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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Emilia di Liverpool

(Emilia o L'eremitaggio di Liverpool) Dramma semiserio in 2 Atti di Giuseppe Ceccherini, fu eseguita a Napoli (Teatro Nuovo) il 28 luglio del 1824

Personaggi

Emilia (Soprano); Claudio di Liverpool, suo padre (Basso); Federico (Tenore); Don Romualdo (Basso); Candida, sua figlia (Mezzosoprano); Luigia (Soprano); il conte (Basso); villani

ATTO PRIMO

Montagna alpestre: alla sinistra sull'alto di una collina
è un romitaggio, annesso al quale un tempio di gotica
architettura: al basso vari cipressi: in distanza abituri di
contadini. É l'alba.

Scena prima
Villani mendici, indi Candida dal romitaggio.

CORO
Attendiam tranquilli, e cheti,
già risplende in ciel l'aurora:
questo è il punto, questa è l'ora:
la pia donna a noi verrà.
Ci sollevi la sua mano
d'indigenza dalle pene:
l'autor sommo di ogni bene
il suo duolo temprar saprà.

CANDIDA
Co' suoi doni consueti
giunge a voi la sventurata:
da rimorsi è tormentata,
pace... oh Dio! trovar non sa.

CORO
L'autor sommo di ogni bene
il suo duol mitigherà.

CANDIDA
Emilia scenderà tra poco, buona gente; in mezzo
alle sue angosce sempre rammenta i suoi poverelli.

UN VILLANO
Ne abbiamo le pruove più sicure: son vari mesi,
da che riceviamo i suoi soccorsi.

CANDIDA
Diciotto mesi or sono Emilia qui giunse. Viveva
allora la vecchia direttrice sua zia. Il padre suo fu il
fondatore di questo ritiro. L'infelice, per quanto sua
figlia mi ha raccontato, è morto schiavo ne' bagni
dell'Africa.

VILLANO
Né sarà possibile di dileguare la di lei tristezza?

CANDIDA
E come, se i più terribili rimorsi le raddoppiano
ognora l'affanno?

VILLANO
Ma si apre la porta del ritiro! che sia d'essa?

Scena seconda
Emilia dal ritiro, immersa in profonda tristezza, e detti.

CANDIDA
Ecco, miratela,
qua volge il pie.

CORO
Oh, come è mesta!
Par fuor di sé!

EMILIA
Quest'aura mattutina,
quest'astro risplendente
sembra, che in dolce calma
riponga i sensi miei...
Sventurata ch'io son! che dissi mai?
Non vi è pace per me... dovunque inoltro,
ovunque io volgo il passo,
la squallid'ombra di mia madre irata
sempre... ahi! sempre rimiro!
Mi persegue il rimorso ov'io mi aggiro!
Madre! deh placati!
Misera me!
Ti spinse a morte
il fatto mio...
Mi rende un Dio
giusta mercé!
Ondeggio, e palpito!
Avvampo, e mi agito!
E resa stupida
mi manca il piè!

CORO
(Oh, come si agita!
Par fuor di se!)

CANDIDA
Emilia, a voi d'intorno
mirate i poverelli:
attendon, meschinelli,
l'usata carità.

EMILIA
Amici miei, prendete...
(scuotendosi, e dando danaro a' poverelli)
Preghiere al ciel volgete...

CORO
Che siate benedetta di tanta carità!

EMILIA
Ah! di contento
ripiena ho l'alma!
Il vostro giubbilo
ripone in calma,
e il cor più lieto
tornar mi fa!

CORO
Ognor la pace
con voi sarà.

CANDIDA
Grazie al cielo! vi veggo alquanto rasserenata.

EMILIA
Ah! cara amica, questi sono lampi di serenità
passaggiera; i miei rimorsi non me la fanno gustare
molto tempo.

CANDIDA
Andate, amici, e siate pronti ad accorrere, se mai nella
sottoposta valle qualche viandante si trovasse in
pericolo.
(i villani partono)
Or che siam sole, è tempo, che voi terminiate
il racconto delle vostre sventure. L'arrivo importuno
delle nostre suore lo ha altra volta interrotto.

EMILIA
A che riaprirmi una ferita,
che versa ognora tiepido sangue?

CANDIDA
Giova anzi talvolta il deposito delle proprie pene
Nel seno di una fedele amica.
Mi diceste, che voi siete figlia di Claudio,
signore di Liverpool, capitano di un vascello.
Che il suo dovere lo chiamò altrove,
mentre voi eravate bambina:
che i vostri beni furono malamente amministrati da un agente,
prescelto da vostro padre medesimo.
Intenta ad educarvi la ottima genitrice,
fu colpita dal ferale annunzio della morte di Claudio,
ucciso in un combattimento da' barbari africani,
che predarono il vascello.

EMILIA
Ah! mi è sempre presente quell'istante fatale!

CANDIDA
Mi diceste, che v'incontraste al passeggio in un
giovane uffiziale, che fece molta impressione sul
vostro spirito. Che costui vi chiese in isposa alla
madre, e n'ebbe un rifiuto, perché essa vi aveva
impegnata ad un ricco signore napolitano, di origine
spagnuolo, che in breve doveva a quest'oggetto
giungere in Inghilterra.

EMILIA
Oh, infausta circostanza, che decise del mio destino!

CANDIDA
Che il colonnello, vostro amante, riuscì a sollecitarvi
ad una fuga...

EMILIA
Ah! il barbaro mi sedusse, e mi trasse in una casa di
campagna, come trofeo della sua perfidia!

CANDIDA
Ma subito il pentimento si fece sentire nel vostro core,
e non potendo esistere lungi dalla genitrice,
meditaste, ed eseguiste il disegno di rientrare la notte
istessa nelle vostre domestiche mura.

EMILIA
Ah! vi regnava il pianto, e la desolazione! la
sventurata mia madre pel dolore della mia perdita,
sorpresa da una terribile convulsione, era spirata.

CANDIDA
Oh Dio!

EMILIA
Come una forsennata, e spinta dalla disperazione, qui
venni a gittarmi a' piedi di mia zia; ella mi accolse,
perché io avessi in questa solitudine pianto i miei
falli: volle anche il cielo di lei privarmi, ed io, sola, e
priva di ogni soccorso, vivo per mia eterna sciagura in
un pelago di amarezze.

CANDIDA
Consolatevi. Avete in me una leale amica. Ma il tempo
si fa burrascoso!

Comincia un temporale, che va sempre crescendo.

EMILIA
Eppure il nascente giorno sembrava così ridente!

CANDIDA
Ritiriamoci. I contadini saranno solleciti ad assistere
i viandanti. Appunto nella valle si vede una carrozza:
oh come cresce il turbine!

VOCI DI DENTRO
Aiuto! aiuto!

EMILIA
infelici! il legno è ribaltato!

CANDIDA
Correte amici... andate a soccorrere quei meschini.

I contadini si affrettano verso la valle.

EMILIA
Sommo Nume! ah! la tua celeste mano accorra a
sottrarli dal periglio!
(entrano nel ritiro)

Infuria il turbine che va quindi a poco, a poco
cessando, e succede la calma.

Scena terza
Federico, che conduce a stento don
Romualdo, maltrattato dalla caduta.

FEDERICO
Fate coraggio; il ciel si calma...

ROMUALDO
E uscìa m'ha trascenato ccà, mente la sposa
dinto a 'no lavarone
addeventanno sta 'na granavotta!

FEDERICO
Son seco i servi, il padre: in questo luogo
dalla sofferta scossa
vi piaccia alquanto riposar.
(Potessi così dal mio tesor strapparti
ognora aborrito rival!)

ROMUALDO
Vi', la mmalora!
A 'n'ommo, che allancato
d'abbramma nuziale,
vicino al bene amato
faceva carnevale,
mancava 'na tropea
pe' farlo disperà!
La sciorta m'è matrea,
maje mamma ne sarrà!

FEDERICO
Ma ormai sereno è il cielo:
ma dissipato è il nembo:
di bella calma in grembo
tornate a respirar.

ROMUALDO
Ma mo' che s'è ammaccata
da la tremenda botta
co' 'n'anca sdellommaia,
co' quacche coscia rotta,
cioncata int'a 'no lietto
la sposa avrà da sta.
E de'no lazzaretto
che cancaro ho da fa?
E’ un passaggiero affanno,
che i sensi suoi sorprende;
ma il suo vigor riprende,
ma lieta tornerà.

ROMUALDO
L'aje vista?

FEDERICO
Lo assicuro.

ROMUALDO
É sana?

FEDERICO
Qual timore?

ROMUALDO
Sta' bona?

FEDERICO
Ve lo giuro
or vi raggiungerà.

ROMUALDO
Ah! ca da morte a bita
me sento sorzetà!

FEDERICO
(Ma ti sarà rapita,
ma tua giammai sarà.)

ROMUALDO
Zompa... va lesto... vi' comme stà...
si è revenuta, portala ccà.
Che benga all'uoglio, 'mbraccia o 'nseggetta
vedè la voglio, pe'me calmà.
Dille, che st'arma chiù 'n 'arricetta,
che squase a sarma le aggio da fa.
Ah! no morzillo accossì bello
numi di Londra! per me serbate,
e in questa rezza quel fecatello,
numi! voi fate mo arravoglià!

