Le contraddizioni dell’età del Basso Continuo

Le contraddizioni dell’età del Basso Continuo

L’età del Basso Continuo è identificata da alcuni con il Barocco, eppure il Barocco in Italia finisce circa nel 1680, quando comincia l’Arcadia.

Il Basso Continuo dopo il 1680 NON è sempre quello che sembra, si tratta spesso di #partimenti che somigliano al Basso Continuo, ma che con il Basso Continuo non hanno nulla a che fare.

I #partimenti sono canovacci per l’improvvisazione. Suggeriscono le linee orizzontali del contrappunto, come ad esempio i #partimenti di fuga.

Un Basso Continuo, inoltre, non è detto debba essere realizzato con degli accordi al cembalo. Poteva essere eseguito ad esempio solo con un violoncello.
Le Sonate a due e tre di Vivaldi se eseguite solo con gli strumenti ad arco, senza il clavicembalo, rendono meglio il discorso contrappuntistico. Nella Sonata a due si percepiscono infatti due strumenti, mentre con l’accompagnamento sembra esserci un solista sorretto da accordi.
Una Sonata a tre senza realizzazione del continuo lascia che le voci si apprezzino ognuna indipendentemente dalle altre.

L’Arkadia di Milano aveva registrato queste Sonate di Vivaldi senza continuo e l’effetto è molto convincente. Avevo curato 25 anni fa le note di copertina di quell’edizione, e avevo prodotto una ricerca storica e iconografica per mostrare la libertà della prassi esecutiva del primo Settecento in Italia.  Chiamare una età “Età del basso continuo” che abbraccia 150 anni è fuorviante e sbagliato per diversi motivi. Una forma musicale non è la stessa se cambiano la cultura, la filosofia, la letteratura. E dal 1600 al 1750 in Italia ne sono cambiate di cose.

La musica è calata nel proprio tempo e lo rappresenta perfettamente. Il Basso continuo del 1600 è completamente diverso da quello del 1680, o del primo Settecento. Monteverdi è lontanissimo dalla sensibilità di Albinoni o di Galuppi

Al Barocco letterario deve corrispondere un periodo musicale parallelo, che muta aspetto in concomitanza con la rivoluzione dell’Accademia di Cristina di Svezia. Ci sono musicisti arcadi e filosofi arcadi, e i #partimenti nascono appunto con Cristina di Svezia, e i compositori d’Arcadia Pasquini e Alessandro Scarlatti.

Quando si sviluppano #partimenti, nuove sensibilità si impongono, il contrappunto si semplifica e si chiarisce, mentre il XVIII secolo sta per sorgere.

Luca Bianchini

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

novità editoriale

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, (2018)

Arcadia, una rivoluzione tutta italiana

L’Arcadia

L’Arcadia è una rivoluzione tutta italiana che rende esclusiva ed elitaria la cultura, dalla poesia alla pittura, dalla letteratura alla musica. Nasce e si sviluppa a Roma in circoli laici che volevano tramandare un approccio più libero, edonistico e indipendente vero l’arte e la cultura in genere, distinguendosi dalla visione cattolica dottrinale.

L’Arcadia accettava anche la donna. Ogni artista rinasce in Arcadia acquisendo un nuovo nome, esprimendo la propria ricerca intellettuale attraverso simboli sconosciuti ai più, ma destinati alla comprensione di pochi eletti.

Sono molti i musicisti che si fecero arcadi: Bernardo Pasquini, Arcangelo Corelli, Alessandro Scarlatti, Metastasio, Alessandro e Benedetto Marcello, Giuseppe Valentini. Ed è proprio in ambiente romano che nascono i #partimenti, una forma di conoscenza esoterica dell’arte musicale.

Nel rapporto maestro-discepolo venivano trasmessi i segreti della composizione, dell’improvvisazione nella musica strumentale e vocale, per creare attraverso formule fatte di note e numeri opere d’ogni genere.

Sembrano aride tavole, un po’ macchinose, ma in realtà racchiudono e schematizzano le conoscenze contrappuntistiche dell’epoca.

Ogni maestro aveva i suoi partimenti, la sintesi del proprio stile musicale e della propria scuola.

Assurdo definire la musica di Pasquini, Corelli, Scarlatti, Valentini, Marcello e dei loro contemporanei barocca. L’Arcadia “archivia per sempre lo stile barocco e marinista, recupera un linguaggio limpido e lineare, nel quale la sintassi si semplifica” (Claudio Giunta), riunendo sotto una unica bandiera letterati, filosofi, artisti, matematici, musicisti in una Repubblica nuova delle lettere e della musica, per eliminare ogni traccia di “cattivo gusto” barocco.

