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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)"


Gaetano Donizetti

(1797-1848)

La lettera anonima

Farsa in 1 Atto di
Giulio Genoino è stata eseguita il 29 giugno del 1822 a Napoli (Teatro del Fondo)

Personaggi

la contessa Rosina (Soprano), Filinto (Tenore), Melita (Soprano), Lauretta (Soprano), Don Macario (Baritono), Giliberto (Basso), Flagiolet (Baritono); servi, camerieri

ATTO UNICO

Sala elegantemente ammobiliata. In un canto
sarà messo uno specchio. All'alzarsi della tela si
vedrà.

Scena prima
Il Conte, che si rassetta l'abito innanzi lo specchio,
e Giliberto che se gli presenta con tutta la corte in gala.

GILIBERTO
Eccellenza permettete...
(inchinandosi con gli altri)

CONTE
Vi permetto: che cosa è?

GILIBERTO, CONTE
Il dover, la convenienza
qui ci guidano stamane.

CONTE
(da sé)
Tie'! Vi' quanta mangia pane!
Vi' che folla de lacchè!
Che ho di' sta vernia?

GILIBERTO
Come?
Questo è giorno di sponsali!

CONTE
Signorsì, tua no per me.

GILIBERTO
Ed è pure il vostro nome;
or può farvi meraviglia
se il rispetto a noi consiglia
di venire a farvi onor?

CORO
Il rispetto a noi consiglia
di venire a farvi onor.

CONTE
Onoratemi; padroni;
vi ringrazio del buon cor.
Ma però ve parlo chiaro
si venite per denaro
non ne tengo, mme Protesto ...

GILIBERTO
Non veniamo, no, per questo ...

CONTE
Manco male.

CORO
Ma sapete
che si fanno de' regali
nelle fauste occasioni
da un signor di qualità?

CONTE
E l'avite pe' 'na pressa.
Io pe' sta quieto, e sano,
aggio puosto tutto 'mmano
a nepótema contessa,
essa è domina, e patrona,
ne pò cchiù la mia perzona
ccà no ttecchete donà.

GILIBERTO e CORO
Torniam dunque al nostro posto,
(rattristati in atto di andare)

CONTE
Va', facite o fatto vuosto.
(tornando)

TUTTI
Questo tratto è un po' scortese
Ci disgusta in verità.

CONTE
Mo' ve manno a quel paese...
Mme volissevo zucà?

Scena seconda
Rosina in abito elegante e detti.

ROSINA
Bravi! Così va bene:
voglio imitarvi anch'io.
Quest'atto di rispetto
Che usate oggi a mio zio,
è un rigido precetto
dell'ultimo bon-ton.
Tenete: alle bell'opre
(dà delle monete a ciascuno)
dar premio è mio pensiere,
con chi fa il suo dovere
ingrata io mai non son.

CORO, CONTE e GILIBERTO
Che (gran nipote/donna egregia) è questa!
Che modo generoso!
Viva col caro sposo,
viva per lunga età.

ROSINA
Oh! qual nell'anima
piacer mi sento!
Di me so rendere
Ciascun contento;
questa è tutt'opera
del mio talento,
è prova altissima
di mia bontà.

CONTE
Lo core 'nfesta
'mpietto mme sta!

CORO
Donna di questa
miglior non v'ha.

ROSINA
Partite, e siate diligenti quest'oggi
a servirmi bene.
(la corte si ritira)
Giliberto, disponi tutto con quel gusto ch'esige
la circostanza.

GILIBERTO
Farò tutti i miei sforzi per contentarvi.
(in atto di andare)

ROSINA
Senti: fammi venir qui Lauretta.
(Giliberto esce)

Scena terza
Il Conte e Rosina.

CONTE
Nepote mia non faccio pe' dì, stammattina tu
more faje 'na comparza.

ROSINA
Graziosa non è vero?

CONTE
Graziosa! Magnifica vuò dì? Comme te sì concertata
vai ommanco ommanco no carì la dramma.

ROSINA
La mia nuova cameriera ha un'abilità particolare
per vestire elegantemente una sposa;
che buona giovane!

CONTE
Si' bona tu, figlia mia

ROSINA
(corre allo specchio)
Questa ghirlanda con qual grazia è messa! ...
Questi capelli con che ordine capriccioso sono
disposti!
(si leva dallo specchio)
Dite la verità non fo una bella figura?

CONTE
Vi' che addimmanna!

ROSINA
Lo sposo che vi pare? Sarà contento di me?

CONTE
E di te chi non se contentarría, cara contessina?
Lo buono piace a tutti.

ROSINA
E pure io stava assai meglio una volta!

CONTE
E tu pecché fai spropositi?

ROSINA
Io! Spropositi? Quanto fa una cattiva prevenzione!

CONTE
Non songo io...

ROSINA
Anzi siete voi che mi fate sempre arrabbiare, mi
contraddite in tutto...

CONTE
Contè, mo te lagne de lo sopierchio ... io cottico
songo stato n'abbonatore perpetuo ...

ROSINA
Vedete come son fatta magra!

CONTE
Sé! Magra!
(la guarda)
Stesse ogne povera figlia de mamma accossì!

ROSINA
(alterandosi)
Ma questa benedetta cameriera non vien più...
Se fa così la mando via subito...

CONTE
Non te piglià collera, mo te la chiammo io...

ROSINA
Vi ringrazio, mio caro.

CONTE
(Ha no core de zuccaro; ma pe' niente s'allumma
comm'a no zorfariello.)
(esce)

ROSINA
(torna allo specchio)
Mi par mille anni che non salga a vedermi la mia
inquilina, la signora Melita. Quella ipocrita mi
fa l'amica, ma è invidiosa, me ne sono accorta...

Scena quarta
Lauretta e detta.

LAURETTA
Son qua signora.

ROSINA
(senza badarle)
Affetta disprezzo per tutti gl'uomini, e ha una
voglia di marito! ... Se avesse potuto sedurre il
mio Filinto, oh! l'avrebbe fatto assai volentieri!
Sta sempre alla finestra a fargli la spia quando
viene da me... delle occhiatine...delle parolette
equivoche... Ah! sei qui?
(a Lauretta)

LAURETTA
Voi mi avete fatta chiamare.

