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"The Golden Stairs" (1866), olio su tela, 277 x 117 cm, del pittore Edward Burne-Jones (Tate Gallery, Londra)

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Conferenza

tenuta al Palazzo Liberty di Milano
febbraio 2003
da Luca Bianchini
 

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Lettura di un'opera illuminata

Opere musicali degli Illuminati di Baviera lette secondo i quattro elementi alchemici.

Ogni testo letterario e musicale può essere letto come insegnano gli alchimisti almeno in maniera quadruplice secondo i quattro elementi. È un fatto che annotava il musicologo John Steward Allitt, con altre parole e altri esempi, in una conferenza che abbiamo tenuto assieme recentemente in Svizzera e che ho trovato nel prezioso libro alchemico sulle meraviglie della natura scritto da Elémire Zolla.
Se prendiamo il significato letterale di un testo o di una musica, il suo elemento corrispondente è la terra. Con la terra noi ne comprendiamo la superficie. Dal testo potremmo ricavare anche una morale, che è l’elemento acqua, la quale ci può purificare mentre leggiamo. Il senso allegorico è nell’elemento aria, che ci solleva sopra le parole e le note, schiudendo la nostra mente e il nostro cuore a un significato superiore. L’elemento fuoco al contrario infervora della stessa fiamma che aveva bruciato l’autore o il compositore e consente di penetrare il significato in profondità, sospingendo noi, lettori o ascoltatori, sulla via della perfezione.

Il bavarese Johann Simon Mayr è autore di molte pagine musicali.

Come Mozart e Goethe Johann Simon Mayr fu un illuminato di Baviera. Maestro di Donizetti e celebre in tutto il mondo, essendo stato il maggiore dei compositori del primo Ottocento in Italia, caricò le sue opere, comprese quelle sacre che non volle mai pubblicare, di molteplici significati, secondo i quattro elementi alchemici. Ognuno dei circa settanta melodrammi, le cantate, la musica sacra e i componimenti religiosi sono apparentemente semplici, ma possono essere interpretati secondo allegoria, insegnano una morale oppure, per l’elemento fuoco, vogliono che tendiamo alla perfezione.

Per La Scala di Milano Mayr scrisse nel 1802 i Misteri eleusini, un’opera che ebbe un enorme successo e che fu replicata per moltissime sere: una storia piacevole e ricca d’effetti, secondo l’interpretazione terrena. Secondo la visione acquea è invece un’allegoria politica, che sottende i riti illuminati di Eleusi, nome segreto di Ingolstadt, la città in cui Adam Weishaupt fondò nel 1776 l’Ordine degli Illuminati di Baviera (essendo Efeso il nome di quella città conosciuto dai gradi inferiori). Può essere insieme un testo esoterico, che tramite l’elemento dell’aria rimanda ad antiche tradizioni templari e, a ritroso, a tradizioni segrete cristiane, greche, egiziane e sumere; in profondità è un testo iniziatico che brucia l’ascoltatore della stessa fiamma che consumò Mayr, permettendo a noi di intuire un mondo di simboli di antiche tradizioni, che l’illuminato autore volle trasmettere a chi aveva orecchi per udire e occhi per vedere.
I significati di un’opera musicale mayriana sono straordinari, molteplici, probabilmente più dei quattro elementali, poiché l’autore fu iniziato ai più alti misteri illuminati. Suo mecenate fu Tommaso Maria De Bassus, massima autorità illuminata dell’Italia settentrionale, punto di riferimento per Münter, quando fece il viaggio in Italia e per i massoni di Milano, di cui resta un elenco tra le carte del nobiluomo sequestrate dall’Elettore.

Fu il De Bassus, massone e areopagita degli illuminati di Baviera (nom de guerre Annibale) a volere Mayr (nom de guerre Aristotele) al suo servizio in Poschiavo, nei Grigioni. Lì aveva organizzato una tipografia clandestina per diffondere la cultura e i principi illuminati in Italia: libri ad esempio come “Il diavolo a Vienna”, “l’Apologia dei franchimuratori” e “Cos’è il papa”. Il barone, ricco e generoso mecenate, per primo fece tradurre, in italiano, “I dolori del giovane Werther” di Goethe (nom de guerre Abaris). Per primo li pubblicò nel 1782, continuando l’opera dell’illuminato Carlantonio Pilati (nom de guerre Lucrezio Caro). Mayr allietò con la musica le cosiddette Accademie Minervali, tenute a Poschiavo, forse anche le riunioni segrete nel palazzo del podestà, e cominciò solo a trent’anni la sua fulgida carriera di operista. A Venezia scrisse i suoi primi lavori. Egli collaborò con il massone Antonio Sografi, poeta e librettista, che ridusse a commedia, anch’egli per primo e secondo i principi illuminati, il Werther di Goethe tradotto a Poschiavo.