FEDERICO
A lei mi affretto... vi servirò...
Le vostre pene tutte dirò.
E in ascoltarle la vostra bella,
per consolarle volar saprà.
Oh, voi felice! ridente stella
già vi predice serenità.
(Ah! freno a stento d'acerbo affanno!
Di gelosia mi ange il veleno!
Amor, dispetto già sento in seno,
che il cor mi stanno fieri a straziar.)

ROMUALDO
E ancora te staje ccà? mmalora, segretà, si cchiù
pesante tu de lo cchiummo... e cammina, tartaruca mia!

FEDERICO
Ecco appunto Luigia, che, rinvenuta dal suo
smarrimento, qui viene a consolarvi. (Oh, gelosia!)

Scena quarta
Luigia con contadini e servi, indi il Conte.

ROMUALDO
Oh, anamemmo Iella mia monna comme te siente?
Sbattuta ancora dalla tremenda sbattitura.

LUIGIA
Meno che lo spavento, altro male non ho sofferto,
grazie al cielo!

ROMUALDO
Eh! poteva essere pejore dicette chillo, che se
rompette doje gamme e uno vraccio.

LUIGIA
Dobbiamo la nostra salvezza a questi villani, ed a
quel marinaro, che con coraggio straordinario
fermando i cavalli, riuscì a liberarci dal pericolo.

ROMUALDO
Te! figliù sciacquate, e 'mbriacateve pe' me de birra, a
chillo marenaro le voglio fa fa 'no purpo arricamato. Vi'
ca l'avimmo obbrecazione de lo cuorio!

LUIGIA
Ma come ad un tratto i cavalli, spaventati dal
temporale, ci han trascinato in questa valle!

FEDERICO
Disgrazie solite a succedere a' viaggiatori.

ROMUALDO
E po', Federì, addò lo sì ghiuto a scavà no cocchiero
co n'uocchio cecato, e coll'auto, che poco ce vede?
Si non strellava io 'ntiempo l'auto juorno, ce strascenava
tunno dinto a 'no lago; che isso aveva pigliato pe' 'na
bella prataria.

FEDERICO
Il fatto adesso non ha più rimedio: pensiamo a
ristorarci in qualche modo.

VILLANO
In quel ritiro sarete accolti
con tutta la ospitalità, ed amicizia.

LUIGIA
Uno de' contadini, accorsi ad aiutarci, mi ha detto
esser quel romitaggio da sole donne abitato.

ROMUALDO
Tanto meglio! mo ce arrivammo nuje, che simmo
uommene, e addeventammo tutte neutre: approposeto
de neutre, pateto che se n'è fatto? Se fosse restato
comme a ruospo a 'ngrassà dinto all'acqua?

LUIGIA
Eccolo, egli arriva sostenuto da contadini.

FEDERICO
Povero vecchio'
la caduta è stata più fatale a lui che a noi.

ROMUALDO
Chesta è una delle tre ce de li viecchie! Videtillo si
non pare n'uosso de presutto caroliato? Né gno!
comme le siente? Poverommo! staje tutto 'nfuso

CONTE
Se son confuso? Oh bella! volete, che io non lo sia
dopo la disgrazia avvenutaci?

ROMUALDO
Aggio ditto si te si bagnato?

CONTE
Quale cognato? Che dite? E sempre siete sullo
scherzo?

ROMUALDO
Benedica! che belle recchie! Eppure cierte bote è
fortuna: poco 'nnanze nuje stevamo tremmanno
pe' lo fracasso de li truone, e isso m'addimannava
chi era che 'mmiezo a lo vallone sonava lo controbasso.

CONTE
E cosa si fa adesso? Resteremo qui a disagio fino a che
non sia accomodata la vettura?

ROMUALDO
Gnernò: mo ce jammo a ristorà dinto a chillo
romitaggio.

CONTE
E perché è maggio volete che io mi asciughi questi
abiti in dosso?

ROMUALDO
Jammoncenne, ca si no mo vedite 'n'auta tempesta
tra nuje duje! viene commico...

CONTE
Dove?

ROMUALDO
A la conciaria, a farte spilà le recchie! Federì,
appoja tu la sposella mia, ca io me carrejo sto
casciabanco.
(entra col Conte nel ritiro accompagnato da contadini)

FEDERICO
Mia cara Luigia!

LUIGIA
Ah, Federico!

FEDERICO
Voi sposerete don Romualdo?

LUIGIA
Prima morire, che abbandonare il mio Federico.
(entrano nel ritiro)

Scena quinta
Claudio lacero nelle vesti, con lunga
barba, in abito di schiavo.

CLAUDIO
In dura schiavitù
il fato mi dannò!
Il cor giammai provò
che sia contento!
ovunque io volgo il piè,
non trova il mio dolor,
che immagini di orror,
e di tormento!
Ah, Claudio sventurato!
Quando avranno un confin gli affanni tuoi?
Di dura schiavitù dopo venti anni
sull'affricano lido al patrio suolo
celere il passo io muovo,
misero me! non trovo
che pianto, che terror! perfida Emilia!
Tu la morte recasti
co' tuoi delitti infami
alla tua genitrice, e sposa mia!
Cielo! vendica il duol di un padre afflitto
che fulmin punitore del delitto!
Di una tradita madre
l'ombra tuttor sdegnata
non scenda invendicata
ne' regni dell'orror.
Ah no... che dissi mai!
Mi trasportò lo sdegno...
Cielo! sospendi il fulmine!
Lo implora il genitor.
S'è ver, che sei pentita
misera, afflitta figlia,
stendi le braccia tenere
a chi ti die' la vita,
e sulla muta cenere
noi spargeremo unanimi
lacrime di dolor.
Questa soave immagine
lieto mi rende il cor.
(esce)

Corridoio nel ritiro. Varie porte conducono a diverse celle.

Scena sesta
Federico, Luigia, il Conte, indi don Romualdo.

CONTE
Spero che domattina proseguiremo il nostro viaggio
per l'Italia, e giunti a Napoli, si faranno subito le tue
nozze con don Romualdo.

LUIGIA
Nol voglia il cielo!

CONTE
Cos'hai detto?

LUIGIA
Ho detto lo voglia il cielo!

CONTE
Brava figlia!

LUIGIA
(Domani sarai mio marito.)

FEDERICO
(A quest'ora saremo di già lontani.) Anche questa sarà
da me corbellata: eppure la memoria di Emilia da me
tradita non lascia di turbarmi. Eh! debolezza indegna
di me!)

LUIGIA
Ecco don Romualdo.

ROMUALDO
Cáttera! e comme so cassese ste femmene ritirate! tutte
de belle cere; si te vedono s'accovano Inzì a 'nterra, e
te fanno 'na resella 'nfaccia: ora vi'? cca dinto s'hanno
da 'ngrottà tutte ste bitelle Sorrentine, e 'nuje ciete
bote ce avimmo da acconcià co' cierte bufare, che te
fanno votà lo stommaco!

LUIGIA
Evviva don Romualdo!

ROMUALDO
Luigia mia, non te fa brutta, ca pe' te sempe ce sta la
primma cammera dinto a lo core mio. Io so pazziariello,
me piace de sta tra le gonnelle, ma po lo sape Napole,
Londra, e tutto lo munno, ca non song'ommo de
malizia.

LUIGIA
Oh, divertitevi pure, io non sono gelosa.

ROMUALDO
Tutto lo contrario de mammeta, che a comme m'aje ditto
tu stessa, ha fatto sempe ì co' li barcune all'uocchie a lo
si Conte, ch'è stato 'no brutto piezzo d'artiglieria!
sanfason... sciampagne! l'uocchie so fatte pe' bedere.

LUIGIA
E le mani per non toccare.

ROMUALDO
Ebbiva la guagliona! moscia sì, ma le risposte non te
le faje mancare: approposito, aggio visto apparecchià
da magnare: sarrà pe' nuje sicuramente: si Cò, adesso
avremo l'onore di esser serviti da ste peccerelle a la
menza.

CONTE
A che si pensa?

ROMUALDO
A lo diavolo cecato!

CONTE
Cavoli in insalata? non mi piacciono.

ROMUALDO
No? e tu magna cappucce: e io non boglio fa vuto da
parlà co' sto surdo!

LUIGIA
Se lo permette lo sposo, vorrei riposarmi un poco
nell' altra stanza.

ROMUALDO
Uscìa è la padrona.

FEDERICO
Vuole compagnia la signorina?

LUIGIA
E non sai che sola ho timore?

ROMUALDO
Vuol che bengo io?

LUIGIA
Non conviene, che voi siate a me vicino, come
prossimo sposo, in un luogo di ritiro: farà le vostre
veci il segretario: così vi sarà un poco più di decenza.

ROMUALDO
E 'mbe segretà me raccomanno a la tua segretaria.
Ne gnè? e tu non baje co' essa?

CONTE
Viene la badessa?