ROSINA
Bisogna, ragazza mia, essere un poco più svelta nel
servirmi.

LAURETTA
M'ingegnerò: che volete?

ROSINA
Che voglio?... Non me lo ricordo... ah, sì sì...
Dimmi questa acconciatura è veramente di ultima moda?

LAURETTA
Oh! non ne dubitate signora! ...

ROSINA
Che so! la ghirlanda non mi finisce... Vorrei
darle un altro garbo... Non ci sarebbe maniera?

LAURETTA
Io credo di no.

ROSINA
E io credo di sì.
(alterata)
Non mi rispondere, sai? Te lo avverto per tuo bene.

LAURETTA
Perdonate: vedrò, accomodatevi.
(Che pazienza!)

ROSINA
Ho ragione dunque?

LAURETTA
Sì signora.
(va per rifarle la testa)

ROSINA
Aspetta… non ci è poi tanto male Pare che
sento qualcuno: ritirati: ne parleremo più tardi.

LAURETTA
Come vi piace. (La mia mala fortuna non è stanca di
perseguitarmi.)
(esce)

ROSINA
Sarà forse Filinto! Si fa attendere l'amico?
Ma mi sentirà.

Scena quinta
Filinto e detta.

FILINTO
Questo giorno, amata sposa,
quanto è caro all'amor mio!
Il più tenero desio
lo precorse, il sospirò.

ROSINA
Senti qua: se per vedermi
Non affretti un poco il piede,
al desío che lo precede
obbligata io non sarò.

FILINTO
Ma ricordati, mio bene...

ROSINA
(seria)
Ricordarmi che potrò!

FILINTO
Che un tuo cenno! ...

ROSINA
Or mi sovviene.

FILINTO
Dunque il torto?

ROSINA
É mio lo so.

ROSINA e FILINTO
Ah! geloso, e reo sospetto
non mai più ci sorga in petto
il riposo a disturbar.
Pace scendaci nel core,
e ritorni dell'amore
tutt'i voti a ravvivar.

ROSINA
Io t'amo tanto!

FILINTO
Mi sei sì cara!

ROSINA
Sarai fedele?

FILINTO
Fedel sarò.

ROSINA, FILINTO
Fra pochi istanti a pie' dell'ara
La mia promessa confermerò.
Allora Imene
di pura gioja
le sue catene
ci spargerà.
E la costanza
Con dolce modo
sul casto nodo
riposerà.

ROSINA
Così va bene; ora sono contenta… Che guardi?

FILINTO
La tua eleganza; stai messa veramente di gusto!

ROSINA
É merito di Lauretta, e ti ringrazio di avermela
proposta.

FILINTO
(con vivacità)
É una buonissima giovine.

ROSINA
Dì la verità? Fosse qualche tua fiammetta
secreta?

FILINTO
Mi fai ridere.

ROSINA
Non ci è poi tanto da ridere: vi conosco signorino.
Due sono le passioni di voi altri militari,
la gloria e Le donne,
e quando si tratta o di acquistar l'una,
o di guadagnare le altre, vi date sempre da fare.

FILINTO
Brava! con molto spirito...

ROSINA
Però, se mi accorgo di qualche cosa,
la metto subito fuori di casa.

FILINTO
Poveretta! è tanto infelice.

ROSINA
Infelice! E perché?

FILINTO
In confidenza, essa ha il padre in prigione.

ROSINA
Come!

FILINTO
Non t'inquietare: io lo credo innocente: è un povero
copista impiegato presso un notaio, il quale imputato
di falsità è stato arrestato insieme co i suoi scritturali,
ed egli forse a torto soffre questa disgrazia.

ROSINA
Mi dispiace tanto per quella sventurata giovine.

FILINTO
Madama di SevilIe perciò l'ha congedata.

ROSINA
Crudele! Si vede che ha un core ben cattivo!

FILINTO
Pur troppo è cosi: lo crederesti? Lauretta le ha chiesto
con una sua lettera un soccorso, e finora non ha
ricevuto risposta alcuna.

ROSINA
Oh, Dio! che pena ne sento! ... Oh, lascia ch'io
corra a confortarla... Voglio darle del denaro,
voglio che lo porti a suo padre...

FILINTO
In questo tratto io riconosco la mia buona Rosina.

ROSINA
E quando non si ha pietà de' nostri simili, a ché
servono le ricchezze? ... Orsù dammi permesso...
No no, vieni tu pure .... Chi sa che non si presenti
Quella beghina di Melita! Non voglio lasciarti
solo con lei.

FILINTO
Mah...

ROSINA
Te lo impongo, e basta così... Avanti.

FILINTO
Questo è un comando che mi piace assai mia cara!
(escono)

Scena sesta
Il Conte dall'altra parte e Giliberto che gli dà una
Lettera.

CONTE
E chi la manda?

GILIBERTO
Non lo so: pervenne per la piccola posta.

CONTE
Quando?

GILIBERTO
Perdonate; pervenne ieri, e me l'aveva dimenticata.

CONTE
E già, tu te scuorde sempre chello che non te fa ùtele:
da' ccà.
(legge)
A S.E. il conte D. Macario Patata.
Gnorsi, vene a me...
Sta lettera mme dà a penzà! Che 'nc'entra mò commìco
sta piccola posta? Gilibè, sapisse de che se tratta?

GILIBERTO
Ah! ah! ah! leggetela, e lo saprete.

CONTE
E chesto è chello che non boglio fà! La contessa se pò
piglià collera!... Essa è solita de leggere lo mio e lo
suio; 'nce vò politica co' cierte temperamiente, capisce?

GILIBERTO
Capisco (Che babuino).

CONTE
Stipammo la lettera, e parlammo de chello che mme
preme. Li vigliette de'nvito se sò mannate?

GILIBERTO
Eccellenza sì.

