Sonate op.1 di Luchesi

“Luchesi (e in particolare le sei Sonate op.1 pubblicate a Bonn nel 1772) ce lo mostrano come un compositore lontano dall’espansività di tradizione scarlattiana e sensibile invece alla cantabilità e ai bruschi cambiamenti di scrittura caratteristici di altri compositori veneti del Settecento che dedicarono uno spazio importante agli strumenti a tastiera, come Giovanni Benedetto Platti e Baldassarre Galuppi.”
(Chiantore Luca, Beethoven al pianoforte)

Platti (Padova, 9 luglio 1697 – Würzburg, 11 gennaio 1763), nasce sessanta anni prima di Mozart

Concerto per pianoforte n.1 in sol maggiore 

 

“Se per ovvi motivi politici e più ampiamente storici i mostri sacri della Wiener Klassik (Haydn e Mozart) hanno oscurato completamente i molti musicisti italiani coevi, gli studi più recenti stanno facendo riaffiorare non solo un ambiente italiano di indubbia qualità, ma vere e proprie scuole che nulla hanno da invidiare ai musicisti d’oltralpe”.

youtube Sarti Oratorio Russo

Giovanni Battista Columbro

l’eccellenza dell’Età dei Lumi, dell’Arcadia e del Neoclassicismo

Gli italiani primeggiavano nel Settecento anche nella musica sacra. Sono l’eccellenza dell’Età dei Lumi, dell’Arcadia e del Neoclassicismo.

Galuppi, che ha scritto questo magnifico Te Deum, non è citato neppure una volta da Charles Rosen in un libro “Lo Stile classico” che pretende di parlare di stile classico e che è preso come testo di riferimento nelle Università italiane. Che vergogna

Galuppi, Te Deum 

Concerti per violoncello di Cerri

Gli italiani, sopra tutti Cambini, Rauzzini, Giordani, Giardini e Boccherini oltre Cirri, Lorenziti, Traversa, Borghi e Pugnani “sono i più audaci e sperimentano senza posa, nuove combinazioni formali e nuovi atteggiamenti stilistici: in loro il Quartetto veramente vive: appunto perché si trasforma”. Quando Haydn e Mozart riprendono a scrivere Quartetti, “un nuovo compositore già è pronto all’orizzonte: il Viotti”.
 
PAUMGARTNER (1945, 437), tra i massimi musicologi del periodo nazista, non si vergognava a scrivere che “sia o no stata pronunciata questa crudissima frase, sta di fatto che Mozart fu sempre propenso ad attribuire i propri insuccessi ai subdoli intrighi dei ‘furfanti celtici’; e in questo caso probabilmente con ragione”
 

Beethoven non aveva molta ammirazione per la musica per pianoforte di Mozart

“Beethoven non possedeva nulla di Haydn o Cherubini; della musica di Mozart aveva una parziale partitura del Don Giovanni e molte Sonate. Quasi tutte le Sonate di Clementi gli erano familiari. Aveva la massima ammirazione per esse, considerandole le più belle, le più pianistiche delle opere, sia per le loro piacevoli, graziose melodie originali che per la coerenza e spontaneità della forma di ogni movimento. Beethoven non aveva molta ammirazione per la musica per pianoforte di Mozart, e l’educazione musicale del suo amato nipotino fu per molti anni limitata quasi esclusivamente allo studio delle Sonate di Clementi.”

Bianchini Trombetta #MozartLaCadutaDegliDei, I-II https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892602755 Parte seconda https://www.ibs.it/mozart-caduta-degli-dei-parte-libro-luca-bianchini-anna-trombetta/e/9788892653399

Clementi, Sonata in sib interpretata da Arturo Benedetti Michelangeli

Clementi gioca con l’inno inglese

Con la terza Sinfonia in sol Clementi gioca con l’inno inglese.

Muzio Clementi è autore che dovrebbe essere presentato a dovere in tutte le scuole, e invece si ricordano di lui in genere solo i pianisti e di regola si citano solo le Sonatine

Com’è possibile, se Mozart lo considerava un cialtrone, che gli abbia plagiato il tema di una Sonata per l’Ouverture del Flauto magico?

Clementi, Sinfonia in sol

Il musicista che ha tentato tutte le corde dello strumento

Torrefranca metteva Baldassarre Galuppi (1706-1785) tra i classici. E anche noi lo consideriamo un classico, anzi un neoclassico.
 
“Lo spirito di questi musicisti tenta tutte le corde dello strumento, quasi fosse uno strumento nuovo, per riconoscere il suono di ciascuna, per rintracciare tutte le possibilità ritmiche che una struttura equilibrata, spontanea e naturale può permettere, per studiare persino la tenuta del suono, la rispondenza degli echi intensi, gli appigli a ogni più nuova libertà, ad ogni più libero corso e ricorso dell’ispirazione, mentre il senso dell’orchestra anima sempre più le composizioni.” (Torrefranca, 1930, p.138)