ROMUALDO
Mo te dò 'no priore de punio 'nfaccia, e la fenesco!

CONTE
Che dite?

ROMUALDO
E ba da figlieta mo, ca po parlammo.
(spingendolo)

CONTE
Costui mi fa girare il cervello!
(via)

ROMUALDO
Eppure sta sposa pare, che che commíco magna sempe
aloja pateca? Gnorsì è bellina quando ce ne cape, ma
la grazia soja pare, che la venne a mille ducate a lo
trappiso! oh, ma quanno me sarrà mogliera, me
l'acconcio a genio mio... Uh! e bì che bella figliuola se
ne vene a chesta via! chesta mo è faccia de ritirata? vi
che castoro de piagno s'ha da carolià dinto a sto stipo!

Scena settima
Emilia e detto.

EMILIA
Voi siete, o signore, uno de' nostri ospiti?

ROMUALDO
A farvi grazia, e vuje site la nostra ospitalera? E chi
non starria mente campa dinto a sto spitale?

EMILIA
A che tanto mi guardate, o signore?

ROMUALDO
Io so appassionato de belle pitture, e quanno vedo 'no
quadro de Franceschiello comm'a buje mo... non me
sazio maje de sorchiaremillo coll'uocchie: e ha non
credere a lo mutto, quanno dice, ca ogne disgrazia non
bene pe' fa male! siano benedette le tronole de
stammatina, che ce hanno procurato lo piacere de vedè
sto ritiro de belle nenne, e de vuje specialmente, che
tra le belle site la capotrotta.

EMILIA
A quel che veggo, amate molto il nostro sesso?

ROMUALDO
Ma si site la chiù bella opera de la natura! è lo vero,
che attuorno a ste rose addorose ce sò le spine, ma io
sempe me ne so riso delle loro punture.

EMILIA
Vi chiedo licenza; debbo assistere alle mie compagne.

ROMUALDO
Addò jate? non signore: io so 'no povero bagnato da
la tempesta, e mo' che steva piglianno 'no poco de
calimma 'nfaccia a sto fuoco, uscìa me vo levà la vampa
da vicino? ... gnernò... uscìa si azzezzi, e facimmo 'no
poco de conversazione.

EMILIA
Come vi piace, sediamo pure. Conosco dal vostro
accento, che siete Napolitano?

ROMUALDO
Gnernò. Napoli non mi sbucciò, ma mi poppò, Spagna
fu quella, che mi devacò.

EMILIA
Vale dire che nasceste in Ispagna?

ROMUALDO
Addò, senza pregiudizià i tuoi colori, ce stanno porzi
de' quadri vivaci, ed apprettatoni.

EMILIA
(Qual somiglianza di circostanze!)
E come siete in Inghilterra?

ROMUALDO
Eh! de la storia mia se ne potarríano stampà diece
volume in foglio! 'Na sposa che a uso de
trasformazione teatrale me sparesce dall'uocchie,
me fa ire ancora spierto e demierto.

EMILIA
(Oh Dio!)

ROMUALDO
(Chesta che ave?) 'No prèncepo, che m'era zio, volette
farme fa 'no matrimonio degno della mia nobile
nobiltà, e me 'ncaparraje co 'na figlia de 'no Milordo,
che steva a Londra; io, che so stato sempe amico de
viaggià, subeto partette da Napole pe' ghì a Londra a
trovà la sposa; ma statte a sentì, ca mo' vene 'no punto
de scena pe' farce cadè justo 'no bello piezzo de
museca.

EMILIA
(Che sia desso! oh sventurata!)

ROMUALDO
(Sta signora è attarantata!)

EMILIA
(Cosa far mi converrà?)

ROMUALDO
(Se contorce! che sarrà?)
E cossì pe' seguitare,
jette a Londra, e non trovajo
llà la sposa...

EMILIA
Ah!

ROMUALDO
La briccona, l'aveva
fatta la frittata...

EMILIA
Ah!

ROMUALDO
Da casa era scappata
con un uom di tristo cuorio,
e un marito provisorio
se trovaie primma de me.

EMILIA
(Sì... ch'è desso! io gelo... ohimè!)

ROMUALDO
(Che cos'ha se po' sapè?)

EMILIA
Dite in grazia il vostro nome?

ROMUALDO
É no poco longariello.
Don Romualdo d'Occhiobello,
De' Marchesi Calobragos,
y Figueros, y Moncados,
Castanassos, Camposellos.

EMILIA
Ah! son morta!

ROMUALDO
Mia signora!
Si si ossessa va a malora!
Me ne fujo mo' mo' da te.

EMILIA
Ah! fermate, e ravvisate
quella rea, che vi ha tradito...
Sono Emilia...

ROMUALDO
Ohimè! che botta!

EMILIA
Sì, mancai... ma fui sedotta...

ROMUALDO
Ah!

EMILIA
Da un empio traditore ...

ROMUALDO
Ah!

EMILIA
Fu debole il mio core ...

ROMUALDO
Ih!

EMILIA
Ma tosto il pentimento
seguir seppe il fallo mio,
e un rimorso, un fier tormento
strazia sempre il mesto cor.

ROMUALDO
(Vi' che muorzo dellicato
a sto fusto era stipato!
Ne che faccio? La perdono?
Me l'abbraccio? Me l'afferro!
Ma sto stommaco de fierro
mmeretà non ebbi ancor!)

EMILIA
(Egli estatico è restato!
Par mi guardi, e sia sdegnato!
Cresce, o cielo! il mio periglio!
Chi mi dà qualche consiglio?
Ah! ti bastin le mie pene
sorte a me nemica ognor!)
(via)

ROMUALDO
Ora vi'! io so restato de preta torchina! Chesta è
Emilia, chella che me facette lo bello chiantaruole! e io
so restato comme a 'no 'ncantato senza dirle 'na parola,
mente l'aveva carrecà de 'mproperie.

Scena ottava
Candida e detto.

CANDIDA
Quel lacero marinaio, che vi ha soccorso allorchè
ribaltò la vostra carrozza, è venuto per ubbidire al
vostro comando.

ROMUALDO
Gnorsi, è ghiusto che ha da avè 'no buono regalo, ma
mo' tengo auti guai pe' la capo: dimme 'na cosa... la
direttrice de sto luogo è Emilia Lavapulle?

CANDIDA
Che sento! e come vi è noto?

ROMUALDO
Avimmo saputo tutto.

CANDIDA
E qual relazione avete voi con essa?

ROMUALDO
Quà relazione! oh bella! Io songo il suo destinato
connubbio, che da Napoli me portaje a Londra, e pe' fa
sto bello matrimonio.

CANDIDA
(Costui!)

ROMUALDO
Che! tu pure patisce de storzille?

CANDIDA
Voi siete quello? Oh, quale combinazione!

ROMUALDO
Aggio risoluto: fa trasì lo marinaro ca mo' lo rialo e
po' me la voglio fumà,
sto retiro s'è fatto periculuso pe 'mme.

CANDIDA
Vado a servirvi.
(via)

ROMUALDO
Chiammammo a Federico; sto secreto lo pozzo
confidà a lo segretario... Federico!

Scena nona
Federico e detto.

FEDERICO
A vostri comandi.

ROMUALDO
Non saje la novità?

FEDERICO
E quale?

ROMUALDO
Aggio trovato la sposa, che m'era forjuta dal
primo letto.

FEDERICO
Che mai dite? Emilia?

ROMUALDO
Emilia è la capo de sto romitaggio.

FEDERICO
(Che sento mai! Ora si scopriranno i miei raggiri.)

ROMUALDO
Chesto che d'è! lo nomme d'Emilia pare 'no
talismano? tu puro te sì smarizzato?

FEDERICO
Certamente... partiamo al momento. Mi fa
orrore questo luogo!

ROMUALDO
Che giovane d'onore? se 'nteressa pe' lo patrone!

FEDERICO
(Feci male ad unirmi a costui, come segretario,
ma chi poteva pensare...

ROMUALDO
Chillo, che la carriaje, a la tagliola, facette sette
carrine.

FEDERICO
(Egli non sa, che sono io quello.)

ROMUALDO
Accossì fanno tutte li briccune.

Scena decima
Claudio e detti.

CLAUDIO
(Eccolo! quegli è l'empio seduttore di mia figlia: il
suo finto nome nulla valse a celarlo alle mie ricerche.
Oh, mia vendetta! sarai paga alla fine!)
Signori, che volete da me?

ROMUALDO
Viene ccà, tu, che me pare asciuto da 'no spetale,
azzeccate, ca t'avimmo da ringrazià, e regalà,
pecché ce aje sarvata la vita.

FEDERICO
(Con qual fierezza mi osserva colui!)

ROMUALDO
Pigliate ste ghinee.

CLAUDIO
Io non vendo il mio dovere.

ROMUALDO
Oh mmalora! 'no pezzente è cchiù sguazzone de nuje!

FEDERICO
Chi sei? Perché così attento mi guardi?

CLAUDIO
Io ritrovo in voi la somiglianza di una persona,
che conosco.

FEDERICO
Tu credi avermi conosciuto altrove forse?

