le femmine non mi confondo:
a un colpo d'occhio capir saprò
e forse solo ripartirò.
Io voglio un cuore caldo d'amore,
voglio una femina bella e sincera.
Se bella e fida la troverò,
contento appieno allor sarò.
Dal mio signor Olivo, inaspettato
giungerò, osserverò. Gatta nel sacco
non son uso a comprar. Caffè. Sospetta
(gli recano il caffè, che beve a sorsi. Parlando
fra se)
m'è la gran dote, ed io
non isposo i danari.

Scena quinta

Columella dal fondo con Olivo e Pasquale.
COLUMELLA
(fra loro)
É lui senz'altro.

PASQUALE
Bravo! Bravo amicone!

OLIVO
(sgarbato)
Mille grazie!

BROSS
Spesso le ricche doti
si danno per compenso ai gran difetti;
ma una donna lunatica, biliosa,
etica, attratta non sarà mia sposa.
Pagatevi: no, resti non ne prendo.
(pone una moneta nel gabarrè, e ricusa il resto)

PASQUALE
Oh! benedetto! Non è niente avaro.

OLIVO
Mi rincresce che gitti il suo danaro.

COLUMELLA
Eccolo.

BROSS
(alzandosi)
Andiamo: il core ha gran curiosità.
(nel volgersi è circondato dai tre, che lo abbracciano)

PASQUALE, OLIVO e COLUMELLA
Fermo, signore.

PASQUALE
Alto là, signor mio bello.

OLIVO
Si trattenga due momenti.

COLUMELLA
Ai futuri suoi parenti
Un amplesso negherà?

BROSS
Qual sorpresa all'alma mia!
Qual trionfo inaspettato!
Par che brilli il cor beato
fra i piacer dell'amistà.

COLUMELLA
(facendo replicati inchini)
Tutto merito del vostro
servitore profondissimo;
che a cercarvi velocissimo,
e con lor tornato è qua.

PASQUALE
Da che a balia t'ebbi dato,
non t'aveva più veduto
ma, per Bacco! sei cresciuto
in bellezza, e quantità.

OLIVO
Quell'austero suo contegno
quel disprezzo, quell'orgoglio,
nel mio genero li voglio
per primiere qualità.

OLIVO, PASQUALE e BROSS
Ah! volate al seno mio!
Mi tornate ad abbracciar.
No, ch'esprimer non poss'io
come ondeggia il cor nel petto.
Nella piena del diletto
non lo posso più frenar.

COLUMELLA
(Che bocconi al ventre mio!
Oh! che salse io mi prometto!
Un gran pranzo io me l'aspetto;
che mangiata io voglio far!)
Ma voi stanco, signore, sarete:
sanfason, sanfason, qui sedete.
Ehi! rosolio e biscotti qui fuori
(Pagan tutto quei bravi signori).

BROSS
Ma chi è questi?

OLIVO
Un stillato di noia.

BROSS
É di casa?

PASQUALE
Un brillante, una gioia.

OLIVO
Anche il mare potrebbe seccare.

PASQUALE
É un bel tomo che vale un Perù.

COLUMELLA
Vuole?... Brama?... Desidera?

OLIVO
No.

COLUMELLA
Io gli onori per tutti farò.

OLIVO
Galop!

PASQUALE
Grazioso!

OLIVO
Spiantato!

PASQUALE
Nasce bene: è signor titolato.

OLIVO
É un regalo del caro fratello.

PASQUALE
Di facezie tien pieno il cervello.

OLIVO
Ma per lui più non è casa mia,
tollerarlo non voglio di più.

PASQUALE
Dove sta, fa venir l'allegria,
vo' che resti, e non parta mai più.

BROSS
(Come stanno in perfetta armonia!
Mai più giusto un accordo non fu.)

COLUMELLA
Benedetta! Ma che rattafía!
Alla testa è salita, e più su.

OLIVO
Senza pompe, fra noi, questa sera
a mia figlia darete la mano.
L'ho educata da vero spartano;
smorfie, vezzi, moine non sa.
Non ha voglie, sarà buona moglie,
tutta cuore, candore, onestà.

PASQUALE
L'A B C da me solo ha studiato;
che mandarla non volli alla scuola.
Con me sempre: non esce mai sola.
Timidetta non ha volontà.
Ella gioca; ma a briscola o all'oca,
altri giuochi, lo giuro, non sa.

BROSS
Di piacere, di gioia soave
a tai detti sfavilla quest'alma:
fra i contenti di tenera calma
giubilando il mio cuor balzerà.
Me beato! Fra poco invidiato
il mio nodo da tutti sarà.

COLUMELLA, OLIVO e PASQUALE
Lui beato! Fra poco invidiato
il suo nodo da tutti sarà.

COLUMELLA
Araldo epitalamico
volo col lieto avviso.

BROSS
Si fermi: all'improvviso
la sposa io vo a trovar.

OLIVO e PASQUALE
Bellissimo è il progetto
meglio non si può dar.

OLIVO e COLUMELLA
Che perla che ti/le tocca,
che tortora innocente!
Non ha la lingua in bocca;
di mondo, non sa niente!
Se giri/gira tutto il mondo
per quanto è largo e tondo,
no, che una moglie simile
trovar non si potrà.

BROSS
Che perla che mi tocca!
Se è tortora innocente,
se lingua non ha in bocca,
di mondo non sa niente...
Ho viaggiato il mondo
per quanto è largo e tondo;
no, che una moglie simile
trovar non si potrà.

PASQUALE
Io spero che a dozzine
i figli nasceranno.
Nepoti e nepotine:
Pasquale, chiameranno.
Avrò un bamboccio in braccio,
un'altro per la mano,
e un terzo più lontano
correndo inciamperà.
(da sé sceneggiando)
Alzatevi: badate: andate da papà.
(partono uniti)

Scena sesta.
Sala comune come nella scena prima.
Isabella leggendo; indi Matilde, poi Diego.