Se per Metastasio l’adesione all’Accademia dell’Arcadia è netta e lo porta a creare una nuova lingua per il melodramma, con sintassi lineare e lessico raffinato, a maggior ragione questo varrà per i musicisti, che vestivano di melodie arcadi i suoi versi.

Anna Trombetta

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

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Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, (2018)

l’età (inventata) del basso continuo

Raccolgo alcune riflessioni mie personali sul Barocco, come è inteso da Manfred Bukofzer, cioè su quell’epoca musicale estesa dal 1600 al 1750.

Spesso leggo che il Barocco è anche soprannominato, nei testi rivolti agli studenti d’ogni ordine e grado, “età del Basso Continuo”. Visto che il Basso continuo caratterizzerebbe più di un secolo, così gli specialisti hanno definito “Età del Basso continuo” il Barocco musicale: 150 anni filati dal 1600 al 1750.

Che il Barocco in musica duri un secolo e mezzo e quello in letteratura circa 80 anni scarsi è sempre stata per me, che sono musicologo, questione tanto “affascinante” quanto incomprensibile.  Non può essere che un musicista sia barocco nel 1690 e il suo librettista arcade; oppure barocco nel 1740 mentre l’autore dei testi è già neoclassico. Così mi chiedevo già ai tempi degli studi universitari.

Chi ha creato queste periodizzazioni non conosceva evidentemente nulla della cultura italiana. Pretendendo di incasellare delle vere e proprie rivoluzioni musicali in 150 anni, imponeva delle visioni soggettive.

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Un musicista vive nel suo tempo e io mi aspetto che la sua musica rifletta la letteratura, la filosofia, l’arte sua contemporanea. L’artista non è uno sciocco che non s’accorge della cultura nella quale è letteralmente immerso.

Nel 1680 circa la scuola dei #partimenti si definisce ancor meglio a Roma con gli arcadi Bernardo #Pasquini e Alessandro #Scarlatti. Una nuova rivoluzione musicale scoppia in #Arcadia. E che fine ha fatto l’Arcadia nei manuali di musica? Arcadia la ritrovi nei manuali di letteratura del Liceo e ognuno è convinto che ci sia, ma scompare nei testi delle Scuole di specializzazione musicale.

Baldassare Galuppi:
Confitebor tibi Domine

L’arte dei partimenti da Roma si sviluppa poi a Napoli presso i Conservatori di Musica del Settecento , e altre scuole italiane. Ma l’Arcadia è allora già alle spalle e nuove rivoluzioni si profilano all’orizzonte. E i manuali di musica? Quelli sono sempre ostinatamente fermi al Barocco, cioè all’età del Basso continuo. Questo qui sotto è un partimento di fuga, ma lo si scambierebbe facilmente per un Basso Continuo

I partimenti sembrano essere in effetti dei bassi continui, ma a bene osservare sono sistemi assolutamente diversi, che con il basso continuo hanno nulla che fare. Sono canovacci destinati all’improvvisazione, come quelli della commedia dell’arte. Tu vedi dei Bassi continui Settecenteschi ma quelli sono partimenti.

I partimenti hanno cessato di esistere dal 1800 circa in poi, quando lo studio teorico dell’armonia e del contrappunto li ha sostituiti del tutto. Gli storici, guardando alle opere del passato, scambiano la gloriosa e libera forma di scrittura dei partimenti, con quello che i teorici tedeschi, ignorantissimi di letteratura e filosofia italiana, s’aspettavano di trovare: i bassi figurati.

La musica italiana del Settecento non è Barocca. Il barocco termina nel 1680 circa con l’Arcadia. A Roma, presso la sede d’Arcadia è in atto la rivoluzione che porta alla luce infatti i partimenti, i quali dominano tutto il secolo XVIII. Il termine barocco, oltre ad essere inappropriato per l’Arcadia, si rivela un disastro per buona parte della musica italiana, che è come se non esistesse più. I partimenti avevano consentito agli italiani di primeggiare nel mondo, e ora se n’è persa quasi del tutto ogni traccia.

Ma a mio avviso sarebbe sbagliato chiamare di converso quell’età “età dei partimenti”. Penso che ogni epoca vada definita in modo oggettivo, non secondo il giudizio dell’orecchio.

In musica sono convinto non ci sia profeta, come accade nei testi sacri. Chi compone lo fa secondo il sentire degli intellettuali contemporanei, e penso debba essere giudicato in quel contesto. In tal senso se si scoprisse un pezzo dodecafonico scritto già nel Settecento credo sarebbe da considerarsi sbagliato, o almeno non rappresentativo dell’epoca, e non un miracolo di natura, o peggio una profezia. Chi dicesse che anticipa la seconda scuola di Vienna, non si renderebbe conto che non esiste seconda scuola di Vienna, perché non esiste la prima, e neppure il Barocco dal 1600-1750. Sono tutte costruzioni di politici nazionalisti tedeschi fatte a tavolino. Non è che se lo dicono loro dev’essere per forza giusto.