CLAUDIO
No,ma...

FEDERICO
Chi sei?..

CLAUDIO
Un infelice bersaglio dell'ira della sorte: l'empio, che
vi rassomiglia... m'involò tutto... fino l'onore...

FEDERICO
(Quai detti!)

ROMUALDO
No, Federì! tu rassomiglie a 'no buono galantommo!

FEDERICO
E che ti fece colui?

CLAUDIO
Portò la maledizione nella mia famiglia. Io era
schiavo ne' bagni dell'Affrica, ed al mio ritorno...

FEDERICO
Tu fosti schiavo? (qual palpito!)

ROMUALDO
E comme te sarvaste?

CLAUDIO
Col mio coraggio. Venti anni languii miseramente fra
quell'orrore. Intanto un usurpatore s'impossessò de'
miei beni, dopo avermi calunniato di gravi misfatti,
che meritarono la mia proscrizione, e mi ridusse nello
squallore, in cui mi vedete. Mi restavano degli esseri a
me cari... Oh Dio!

ROMUALDO
Federì, sto schiavo te saetta coll'uocchie!
Che l'ha cottíco?
(fremendo guarda Federico)

FEDERICO
(Io tremo!)

ROMUALDO
Appriesso.

CLAUDIO
Covava nel mio seno il disegno di liberarmi, come il
fuoco nelle viscere di un vulcano. Finalmente mi riuscì
di sedurre il mio vigilante custode con lusinghiere
promesse. Essendo un giorno al travaglio alla riva del
mare, vidi un piccolo naviglio abbandonato. Pregai,
scongiurai il mio custode a profittarne: era vicina la
notte; una folta nebbia ci favoriva. Attraversammo
vogando a tutta possa un piccolo seno di mare. I
barbari, fatti avvertiti della nostra fuga, vomitarono
contro di noi da molte bocche di fuoco, a più riprese,
la morte; le armi del mio custode ci servirono di
difesa. Il desiderio di conservarci la vita dava vigore
al nostro braccio, fino che salvi e lieti innalzammo
all'Essere degli esseri i più sinceri ringraziamenti.

ROMUALDO
Tornaste a la casa toja?

CLAUDIO
Tornai per trovarvi il pianto, il disonore, e la morte.
Ora mi mantiene in vita il desiderio di vendetta.
Scellerato! tu mi strappasti dal seno gli oggetti più
cari, tu m'involasti l'onore... l'onore... ecco ciò che dirò
quando la sorte mi farà trovare il mio nemico.

ROMUALDO
Oh poverommo! Io non lo vorria manco conoscere! Si
me pare 'no diavolo, schitto pe' lo pensiero de vederlo,
e quanno te ce 'ncuntre, ne faje 'na vrenna?

Scena undicesima
Candida e detti.

CANDIDA
A momenti verrà la direttrice.

CLAUDIO
Emilia!

CANDIDA
La conosci?

CLAUDIO
La fama della sua virtù mi fa desiderare di conoscerla.

FEDERICO
(Sono così agitato, che non comprendo me stesso!)

CLAUDIO
(Vedrò dunque mia figlia? Essa non mi conosce.
Inosservato vedrò se è vero il suo pentimento.
Ella ignora, che colui qui si trovi.
Core di tenero padre,
osserva, soffri e taci.)

Scena dodicesima
Giunge Emilia e gettando l'occhio su Federico
resta estremamente sorpresa e subito dice.

EMILIA
Giusto ciel! chi vedo! oh Dio!
Chi mi aita! ... Io manco ... io gemo...
(sviene)

FEDERICO
(con grave sorpresa)
(Ella è d'essa! ... Io gelo ... io tremo!)

CLAUDIO
(Di livor avampo, e fremo!)

CANDIDA
Soccorrete la meschina! ...
Dal dolor mancando va ...

ROMUALDO
Chella cade in svenimento!
Chisto strilla, e fa sbaratto! ...
L'auto sgriscia comm'a gatto!
E stonato io resto ccà!

CLAUDIO
(Cor di padre' io già ti sento!
Tu mi palpiti nel petto...
?Frenar deggio il vario affetto
di vendetta, e di pietà!)

CANDIDA
Prende fiato!

ROMUALDO
(ad Emilia)
Va... coraggio!

CANDIDA
Che vi affligge?

ROMUALDO
Cos'avete?

EMILIA
Dallo sguardo mi togliete
quell'indegno traditor!

ROMUALDO
Chi è st'indegno? Forse uscìa?
Forse tu? Donca io so chillo?
Ma vì comme lo tentillo
me vò proprio carfettà!

EMILIA
Quest'asilo d'innocenza
profanar osasti... audace!
Va! t'invola! la mia pace
per pietà non disturbar!

FEDERICO
Cara Emilia, a' piedi tuoi
il perdon prostrato imploro.

ROMUALDO
Ma che d'è sto concistoro?
Chisto è lui?...

EMILIA
Questi è l'indegno,
che mi rese scellerata,
e una madre sventurata,
ei mi fece abbandonar.

ROMUALDO
Che sorpresa! che mai sento!
Chi le dà tanto tormiento
alommanco se sa mo'.

EMILIA e CLAUDIO
Dell'indegno il turbamento
il delitto fe' palese:
il piacer del suo tormento
il mio core sollevò.

CANDIDA
Che sorpresa! che mai sento!
La cagion del suo tormento
finalmente si svelò.

FEDERICO
La vergogna, il turbamento
come mai nasconderò?

ROMUALDO
Tu addonca si' chillo
che a me la ficcò?
Pe farme messere
lo nomme te cagne?
Sta quaglia era mia,
e tu te la magne?
Ah, brutto majale!
Indegna marmotta!
De sango 'na votta
cacciar ti saprò!

CLAUDIO
(Ah! l'ira nel seno
frenar più non so!)
(a Federico)
Signore venite,
parlarvi desìo.

EMILIA
Qual volto! gran Dio!
quai moti nel petto!

CLAUDIO
(a Federico)
Andiamo.

FEDERICO
Ma dove?

ROMUALDO
Garbato soggetto! Io poi parlerò.

EMILIA e CANDIDA
Lo sdegno frenate...

FEDERICO
Qual'ira!

CLAUDIO
Tremate!

ROMUALDO
Ch'è stato?

CANDIDA
Un momento!

EMILIA
(a Claudio)
Lo sdegno ammorzate,
(a Federico)
partite di qua!

TUTTI
Si sospenda per or la contesa;
sarà meglio partire di qua.

ROMUALDO
Si non tengo lo carro a la scesa, 'no
fracasso mo' vide assommà!

CLAUDIO
(Fuor di qua trar lo vorrei ...)

FEDERICO
(Ah! di qua partir vorrei! ...)

CLAUDIO
(Fuor di qua mi spinge l'ira...)

EMILIA e CANDIDA
Tosto andate fuor di qua.

TUTTI
Già si oscura la mia mente,
e consiglio più non sente!
Lo stupore va crescendo!
Più me (stessa/stesso) non comprendo!
Son (confusa/confuso) ed (agitata/agitato
e non so che mai sarà!

Tutti viano ad eccezione di Federico.

Scena tredicesima
Federico, indi Luigia,
Romualdo ed il Conte.

FEDERICO
Che mi avvenne! Qui Emilia? Qui quella donna
infelice da me tradita?

LUIGIA
Federico, che vuol dire, che qui si faceva tanto
rumore?

FEDERICO
(Seguirò ad ingannare anche costei?)

LUIGIA
Non mi rispondi?

FEDERICO
(Conviene disingannarla. É tempo ormai di ricalcare il
sentiero della virtù, e detestare il reo costume, in cui
vissi finora.)

LUIGIA
Insomma tu a che pensi?

FEDERICO
(Col finto nome del colonnello Villars sedussi la
povera Emilia, con quello di Federico implorerò il suo
perdono: potrà negarmelo quell'anima generosa?)

LUIGIA
E così, mi hai tu presa per un fantoccio?

FEDERICO
(Emilia è mia moglie... i nostri legami non possono
frangersi che dalla morte.)

LUIGIA
Adesso adesso mi fai salire le furie, ti dico...

ROMUALDO
Oh, eccolo cca! Lupus in fraveca! Ma dimme
'na cosa, tu chì mmalora sì? Federico o lo colonnello
Mallardo?

FEDERICO
Signore...

ROMUALDO
Non me fa lo cuollo stuorto! ... anima senza un callo
di vereconnia! s'è squagliato lo zuccaro a lo confietto,
e 'mmece de l'ammennola s'è scoverta la cogliandra: oh
mmalora? E co' sto musso asciutto stive secretarianno
commìco, mentre m'avive arrobbata la mia secretarìa?

LUIGIA
Di chi parlate, don Romualdo?

CONTE
Alzate un po' la voce... che maledetto vizio e quello di
parlare fra denti!

ROMUALDO
Gnò, levate da 'nanze, ca mo' mme pare 'no moschillo
all'uocchie mieje! tu lo vi' a chisto ccà! non te pare 'no
buono figlio? Eppure è la quintassenza de le
bricconarie, è 'no 'nganna figlio de mamma.