ISABELLA
(entra leggendo, indi smaniosa chiude il libro)
No, possibil non è, Calma non trovo:
invan distrarmi tento;
tutto rende più crudo il mio tormento.
Vanne: inutil mi sei.
(gitta il libro)
Un dì gli affanni miei
tu rattempravi almeno;
ora mi spargi in seno
fredda noia importuna.
(mentre sta gemendo smaniosa viene sorpresa da Matilde,
ch'entra e con simulata collera le dice)

MATILDE
Io le ho detto, o mia signora,
che non vo' malinconia;
altrimenti alla buon'ora
io la mando e vado via.
Patti chiari: parlo tondo.
Faccia allegra, o me ne vo.

ISABELLA
Ah! Matilde! I casi miei
mi faran morir d'affanno.
Nel mio caso tu non sei;
non aspetti il tuo tiranno.
Se Camillo non è mio
disperata io morirò.

MATILDE
Non mi state a far la pazza:
vergognatevi, ragazza.
State allegra, il matrimonio
senza voi non si farà.

ISABELLA
Io per me divento pazza,
Voglion morta una ragazza.
Fatto appena il matrimonio
Isabella è morta già.

DIEGO
Il padrone.

MATILDE
Quale?

DIEGO
Il burbero.
(Isabella fugge via)
E con lui... Scappata è già.

MATILDE
Ah! ah! ah! mi vien da ridere.

DIEGO
Quasi a volo se ne va.
(partono)

Scena settima
Pasquale introducendo Monsieur Le Bross.

PASQUALE
Mobili di mio nonno:
guarda, mio caro amico.
Noi siam di taglio antico:
seguir la moda... Oibò
Ma in tanti bei dobloni
la dote conterai
Un pacco di rusponi
da me in regalo avrai.
E morto me; ... ma questo
più tardi che si può...
Tu già capisci il resto:
mezzo million ce l'ho.

BROSS
(Ohimè! da quel che vedo,
se il calcolo non sbaglia,
credo che un'anticaglia
la sposa ancor sarà.)
Parente mio garbato,
l'oro lo stimo un nulla.
Non sono interessato.
Ho chiesto la fanciulla.
Capite ben... se è matta
l'oro non servirà.
Se è gobba, o contrafatta,
caro, per me non fa.

PASQUALE
Signor! lei come parla!
É dritta come un fuso.
É savia, e circa il muso,
figuri... veder me.

BROSS
Parente mio, scherzavo,
parlando della sposa.
(Sarà qualche noiosa
più amara del caffè.)

PASQUALE
Allor che la vedrai ...

BROSS
Allor che la vedrò ...

PASQUALE
Di stucco resterai ...

BROSS
Di stucco resterò.

PASQUALE
Io sono sano, e libero.

BROSS
Chi mai ve lo contrasta?

PASQUALE
È mia nepote, e basta.

BROSS
Non v'è difficoltà.

PASQUALE
É ver che ho sessant'anni;
ma non ho già malanni:
Pasquale, il suo fandango,
se vuole, ballerà.
(ballando, e traballando)

BROSS
(Fra i matti capitato
il mio cervello è andato.)
Per carità si fermi!
Badi che cascherà.
(sostenendolo, perché non cada)

Scena ottava
Olivo di dentro; indi in scena seguito da
Diego, Columella e Camillo con fogli in mano.

OLIVO
Ehi! Diego... Camillo!
(di dentro con voce alta e dispettosa)
Scendete qui a basso.

BROSS
Cos'è questo strillo? Cos'è quel fracasso?

PASQUALE
É l'orso arrabbiato,
e il caro fratello,
che perde il suo fiato
con questo e con quello,
e senza polmoni
alfine morrà.

OLIVO
Non soffro ragioni.
(entrando burbero in collera)
Risposte non voglio.
Pitocchi! Bricconi!
Ripieni d'orgoglio
il quarto si spazzi
è qui il forastiere.
(a Diego)

DIEGO
(E sempre strapazzi!)
(parte)

COLUMELLA e BROSS
(Che dolci maniere!)

OLIVO
(a Camillo)
Il conto faceste?

CAMILLO
(gli dà i fogli)
II conto ecco qua.

OLIVO
Mia figlia vedeste?
(osservando i fogli e parlando a Monsieur Le Bross)

CAMILLO
(Chi è mai quel signore?)
(che sta rivolto discorrendo con Pasquale)

OLIVO
Mia figlia vedeste?
(scuotendo Monsieur Le Bross, che con la testa fa
cenno di no)

CAMILLO
(Mi palpita il cuore.)

OLIVO
Chiamate Isabella:
(a Camillo, che sta astratto)
Non fate l'astratto:
chiamate Isabella.
(con dispetto scuotendolo sgarbatamente)
Ma che siete matto?

OLIVO, COLUMELLA e PASQUALE
La rabbia, il dispetto
convulso mi/lo fa.
(ciascuno da se')

CAMILLO
La rabbia, il sospetto convulso mi fa.

OLIVO
Isabella!... Isabella!
(gridando dispettosamente verso la porta a destra)

Scena nona
Isabella dalla porta a destra accorrendo,
bacia la mano ad Olivo, e per la posizione in cui stanno
non s'accorge di Pasquale e di Monsieur Le Bross; dopo
Matilde e Cori.

ISABELLA
Caro padre! Al primo cenno
vola a voi la vostra figlia.
(Perché mai su quelle ciglia
non v'è un lampo di bontà!)

OLIVO
Obbedienza. Un tuon più basso.
Vo' rispetto da mia figlia.
Su la testa. Su le ciglia.
Meno smorfie. Ferma là.

BROSS
(Forme svelte, assai leggiadre!
Bella bocca, belle ciglia!
È un tesor se rassomiglia
al suo volto la bontà.)

PASQUALE
Monsù Bross, cosa ne dite?
Non è ver? Mi rassomiglia?
Brava madre di famiglia
a suo tempo diverrà.

COLUMELLA
(da se)
(È un vaghissimo idoletto.
È l'ottava meraviglia.
Vibra fuoco dalle ciglia.
Vince un terno chi l'avrà.)