CONTE
É lesto tutto pe' la festa de ballo?

GILIBERTO
Tutto.

CONTE
Hai pensato che lo repuosto sia faudeante?

GILIBERTO
Ci ho pensato.

CONTE
Figurate, che nora longa avarraje da fa?

GILIBERTO
Nelle occasioni solenni non bisogna badare a
spese. Così almeno mi ha detto la contessina.

CONTE
Tutto va bene... ma tu si niasto masto de casa mia, si
soleto de tirà certe stoccate, che non le repararría manco
Orlanno si fosse vivo! Io dico sì, pettenatece,
arravogliatece... L'arte lo porta... ma lo troppo, e troppo.

GILIBERTO
Vostra eccellenza mi offende...

CONTE
E che t'aggio d'affendere? Che te cride ca non
mme ne sò addonato?… Ma non pozzo parlà…
pe 'n'attaccà lite co nepótema

GILIBERTO
Tacete, qualcuno arriva...

CONTE
Ma la coccagrìa è tenuta sa? Lo sposo non sarrà
’n’aseno comm’a me...

Scena settima
Melita e detti.

MELITA
Signori il ciel vi dia
(colle mani piegate)
fortuna, e sanità;
ed all'amica mia
pace, e tranquillità.

CONTE
Io vi ringrazio assai
(affettando la stessa maniera)
di tanta carità.

GILIBERTO
(da sè)
Eh! conte mio, non sai
che volpe è questa qua.

MELITA
Quanto il mio labbro dice
tutto lo sente il cor.
Se il prossimo è felice
son io felice ancor.

CONTE e GILIBERTO
(mettendola in caricatura)
Noi conosciamo assai
La vostra carità.

MELITA
Dubitereste mai
Di mia sincerità?

CONTE e GILIBERTO
(come sopra)
Noi conosciamo assai
la vostra carità.

MELITA
(da sé)
Si burlano certo
costoro di me!
Che fosse scoperto
l’inganno qual è?
Se parlan per gioco
Chi dirmi saprà?
Vedremo fra poco
che cosa sarà.

CONTE
(da sé)
Sta 'mmalora de bezzoga tene 'n'uocchio accossì
traseticcio! É bona dint'a li muorte suoje!

MELITA
Si può vedere la contessina?

CONTE
Mo' vene, ve volite assettà 'no poco?

MELITA
Oh! me ne guardi il cielo! Io restar sola con due
uomini!

CONTE
Gilibè, hai capito? Duje simmo troppo,
Vatténne tu.

MELITA
Non ho detto questo.

GILIBERTO
Volete, che vi chiami la padrona?

MELITA
Se non le dò incomodo!
(Stanno allegri! Che la lettera noti fosse ancora arrivata?)

GILIBERTO
Vado a servirvi.
(entra)

CONTE
Gilibè, fa co lo commodo tujo sa?
Non portà pressa.

MELITA
Starà collo sposo la contessina non è vero?

CONTE
No: l'ha mannato pe' servizio.

MELITA
Lo tratta con poco riguardo mi pare?

CONTE
Le vò bene; mo se sfastedía quanno se vede uno
sempe 'mpalato attuorno.

MELITA
(Donna senza giudizio! Eh! se foss'io nel caso tuo!)

CONTE
E accossì? Tenimmo niente pe le mane?

MELITA
Non vi capisco.

CONTE
Non mi capisce? 'Mme spiego meglio, 'nc'e avimmo 'nisciuno
'ncappatiello?

MELITA
Che scandalo! Che scandalo!

CONTE
E ch'è, tuosseco?... E po', vuje non site stata
‘mmaretata 'na vota?

MELITA
Allora lo feci per ubbidienza.

CONTE
E mo può replicà pe'compiacenza.
(affettando la sua voce)

MELITA
Io non amo più le cose di questo mondo.

CONTE
No! ... Ma io ve vedo sempre a la fenesta.

MELITA
Patisco di vapori.

CONTE
E pe' i vapori, sapite che remmedio 'nce vò?

MELITA
Non voglio sentirlo... Voi dite degli spropositi.

CONTE
É signo ca lo sai.

Scena ottava
Rosina, indi Mr. Flageolet col suonatore di violino e
detti.

ROSINA
Perdona, mia cara, io non sapeva che tu fossi qui.

MELITA
Non fa niente... Dammi un abbraccio.

CONTE
(a Melita)
Ma vi', si non pare proprio na rosa? Ve piace chill'abito?

MELITA
É bello... ma un poco indecente.

CONTE
Tu mo' che borrisse, che na sposa jesse co la spingola
'ncanna?

MELITA
Non dico questo... ma...

ROSINA
É secondo l'ultimo figurino di Parigi.

MELITA
Lo credo (Che pietà! si è stretta tanto che affoga!
Ma non riderai, no.)

ROSINA
(Mi pare che n'abbia invidia!)

FLAGEOLET
(da dentro)
É permesso?

ROSINA
(vivamente)
Ah! il mio maestro di ballo! Favorisca Mr. Flageolet.

FLAGEOLET
Madama!
(le fa due o tre riverenze caricate)

CONTE
(É benuto sto jettatore? Lo cielo 'nce scanza de
guaje.)

ROSINA
Come stai, caro maestro?

FLAGEOLET
(fa un'altra riverenza e le bacia la mano e poi risponde)
Grazie.

CONTE
(a Melita)
Chessa è n'autra moda strampalata. Uno addimmanna aglie, e n'auto
risponne rape.

MELITA
Tutte frivolezze del secolo corrotto!

FLAGEOLET
(vede Melita)
Perdon madama! Io non l'aveva punto rimarcata.

MELITA
Tanto meglio.

FLAGEOLET
Permetta.
(va per baciarle la mano)

MELITA
Che vergogna! Il cielo vi dia Lume.
(si allontana)

FLAGEOLET
Marbleu! noti ci vedo io forse'? E pure ho avuto
occhio bastante per ammirare les charmes, e l'amabilitè
di quel viso!