LUIGIA
Che dite?

ROMUALDO
Sto galantommo fuje chillo, che co lo nomme de lo
colonnello Mallardo 'ngannaje a Emilia, chella che
mo' s'è ritirata a servì lo Cielo dinto a sto retiro, e che
io pè pigliarme pe' mogliera me facette lo viaggio da
Napole a Londra.

FEDERICO
Ah! son perduto!

CONTE
Chi cerca aiuto?

LUIGIA
E dice il vero, don Romualdo?

ROMUALDO
Dico lo vero? E addimmanna a isso, e bì si ave
coraggio de lo negare.

LUIGIA
Tu taci, e abbassi gli occhi? Ah, indegno! E dunque
vero, che sei un seduttore?

FEDERICO
Oh Dio!

LUIGIA
Perfido! dunque ancor io sono stata da te ingannata?

ROMUALDO
Gnò!... 'ngannata! comme 'ngannata! chi
t'ha 'ngannata?

FEDERICO
Ah, perdonatemi!

ROMUALDO
Perdonateme... oh mmalora! E che t'ave da perdonà?
sta a bedere ca me volive fa st'auta mattonella!

LUIGIA
No... non ti ascolto, scellerato!

ROMUALDO
Ne, 'ntorcia a biento e tu non siente chille che ne
vottano?

CONTE
Fiottano, e perché fiottano?

LUIGIA
Ah! che io sono disperata! Io piango dalla rabbia!

ROMUALDO
Tu chiagne! te dispiere! se pò sapè che t'ha
afferrato?

LUIGIA
Se mi volete bene, ammazzate quel traditore.

ROMUALDO
L'aggio d'accidere! e pecché?

LUIGIA
Perché mi ha rubato il core, perché mi ha innamorata
alla follia e poi mi tradisce crudelmente.

ROMUALDO
Comme! comme! 'nnammorata! C'era
st'auto bazzicotto? E tu faccia
d'ottantotto! Mutria tosta, e
'mmiscottata! Na mogliera m'aje
guastata, me vuò l'auta mo' arrobbà?

CONTE
Ma mi dite in carità...

ROMUALDO
Oh! si Cò! non me stonà!
(a Luigia)
Te spassave a manco, e a ritto
mo commíco, e mo' co' chillo?
Che balea quel purpo fritto
co' sta cernia, che sta cca?

CONTE
Ma si può saper che fu?

ROMUALDO
Gnò! non starme a 'nfracetà!
si tu appena aje quinnece anne,
e no secolo aje de 'mbroglie.
Da vinte anne tu arravuoglie
tutta affè la umanità!

CONTE
Ma si può saper che fu?

ROMUALDO
Gnò! mmalora! fatte llà!
E de filo, o iniquo, e fello!
(a Federico)
Me vuò fa morì zetiello?
Ma sta vota sto voccone
' ncanna affè t'annozzarrà.

CONTE
Ma vedete col malanno...

ROMUALDO
Gnò! no cchiù! vi' ca mo' sferro!

CONTE
Chi va a terra?

ROMUALDO
Va a mmalora!

CONTE
Chi sta fuora?

ROMUALDO
Ah, ca mo' schiatto!

CONTE
Corre il gatto?

ROMUALDO
Gnò! vattenne,
ca l'arraggia m'è sagliuta!
' no maciello, ' n' arrostuta
io ne faccio de vuje cca!
Ah! ca 'ncapo già me sento
'no fracasso, 'na battaglia!
Ah, la vista me s'abbaglia!
Cchiù che faccio non se sa!

LUIGIA
Così fiero tradimento
chi poteva immaginar?

FEDERICO
Così tristo avvenimento
chi poteva immaginar?
(via Romualdo)

LUIGIA
Guardami in fronte, se hai cuore!

FEDERICO
Ah, lasciatemi a miei rimorsi... io più non reggo
al loro strazio tormentatore.
(via)

LUIGIA
Caro padre! soccorretemi...

CONTE
Che vuoi?

LUIGIA
Io sono la donna più infelice!
(via)

CONTE
Va cercando Beatrice?
sarà qualche suora di questo ritiro.
(via)

Scena quattordicesima
Emilia, indi Claudio.

EMILIA
Delle mie pene, o stelle,
non vi basta il rigor? Perché più fiere
scendano in petto a lacerarmi il core
offriste al guardo mio quel seduttore?
(resta concentrata)

CLAUDIO
(Eccola! O di natura
voci soavi! io già vi sento in seno!
Fra le mie braccia almeno... Ah no! ti arresta
padre infelice, e 'l fallo suo detesta!)

Emilia si scuote alla voce di Claudio.

EMILIA
Quell'uom! Chi sei? Che chiedi?

CLAUDIO
(A quell'aspetto
di vario affetto un rio tumulto io provo!
Ire! voi chieggo, e in me più voi non trovo!)

EMILIA
Mi guardi, e taci?

CLAUDIO
Emilia, in me ravvisa
dell'autor de' tuoi giorni
un'amico leal: sol per suo cenno
qui spingo il piè.

EMILIA
Che dici! Ah! Tu m'inganni!
Inesorabil morte
alla figlia, alla sposa
già lo rapì...

CLAUDIO
No... ancora,
ma per serbarlo a' più crudeli affanni,
reggono i giorni suoi gli astri tiranni.

EMILIA
Che ascolto!

CLAUDIO
Ei meco errante,
sciolte di schiavitù le aspre ritorte,
affronta il suo destin, sfida la sorte.

LUIGIA
Vive il padre? E a me non vola?
E natura a me nol guida?

CLAUDIO
Di una figlia matricida
odia in te la crudeltà.

EMILIA
Taci. .. oh Dio! Del ciel la folgore
cruda è men di questi accenti! ...
Ch'io son rea tu mi rammenti,
che il mio fallo ugual non ha.

CLAUDIO
(Al suo pianto... a quei tormenti
mi si desta in sen pietà!)

EMILIA
Ah! dov'è? Mi addita almeno...

CLAUDIO
(Quale istante!)
Ah, senti... aspetta...

EMILIA
Io farò la sua vendetta...
Al suo piè spirar saprò.

CLAUDIO
Dell'error tu sei pentita?

EMILIA
Non tel dice il dolor mio?

CLAUDIO
Ah! più regger non poss'io!
Deh, ti appressa... io ti perdono ...

EMILIA
Che! fia ver?

CLAUDIO
Tuo padre io sono ...

EMILIA
Come? Oh ciel!

CLAUDIO
Fra queste braccia vieni, o figlia! ...

EMILIA
Ah, padre amato!

CLAUDIO ed EMILIA
Se al tuo sen mi rende il fato,
che bramar di più non so!

EMILIA
Alfin sarò felice
del genitore accanto...
Ah, no... questo è un incanto,
è un sogno ingannator!

CLAUDIO
Ah! ti consoli, o figlia, il
mio paterno amore ...
Non ti delude il core ...
Tu stringi il genitor.

EMILIA
Padre!

CLAUDIO
Mia cara!

EMILIA e CLAUDIO
Oh, gioia!
Oh, qual diletto io sento!
L'eccesso del contento
fa ribalzarmi il cor!
Oh, come in un baleno
tutto cangiò di aspetto!
Stringiti a questo seno...
Tu sai bearmi ancor!
(viano abbracciati)

Scena ultima
Romualdo, indi Luigia ed il Conte,
infine gli altri attori con coro di villani.

ROMUALDO
Pensace buono, don Romuà!
Vi' ca se 'ntrovola l'aria pe' tè.
Chesta nennella, che buò sposà,
de fauzo quarto patesce affè.
E che so pazzo? Vao mo' a scocchià.
Ste mela fràcete non so pe' mme.
Ma vi' la sciorte quante ne fa!
'Na sposa in erba se ne scappò,
e mo' chest'auta me fa smiccià
col segretario 'no bello flammò.
Mo' a tutte doje le manno llà,
e sempre cerbero mi restarrò.

LUIGIA
Deh, correte, mio signore.

LUIGIA e CONTE
Là succede un brutto guaio...
Quell'audace marinaio
Federico osa insultar.

ROMUALDO
Songo amico de la pace,
non me voglio cimentà.

CORO
Arrestiamo quell'audace...

FEDERICO
Importuno, a che mi offendi?

CLAUDIO
Vo' da te risarcimento ...
Oltraggiasti l'onor mio ...

FEDERICO
Tu chi sei? Palesa il nome...
Di conoscerti ho desio...

CLAUDIO
Io son tal, che tremerai il
mio nome in ascoltar.

FEDERICO
Parla.

CORO
Svelati.

EMILIA
(Oh, cimento!)

FEDERICO
Non tacer...

CORO
Dell'ardimento
darai conto...

CLAUDIO
Ah, traditore! ...
Sappi... io son ...

EMILIA
Del padre mio
fu compagno negli affanni...
E qui venne a farmi nota
di sua morte sventurata
la crudel fatalità.

CLAUDIO
Ma la colpa invendicata
giuro al ciel! non resterà.