CAMILLO
(da sé)
(In veder come maltratta
quella povera sua figlia,
freddo ho il pianto sulle ciglia;
avvampando il cor mi va.)

PASQUALE
Isabella... hai da sapere,
(avanzandosi con dolcezza)
più non serve la procura...

OLIVO
Meno ciarle: a dirittura.
(interrompendolo bruscamente, e presentando con aria
feroce Monsieur Le Bross)
Il tuo sposo, eccolo.

ISABELLA
Ah!
(gridando spaventata, ed ora abbassando gli occhi,
ora alzandosi tremante, e rimanendo pallida sul momento)

BROSS
(Resta muta, sbalordita,
vacillando il piè le va.
Il mio volto l'ha colpita;
bell'effetto che le fa!)

CAMILLO
Ella mancando va.

ISABELLA
Soccorso... per pietà.
(vacilla)

COLUMELLA
Anima mia, son qua.
(accorrendo per sostenerla)

OLIVO
Ma lei si faccia in là.
(cacciandolo, ed avanzando una sedia)

CAMILLO
Acqua, per carità.
(verso la porta di mezzo ed esce accorrendo)

MATILDE
Quai grida! Che sarà.

PASQUALE
Aceto, per pietà.
(accorrendo dalla porta a sinistra, e dall'altra in fondo)

CORO
Siam tutti, tutti qua.

PASQUALE
Nipotina!... Isabellina!
Isabella... Isabelletta!
Tien la bocca stretta stretta
fredda fredda è fatta già.
Ah! finisce in un deliquio
ogni mia posterità.

BROSS
(Sta a veder che il matrimonio
oggi in fumo se n'andrà.)

COLUMELLA
Ecco l'acqua... Piano.
(Camillo torna con l'acqua, Columella gli toglie il piatto
e bicchiere, nel recarla innanzi urta in Olivo e tutto gli cade)

OLIVO
Bestia!

BROSS
(Mela godo in verità.)

OLIVO
(gridando forte)
Isabella!

PASQUALE
La stordite.
(ponendo la mano su la bocca d'Olivo)

MATILDE
(sottovoce tremando)
Padroncina!

CAMILLO
Signorina!

ISABELLA
(scuotendosi)
Ah!

PASQUALE
Rinviene.

ISABELLA
Compatite.
(alzandosi)
Fu un vapore, un mal di cuore
passerà... sì! ... passerà.

BROSS
(Ma l'affare, ci scommetto,
netto netto non sarà.)

OLIVO
(ad Isabella tirandola a parte)
Meno smorfie, o, ti prometto,
un fracasso nascerà.

Scena ultima
Diego dalla porta di mezzo e detti.

DIEGO
Quando vogliono: è già in tavola.

PASQUALE
Bravo, Diego! Pranzeremo
qualche brindisi faremo:
dopo poi si parlerà.

TUTTI meno PASQUALE
Una folla di pensieri
mi bisbiglia nella testa.
Come il flutto che in tempesta
mormorando, soffia il vento,
lento lento increspa l'onda,
poi l'incalza sulla sponda,
e travolte, raggirate,
sottosopra rovesciate
fa le navi naufragar,
Ah! scintilli un raggio amico,
spiri un zefiro sereno,
e quest'alma torni almeno
un momento a respirar.

PASQUALE
(ad Isabella)
Come va? Ti senti meglio?
Manco male: non fu nulla.
(a, Monsieur Le Bross)
Fu sorpresa la fanciulla.
(ad Olivo)
Ma non farla spaventar.
(a Diego)
Che vi sia dello sciampagna
ch'elettrizza e dà vigore.
(a Camillo)
Ma tu cangi di colore?
(a Columella)
Tu stai male? Poverino!
V'è un ragù con un budino;
che polpette, che salsette!
Columella! Che mangiar!
Ma qui stanno con la mutria.
(da sé guardando tutti)
Stralunati voltan gli occhi
sciocchi sciocchi, sciocchi, sciocchi!
Vanno ai pazzi a galoppar.

ATTO SECONDO

Sala comune.

Scena prima
Olivo passeggiando furiosamente, e Pasquale seduto
prendendo tranquillamente tabacco, poi Isabella in
abito elegante, e Monsieur Le Bross.

OLIVO
Siete un asino calzato.

PASQUALE
Persuaso non ne sono.

OLIVO
Un bertoldo, un insensato.

PASQUALE
Ci ho le mie difficoltà.

OLIVO
Voi cervello non avete.

PASQUALE
Non ne sono persuaso.

OLIVO
Voi parlate sempre a caso.

PASQUALE
Non lo credo; ma sarà.

OLIVO
Se s'inquieta il forastiere
nascer faccio un para-piglia
e la casa in aria andrà.

PASQUALE
Ma ci vogliono maniere,
buone grazie con la figlia,
e un tantin di carità.
É ragazza innocentina,
e una semplice colomba;
e voi... punf! come una bomba
il marito, eccolo là.
(contrafacendo Olivo)

OLIVO
Figlia è sempre: io qui comando.
Vo' che basti un cenno mio
chi si oppone paghi il fio
della sua temerità.

PASQUALE
Meno fuoco.

OLIVO
Meno flemma.

PASQUALE
Voi di flogasi morrete.

OLIVO
Meno flemma.

PASQUALE
Due battute ripetute ?
Voi di flogasi morrete.

OLIVO
Voi di stucco resterete.

PASQUALE
Non importa.

OLIVO
Tanto fa.
Sì, che questo è il mio sistema:
chi non m'ama, che mi tema!
Sono Olivo: son padrone.
M'obbediscan le persone;
chi resiste al mio volere
del mio sdegno tremerà.

PASQUALE
E con questo mio sistema
m'aman tutti, nessun trema.
Son Pasquale. Son padrone.
Sono il cor delle persone.
Bramo sol di far piacere
non ho altra volontà.
Ma, Olivo mio, con quelle manieraccie
fai tutti spiritar. Senti: vedrai,
che quando l'Isabella
avrà un tantin parlato
con la futura sua cara metà,
io ci scommetto, che si cangerà.
Verba ligant hominibus,
è un proverbio, lo sai,
ed i proverbi sono vecchi assai.