MELITA
Quando è così... tenete.
(gli offre a baciare la mano)

CONTE
(Gnò! E ba cride a sti musse astritte! Va')

FLAGEOLET
(piano al Conte)
Coll'adulazione si va sempre a colpo sicuro
Colle donne.

CONTE
(da sé)
Vi', quanta ne sape sto presebio che se fricceca!

ROSINA
Orsù, vogliamo far la lezione?

FLAGEOLET
Comme vous plait, madama.

MELITA
Se vi dò soggezione mi ritiro.

ROSINA
Puoi restare; basta che non ti scandalizzi.

MELITA
Vuoi mortificarmi. (Io non capisco come la lettera ... )

FLAGEOLET
Chi sa! madama, che un giorno
non faccia ballare anche voi.

MELITA
Oh! Non ci è questo pericolo! La buona memoria di mio
marito mi ci ha fatto acquistare una decisa avversione.

CONTE
E tu trovatenne n'auto che te nce faccia piglià gusto.

FLAGEOLET
(al suonatore che stenta a cacciare il violino
dalla borsa e stona nell'accordare)
A vous, Mr. Califourchon.

CONTE
É no vero Cavolicchione! Vi' che nomme!

FLAGEOLET
Che volete danzare, contessina? La gavotta, il bolero,
la fricasseè?

CONTE
'No stufato, 'no timpallo?... Ahi! Ahi! Le recchie.
(indicando il violino)

ROSINA
Maestro, quel violino ci traccia le viscere.

FLAGEOLET
Doucement, doucement, Monsieur.
(lo minaccia secretamente ed egli fa segno di non potere
accordare e Flageolet accorda esso)

CONTE
Vi' che aseno è sto Sonatore! Non sa manco accordà.

FLAGEOLET
Non è molto felice nell'accordare, Mr. Le Conte, ma sa
fare il suo dovere.

CONTE
Povere denare mieje! Chisso le darrà tre prubbeche a sta
nura de piribisso, e po fa note de truono.

FLAGEOLET
E così, contessina?

ROSINA
Replichiamo soltanto quel passo che m'insegnasti
l'altro giorno.

Mr. Flageolet le fa fare le posizioni. Il Conte, e
Melita siedono.

FLAGEOLET
Bon, bon, la cadence...Te la ra llà llà
(dà il segno colla mano. Il suonatore esegue la
contradanza)
Nò, no, béte
(apre il libro delle sonate e l'indica)
Celle ci in elafà la la ra Ila lla.
Allons
(Rosina balla)
la mossa
Charmant, leggiera
gaja la ciera!
(Rosina sorride)
Les bras flexibili…
Brava comme ça!
Quel beau talent
quel mouvement
c'est bon, Madama…
Questo si chiama
danzar con grazia
brava comme ça
(Rosina si arresta)
Questo è un passo agreable,
et vous faites si bien
le changement des jambes.

ROSINA
Lo credete?

FLAGEOLET
C'est delicieuse! Avete però bisogno di un buon
compagno!

ROSINA
Oh! Se viene il cavalier Coccoletto! A proposito
gli avete scritto, zio mio?

CONTE
Tanto bello! Ah! e credo che chessa sarrà la
risposta.
(gli dà la lettera)

ROSINA
Date qua.
(l'apre)

MELITA
(Ci siamo! Ti riconosco!)

ROSINA
Come? Non è sottoscritta?

CONTE
Se ne sarrà scordato.

FLAGEOLET
Non vi fasciate per questo.

MELITA
(Mi dispiace di trovarmici presente.)

CONTE
(Tengo lo core scuro; sempe ch'è benuto sto Monzù
Fasuletto non mme n'è ghiura una bona.)

ROSINA
Si legga
(legge)
"Signore, l'amicizia che a voi mi lega viene a svelarvi
un secreto da cui dipende l'onore di vostra nipote".
Che sarà? Povera me!

FLAGEOLET
Ce n'est rien, ce n'est rien, madama...

CONTE
(da se)
Ha cantato la civetta? Aggio passato lo guajo.

ROSINA
(legge)
"Una bella e ricca giovine di Trieste chiamata
Olimpia, da un anno in circa è sposa del capitano di
marina Filinto Bromer.
(sorpresa generale)
Non posso nel momento rimettervene le pruove autentiche,
ma fra venti giorni ve le farò pervenire."
(dà la lettera al Conte il quale va per battere Mr Flageolet,
e quello scappa dentro, e seco il suonatore)

ROSINA
Stelle, che intesi! Ahi, misera!
Sono così tradita?
E mi tradisce un barbaro
che amai più della vita?
A colpo tal resistere
La mia virtù non sa.

CONTE
Datele quacche ajuto
aggiàtene Pietà.

MELITA
Amica mia consolati,
sai pur che il mondo è pieno
d'inganni e di perfidie.

CONTE
Mo justo co le masseme
tu la vuò sta a zucà?

ROSINA
Son condannata a piangere
E l'anima nel seno
Quasi mancando va.

MELITA
(da se)
Se condannata a piangere
m'ha il reo destino, almeno
essa non riderà.

CONTE
Fall'addorà qua spireto,
chessa mo vene meno,
vide de l'allascà.

Scena nona
Filinto e detti.

FILINTO
Sposa! ...

ROSINA
Dagli occhi miei
fuggi, mi desti orror.

FILINTO
Quell'odio, quel furore,
anima mia, perché?

ROSINA e MELITA
Un mancator tu sei.

FILINTO
No: non è ver, v'inganna
Il labbro altrui mendace,
no, questo cor capace
d'infedeltà non è.

CONTE
Arma de pece greca
Si puo' necà, tu neca.
(gli dà il foglio e legge)

ROSINA e MELITA
Quel foglio ti condanna
lo vedi, iniquo?

FILINTO
Ohimè! ...
(gli cade il foglio di mano)
Qual rea calunnia!
Che tradimento!
Di rabbia accendermi
tutto mi sento,
con moti insoliti
mi batte il cor.