EMILIA
(E una figlia sciagurata,
che da voi chiede pietà!)

FEDERICO
(Da rimorsi lacerata
l'alma in sen penando sta!)

ROMUALDO
Vi' che pessima jornata
pe' me aveva da spuntà.

LUIGIA e CANDIDA
(Sento l'anima agitata... Giusto ciel!
che mai sarà?)

CONTE
(Veggo ogni anima agitata
ma la causa non si sa!)

TUTTI Col CORO
Quanto è terribile
questo momento!
Non basto a reggere
al rio tormento,
che in petto l'anima
straziando va!
Ah! non più fulmini
sorte spietata!
Ma torni a splendere
la desiata
soave, amabile
serenità!

ATTO SECONDO

Cortile nell'interno del ritiro.

Scena prima
Coro di contadini, Luigia e Candida.

PARTE DEL CORO
É partito?

ALTRA PARTE
Non ancora.

TUTTI
Che insolente marinaio!
Ei di torbidi un vespaio
è venuto qui a destar.
Sbuffa, smania, ognor minaccia,
non si sa cosa pretenda,
ma per lui questa faccenda
andrà male a terminar.

LUIGIA
Ah, perché di un traditore
al periglio ancor pavento?
Né l'orror del tradimento
l'amor mio può superar?

CANDIDA
Odio merta, e non affetto
quell'indegno seduttore,
che il candor di un puro core
sempre è intento ad ingannar.

LUIGIA
Fra l'amore, e la vendetta
sento l'alma palpitar!

CANDIDA
Sì, del cielo la vendetta
saprà l'empio fulminar.

CORO
Ah! di Emilia poveretta
chi gli affanni sa calmar?

Vanno via i contadini.

LUIGIA
Ma non si è penetrato ancora per qual ragione
quel marinaio tanto s'interessi de' casi di Emilia?

CANDIDA
Egli asserisce di essere un amico di suo padre.

LUIGIA
Ah! quanto li son tenuta,
se ha saputo palesarmi un traditore!

CANDIDA
Ma non siete voi destinata alle nozze di don Romualdo?

LUIGIA
Conosco il mio fallo, e sento purtroppo la forza
de' vostri rimproveri. Ma, giovanetta inesperta
ho facilmente ceduto alle premure di un perfido
che, profittando della inclinazione del mio core
prometteva farmi felice colla sua mano.

CANDIDA
Quanto sovente il nostro sesso si affida alle lusinghe
degli uomini! La sventurata Emilia ne offre un
deplorabile esempio. Permettete, che io vada presso di
lei. Vorrei, se potessi, a costo della mia vita calmare il
suo crudele affanno.
(via)

LUIGIA
Ed ora cosa sarà di me? Ecco don Romualdo:
ah! mi convien placarlo, per non espormi allo
sdegno del padre.

Scena seconda
Don Romualdo e detta, indi il Conte.

ROMUALDO
Oh, staje cca, gallone a doje facce! sposa
fantasmagorica! Ma sta vota t'è benuto curto
lo jeppono: t'aje jocato tridece, e t'è asciuto
sittantanove.

LUIGIA
Voi tutto prendete sul serio, e non volete permettere
ad una ragazza qualche scherzo talvolta?

ROMUALDO
Quà sghizzo? No, tu pazziave co' tutta la verità:
Oh Luì! tu saje, ca io aggio magnato pane de
cchiù forne! vi' si mo 'na muccosella, comme a te,
po' portà 'ncarrozza a 'no viaggiatore, che ha
smerzato dinto e fora l'orbe terraqueo ed aquatico!

LUIGIA
É vero, che poc'anzi io mi adirai con Federico, ma lo
feci a solo oggetto di vendicarmi di voi, perché
appena qui giunto, vi siete divagato a fare il bello
colle donne di questo luogo.

ROMUALDO
Sta vota lo tentore ha sbagliata la tenta carmosina, e la
pezza n'è benuta a colore. Confessa, o fella! fefelli!
falsum! ca te piaceva de cammenà co lo cavallo de
sotta, e lo pertechino...

LUIGIA
Ma io...

ROMUALDO
Sta zitta! ...

LUIGIA
Ma voi...

ROMUALDO
Non parlà! Ca mo' anticipo i miei dritti
dominicali, te taglio sto naso de poparuolo, e non te
faccio bona né pe' me, né pe' l'aute.

LUIGIA
Oh! queste ingiurie. Oltrepassano il segno!

CONTE
Vi trovo alla fine! Posso o no sapere con tutto
l'agio adesso, che siamo soli, che mai voglia dire
tanto susurro, tante cere torbide e convulsive,
che veggo in questo ritiro?

ROMUALDO
Vattenne, si Cò, ca mo non aggio golio
de perdere né capo, né pacienzia, né luce.

CONTE
Per la insolenza di quel feroce?

ROMUALDO
(fortissimo)
Parla co' figlieta, ca essa sape tutto lo 'mbruoglio.

CONTE
Ah! dimmi dunque tu, Luigia mia.

LUIGIA
Don Romualdo anche in piedi sogna.

CONTE
Mi vedi, ed hai vergogna? Qual male ho fatto io?

ROMUALDO
Vergogna, a fíglieta? chella tene 'na faccia, che
la può fonnere, e farne 'no cannone de corzea!

CONTE
Che? il bastone di Andrea?

ROMUALDO
No la varra de Tommaso, che starría bona
'ncapo a te e a figlieta.

LUIGIA
(É meglio, che io fugga, per evitare
un dispiacevole sviluppo.)
(via)

ROMUALDO
E mo' te ne sì fojuta! Oh! ma l'aje da fa commíco.

CONTE
Dove andate? Luigia? L'avete fatta andar via,
perché non mi dicesse la verità? Oh, ma io non vi
lascio, e voglio ad ogni costo sapere da voi fil filo
tutto il fatto...

ROMUALDO
Ca tu me 'ngutte e stúzzeche
pe' te contà lo fatto,
io strillo comme a 'n'aquila,
tu non me 'ntienne affatto,
e a uscìa pe' farme 'ntennere
mo' non borria crepà!

CONTE
Ma a cosa ci entra Venere?
L'arpia chi mai sarà?

ROMUALDO
(fortissimo)
Dico, ca Troja in cenere
priesto vedraje tu cca.

CONTE
Ma piano' cospettone
Più giù con quel vocione!
Un sordo io non son già!

ROMUALDO
E appriesso vo ragione!
Ma vi' che scoppolone
al Conte ho da sonà!

CONTE
Chi è quel marinaro?

ROMUALDO
É 'n'animale anfibio.

CONTE
Chi è? Pasqual Polibio?

ROMUALDO
Che fremma! è 'n'ommo quida...

CONTE
Ti sfida? A quale oggetto?

ROMUALDO
Ah! ca na vena 'mpietto
me sento già schiattà!

CONTE
Perché con Federico
gesti facea da matto?

ROMUALDO
Ca chisto è chillo fatto,
che non se pò appurà.

CONTE
Che dici?

ROMUALDO
Ca non saccio.

CONTE
Che cosa? un gallinaccio?

ROMUALDO
Puozz'essere scannato!

CONTE
Davver? glie l'ha rubato?

ROMUALDO
'Na vranca de saette!

CONTE
Poi se lo fe' in polpette?

ROMUALDO
(fortissimo)
'No vero porpettone
'ncoscienza sì papà!

CONTE
Ma piano! cospettone!
Un Sordo io non son già.

ROMUALDO
(come sopra)
Figlieta è 'na briccona.

CONTE
Briccona! e perché mai?

ROMUALDO
(come sopra)
Ca tene famma assai.

CONTE
É carne, che ha da crescere,
lasciala satollar.

ROMUALDO
Puozze morì de subeto
tu, Federico, e figlieta,
e io, che fra ste 'ntapeche,
fra surde, 'mbroglie e diavole
se lo sollenne arcaseno,
che ancora stongo ccà!
Ma si accommenza a chiovere,
cca vide lo delluvio,
la lava corre a furia,
se sentono le tronola,
e a te lo primmo fruvole
le recchie ha da spilà!

CONTE
Oh, povero mio genero!
Diventa già frenetico!
Se cresce più il delirio,
la cosa si fa seria...
Acqua! Salasso! Subito!
Spavento inver mi dà!
(fugge inseguito da don Romualdo)

Scena terza
Federico e Candida.

FEDERICO
Deh, non mi fuggite... ascoltatemi per pietà...

CANDIDA
Che potreste dirmi? Osereste giustificarvi
della vostra inescusabile perfidia?
Non contento abbastanza di aver resa infelice una credula donna,
avreste altri lacci da tenderle, per vieppiù tormentarla?

FEDERICO
Ah no! ... io provo invece i più crudi rimorsi,
e rientrato in me stesso, vorrei render la pace
al desolato core di Emilia.

CANDIDA
E come sperarlo? Richiamando dalla tomba
la sua genitrice, vittima del vostro barbaro inganno.