Luca Bianchini

Per approfondimenti, vedi Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart la caduta degli dei parte seconda (2017) e Mozart la caduta degli dei parte prima (2016)

novità editoriale

Luca Bianchini, Anna Trombetta, Mozart il flauto magico, 2018

 

Bannata la scuola napoletana?

#ScuolaNapoletana

Negli anni 1960 la Scuola Napoletana fu bannata dalla musicologia ufficiale, ufficialmente dal Congresso dei musicologi americani del 1961, tenuto a New York. “Più tardi molti musicologi, tra i quali Francesco Degrada e Michael Robinson arguirono che uno stile operistico napoletano non fosse mai esistito, perché non potevano discernere nulla nelle opere scritte a Napoli nel primo Settecento che le distinguesse dalle altre scritte in Italia e in Europa” (Sanguinetti)

E così il classicismo viennese, creato dai nazionalisti, fu celebrato; il barocco allungato ben oltre l’Arcadia, infischiandosene dei movimenti culturali italiani, i#partimenti ignorati e la scuola napoletana, che invece c’è, dimenticata come non esistesse.

Il sistema della dolcezza

IL SISTEMA DELLA DOLCEZZA (1948/1949)

Si tratta di un’opera assurda in due quadri dal racconto di E.A. Poe “Il Sistema del dottor. Catrame e del professor Piuma”.

Personaggi

Il dottor Maillard
Visitatore
La Fanciulla Innamorata 
Madame Joyeuse
Signore Astratto
Nobile Signore
Fakiro
L’uomo-locomotiva

Trama

Il Visitatore, capitato senza rendersene conto in un manicomio dove i pazzi hanno preso il potere, anziché essere lasciato libero viene condannato al rogo, perché non possa dare l’allarme. Intervengono i medici e infermieri che nel frattempo si sono liberati, ma dopo il ristabilimento dell’ordine saranno proprio loro a dare fuoco al malcapitato, ed esattamente per lo stesso motivo

Esempi

Il Sistema della Dolcezza (Vieri Tosatti) 

NOTE

Prima rappresentazione: Bergamo, Teatro Donizetti. Festival autunnale dell’Opera lirica “Teatro delle Novità”, 25 Ottobre 1951. Direttore Ettore Gracis; maestro del coro Roberto Benaglio; regista Riccardo Moresco. Interpreti principali: Renato Capecchi (dott. Maillard); Ivan Cecchini (Visitatore); Franca Duval (la Fanciulla Innamorata); Ebe Ticozzi (Madame Joyeuse); Carlo Gasperini (Signore Astratto); Enrico Campi (Nobile Signore); Enzo Cecchetelli (Fakiro); Luciano Dalla Pergola (uomo-locomotiva).

Questo è il racconto di E.A. Poe:
Accompagnato da un amico sino alla porta d’un manicomio in un vecchio castello del sud della Francia, Poe conosce il direttore dottor Maillard che lo invita a pranzo. Il narratore chiede al direttore di esporre metodo della dolcezza che l’ha reso famoso e che consiste nell’assecondare il più possibile i malati, ma lui dichiara d’averlo abbandonato per via di certi inconvenienti e d’averlo sostituito con quello degli eminenti professori dottor Catrame e Piuma. Il pranzo è servito su un tavolo enorme e i cibi sono eccellenti. I commensali sono vestiti in modo strano, e Maillard dichiara che essi sono infermieri e gente del personale. La conversazione riguarda i pazienti un tempo ricoverati e le loro manie. Al termine del pranzo si odono grida provenire dal cortile. Il legittimo direttore e i suoi collaboratori cosparsi di catrame e di piume irrompono nella grande sala. Da un mese erano prigionieri dei pazienti che s’erano ribellati, capeggiati da Maillard ex direttore del manicomio ch’era impazzito e per questo era stato internato in manicomio.

Non può passare inosservato il totale capovolgimento del finale dell’opera di Vieri Tosatti

La Partita a Pugni

Partita a pugni

Personaggi

l’arbitro Recitante
l’avversario Canna Vòta  Tenore
Palletta Baritono
Pubblico

Trama

La scena si svolge in una palestra nel corso di un incontro di pugilato. I due pugili Palletta e il suo avversario Canna Vòta combattono sul ring. Palletta è un prepotente, sostenuto dal pubblico, mentre Canna Vòta appare intimorito e para i colpi con difficoltà. Dopo un’interruzione, Palletta all’improvviso si distrae, e colpito da un pugno crolla al tappeto tra i fischi degli scommettitori. L’arbitro proclama Canna Vòta vincitore.

Esempi

Partita a Pugni (Vieri Tosatti) 

Si tratta di una farsa in musica interessante e originale per soggetto, durata, e vivacità espressiva.