ROSINA
(da se)
Egli è colpevole
di un tradimento;
ma forse il gemito
del pentimento
con moti insoliti
gli batte il cor.

MELITA
(da se)
Son io colpevole
del tradimento,
ma il tardo gemito
del pentimento
con vani palpiti
mi batte il cor.

CONTE
Io sto per perdere
lo sentimento,
Il' uocchie s'appannano,
cchiù no 'nce sento,
'mpietto 'no pizzeco
s'è fatto il cor.
Ora addò mme stea stipata
chesta pessema jornata!
Ma pecché sta frenesia
de scasà la casa mia,
capitanio mancator?
(facendosi sotto minaccioso)

FILINTO
(con ira)
Signor conte! Io vi scongiuro
rispettate il mio dolor.
(il Conte fugge)

ROSINA
Minacciar di più spergiuro!
E non mori di rossor?

MELITA
(da se)
Poverino! Io mi figuro
la sua pena, il suo furor.

FILINTO
Io vi giuro che non mai
ho nutrito affetti rei,
e lo giuro a te che sei
(a Rosina con tenerezza)
il mio primo, e solo amor.
M'a nessun però perdono
(con dignità)
che mi offende nell'onor.

ROSINA
Agitata, oppressa io sono
Fra le smanie dell'affanno;
giusto ciel se questo è inganno,
deh! punisci il traditor.

FILINTO
Agitato, oppresso io sono
dalla rabbia, e dall'affanno,
giusto ciel di questo inganno
svela all'ira mia l'autor.

MELITA
Agitata, oppressa io sono
da i rimorsi, e dall'affanno,
giusto ciel! Di questo inganno,
deh! nascondi altrui l'autor.

CONTE
Agitato, oppresso io sono
'nfra lo triemmolo, e l'affanno,
e non saccio 'nfra sto 'nganno
si sò muorto, o vivo ancor.

Rosina esce appoggiata a Melita. Filinto riprende la
lettera a terra e la rilegge con ira.

Scena decima
Conte e Filinto.

CONTE
Signora Melita ve la raccomando… Povera figlia!
Si non fosse pe' bu chi s'avarria trovato?
(verso la porta)
Facitele piglià 'no poco d'aria abbascio a lo
giardino. Addò jate?
(Filinto va per andare)

FILINTO
Io voglio seguirla.

CONTE
Me faccio maraveglia vosta!

FILINTO
Non m'impedite vi prego.

CONTE
Capità, vi' ca facimmo peggio… A comme sta
chella è capace che te dà de mano.

FILINTO
(minaccioso)
Signor conte! Signor conte!

CONTE
Ma faciteve capace.

FILINTO
Io ora non odo ragione. Sono offeso,
e debbo ad ogni costo giustificarmi.

CONTE
Perdonate: non posso permetterlo.
(si mette innanzi la porta)

FILINTO
(con furore)
No! no!

CONTE
Vuje volite passà? e facite lo fatto vuosto
(Filinto esce)
all'urdemo l'avarraggie da dà lo riesto.
(esce)

Scena undicesima
Lauretta, indi Giliberto.

LAURETTA
Mi hanno detto ch'era qui, e qui non è alcuno.
Si saranno chiusi per trattare d'interessi forse...
Aspetterò. Questa casa mi è stata di buon augurio.
Che brava signora! Il cielo benedica queste persone benefiche!
(Giliberto passa da una porta all'altra)
Maestro di casa... Dove sta la signora?

GILIBERTO
Poveretta! É nel giardino.

LAURETTA
Poveretta! E perché?

GILIBERTO
Come tu non sai nulla?

LAURETTA
Che! L'è avvenuta qualche disgrazia?

GILIBERTO
Ma che disgrazia.

LAURETTA
Oh, cielo, tu mi fai gelare il sangue. Che fu?
Di che si tratta?

GILIBERTO
Si tratta di una bagattella. Il capitano Filinto è
maritato a Trieste con un'altra bella ragazza.

LAURETTA
Che briccone! E come si è saputo?

GILIBERTO
Per mezzo di una lettera anonima!

LAURETTA
Maledette queste lettere anonime!
Per me non ci presto mai fede.

GILIBERTO
Tutto va bene... ma prenderesti tu un marito
Con questo verme in testa?

LAURETTA
Veramente.

GILIBERTO
E poi se la lettera dicesse la verità?

LAURETTA
Hai ragione.

GILIBERTO
Eh! Lauretta mia, io credo che il cielo abbia voluto
salvare da un precipizio la nostra contessina, perché
ha un cuor eccellente, e fa tanto bene al suo prossimo.

LAURETTA
É vero! Basterebbe solo quello che ha fatto a me.

GILIBERTO
Taci: viene il capitano.

LAURETTA
Oh! come è addolorato.

Scena dodicesima
Filinto, Mr. Flageolet e detti.

FILINTO
Inutile… Io non voglio Più rivederla, no!
Mai più rivederla.

FLAGEOLET
Via, fate a me questa grazia, je vous en prie...

FILINTO
No!

LAURETTA
Calmatevi, signore.

GILIBERTO
Chi sa, lasciamo fare al cielo!
Forse questa iniqua trama...

FILINTO
Barbara! Chiamarmi vile! Trattarmi da seduttore!

FLAGEOLET
Non è niente.

FILINTO
Non è niente!
(minaccioso e Flageolet fugge)
Imbecille! Tu non sai che un buon militare vive solo
di onore? Questo nobile sentimento, che anima e
dirige tutte le sue azioni nel cammino della vita, non
dee da chicchesia offendersi impunemente.

FLAGEOLET
C'est vrai, c'est vrai.

LAURETTA
Ma è una donna quella che vi ha oltraggiata.

GILIBERTO
Un'amante.

FILINTO
Amante'
No non è vero;
quella crudele
mai non mi amò.
Se amor sincero
nutrisse in petto
potrebbe offendere
un cor fedele
che puro affetto
inalterabile
per lei serbò!
Non è possibile;
quella crudele
mai non mi amò.