OLIVO
Per questa volta sia come volete.
Andate da mia figlia;
io vado da Le Bross; ma... caso mai...

PASQUALE
(Flemma, non mi scappar) ma vedrai.
Isabellina! ... Brava! ... Ben vestita!
Hai una gran cameriera!

OLIVO
Le nozze si han da far prima di sera.
(tornando con Le Bross)
Parlate… Due parole
Già due parole bastano
(a Le Bross)
Pronto è il danaro
(ad Isabella)
Non fate smorfie. Mando dal notaro.

PASQUALE
Ragazzi! Vado e torno.
(parte)
Sto là dentro: capite?
Preparo di rusponi un bel pacchetto.
Bello lui... Bella lei! ... Ambo perfetto!
(da sé guardandoli, e parte)

Scena seconda
Isabella, Monsieur Le Bross, indi Matilde con fazzoletto
da sudore, che di quando in quando si fa vedere.

BROSS
(tira innanzi una sedia, e fa cenno ad Isabella che sieda,
indi tirandone innanzi un'altra per sé dice)
(E una bella ragazza!)

ISABELLA
(Ei parli il primo;
io non comincio certo.)

BROSS
(con aria piacevole)
State meglio?

ISABELLA
Cosi, così.

BROSS
Isabella! che vi pare
del vostro sposo? Dite:
sincerissimamente,
vi piaccio o non vi piaccio?

ISABELLA
(Or or gli sparo un no.)

BROSS
Nel primo incontro
vi ha palpitato il cuor? ...
Non rispondete?
Vi ha palpitato, o no?

ISABELLA
(Ma che pazienza!)
(non alzando mai gli occhi)
Vuol che palpiti a forza!

BROSS
Ascoltatemi:
amoroso io sarò. La gelosia
lungi da casa mia. Di mal umore
mai non si parlerà. Stima ed amore
nascer per voi faran giorni ridenti.
Tutto per voi farò. Contenta siete?

ISABELLA
(Se ci fosse Camillo, anch'ei direbbe che non discorre male.)
(cominciando a guardarlo)

BROSS
Ebbene?

ISABELLA
Ebbene.
Voi siete d'un carattere, che incanta.

BROSS
Che incanta! Oh! benedetto
quell'incanta! ...

MATILDE
Signora il fazzoletto.
(recandole il fazzoletto; indi rapidamente parlandole piano)
Scusi. (Coraggio. Ebbene non parlate?
Spirito: presto.) Serva.
(parte)

BROSS
Io già prevedo
l'avvenir molto bello.

ISABELLA
(Ed io lo credo
brutto, ma brutto assai.) Io vi dovrei
(incerta)
confidare una cosa...

BROSS
(con cordialità)
Sì, sì, mia cara sposa.

ISABELLA
Non vorrei...
temo, che poi vi spiaccia...

BROSS
No, se voi me la dite.

ISABELLA
Il ciel lo faccia.
Voi veniste da Cadice a Lisbona...

BROSS
Sì, venni solo, sì, Isabella mia;
ma ritornerò fuori in compagnia.

ISABELLA
Oh! qui stanno le mie difficoltà.

BROSS
Come!
(sorpreso assai)

ISABELLA
per carità! ... Non v'inquietate.
(subito)

BROSS
Anzi rido.

ISABELLA
Davver?

BROSS
Ma sì, parlate.

ISABELLA
É un affar serio.

BROSS
Meglio!

ISABELLA
Grande assai.

BROSS
L'udirò con più gusto.

ISABELLA
(Eppure è caro!)

BROSS
Non mi fate aspettar, mio dolce amore.

ISABELLA
Sappiate… che il mio cuore…
(piano)
è prevenuto per un'altr'oggetto,
(prestissimo)
ch'amo riamata. (Oh! manco mal!
L'ho detto.)

BROSS
Isabella! Voi scherzate?
(con serietà alzandosi)
No, ch'io crederlo non so.

ISABELLA
Mio signor, se v'alterate
(con ingenuità alzandosi)
tacerò, vi sposerò.

BROSS
Grazie, grazie; ma voi siete
quella tortora innocente,
(con ironia)
che di mondo non sa niente,
ch'è una perla di bontà!

ISABELLA
Eh! mio caro, all'improvviso
basta un guardo, e nasce amore;
desta un fuoco dentro al cuore;
quando è in fiamme il cor lo sa.

BROSS
(Ha una grazia che m'incanta,
m'innamora, il cor mi tocca.
Sa con arte far la sciocca
(da sé guardandola)
nella sua semplicità.)

ISABELLA
(da sé)
(So tacer se tacer devo;
so parlar quando mi tocca;
qualche volta il far da sciocca
è per me necessità.)

BROSS
Da quanto tempo voi amoreggiate?

ISABELLA
Sarà all'incirca da un anno fa.

BROSS
Ma voi di casa non uscivate
senza Pasquale, senza papà.

ISABELLA
Mi fate ridere... cosa importava?
Se l'amichetto viveva qui?

BROSS
Altro che briscola! qu i in casa stava!

ISABELLA
Ma, non parlate: qui in casa, si.

BROSS
Perché non dirlo col genitore?

ISABELLA
É così burbero; non ebbi cuore.
(battendosi una mano in fronte e passeggiando
in fretta)

BROSS
É un affar serio!

ISABELLA
Non v'accendete;
(spaventata seguendolo)
se lo volete, vi sposerò.

BROSS
No, non s'incomodi, obbligatissimo.
(con piacevolezza scherzando)
(Solo solissimo ripartirò.)
Povera giovine! Mi fa pietà.
Farne una vittima è crudeltà.
(con dolcezza)
Tergi le lagrime, cara, non piangere:
la sorte barbara si cangerà.

ISABELLA
Ad una misera negar pietà,
farne una vittima è crudeltà.
Non è possibile: lasciami piangere.
La sorte barbara m'opprimerà.

BROSS
Ma adesso come fare?

ISABELLA
Davvero, io non lo so.