FEDERICO
Riparando in parte i miei torti, mercé la offerta
della mia mano. Ah, voi che tanto amate la vostra
amica, consigliatela al mio perdono. Io non posso,
non so esistere in odio a colei, che ora un sincero
pentimento mi rende tanto cara! Io son pronto a
dare qualunque pruova del mio ravvedimento.

CANDIDA
Con un'altra amante al fianco?

FEDERICO
Luigia mi è indifferente. Emilia ha saputo spegnere
la mia nascente inclinazione per essa.

CANDIDA
(Non sarebbe veramente questo il primo caso di
conciliare tutto il mal fatto con un'imeneo.)

FEDERICO
Voi siete commossa... ah! lo veggo! La vostra
bell'anima è già di me impietosita.

CANDIDA
Di voi non già: son sincera, e vi dico, che il
vostro fallo non merita perdono; ma la sola
speranza di temprare le pene dell'amica
mi determina ad aprire il labbro in vostro favore.
Possano le mie premure produrre il desiato effetto!

FEDERICO
Oh, quanto vi son grato! a sgombrare ogni dubbio
da don Romualdo, e calmarlo sul possesso di
Luigia, ho anche pensato d'implorare i suoi
uffizi presso Emilia.

CANDIDA
Mi sembra difficile, che egli voglia a vostro pro
impiegarsi, mentre voi li avete insidiate due amanti.

FEDERICO
Io conosco il suo core, e mi auguro di riuscirvi.

CANDIDA
Fatelo pure. Io vado in cerca di Emilia: sarei felice,
se potessi tergere le sue lagrime.
(via)

FEDERICO
Giunge opportuno don Romualdo. Coraggio!

Scena quarta
Don Romualdo e detto, indi Emilia.

ROMUALDO
Aggio visto chillo briccone de Federico, che
ghieva appriesso a chella porputa solitaria ch'è
la confidente d'Emilia: se volesse lo malandrino
acconcià 'n'auta mogliera pe' l'inverno?

FEDERICO
(con voce sommessa)
Don Romualdo!

ROMUALDO
Uh! sta cca lo faccio d'acciso!

FEDERICO
Prendete...
(Porgendogli un pugnale)

ROMUALDO
No cortiello!

FEDERICO
Sì, uccidetemi... ecco il mio petto esposto a' vostri colpi...

ROMUALDO
A me? E pe' l'ultimo complimento me vorrisse
fa provà porzì 'no poco de cannavo d'Inghilterra?

FEDERICO
Conosco con mio estremo cordoglio di avervi
tradito, e desidero che la vostra mano istessa
vendichi il ricevuto oltraggio...

ROMUALDO
E che abbasta sto cuorio tujo, che non bà 'na
decinco, pe' pagarme tutte le bricconarie,
che m'aje fatte?

FEDERICO
Se parlate di Luigia, io non ho tutto il torto...

ROMUALDO
No? Embè lo tuorto l'avarraggio io, che non te
l'aggio consegnata ancora co' doje detella...

FEDERICO
Fu essa che mi premurava ad amarla, ed io sempre
dissuadendola, l'ho anzi consigliata all'adempimento
de' suoi doveri: dimandatelo a lei stessa, e non saprà
negarlo alla mia presenza.

ROMUALDO
Ah! fuje essa la contumace? E po' lo Conte gnore
dice ca è carne che ha da crescere.

FEDERICO
Allora che Emilia fu da me sedotta,
io non aveva la sorte di conoscervi:
non sarei stato altrimenti capace
di farvi la menoma ingiuria.

ROMUALDO
'Nzomma a chello, che bedo, stammo parapatta,
e pace: anze pe' contentino t'avarraggio da mannà
porzì quacche regalo?

FEDERICO
Ah sì, un regalo il più prezioso è quello che io
attendo dal vostro ottimo core.

ROMUALDO
Ma vi' si la mutria de chisto non è la calamita de
la ponia 'nfaccia! Va dicenno, che t'avarria da rialà,
pe' spedirme la vera patente de chillo,
che bà co' la campana 'ncanna!

FEDERICO
Essa è lì.

ROMUALDO
Embè che buò?

FEDERICO
Io son qui ...

ROMUALDO
E io costà...

FEDERICO
Ah, voi sì...

ROMUALDO
Sapè se pò che bò di sto quì, sto llì?

FEDERICO
Ah, signor! per carità!

ROMUALDO
Va dicenno alò, ciaferro!
'N'auta 'mbroglia, 'n'auto perro
me vorrisse preparà?

FEDERICO
Voi, che amico del bel sesso,
accogliete in petto amore,
voi, che in sen chiudete un core
e sensibile, e pietoso,
accorrete, generoso,
le mie pene a ristorar!

ROMUALDO
M'arrobaste 'na mogliera,
m'aje sbotata mo' ' na sposa;
quacche sora pe' refosa
me vorrisse sgraffignà?

FEDERICO
Il mio labbro... oh ciel! non osa...

ROMUALDO
Vi' che bernia è chesta ccà!

FEDERICO
Sappiate... Emilia è lì...
Chiamatela voi qui...
Perdono a' falli miei
mi ottenga alfin da lei
la vostra autorità.

ROMUALDO
Vattenne, o a lo paese
mo'proprio te ce manno!
Mmalora! il turcimanno
porzi me vuò fa fà?

FEDERICO
Che smania. Ohimè! che affanno!
Per me non vi è pietà!

ROMUALDO
Vattenne, o mo' te scanno...
Me lasso a paccarià!..

EMILIA
Qual strida?

FEDERICO
Emilia!

EMILIA
Oh, stelle!

FEDERICO
A' piedi tuoi, deh mira...

EMILIA
E ancor fra queste mura
il traditor si aggira?
E non è sazio ancora
del mio crudel tormento?
In rimirarlo io sento
l'anima vacillar!

ROMUALDO
Doje 'ntorce a quatto lume
smicciai pe' st'animale,
er mo' 'n'auto stutale
me vo fa smoccolà?

FEDERICO
Mi ascolta...

EMILIA
Indegno! Parti...

ROMUALDO
Arronza, o mo' te smosso...

Nell'investirlo Emilia lo ferma, e così in seguito.

EMILIA
Fermatevi…

FEDERICO
Non posso da te partir...

ROMUALDO
Te scresto!

EMILIA
Fermatevi...

FEDERICO
Funesto sarà il mio fin...

ROMUALDO
T'accido!

EMILIA
Fermatevi... che puoi tu dirmi, anima ria?

FEDERICO
Che della colpa mia pentito io son...

ROMUALDO
Tè! Piglia!

EMILIA
Fermatevi....

ROMUALDO
Mmalora!
Me pare, o mia signora,
che mente lo vuò muorto,
o ha ragione o tuorto
lo fatto vuò 'mpattà.

EMILIA
(a Romualdo)
Un barbaro voi siete,
che ancor mi tormentate,
né compatir sapete
lo stato del mio cor!

FEDERICO
La vostra crudeltade
spietata a me si rende!
Di triste mie vicende
io veggo in voi l'autor!

ROMUALDO
Manna chi v'ha allattate!
Volite avè ragione,
e la remessione
v'avesse da fa mo'?

EMILIA e FEDERICO
Amor, crudele amore!
Tiranno de' mortali!
Per lacerare un core
mai cessa il tuo rigor!

ROMUALDO
Ah! comme a 'n ' ariatella
la capo sta votanno!
Fra Scilla e fra Carella
sbauzato ajemmè! ce sò!

Viano per diverse strade.

Scena quinta
Claudio, che ferma Federico e Candida in osservazione.

CLAUDIO
Ove ten vai? Arrestati! non fuggirmi,
è giunto il tempo, onde io ti sveli il mio nome,
e la cagione del mio risentimento!

FEDERICO
(La voce di costui ha sul mio core il potere istesso di
quella di Emilia.)

CLAUDIO
(Appresi il luogo, ove riposano le ceneri invendicate
della infelice mia sposa. Appiè di quella
tomba costui pagherà la pena de' suoi misfatti.)

FEDERICO
E così che pretendi da me?

CLAUDIO
Vendetta, già tel dissi... sieguimi.

FEDERICO
E dove?

CLAUDIO
Nel sotterraneo di questo ritiro.

FEDERICO
Vorresti forse?

CLAUDIO
Non credermi capace di una viltà. Vieni.
EDERICO
(Che può accadermi? morire? Si segua il mio fato.)

CLAUDIO
Risolvi...

FEDERICO
Ti seguo ...

CLAUDIO
Ah! sarò pago una volta!
(viano)

CANDIDA
Che intesi! Oh, scompiglio! Oh, quale altra
trista avventura è per succedere!
Ah! Emilia! Oh Dio! se sapeste...

Scena sesta
Emilia e detta, indi don Romualdo.

EMILIA
Che avvenne?

CANDIDA
Il marinaio trascina seco Federico nel sotterraneo,
per sacrificarlo alla sua vendetta.

EMILIA
Ah! son perduta! Corriamo, amica, a trattenerli,
ad impedire che avvenga un mal peggiore.
Don Romualdo, giungete a tempo! Deh,
unitevi a noi... soccorrete in questo momento
la sventurata Emilia.

ROMUALDO
Ch'è stato? Quacche auta bricconata de Federico?