GILIBERTO, FLAGEOLET e LAURETTA
Ella comprendere
ragion non può.
Se rea calunnia
la sconcertò.

FILINTO
Ma tremi il perfido
Che giunse a rendere
mia fé sospetta;
su lui terribile
la mia vendetta
discenderà...
E qual compenso intanto
fia questo al mio doler?
Se quella io dovrò perdere
Che mi ha rapito il cor?
Sempre vivrò nel pianto,
e sol mi fia piacer
della sua bella immagine
pascere il mio pensier.

GILIBERTO, FLAGEOLET e LAURETTA
In quella cara immagine
ha volto il suo pensier.

Scena tredicesima
Lauretta, Flageolet e Giliberto.

GILIBERTO
Addio nozze!

FLAGEOLET
Addio festa di ballo.

LAURETTA
Ma che! Il caso è disperato?
E non si potrebbe con qualche mezzo
scoprire l'autore di quella lettera?

GILIBERTO
E allora?

LAURETTA
Allora, conosciuto il carattere della persona,
Si può rilevare facilmente
se il motivo che l'ha indotta a scriverla
sia stato onesto o calunnioso.

FLAGEOLET
Tres-bien, parli con molta penetrazione.

LAURETTA
La lettera ov'è?

FLAGEOLET
Se l'è portata il capitano.

GILIBERTO
Mi dispiace, che sia partito.

FLAGEOLET
Ne sono più sciagrignato io!
le Conte mi ha incaricato di arrestarlo...
Chi lo vorrà sentire?

LAURETTA
Lo sentirete voi, Egli viene a questa volta.

FLAGEOLET
Il faut se sauver... Con permission.
(in atto di andare)

Scena quattordicesima
Il Conte e detti.

CONTE
Monsù? Monsù? 'na parola.

FLAGEOLET
Me voilà... Che volete?

CONTE
Vorria parlà co lo capitano.

FLAGEOLET
Adesso viene.

CONTE
Comme se n'è ghiuto?...
E tu l'hai fatto partì?
E po' dì ca non sì auciello de male aurio?

FLAGEOLET
Oh! oh! Monsieur le Conte! Ella mi manca di
considerazione! Mi ha preso forse per un fantaccio?

CONTE
Vi comme se'nzorfa!

FLAGEOLET
Sono il primo allievo di Monsieur Jacotim: il publico
ha per me dell'estimazion, e son giunto a prendere una
pistola per lezione sapete?

CONTE
E la puozz'avè 'nfronta 'na pistola ...
mo' comme faccio co' nepótema? ...

LAURETTA
Veramente, eccellenza, egli voleva trattenerlo.

CONTE
So stato io 'na bestia a fidarme de sto richiammo
de disgrazie...

GILIBERTO
Ma perdonate, la signorina dopo il fatto avvenuto, che
può sperare dal capitano?

CONTE
E che saccio? Doppo che l'ha ditto tante 'mproperie,
se n'è pentuta; pare 'na pazza sfuriata, e lo vole a forza
da me.

LAURETTA
Questo è segno del suo buon cuore.

CONTE
É signo, è signo... Mo' diceva 'no sproposito... Che
speranza 'nce tene cchiù? Se lo volesse sposà 'nzorato
e buono?

LAURETTA
Bisogna compatirla! Il colpo è stato crudele.

CONTE
E a me nisciuno mme compatisce... Io non saccio
addò mettere la faccia! ... Mo' mo' vine lo
bello! Li commitate non sanno niente... A'n'auto
poco se nne venarranno tutte linti e pinti...
Uh! Che briogna pe' la casa mia! Sarraggio
trommettiato pe' tutte le commersaziune...

GILIBERTO
Impedite dunque...

CONTE
E comme?

FLAGEOLET
Con una circolare.

CONTE
Gnò?

LAURETTA
Vuol dire: di sospendere l'invito per ora.…

CONTE
Non me dispiace... Ma chi fa tanta lettere? Io ,ne' e
aggio perduto l'esercizio. Gilibè, te fidarrisse? Priesto
priesto ...

GILIBERTO
Con un poco di aiuto ...

CONTE
Laurè, tu saje scrivere?

LAURETTA
Piacesse al cielo: non ho avuto mai tempo
d'applicarmici.

FLAGEOLET
Volete che vi serva io?

CONTE
E si 'nce miette le mano tu... bonanotte... malora
nepótema: scanzammo l'occasione de fa lefreghe...
Iammoncénne dinto a lo quarto mio... e llà vedimmo de
ne caccià lo costrutto.
(escono)

Scena quindicesima
Rosina e Melita.

ROSINA
Io più nol veggo! Egli è partito! Il crudo!
Ebbe cor di lasciarmi?

MELITA
I guardi tuoi
forza non ha di sostener l'indegno.

ROSINA
E pure... In quel suo sdegno
fra i detti suoi, dal palpitar frequente
gli traspariva l'anima innocente!
Forse a torto l'offesi!

MELITA
Arte maligna
per illuderti è questa:
deh! tua virtù ridesta,
spezza sì ree catene,
alfin dimenticarlo a te conviene.

ROSINA
Dimenticarlo! E come?
Tanto eseguir poss'io!
Quando il credei già mio
l'amai con puro ardor:
quanto, or che il perdo, oh Dio!
Io non l'ho amato ancor.

MELITA
Ahi! sconsigliata! E puoi
volgere i pensier tuoi
a quell'infido oggetto
che con mentito affetto
t'insidiò l'onor!

ROSINA
E il pianto suo?

MELITA
Mendace,
colpevole è l'affanno.

ROSINA
E il giuramento?

MELITA
Inganno
per lacerarti il cor.

ROSINA
Soffrilo amica in pace io
non lo credo ancor.

MELITA
Soffrilo amica in pace par
che deliri ancor.

ROSINA
Fra i tristi momenti
Che in tanti tormenti
Mi fanno penar,
un raggio di spene
quest'anima viene
pietoso a calmar.

MELITA
(da se)
Fra i tristi momenti
che in tanti tormenti
la fanno penar,
quel raggio di spene
quest'anima viene
funesto a turbar.