BROSS
Tutto conviene svelare;
e a Olivo io parlerò.
Eccolo: in due parole...

ISABELLA
Adesso... adesso no.
(spaventata all'estremo)

BROSS
Prudenza assai ci vole.
Il punto io troverò.
Non dubitar, mia vita:
(prendendola per la mano)
apri alla speme il core.
Dai palpiti d'amore
(con espressione)
respirerai per me.
(da se)
(Esprimer quel ch'io sento
in sì fatal momento
possibile non è.)
(ad Isabella)
Tutta t'affida a me.

ISABELLA
A te m'affido, o caro:
apro alla speme il core.
(con espressione)
Dai palpiti d'amore
respirerò per te.
(da se)
(Esprimer quel ch'io sento
in sì fatal momento
possibile non è.)
(a Monsieur Le Bross)
Tutta m'affido a te.

Isabella corre nelle sue stanze, Monsieur Le Bross
parte dalla comune.

Scena terza
Matilde dall'appartamento d'Isabella e
Columella pensieroso dalla comune.

MATILDE
Tutto, tutto ho sentito.
Lasciate fare a me. Conviene pian piano
il padre preparar... questi è a proposito. Ah!

COLUMELLA
Cosa avete?

MATILDE
Cos'ho? Cospetto!
Cane!

COLUMELLA
Chi è cane?

MATILDE
Voi: d'amor ferite
le ragazze innocenti e le tradite.

COLUMELLA
Ti giuro su i miei feudi...

MATILDE
Eh! via, briccone!
La povera Isabella...

COLUMELLA
Oggi si sposa...

MATILDE
No, non si sposa più. Non s'era accorta
che moriva per lei? Lagrime, sguardi,
sospiri, svenimenti... La ragazza
fanatica per voi.
Tutto ha narrato al forastier,
ma poi or non le regge il core
di dirlo al genitore.

COLUMELLA
(Questa è un'acqua di maggio!)
L'avrò ben io coraggio.

MATILDE
Or ve lo mando.
Parlate da par vostro.
Una cosa alla volta.
Non gli dite, che voi siete quel tale.
Vediam come la intende al primo tratto.

COLUMELLA
Si, brava! Dici bene.

MATILDE
(Il colpo è fatto.)
(parte dalla comune)

Scena quarta
Columella, indi subito Isabella dal suo appartamento.

COLUMELLA
Che fortuna!

ISABELLA
Matilde?

COLUMELLA
Isabellina!
M'ha detto tutto.

ISABELLA
(Incauta!)

COLUMELLA
E che? Arrossite?
Al vostro genitore
io parlerò.

ISABELLA
Davver?

COLUMELLA
Ve lo prometto.

ISABELLA
Ecco il papà. Qualche nuova attendo.
(rientra nel suo appartamento)

Scena quinta
Olivo e detto.

OLIVO
(Che vuol questo balordo?)

COLUMELLA
Ossequiosissimo.

OLIVO
Padron riveritissimo...

COLUMELLA
Vorrei...

OLIVO
Danari a forastieri non ne presto.

COLUMELLA
Danari? Ne ho diluvio...

OLIVO
Dunque, presto;
perché aspetto il notaro
per concludere le nozze di mia figlia...

COLUMELLA
Appunto, appunto, appunto. Non s'affretti,
che forse la precipita.

OLIVO
Che dice?

COLUMELLA
Figuriam, per ipotesi,
che la vaga Isabella
incontrata si fosse in una faccia
di quelle... mi capisce? In certi meriti
grandi, straordinari,
un onesto amore
lecito è sempre.
Caso non impossibile... m'intende?
Che fosse innamorata?... Dica lei
che pensarebbe far?

OLIVO
Che pensarei?
Ipotetico è il caso?

COLUMELLA
Già.

OLIVO
Reale
il caso non è in nulla?...

COLUMELLA
Affatto, affatto.

OLIVO
Oda cosa farei nel caso astratto.
Se il destino avesse scritto
un sì strano avvenimento,
in ritiro sul momento
fo la Figlia galoppar;
e lo stupido insensato
seduttore scellerato
da un balcone a tombolone
trabalzando io fo saltar.

COLUMELLA
Questa è un'ipotesi.

OLIVO
Già... già... l'intendo

COLUMELLA
Non è un'istoria.

OLIVO
Già, già comprendo.
Se ad un'ipotesi io monto in furia,
nel caso istorico che mai sarà?
(L'ho spaventato, l'ho sbalordito;
s'è ammutolito: fiatar non sa.
Ah! che un profondo nero sospetto
da capo a fondo tremar mi fa!)

COLUMELLA
Un fedelissimo servo umilissimo,
obbligatissimo lei vede qua.
(parte Olivo)

Scena sesta
Columella, indi subito Camillo.

COLUMELLA
(tremando)
É quartana senz'altro.

CAMILLO
La signora Isabella
desidera sapere come è andato
quell'affar con suo padre.

COLUMELLA
Veramente
non troppo bene, ma non mi perdo.
Ditele che stia forte, ch'io non tremo,
che sposi...

CAMILLO
Sposi?

COLUMELLA
Sì, sposi saremo.
(parte)

Scena settima
Camillo e subito Olivo trascinando Pasquale.

CAMILLO
Come! Perfida! Sposi!

OLIVO
Sotto voce.

PASQUALE
Scusami, ma non sono persuaso.

OLIVO
Proprio tragico è il caso.
Che Le Bross non lo sappia. Ancora voi
uditelo, Camillo. L'Isabella
fa in segreto all'amor coll'italiano.

PASQUALE
Sarà; ma nel pensiero
proprio entrar non ci vuole.

CAMILLO
É vero; è vero.
(fremendo di nascosto)

OLIVO
Lo crederete adesso?

PASQUALE
Io son trasecolato,
petrificato.

OLIVO
Or voglio strapazzarla.

PASQUALE
Piano, piano;
piano, per carità. Quando si tratta
d'affar di direzione di famiglia
riportatevi a me.
Volete un soggetto veramente
capace di parlarle?
(mostrando Camillo)
Eccolo qui. Talento
non glie ne manca.
É ver che parlerai come conviene?