Come il Werther di Goethe, così anche il Werther di Sografi,  improntato alle idee dell’illuminatismo dichiarate dal traduttore Gaetano Grassi nella Prefazione all’edizione italiana, può essere interpretato in più modi: alla lettera, se ci accontentiamo di una storia romantica d’amore; secondo l’elemento acqua, se vi scorgiamo la ribellione a soprusi e tirannie di nobili e religiosi; come elemento aria se vi troviamo quell’anelito all’educazione di massa, libera a tutti, secondo principi di eguaglianza e fratellanza, cari agli illuminati De Bassus, Mayr, Pestalozzi (nom de guerre Alfred) e misconosciuti da Giorgio, istitutore privato, gesuita, personaggio inventato e corrotto. Costui è stato aggiunto da Sografi ai caratteri goethiani. Con l’elemento fuoco, che ci brucia come l’autore, possiamo identificare i simboli illuminati come quello del suicidio, che Weishaupt definiva “patet exitus” (la porta della vita e della morte è aperta) e che significava la libertà assoluta concessa all’uomo, il quale può decidere del proprio avvenire.

A Milano ho scoperto assieme a mia moglie, la musicologa Anna Trombetta, un’altra opera di Mayr tratta proprio da questo Werther di Sografi: l’unico manoscritto al mondo e il primo Werther di Goethe in forma operistica. La musica del “Werther” di Mayr consente più interpretazioni o livelli di lettura: in apparenza sembra una storia storpiata del “Werther” di Goethe, con il lieto fine anziché il suicidio.

Leggendo l’opera Werther di Mayr come allegoria, si vedrà un riferimento non troppo velato alla corruzione dei gesuiti, che il testo chiama “bacchettoni”, “schiuma di birboni” e “impostoracci”, i quali “hanno il manto di agnelletto e un cor di lupo in petto”. Se ci soccorre l’elemento aria o il fuoco, notiamo che Mayr utilizza i temi di Mozart del Flauto Magico e non a caso.

In quest’opera di Milano attribuita a Mayr, anche se due pezzi piuttosto insignificanti: Quartetto e Duetto sembrano aggiunti da Vincenzo Pucitta, è contenuto uno dei possibili significati del Flauto Magico, interpretato secondo un’allegoria che divertiva Goethe, il quale affermò che non tutti sono in grado di comprendere gli scherzi del Flauto magico, che ci comunicano anche qualcosa di satirico.

Il Flauto Magico, infatti, come tutte le opere illuminate, può essere letto in diversi modi e tutti compatibili tra loro, come capita per le grandi opere di Shakespeare o di Dante, o per gli affreschi di Michelangelo o i quadri di Leonardo da Vinci. La ricchezza di questi testi è costituito dall’insieme dei loro molteplici piani di lettura.

Secondo fonti illuminate, che ho identificato ed elencato in un libro, la Zauberflöte ha un aspetto politico, che non esclude altre letture secondo chiavi differenti, ma che sinora era sfuggita e che è inedita: nel 1791 De Bassus sul giornale La Spezieria, Goethe nella satira del Groß-Kophta, Bode e Münter in alcune lettere attaccano la massoneria egiziana di Cagliostro. Gli illuminati per difendersi dalle accuse mosse dal papa satireggiano il mago, che va a caccia con i leoni, indossa un medaglione settemplice, raccoglie pietre ed erbe, trasforma l’acqua in vino, è a capo di una loggia maschile e femminile, organizza l’incontro di Pamina nel boschetto ecc. come Sarastro nell'opera di Mozart.
Questa visione satirica dai forti significati politici, legata alla Rivoluzione francese e al famoso scandalo della collana convive col mondo di simboli derivati dalla massoneria egiziana. Il simbolismo egiziano costituisce l’aspetto esoterico del Flauto Magico e ha piena validità, accanto all’altra visione satirica e politica degli illuminati di Baviera.

Luca Bianchini

Luca Bianchini è laureato in musicologia e svolge attività di critico musicale e pubblicista. Studia e revisiona a computer opere liriche o strumentali inedite, come "l’Armida Immaginaria" di Cimarosa, prodotta per il Teatro Bellini di Catania e il Festival di Martina Franca, registrata dalla Dynamic in tre CD e trasmessa, nella versione eseguita a Montpellier, da Radio France; o la "Medea" di Pacini, diretta da Richard Bonynge e registrata dall’Arkadia in due CD o pezzi inediti di Donizetti, eseguiti in prima mondiale al Teatro Donizetti di Bergamo, nel corso delle celebrazione del Bicentenario. Ha pubblicato opere di Johann Simon Mayr, Vivaldi, Zingarelli e articoli divulgativi o specialistici su riviste musicali.


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