ROSINA e MELITA
(Un/Quel) raggio di spene
quest'anima viene
pietoso a calmar
funesto a turbar.

Scena sedicesima
Lauretta e dette.

LAURETTA
É permesso, eccellenza?

ROSINA
Vieni Lauretta... Ah! in quale stato tu mi lasciasti! ...
E in quale ora tu mi ritrovi? ...
(si asciuga le lagrime)

LAURETTA
Signora, sono così vivamente commossa dal vostro
dolore.

ROSINA
Lo credo buona giovine!

LAURETTA
Ma non temete; io ho ferma speranza che questo nembo
passaggiero presto si dileguerà.

MELITA
(In coscienza che sarà difficile!)

ROSINA
Dimmi l'hai tu veduto?

LAURETTA
Chi? Mio padre? L'ho veduto: egli vi ringrazia con
tutto il…

ROSINA
Non parlo di tuo padre...

LAURETTA
Ah! del signor Filinto? Ci ho parlato poco fa.

ROSINA
E che diceva?

LAURETTA
Egli non ha colpa: che non vi ha mai ingannata;
che se giungeva a scoprire il suo traditore non gli
avrebbe lasciata goccia di sangue nelle vene.

MELITA
(Oh, povera me!)

ROSINA
Lo senti Melita? Vedi che io non mi sono illusa?
Oh! io voglio rivederlo.

MELITA
Che dici mai?

ROSINA
Sì assolutamente rivederlo: voglio sentire con
Calma le sue giustificazioni. Gli scriverò...
Vieni Lauretta, tu gli farai subito ricapitare il mio foglio.

LAURETTA
Come vi piace. Glielo porterò io stessa…
Se volete?

ROSINA
Tu stessa.
(la guarda e pensa)
No, no, ci manderai Giliberto.

LAURETTA
Come volete.

MELITA
(É così desolata, e tiene ancora il capo alle
pazzie, è gelosa della cameriera.)

ROSINA
Andiamo.

MELITA
Mi permetti...

ROSINA
Ingrata! Vuoi lasciarmi anche tu?

MELITA
Tu hai bisogno di raccogliere le tue idee.

ROSINA
Ho bisogno anzi che tu mi diriga... Ho la mente
così confusa!

MELITA
Bene, resterò.

ROSINA
Che buona amica!
(la mette sotto al braccio)

MELITA
Spero che non avrai mai a dolerti di me.
(entrano)

Scena diciassettesima
Il Conte con molte lettere fra le mani,
Giliberto e Coro.

CONTE
Hai capito, Giliberto?

GILIBERTO
Ho capito, signorsì.

CONTE
Sto sicuro.

GILIBERTO
Oh! state certo.

CONTE
(al Coro)
Fegliù, stateme a sentì.
'Nfra mezz'ora ve l'avverto
s'hanno tutti co prudenza
sti viglietti da spedì.

CORO
I vostri ordini, eccellenza
a compir noi siamo qui.

CONTE
Al barone di Scajenza
porta chisso, Nicoli.
Hai capito?

UNO DEL CORO
Signorsi.

CONTE
Tu chiss'auto a donna Porzia
che sta dinto a la duchesca,
hai capito?

UN ALTRO DEL CORO
Signorsì.

CONTE
(ad un altro)
Chisto al principe Ventresca,
Chisto al conte Mitridate...

GILIBERTO
Eccellenza perdonate;
diam le lettere a costoro
se la vedano fra loro:
non vi par che vi capaciti?

CONTE
Me capacito, gnorsì.

CORO
I vostri ordini, eccellenza a
compir noi siamo qui.

CONTE
Be! Teniteve le lettere
jate súbeto, e bonnì.

GILIBERTO
Non si perda il tempo in chiacchiere,
va benissimo così.

TUTTI
Non si perda il tempo in chiacchiere,
Va benissimo così.

Scena diciottesima
Filinto, Flageolet, indi Rosina, Melita e detti.

FLAGEOLET
Allegraman allegraman, Monsieur Le Conte.

I servi si arrestano a sentire.

FILINTO
Io vi reco delle buone nuove.

CONTE
Uh! Bene mio! Che priezza! ... Figliù, fermateve
co ste lettere... Sentimmo eh'è stato... E accossì?

FILINTO
Sappiate dunque... Oh! cielo lasciatemi respirare...

CONTE
Parla tu, don Fasuletto mio caro...

FLAGEOLET
Ah? al presente non sono più un jettatore?...

CONTE
E fati'ascì lo spireto... Io mo abbortisco.

GILIBERTO
Si fosse scoperto forse l'autore di quella lettera?

FILINTO
Pur troppo.

FLAGEOLET
E n'è tutta mia la gloire...

CONTE
E te! Te voglio azzeccà nu vaso a pezzechillo...
(gli salta addosso e lo bacia)

FLAGEOLET
Doucement... Monsieur.
(si netta il viso)

FILINTO
Chiamate la contessina... che venga a parte della
mia gioia...

ROSINA
Che si vuole da me? ...

FILINTO
Ah, vieni, mia cara ...
Alfine la mia innocenza è palese ...

ROSINA
Come! ...

FILINTO
Mi è nota alfine l'autrice dell'infame calunnia.

MELITA
(L'autrice! Misera me!)

ROSINA
L'autrice! Una donna dunque...

FILINTO
Sì, una ingrata, una perfida...

MELITA
(Io tremo tutta!)

ROSINA
E chi è mai?

FILINTO
Arrossisco di pronunziarne il nome. Lo credereste?
É Lauretta.

GILIBERTO, CONTE, ROSINA e CORO
Lauretta!

MELITA
(Respiro.)

CONTE
E vatte fida de le femmene! Chella faccia de moscella...
Vi' che covava 'ncuorpo!

ROSINA
Ma in che maniera...

FILINTO
Udite: voi già sapete che quella indegna aveva scritta
una lettera per implorare un soccorso da madama
Seville?

ROSINA
E so pure che per tuo mezzo le pervenne.