CANDIDA
Vi è chi minaccia i suoi giorni.

ROMUALDO
E lassalo accidere! Avrimmo 'no birbante de meno.

EMILIA
Ma non sapete in qual rischio sia per cadere una
persona a me cara... Ah! è questo l'istante
di farmi conoscere la vostra sensibilità.

ROMUALDO
Veramente la mia sensibilità cca dinto è
addevenota bestialità.

EMILIA
Restate dunque, inumano! Basteremo noi sole a
dissipare il fulmine che sta scoppiando.

CANDIDA
No, no... venite... voi non dovete abbandonarci
in circostanza così terribile.

ROMUALDO
Ma addò jammo?

EMILIA
Negli abissi, se fia d'uopo, per salvar chi mi è caro

ROMUALDO
No, a l'abbisse vanne tu, ca lo caudo m'ha fatto
sempe male.

CANDIDA
Venite, e non dubbitate.

ROMUALDO
E ghiammo... vota, gira, e martella,
eppure 'no guajo ce l'aggio da passà dinto a sto remitaggio.
(vanno via)

Rozzo sotterraneo, scavato dall'arte nel macigno:
vi si discende per lunga scalinata. Serve questo di
stanza sepolcrale alla famiglia Liverpool. Nel mezzo
è una tomba di fresco eretta, ov'è attaccato il ritratto
della madre di Emilia. Un fanale è acceso avanti di
esso. Varie altre tombe ingombrano la scena.

Scena settima
Claudio precede con fiaccola accesa Federico,
che resta sugli ultimi scalini.

CLAUDIO
E a che ti arresti?

FEDERICO
Ove mi traggi? E in questo
mesto asilo di morte
perché mi guida il suo furor?

CLAUDIO
Del mio straziato core a pascer la vendetta
questo feral soggiorno, empio! ti aspetta.

FEDERICO
Chi sei? Qual di oltraggiarmi dritto ti arroghi?

CLAUDIO
In quella effigie il guardo
(indicandoli il ritratto)
volgi, o crudel! la vittima in lei mira
del tuo delitto, e se rimorsi intendi
del giusto furor mio l'oggetto apprendi.

FEDERICO
Che! La madre di Emilia! Oh ciel! mi sento le
chiome sollevar!

CLAUDIO
Vedi quel ciglio
molle di pianto? Il sangue tuo mi chiede,
e il verserò.

FEDERICO
(Del fallo mio l'orrore il coraggio mi toglie!)
Ah! per pietade, dimmi chi sei?

CLAUDIO
Comuni a me le offese
rende di Emilia un sacro
vincol di sangue, e a vendicar qui vengo
la madre sua, che il tuo misfatto ha spenta...
In me di un dio la ultrice man paventa!
Nel campo del valore
seppi sfidar la morte:
senno, virtude, onore
i passi miei guidò.
E un vile, un traditore
mai perdonar saprò.

FEDERICO
Di giovanile errore
mi trasportò l'eccesso:
del grave fallo io stesso
soffrir l'idea non so.
Ma dal mio duol oppresso,
estinto or or cadrò.

CLAUDIO
Che giova il pentimento,
se Emilia è già infelice?
Se nel crudel tormento
già langue il genitor?

FEDERICO
Ma il genitor già spento...

CLAUDIO
No, mancatore! In vita
lo serba il cielo ancor.

FEDERICO
Ah! chi la via mi addita
da trarmi a tant'orror?
Saresti mai? Favella...

CLAUDIO
Son Claudio... alma rubella!
Che non da vil qual sei,
ma vengo i torti miei
a vendicar così.
Scegli...
Cava due pistole e le presenta a Federico.

FEDERICO
Che fai? Non fia!

CLAUDIO
Scegli, ti dico, e pria
quel foglio sottoscrivi,
ove del tradimento
espresso è in te l'autore...

FEDERICO
Ah! per pietà... signore!

CLAUDIO
Tu non l'avesti un dì!
Per te son misero
padre dolente...
Di eterne lagrime
tu sei sorgente...
Pietà non merita
un seduttor!

FEDERICO
Se inesorabile
al pianto mio,
di sangue ti anima
crudel desio,
di morte il fulmine
mi vibra al cor!

FEDERICO e CLAUDIO
Ah! delle smanie,
che provo in seno,
non posso esprimere
l'aspro rigor!

CLAUDIO
Non più indugio, sottoscrivi quel foglio.

FEDERICO
Tutto farò, se il vuoi, ma giammai scenderò al
cimento delle armi col genitor di Emilia.

CLAUDIO
Speri invano di sedurmi, come facesti
coll'infelice mia figlia.

FEDERICO
Spero di persuaderti ad un generoso perdono...

CLAUDIO
Perdono! E lo implori all'aspetto di colei che uccidesti,
e che in questo momento accende vieppiù il mio furore?
Difenditi... o mori...

Nell'impugnare la pistola accorrono dalla scala tutti
gli attori a sviare il colpo.

Scena ultima
Emilia, Candida, don Romualdo, Luigia, Conte e Coro di villani.

CANDIDA
Fermate!

EMILIA
Ah, per pietà!

ROMUALDO
Non ve movite, ca cca è sciso n'esercito de gente
pe' farve stare a dovere...

CONTE
Rispetto, dico, ad un figlio di Marte.

ROMUALDO
Sconcecato da Mercurio.

CLAUDIO
Importuni! a che trattenete la giusta mia vendetta?

ROMUALDO
'Nzomma t'aje puosto, 'ncapo, marenaro de la
mmalora, de volè afforza fa sango?

FEDERICO
Rispettatelo… egli è il padre di Emilia.

CONTE
Che sento!

EMILIA
Ah! egli si è scoverto!

CLAUDIO
Sì, sappiatelo... Io sono quel Claudio di
Liverpool che per vendicare una figlia,
una moglie sacrificata da questo perfido,
si espone a' rigori di una proscrizione,
tornando nella terra natia.

FEDERICO
Consolati, Liverpool; la tua innocenza si è
conosciuta, e la giustizia de' magistrati ha
punito il calunniatore, restituendoti agli
onori ed al possesso delle tue sostanze. Fu
pubblicato questo decreto pochi giorni prima
della nostra partenza da Londra.

CLAUDIO
E fia vero?

EMILIA
Ah! sono meno sventurata!

ROMUALDO
Chisto cambiamento de scena te potarría fa
cchiù doce, danno 'no trunco a sto guajo co
'no scampolo de matrimonio.

CLAUDIO
Sì, Emilia, il verace ravvedimento di Federico
può farti cancellare le sue offese! Non deve
regnare eterno il livore ne' nostri cori, e l'ombra
della tua genitrice poserà tranquilla nel vederti
compagna di Federico, ed al fianco dell'autor
de' tuoi giorni.

ROMUALDO
E tu, si Lavapulle, si vuò sentì lo consiglio mio,
afferrate 'n'auta pollanchella pe' fa 'na bona
vecchiaja, e accossì faje stà cchiù cojeta la
bonarma, che te vede porzì arrecettato.

EMILIA
(Quale assalto al mio core!)

FEDERICO
Emilia, Claudio, non siate tanto inesorabili...
pende da un solo accento la mia e la vostra felicità!

ROMUALDO
Emilia aspetta 'n 'auta piccola vottata, pe'
lassarse comme a 'na funa fraceta, e lo gnore farrà
comme a tutte li gnure, che doppo che hanno
strellato, fanno necessità della virtù.

CLAUDIO
Ah! son vinto! Federico, io ti perdono... Emilia!
sposalo, è tuo...

FEDERICO
Oh, me felice!

EMILIA
Ah! qual momento!

ROMUALDO
Che aje de fa mo'! Strigne li diente, e pigliatella
pe' l'ammore de lo cielo… io sc'chitto co' la caparra
de doje mogliere resto sulo a monnà nespole.

LUIGIA
Se imitando l'esempio di Claudio, vorreste, generoso,
accogliere il mio pentimento...

ROMUALDO
Già... tu faje "si turba il mar, facciam ritorno al
lido?" E io pe' non restà corrivo, te perdono,
e te dongo la mano.

CONTE
Come? Vi sposate in un sotterraneo?

ROMUALDO
Gnò, 'n'accommenzare a scacatià, ca po'
dicimmo lo tutto.

CONTE
Oh, quanto è vero che la bella serenità sempre
succede al più terribile nembo!

EMILIA e FEDERICO
Discenda fausto imene
Congiunga il nostro core:
con l'auree sue catene
il nodo addoppierà.

CORO
Amor, costanza, e fede
fra voi sempre sarà.

CLAUDIO
Se un desiato nodo
unisce il vostro Core,
il cor di un genitore
contento ancor sarà.

CORO
Amor, costanza, e fede
fra voi sempre sarà.

ROMUALDO
Non saccio si me chiammo
io pure fortunato:
me songo già 'nzorato,
sarrà quel che sarrà.

CANDIDA, CONTE e CORO
Vivete, o sposi amanti,
giorni felici e lieti;
regnino in voi costanti
la pace e l'amistà!

FINE

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