CAMILLO
Sì, se il volete.

OLIVO
Se lo voglio? Tutta
ti do la mia paterna autorità.
Le Bross intanto io tratterrò di là.
(parte)

PASQUALE
Camillo! Parla bene.
Or te la mando qua. Ma... gran mondaccio!
Spalancar tanto d'occhi a cosa vale?
Farla a un uom come me? ... Farla a Pasquale!
(parte)

Scena ottava
Camillo, indi subito Isabella.

CAMILLO
É sogno? E verità? Sembra impossibile!
Tanta fé, tanto amore
come in un punto le svanì dal cuore!

ISABELLA
(Mio zio mi manda da Camillo.)
Caro dimmi, dimmi, che vuoi?

CAMILLO
Cara! Che voglio?
(ironico, poi passando alla collera)
Dirti, che ti prepari
a sposare Le Bross; che si sa tutto.
Tutto, tutto si sa! Per Columella
sospiravi in segreto;
ma non lo sposerai;
a dispetto dovrai
dar la mano a Le Bross. Lo vuole il zio
lo vuole il genitor. Io ti ringrazio,
che m'hai tolto d'inganno.
Cuore finto, tiranno;
in compenso d'amore ora m'uccidi?
Ah! detesto il momento in cui ti vidi!
(fugge)

Scena nona
Isabella, subito Columella, e in disparte Le Bross.

ISABELLA
Sentimi! Oh ciel! Mi fugge! Ah, disgraziato
infausto Columella?

COLUMELLA
(M'ha chiamato.)
(entrando guardingo)

ISABELLA
Crudel!

COLUMELLA
(Sì, sì: crudel! Son stato quasi
per capitombolar giù da un balcone.)

ISABELLA
Per dispetto
quasi darei la mano al forastiero.

COLUMELLA
Ah! no: per carità: non sia mai vero.
(precipitandosi in ginocchio avanti ad Isabella)

BROSS
(Questi
or capisco, è l'amante.)

ISABELLA
Lasciami, traditore.

COLUMELLA
(s'alza)
Idolo mio!
Che cangiamento è questo?

ISABELLA
Vanne, fuggi, t'invola, io ti detesto.

COLUMELLA
(a Le Bross)
Tutto per causa vostra.

Scena decima
Olivo, Pasquale, Camillo, un notaro, due servitori . e detti.

OLIVO
Andiamo, andiam di sopra.
(di dentro)
Vengan due servitori.

COLUMELLA
Umilissimo servo a lor signori.
(entra in fretta nella sua stanza, e torna poi a suo tempo)

BROSS
É il papà col notaio. Che risolvi?
Vuoi parlar? Vuoi che io parli?

ISABELLA
Io non ho testa.
Parlate voi... Parlerò io... mi sento
l'anima lacerar.

BROSS
Brutto cimento!

PASQUALE
Anche voi, signor sì. Senza di voi
qui non facciamo nulla.
(traendo Camillo)

OLIVO
(Le hai parlato?)

CAMILLO
(Perorai, fulminai.)

PASQUALE
(Ma quanto è caro!)
Adesso tocca, a lei, signor notaro.
Ehi! parente? Ci siamo. Isabellina,
or bisogna sforzar quella vocina.
Isabella, ora la voce
tutta quanta fuor mettete.
Per marito lo volete?
Un bel sì; ma tondo...

ISABELLA
No.

OLIVO e PASQUALE
Come no?

BROSS
Non v'alterate.
Chi padron fu mai del cuore?
Isabella a un altro amore
da gran tempo s'infiammò.

OLIVO
Voi mentite.

CAMILLO
(Qual cimento!)

BROSS
Columella!... Columella!

COLUMELLA
É verissimo, Isabella
(uscendo rapidamente)
sol di me s'innamorò.

ISABELLA
Non è ver: non lo credete
è un equivoco:... sappiate...

PASQUALE e OLIVO
Zitta. Taci.

BROSS
Favellate
a salvarvi io penserò.

ISABELLA
Io non amo che Camillo.
É Camillo il mio tesoro
io Camillo solo adoro
e Camillo sposerò.

OLIVO
Di tanta baldanza
T'opprime l'eccesso.
E quasi me stesso
io creder non so.
La rabbia il dispetto
mi tronca gli accenti:
ma trema... ma senti
feroce sarò.

PASQUALE
Di febbre pazzesca
fu questo un'accesso,
per Bacco!... Ma adesso
che cosa farò?
A me l'abbandona
se tu ti contenti.
Sgridarla, ed i denti
mostrarle saprò.

ISABELLA e CAMILLO
D'amore, d'ardire
Son/è giunta all'eccesso
ma palpito adesso;
sperare non so.
La rabbia, il dispetto
gli tronca gli accenti
spariste, o contenti!
Oppresso/Oppressa morrò.

BROSS
Di tanto coraggio
m'opprime l'eccesso:
e quasi a me stesso
io creder non so.
Son teco: fa cuore.
Invano paventi.
Consolati... senti.
Salvarti saprò.

COLUMELLA
Di tanta insolenza
m'opprime l'eccesso
e quasi a me stesso
io creder non so.
La rabbia, il dispetto
mi tronca gli accenti.
Spariste, o contenti;
pitocco morrò.

OLIVO
Dunque, voi?... Ma non l'avrete.
Dunque lei?... Ma si vedrà.
In ritiro ve n'andrete.
Questa sera partirà.

BROSS, CAMILLO e ISABELLA
Ah! pensate: sospendete,
mio signor/padre mio, per carità.

OLIVO
Un esempio alla romana
voglio dare, e lo darò.

COLUMELLA
(Or che soffia tramontana
come mai rimedierò?)

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Ah! se avete un'alma umana...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Se avete il cor nel petto...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Del loro/nostro casto affetto...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Sentite...

OLIVO
No, no, no.
Non mi cangio: inesorabile
ho giurato, e ho detto no.