FILINTO
Or bene: quella buona signora, non avendomi
più veduto, mi ha diretti per un suo servo alcuni
scudi involti ne la stessa lettera, perché io glieli
facessi ricapitare... Io ho consegnato la carta a
Monsieur Flageolet, ch'era in quel punto da me
venuto...

FLAGEOLET
E c'est moi, che vedendo la soprascritta...
Ho riconosciuto il carattere...

FILINTO
L'abbiamo allora confrontato con quello della lettera
anonima... Oh! cielo chi può esprimere quale
consolazione! ... Ecco ambo i fogli... Osservateli
attentamente.

Tutti osservano le lettere.

FILINTO
Dite, non è l'istessa mano che li ha vergati?

TUTTI
É vero.

MELITA
(Io torno a palpitare... Il padre dunque di Lauretta! ...
Ah! sono perduta!)

ROSINA
Fremo di sdegno! Chiamatemi la cameriera...
Ma non le dite nulla.

Un servo esce.

GILIBERTO
Chi l'avrebbe potuto immaginare?

CONTE
Teneva sto poco de veleno a lo core!

FILINTO
Ed io l'ho introdotta qui?

Il servo torna e dice una parola all'orecchio del Conte.

CONTE
Li commitate so cominciate a benì... Comme se fa?

ROSINA
Monsieur Flageolet, fatemi la grazia
di trattenerli un momento.

FLAGEOLET
Comme vous plait, madama...
(Flageolet nell'uscire s'incontra con Lauretta e mostra
di averne ribrezzo facendo delle mosse tragiche)

Scena ultima
Lauretta e detti.

ROSINA
Donna iniqua, e sconoscente
dimmi, come avesti core
di tradir così vilmente
fino il tuo benefattore?
E di farmi crudelmente
tante lacrime versar?

LAURETTA
Io tradirvi! E lo potrei?
Dopo tanti benefici
il mio sangue vi darei
se per rendervi felici
lo dovessi a voi donar.

FILINTO
Taci perfida, e se puoi
nega questo irrafragabile
testimon de' falli tuoi
della tua perversità,
(dà i fogli a Lauretta la quale trema
in riconoscere il carattere del padre)

LAURETTA e MELITA
(da loro)
Son perduta! ... In mezzo al petto
man gelida mi sta.

ROSINA e FILINTO
(a Lauretta)
E confusa in mezzo al petto
mano gelida le sta.

GILIBERTO
Pur mi logora un sospetto
Che la trama vien di qua.
(accenna a se stesso Melita)

CONTE
Ah! 'No parino cchiù de nietto
A lo munno non ce sta.

CORO
É confusa; in mezzo al petto
mano gelida le sta.

FILINTO
(a Lauretta)
E così non rispondi?

ROSINA
Perfida ti confondi?

LAURETTA
(Il padre accuso
se parlo, e se più taccio io me condanno.)

FILINTO
(con ira)
Dunque...

LAURETTA
Ah! Di questo affanno
(gittandosegli ai piedi)
pietà vi muova; io non son rea... lo giuro
dinanzi al ciel... del foglio io non so niente
credetemi, signor, sono innocente.
(piange stringendogli le ginocchia)

CONTE
Mo' chiagnio io pure...

MELITA
(Io più non reggo!)

FILINTO
Oh! Quale raggio di luce! ... Ora comprendo...
Il padre è l'autor...

LAURETTA
(con più affanno)
V'ingannate.

FILINTO
Il tuo sincero
amor di figlia ti tradisce!...

CONTE
E' bero
chesta cca non sa scrivere.

FILINTO
Si corra da lui...
(in atto di andare, e Lauretta lo trattiene)

MELITA
(Tutto è perduto ... ed io tranquilla
ancor mi resto! ... Ah no...)

LAURETTA
Deh! per pietate!

FILINTO
Voglio ch'ei sveli il traditor...
(si stacca da Lauretta)

MELITA
Fermate.
La virtù di questa figlia
così tenera amorosa,
mi commuove, e mi consiglia
ora a dir la verità.
La colpevole son io.

TUTTI
(con sorpresa)
Giusto ciel!

MELITA
Quel foglio è mio;
mi ha ridotta a questo passo
cieco amore.

TUTTI
Io son di sasso!

Filinto va per trarre la spada e Rosina lo trattiene.

MELITA
Ma innocente è chi l'ha scritto...

CONTE
Oh! che bella carità
primmo ha data la stoccata,
e pò doppo la malata
è benuta a mmmedecà.
Fuss'acciso chi ve crede
Cuolle stuorte senza fede.

CORO
(beffandola)
Oh! Che bella carità.

MELITA
Deridetemi, lo merto:
sono un'empia, ben mi sta.

ROSINA
Io non so come ho sofferto ...

FILINTO
Mi ha tradita e n'ho pietà.

GILIBERTO
Io l'ho detto, e n'era certo ...

CONTE
Fuss'acciso chi ve crede...

CORO
Donna iniqua senza ...

CONTE
Cuolle stuorte senza ...

ROSINA
Olà,
Fine agli oltraggi: io vo che non si offenda
con tal modo insolente,
chi conosce il suo fallo, e se ne pente.

CONTE
Ma comme?...

ROSINA
Io le perdono, e tutto obblio...
E tu Filinto mio,
cui nuovo affanno involontaria io diedi,
ai torti miei perdonerai?

FILINTO
Me 'l chiedi?
Io t'amo tanto! ...
(con trasporto)
Mi sei sì cara!

ROSINA
Sarai tu mio?

FILINTO
Sì tuo sarò.

ROSINA e FILINTO
Fra pochi istanti a pie dell'ara
questa promessa con fermerò.
Allora Imene
di pura gioia
le sue catene
ci spargerà.
E la costanza
con dolce modo
sul casto nodo
riposerà.

TUTTI
(fuor che Rosina e Filinto)
Or che pace l'amore ne guida
si bandisca ogn'ingrato pensier;
e alla coppia diletta sorrida
tra le danze festive il piacer.

FINE

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