PASQUALE
(Ah! di qualche scenuflegio
testimonio diverrò!)

BROSS
(Passeggiero è questo turbine,
e sfogar lo lascerò.)

CAMILLO ed ISABELLA
Ah! che più del cuore i palpiti
io calmare non potrò.

COLUMELLA
(Creditori, disperatevi
co' miei debiti morrò.)

BROSS
Miei signor, non sposo vittime
volo al porto sul momento.
Spira ancor propizio il vento,
e alla patria io tornerò.

OLIVO
Fraschetta! Birbante! Per vostra cagione!
(scagliandosi convulso fra Isabella e Camillo)
Ma adesso all'istante ritrovo un bastone
vi stritolo il cranio, le spalle vi ammacco
calcare vi voglio con l'ossa in un sacco.
Parente, restate: fracasso non fate.
(correndo da Monsieur Le Bross)
Sposarvi Isabella per forza dovrà.

PASQUALE
Parente, giudizio, parente, attenzione;
qui fa un precipizio se piglia un bastone.
(raccomandandosi a Monsieur Le Bross)
Per certi affaracci Pasquale ci vuole.
Accomodo tutto con quattro parole.
Parente, restate, fracasso non fate.
Sposarvi Isabella per forza dovrà.

BROSS
Di tanti strapazzi non v'è la ragione.
S'adopra co' pazzi minaccia e bastone
(a Pasquale)
L'affare è imbrogliato, Pasquale ci vuole.
Tentate aggiustarlo con quattro parole.
Lasciatemi. Andate, voi rabbia mi fate.
(ad Olivo)
No: mia l'Isabella giammai non sarà.

CAMILLO ed ISABELLA
Pietade non sente non ode ragione;
ad un innocente minaccia il bastone.
O povero cuore, sei nato agli affanni.
Ma sfidi il rigore degli astri tiranni
no, no, non tremare tacere, e sperare.
E tua/mia Isabella: tua/mia sempre sarà.

COLUMELLA
O caso dolente! O fato briccone!
Mi sveglio con niente sognavo un millione.
Il plíffete e plàffete in fumo è svanito;
speravo una dote morrò d'appetito;
di stato tremare ognor sbadigliare
la guercia mia stella per sempre mi fa.

Partono tutti.

Scena undicesima
Matilde, Pasquale ed Olivo.

OLIVO
Sì: un esempio romano.

PASQUALE
Dite bene.

OLIVO
Matilde, il mio cappello.

MATILDE
Sul momento.
(esce e torna col cappello)

OLIVO
Costei l'avrà saputo?

PASQUALE
Or la ricercherò. Di questo amore
(a Matilde, che torna)
tu ne sapevi nulla?

MATILDE
Ma vi pare, signor?

PASQUALE
(piano ad Olivo)
(Quando lo dice dev'esser così.)
Pare impossibile!

MATILDE
Chi mai l'avrebbe detto!

OLIVO
Ma se ne pentirà.
Per questo esco di casa...
Bada a mia figlia. Io corro.
Pria che tramonti il giorno
in ritiro ha d'andar: vado e ritorno.
(parte)

Scena dodicesima
Matilde e Pasquale.

MATILDE
Quel signor Olivo
ha preso quest'affar con troppo fuoco.
Un esempio romano! Bagattella!
(passeggiando)
L'odieranno di più. Già per Lisbona
di voi, di lui si dice...

PASQUALE
Che si dice?

MATILDE
Oh! non parlo, non parlo. Egli è vostro fratello.
É mio padrone.

PASQUALE
Ed io che sono? Parla.
O vo in bestia.

MATILDE
Ebben; sapete
cosa si dice a un uomo
selvatico, intrattabile, cattivo?

PASQUALE
Che cosa vuoi ch'io sappia!

MATILDE
Ch'è un Olivo.

PASQUALE
Oh! guardate!

MATILDE
E ad uomo
affabile, discreto, manieroso.
Buono, buono, gioviale,
sapete che si dice?

PASQUALE
Io no!

MATILDE
Pasquale.

PASQUALE
Matilde? Tu non burli?

MATILDE
Addio, signore,
volo dalla mia povera Isabella.
(parte)

PASQUALE
Pasquale a un uomo dolce! Oh, questa è bella. Me
la godo davvero. Non c'è caso. Per me nacqui
Pasquale, Pasquale vissi, e vo' morir Pasquale.

Scena tredicesima
Isabella, poi Camillo.

ISABELLA
(timidamente)
Signor zio...

PASQUALE
Se non dici Pasquale, io non ti ascolto.
Pasquale è il nome mio; ne sento orgoglio,
e finché vivo esser Pasquale io voglio.

ISABELLA
(Lo chiamerò Pasquale.)
Caro signor Pasquale.

PASQUALE
(Furba costei! Mi vuol sedurre.)
(accorgendosi)
Accostati
ma con te Olivo io Sono, Impertinente!

ISABELLA
Perché?

PASQUALE
Come, perché? La signorina crede
che una fanciulla debba fare all'amore?

ISABELLA
Sì, signore.

PASQUALE
Sì, signore? Sfacciata!

ISABELLA
M'insegnaste
a non dire bugia.

PASQUALE
E se non hai rossor la colpa è mia,
questa sera in ritiro.

ISABELLA
Poco male!
Morrò. Lo zio Pasquale
(quasi piangendo)
morta mi piangerà.

PASQUALE
(Povera figlia!)

ISABELLA
M'avete amato tanto.

PASQUALE
(É vero, è vero.)

ISABELLA
Foste della bontà sempre il ritratto.

PASQUALE
(Per esempi romani io non son fatto.)

CAMILLO
(Voglio azzardarmi anch'io.)
(in lontananza accostandosi)

PASQUALE
Nipote! Al fratel mio
obbedire bisogna.
Quel briccon di Camillo
poi lo ritroverò.

ISABELLA
Pietà di lui.

PASQUALE
Pietà. Mi venga innanzi:
(Camillo s'inginocchia)
ne faccio un fricassè. Mattina, e sera
stava facendo conti. Impostoraccio!
L'avrà da far con me.

ISABELLA e CAMILLO
Perdon, signor Pasquale.

PASQUALE
Bella coppia! Imprudente! Gabbamondo.

CAMILLO
Caro signor Pasquale...

PASQUALE
Son finiti i suoi conti?

CAMILLO
Non mi dica di no. Parli al fratello:
accomodi l'affar.

PASQUALE
Signor mio bello!
Asciutto come l'esca
sposar la mia nepote?

ISABELLA
Io sono ricca!
Ho una dote...

PASQUALE
Che dote? Olivo non l'intende.

ISABELLA
Ebbene; ebbene:
un disperato amor rabbia diventa.
Se battono le cinque,
e il padre mio placato non avrete,
un colpo ascolterete.
Siam decisi: morremo;
e dall'altrui rigor ci salveremo.

CAMILLO
Signor Pasqual!…

ISABELLA
Pasqual!... Mio caro zio!

CAMILLO
Alle cinque...

ISABELLA
Se no...

CAMILLO ed ISABELLA
Per sempre... addio.
(fuggono, e
corrono in un viale, ove sono incontrati da Matilde e
Le Bross che si veggono)

PASQUALE
Ma... sentite... un tantin... figli!... Bel bello!...
(volendo seguirli)

Scena ultima
Olivo dal cancello del giardino e detto, indi tutti a suo tempo.

OLIVO
Pasqual!... Pasqual? Cos'è?

PASQUALE
Nulla... Fratello!
Mi ha sdrucciolato un piè. Ditemi in grazia:
che ore abbiamo?

OLIVO
Che domanda sciocca!
(cava l'orologio)
Tre minuti alle cinque.

PASQUALE
(Tre minuti!
Oggi moro in compendio.)

OLIVO
Isabella?

PASQUALE
Isabella...
Sì, signore... Scusate...
All'esempio romano ancor pensate?

OLIVO
Già pronta è la carrozza.
Di pensiero non muto.

PASQUALE
(Già passato è un minuto.) Ma, fratello,
considerando che siam tutti fragili...

OLIVO
Come?... Già, ci scommetto, l'hai veduta
t'intenerì di quella iniqua il pianto.
Fosti sempre Pasquale...

PASQUALE
(E me ne vanto.)
Ma... per esempio...

OLIVO
No.

PASQUALE
(L'altro minuto
galoppa per le poste.) Si potrebbe
persuaderla.

OLIVO
Son padre.

PASQUALE
Capisco... ma le donne... sono femmine,
e gli uomini...

OLIVO
Son uomini. Chiamatela.
Non voglio più parole.
L'onor nostro lo vuole. Ecco le cinque...

Battono le cinque s'ode un colpo di pistola.

PASQUALE
Misericordia!

OLIVO
Cosa fu? Tu tremi?
Da un gelido sudor mi sembri oppresso?

PASQUALE
Non è niente… Fratello!… Io moro adesso.

OLIVO
Diego!… Qual colpo! Diego! Aceto….aceto.

MATILDE, DIEGO, COLUMELLA e CORO
Ahi! sventura! Sventura!

Si vedono correre Matilde e Le Bross, Columella ed i
servi verso il boschetto; indi uscirne.

OLIVO
Soccorso!
Cosa avvenne?... Correte... Parlate.

MATILDE, DIEGO, COLUMELLA e CORO
Isabella...

OLIVO
Isabella?

MATILDE, DIEGO, COLUMELLA e CORO
Sappiate...
E Camillo quel colpo vibrò.

OLIVO
Isabella?

MATILDE, DIEGO, COLUMELLA e CORO
É Camillo... spirò.

OLIVO
Ah! disperato son. Figlia ove corro?
Un servo reca l'aceto a Pasquale.
Ove nel caso mio trovar conforto?

PASQUALE
É inutile l'aceto: io già son morto.
(ricusando d'esser soccorso)

BROSS
Barbari! Siete paghi?
(uscendo con finta indignazione)

PASQUALE
Io già, non c'entro.

BROSS
Ecco, padre tiranno,
ove spinse l'affanno
la fanciulla innocente.

OLIVO
Un ferro, un ferro a me. Sul corpo esangue

BROSS
Tarda, inutil pietà!

OLIVO
Se immaginato
un sì tragico evento avessi mai;
no, stato non sarei così inumano;
le avrei dato Camillo...

BROSS
Qua la mano.
Davvero?

OLIVO
Ma perché?

BROSS
Davver?

OLIVO
Lo giuro.

BROSS
Or che ne son sicuro
da la supposta morte
fo ritornare in vita.

PASQUALE e OLIVO
In vita? Chi?

BROSS
Camillo e il suo tesoro.
(Le Bross corre dal boschetto, e conduce fuori
Camillo ed Isabella seguiti da Matilde e da Diego.
Olivo l'incontra, ed unisce Isabella e Camillo)

OLIVO
Ah! figli!

ISABELLA e CAMILLO
Ah! padre!

PASQUALE
Tu rinasci... io moro.
(tremante di consolazione)

ISABELLA
No: ritornate in vita.
Ritornate a brillar. Tenero il padre
col suo pietoso inganno
(accennando Le Bross)
questi rese per me. Non v'è più affanno.
Più terrore non v'è. Solo per gioco
accanto al caro bene
rammenterò le pene. Oh, dolce istante!
Non regge a tanta gioia il core amante!
Se palpitai d'affanno
nel più crudel tormento,
compensa un tal momento
l'affanno e il palpitar.
Tacete, omai tacete,
o smanie del mio cuore:
ha trionfato amore,
cessato ho di penar.

CORO
Ha trionfato amore,
cessato hai di penar.

ISABELLA
Padre! ... Mio caro zio! ...
Signor! ... Mio bene!

CORO
Esulta:
copra un eterno oblio
il lungo sospirar.

ISABELLA
Ah! non regge l'alma in petto
all'eccesso del diletto;
già la sento nel contento
rimbalzarmi, e delirar.

CORO
Il rigor fu nebbia al vento:
tornò pace a scintillar.

FINE

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